L’aiuto pubblico allo sviluppo in crescita nel 2017 Cooperazione

I dati preliminari del 2017 indicano che l’Italia è ormai molto vicina all’obiettivo intermedio dello 0,3 aps/rnl, ma la spesa per i rifugiati nel paese donatore occupa ancora una quota molto alta.

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Ogni anno ad aprile escono i dati preliminari dell’Ocse sull’aiuto pubblico allo sviluppo (aps). Si tratta di dati che con tutta probabilità subiranno delle piccole modifiche nel corso dell’anno ma da cui si possono delineare le tendenze principali del 2017.

A livello aggregato i paesi del comitato sviluppo dell’Ocse (Dac) nel 2017 hanno destinato 146,6 miliardi di dollari in aps con una riduzione in termini reali dello 0,6% rispetto al 2016. Visto il volume di risorse considerate però, anche una riduzione percentuale così lieve si traduce in un calo di risorse non irrilevante. È comunque positivo che siano aumentati i fondi destinati ai paesi meno sviluppati (Ldcs): una crescita complessiva del 4%, che ha portato questo stanziamento a circa 26 miliardi.

Se l’aiuto pubblico allo sviluppo dei paesi Dac ha subito una lieve riduzione, l’Italia si è per una volta posta in controtendenza. Nel 2017 l’aps italiano è cresciuto del 10,2% raggiungendo 5.734 milioni dollari, ovvero lo 0,29% del reddito nazionale lordo (rnl).

0,29% la percentuale di rnl destinata dall’Italia all’aiuto pubblico allo sviluppo

Se si considera il rapporto aps/rnl l’Italia guadagna quindi due posizioni nella classifica dei paesi Dac passando dal 16° al 14° posto. In termini assoluti invece mantiene la sesta posizione, anche se ancora ad ampia distanza dalla Francia che ci precede al quinto posto.

Nella classifica dei fondi stanziati per l’aiuto pubblico allo sviluppo l’Italia risulta sesta tra i paesi del comitato sviluppo dell’Ocse. Se si considerano però i valori in proporzione al reddito nazionale lordo l’Italia scivola al 14° posto, comunque in crescita di due posizioni rispetto al 2016.

Con una spesa di 5.734 milioni di euro quest’anno l’Italia ha raggiunto lo 0,29 aps/rnl. Un dato molto vicino all’obiettivo intermedio dello 0,30 entro il 2020 ma ancora distante dall’obiettivo vero e proprio dello 0,7 aps/rnl.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: giovedì 12 aprile 2018)

L'obiettivo intermedio dello 0,3 aps/rnl entro il 2020 appare quindi oggi molto vicino, anche se a questo risultato contribuisce, ancora in maniera molto rilevante, la voce "rifugiati nel paese donatore". Questa voce, inizialmente residuale, negli ultimi anni è cresciuta in tutta Europa in maniera esponenziale e in particolare in Italia.

L'Ocse permette di contabilizzare come aps alcuni costi sostenuti per i rifugiati nel primo anno di permanenza nel paese ospitante. Vai a "Che cos’è il capitolo di spesa ‘rifugiati nel paese donatore’"

Anche nel 2017 l'Italia ha speso per questa voce un po' di più dell'anno precedente, ma per la prima volta il rapporto tra spese per i rifugiati e totale dell'aps si è ridotto passando dal 32,7% nel 2016 a 31,4% nel 2017.

Sul rapporto tra aps e spesa per i rifugiati nel 2016 leggi
"Il budget oscuro tra cooperazione e migrazione"

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita esponenziale della voce rifugiati nel “paese donatore”. Questa voce ha in buona parte trainato la crescita dell’aps in questo periodo. Nel 2017 è cresciuta di poco ma per la prima volta si è ridotto il rapporto sul totale dell’aps.

L’aiuto pubblico allo sviluppo si divide in due macro categorie. L’aiuto multilaterale e l’aiuto bilaterale. All’interno di questo rientra la voce rifugiati nel paese donatore. Si tratta di fondi che non escono dal paese donatore e che poco hanno a che fare con l’aiuto ai paesi meno sviluppati.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: giovedì 12 aprile 2018)

La ragione non è però legata a una modifica dei criteri di contabilizzazione e neppure a una decisione politica di distinguere queste voci di spesa, ma più semplicemente alla drastica riduzione di arrivi dei migranti che si è verificata nel 2017. In Italia infatti si è passati da oltre 181 mila sbarchi nel 2016 a meno di 120 mila nel 2017, una riduzione che ha un'ovvia ricaduta in termini di spesa.

In ogni caso si tratta ancora di una percentuale molto elevata. Parliamo di oltre 1,8 miliardi che non escono dal nostro paese e che, per quanto importanti, non hanno nulla a che fare con l'aiuto ai paesi più poveri. Tra i paesi Dac solo la Germania spende di più in termini assoluti (6 miliardi e 84 milioni) mentre in proporzione al totale dell'aps, se si esclude l'Islanda, rimaniamo saldamente in testa a una classifica non proprio positiva.

Nel 2017 il capitolo rifugiati nel paese donatore ha rappresentato il 31,4% dell’aps italiano. In questa classifica l’Italia risulta prima tra i paesi Ocse, se non si considera l’Islanda che spende per questa voce 25 milioni di dollari, nulla in confronto a 1,8 miliardi spesi dall’Italia o ai 6 miliardi della Germania

L’aiuto pubblico allo sviluppo si divide in due macro categorie. L’aiuto multilaterale e l’aiuto bilaterale. All’interno di questo rientra la voce rifugiati nel paese donatore. Si tratta di fondi che non escono dal paese donatore e che poco hanno a che fare con l’aiuto ai paesi meno sviluppati.

FONTE: Ocse
(ultimo aggiornamento: giovedì 12 aprile 2018)

Questo articolo è parte di Cooperazione Italia il canale di approfondimento in collaborazione con Oxfam Italia

Foto CreditOcse (flickr)

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