La pericolosità vulcanica e i beni culturali a rischio Ambiente

L’Italia è tra i paesi europei con il più alto numero di beni culturali, ma molti di questi si trovano in zone minacciate dalla pericolosità vulcanica, in particolare in Sicilia e Campania.

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La Terra è costantemente soggetta a movimenti geologici, spostamenti sia esogeni che endogeni. I primi sono esterni alla superfice terrestre, come per esempio le frane, fenomeno che abbiamo già approfondito in un precedente articolo, mentre i secondi sono interni, quali terremoti o eruzioni vulcaniche. Quando parliamo di eruzioni vulcaniche facciamo riferimento al momento in cui

il magma, proveniente dall’interno della Terra, fuoriesce in superficie. Possono avvenire dalla bocca del vulcano – è il caso del Vesuvio – o da bocche che si aprono in punti diversi, nel caso dei Campi Flegrei o dell’Etna.

Questi eventi vulcanici rappresentano ancora un pericolo per l’uomo, per l’ambiente, per le infrastrutture e per i beni culturali, presenti numerosi su tutto il territorio nazionale. Un rischio legato non solo alla possibilità di eruzioni improvvise e distruttive, ma a tutti i fenomeni correlati all’attività vulcanica. Dai flussi piroclastici (nubi ardenti di gas e materiale magmatico che possono sprigionarsi durante le eruzioni) alle colate di fango (lahars), dalle fuoriuscite di gas allo scatenarsi di terremoti e da maremoti (tsunami).

La situazione italiana

In Italia si stima un numero complessivo di 47 vulcani, tra attivi e spenti. La mancanza di un dato preciso a riguardo è dovuta alla complessità di definire i vulcani sottomarini, spesso difficili da distinguere dalle catene montuose che si trovano sui fondali. Dati precisi sono invece quelli che riguardano gli altri vulcani, che si dividono tra estinti, quiescienti e attivi.

In Italia si stima un numero complessivo di 47 vulcani, tra attivi e spenti, dovuto alla difficoltà nel categorizzare i vulcani sottomarini. Per vulcani estinti si fa riferimento a quelli la cui ultima eruzione risale ad oltre 10 mila anni fa. I vulcani quiescenti sono i vulcani attivi che hanno registrato eruzioni negli ultimi 10 mila anni e che attualmente si trovano in una fase di riposo. I vulcani sottomarini sono quelli dove la struttura vulcanica si trova al di sotto delle acque marine dalle quali può fuoriuscire esternamente del magma. Infine, si definiscono ad attività persistente quei vulcani che danno eruzioni continue o separate da brevi periodi di riposo, dell’ordine di mesi o di pochissimi anni.

FONTE: elaborazione openpolis dati Ispra
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)

In Italia, l'Etna e lo Stromboli sono categorizzati come "in attività persistente", ossia attivi con eruzioni continue o separate da brevi periodi di riposo. Lo Stromboli, a tal proposito, è ritenuto uno dei vulcani più attivi al mondo mentre l'Etna è