La salute mentale di bambini e ragazzi dopo la pandemia #conibambini

Uno dei contraccolpi più gravi dell’emergenza Covid è stato il peggioramento del benessere psicologico tra i più giovani. Nuovi dati, relativi al 2022, mostrano che la situazione potrebbe essere migliorata ma non ancora riassorbita.

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L’impatto della pandemia sulla salute mentale delle persone, in particolare quelle più giovani, è stato uno degli argomenti più dibattuti negli ultimi anni.

Si tratta di aspetti molto complessi da trattare, in cui è sempre presente il rischio di riflessioni basate sull’aneddotica, disancorate dai dati. Questi tuttavia indicano piuttosto nitidamente i segnali di un peggioramento nel benessere psicologico di bambini e ragazzi durante l’emergenza. Un aspetto segnalato a più riprese da esperti e da chi lavora direttamente in questo campo.

Tra 2011 e 2021 siamo passati da 155 a 1.824 visite l’anno di Pronto soccorso ad adolescenti che necessitavano il supporto del neuropsichiatra. Un decennio di crescita esponenziale nelle richieste di aiuto, tanto che già prima del Covid eravamo arrivati a 1.059 accessi l’anno in urgenza, ma il coronavirus ha comportato un’esplosione dei disturbi dell’umore, della depressione e dell’ansia che non rientra e un aumento notevole dei casi di autolesionismo e ideazione suicidaria soprattutto tra le ragazze.

Un quadro che, secondo quanto riportato dalla stessa fonte ad alcuni mesi di distanza, non sembra accennare al calo dopo la fine dell’emergenza.

Dall’inizio della pandemia abbiamo registrato ben +40% di accessi al nostro Pronto soccorso di giovani e giovanissimi. Ma ciò che forse è più rilevante è che questa percentuale non accenna a diminuire, anzi aumenta, e che ben il 70% deriva da tentativi di suicidio o autolesionismo. Sono 387 quelli dell’ultimo anno. Un quadro impressionante anche per noi addetti ai lavori, che conferma come il Covid sia stato solo la spia o il detonatore di un disagio dei nostri ragazzi

Attraverso alcuni degli indicatori disponibili, cerchiamo di approfondire la condizione di salute mentale dei minori, a cavallo della pandemia. Il pericolo maggiore, evidenziato anche da un rapporto dell’autorità per l’infanzia insieme all’istituto superiore di sanità (Iss), è che il peggioramento seguito al lockdown possa cronicizzarsi.

In questo senso sono cruciali il ruolo della prevenzione e la possibilità per le famiglie e i minori che ne hanno necessità di disporre di una rete accessibile di servizi per la salute mentale.

La salute mentale di giovani e minori nel post-pandemia

Come anticipato, misurare un aspetto come questo è una sfida tutt’altro che semplice. Uno strumento a disposizione, utilizzato nell’ambito degli indicatori Bes (benessere equo e sostenibile) è l’indice di salute mentale.

Si tratta di una modalità di misura del disagio psicologico (psychological distress), elaborata da Istat attraverso la sintesi dei punteggi totalizzati da ciascun individuo di almeno 14 anni in 5 quesiti estratti da uno specifico questionario (il Sf36: 36-item short form survey). I quesiti selezionati si riferiscono alle quattro dimensioni principali della salute mentale: ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico. A partire dalle risposte, viene elaborato un indice che varia tra 0 e 100: più è elevato l’indice, migliori sono condizioni di benessere psicologico della persona.

Dopo l’inizio della pandemia, è proprio tra i più giovani (fascia 14-19 anni) che si era riscontrato il peggioramento più consistente dell’indice di salute mentale, passato da 73,9 del 2020 a 70,3 del 2021. I dati del 2022 indicano un primo miglioramento rispetto a quelli dell’anno precedente.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat (Bes)
(pubblicati: giovedì 20 Aprile 2023)

Si tratta di un miglioramento che per adesso appare parziale. Se da un lato quella tra 14 e 19 anni resta la fascia d’età con l’indice di salute mentale più alto, ancora non sembra infatti del tutto riassorbito il calo registrato nel 2021.

Permangono inoltre forti differenze di genere. Tra le ragazze l’indice di salute mentale nel 2022 cresce di molto (69,8, era 66,6 nel 2021), ma resta ben lontano da quello dei maschi (che era 74,1 nel 2021 e ora sale a 75,4). Segnale che tra le ragazze il benessere mentale è più compromesso dopo la pandemia.

L’analisi dell’indicatore di salute mentale, sebbene in media nella popolazione mostri una relativa stabilità, ha messo in luce il forte contraccolpo in termini di benessere psicologico subito negli ultimi due anni dai più giovani, soprattutto dalle ragazze.

Ciò ha un impatto sulla salute complessiva, e quindi sulla qualità della vita della persona a tutto tondo. Anche in termini educativi, ad esempio, un disagio psicologico può condurre a un allontanamento dai percorsi di istruzione e di inclusione sociale.

In ambito educativo, poi, sono stati riscontrati disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione e del linguaggio, disturbi della condotta e della regolazione cognitiva ed emotiva, oltre a paura del contagio, stato di frustrazione e incertezza rispetto al futuro, generando insicurezza e casi di abbandono scolastico.

Tale impatto purtroppo risulta molto spesso differenziato anche in base alle possibilità economiche della famiglia e alla presenza di servizi sociali e sanitari sul territorio.

Le disparità sociali nella possibilità di cura

L’aumento delle richieste di aiuto nel corso della pandemia ha infatti in diversi casi messo in evidenza alcune carenze di sistema, in termini di capacità di risposta. Criticità che spesso pre-esistevano all’emergenza Covid e che con questa sono esplose. Un aspetto sottolineato sulla pagina istituzionale dell’autorità garante dell’infanzia (Agia).

Bambini, ragazzi e famiglie si sono trovati spesso costretti a rivolgersi ai privati con impegni economici rilevanti e difficilmente sostenibili, che hanno aumentato le disuguaglianze.

Uno studio di Iss e Agia ha messo in guardia dal rischio di cronicizzazione dei disturbi emersi in pandemia.

Questa tendenza è direttamente connessa al rischio che situazioni di disagio o di peggioramento nel benessere psicologico, se non adeguatamente seguite e trattate, possano cronicizzarsi. Condizionando così la vita di minori, giovani e adolescenti.

Per questo motivo la possibilità di accesso a servizi e centri dedicati è cruciale, tanto in termini economici quanto proprio di diffusione territoriale. Un aspetto che è importante ricostruire, come premessa dell’efficacia degli interventi.

Una mappatura dei centri di cura dei disturbi alimentari

I disturbi dell’alimentazione (Da) – come anoressia, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating) – sono alcuni degli aspetti riscontrati più di frequente nel corso della pandemia da neuropsichiatri infantili, pediatri, assistenti sociali, psicologi, pedagogisti e docenti. È quanto è emerso nella campagna di ascolto dei professionisti promossa dall’Agia, rispetto ai segnali di peggioramento della salute mentale di ragazze e ragazzi.

I professionisti interpellati hanno riferito di disturbi del comportamento alimentare, ideazione suicidaria (tentato suicidio e suicidio), autolesionismo, alterazioni del ritmo sonno-veglia e ritiro sociale.

Una mappatura promossa dall’istituto superiore di sanità consente di ricostruire a livello territoriale la disponibilità di centri dedicati alla cura dei disturbi alimentari in supporto alle azioni del ministero della salute.

Questi centri possono offrire prestazioni e servizi di diversa natura. Dagli ambulatori convenzionali, per le diagnosi e le terapie specialistiche, a strutture semiresidenziali o di ricovero.

Isolando i centri che offrono terapia ambulatoriale specialistica, sono oltre 100 quelli presenti in Italia, variamente diffusi sul territorio nazionale.

Trattandosi di una registrazione volontaria, non è detto che quelli censiti da Iss corrispondano all’intero universo di riferimento. Premesso questo limite, è tuttavia possibile ricostruire alcuni aspetti interessanti su come si articola l’offerta sul territorio.

Le informazioni presentate sono state raccolte dalla piattaforma di mappatura territoriale dei centri dedicati alla cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Ai fini dell’elaborazione, sono presentate le strutture di terapia ambulatoriale specialistica (convenzionale) raccolte dalla mappatura Iss. Dal momento che la registrazione dei servizi nella piattaforma ha carattere volontario, quanto riportato potrebbe non essere esaustivo della realtà territoriale.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Iss
(consultati: giovedì 8 Giugno 2023)

Circa il 37% delle strutture censite prende in carico tutte le fasce demografiche: bambini (0-14 anni), adolescenti (15-17) e maggiorenni.

Un ulteriore 10,7% si occupa solo di persone tra 0 e 17 anni, l’1,8% è dedicato agli adolescenti, mentre lo 0,9% è dedicato solo agli infraquattordicenni. Per un 13% totale di servizi destinati esclusivamente ai minori.

Circa un terzo delle strutture si occupa di adulti e di adolescenti con almeno 15 anni, mentre il restante 16% si rivolge esclusivamente ai maggiorenni.

Queste quote variano sul territorio nazionale: in Abruzzo e Lombardia oltre il 30% delle strutture censite è dedicato solo ai minori, a fronte di una media del 13%. Raggiungono il 20% anche Sardegna, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.

1 su 3 i centri rivolti a minori in cui è prevista la possibilità di prima visita gratuita.

In media circa un terzo delle strutture prevede la possibilità di prima visita gratuita: 30,4% considerando l’insieme dei centri, 33% isolando solo quelli accessibili (anche o solo) ai minori.

Questa quota raggiunge il 75% in 3 regioni: Sicilia (100% dei centri rivolti anche ai minori), Friuli-Venezia Giulia e Puglia (entrambe al 75%).

I Da, un segnale sulla salute mentale di ragazze e ragazzi

I disturbi del comportamento alimentare sono uno dei segnali – non l’unico – da tenere presenti nel monitorare la condizione di benessere mentale di ragazze e ragazzi.

Come riporta l’Iss, studi epidemiologici internazionali hanno riscontrato un aumento dell’incidenza dei disturbi alimentari tra le giovani ragazze di età compresa tra 12 e 25 anni.

In Occidente, Italia inclusa, si stima una prevalenza dell’anoressia dello 0,2-0,8% e della bulimia di circa il 3%, con un’incidenza dell’anoressia di 4-8 nuovi casi per anno su 100.000 individui e di 9-12 per la bulimia, con un’età di esordio tra i 10 e i 30 anni, e un’età media di insorgenza di 17 anni. Attualmente questi disturbi rappresentano un importante problema di salute pubblica dal momento che risultano in continuo aumento.

L’investimento sulla diagnosi e sulla cura di questi disturbi è cruciale perché – sottolinea sempre l’Iss – una loro cronicizzazione incide in modo negativo sulla salute per tutta la vita, con il rischio di “danni permanenti a carico di tutti gli organi e apparati dell’organismo”.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Le informazioni relative alle strutture di terapia ambulatoriale specialistica (convenzionale) per i disturbi alimentari sono di fonte Iss. Sono state raccolte dalla piattaforma di mappatura territoriale dei centri dedicati alla cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Foto: Abigail (Unsplash)Licenza

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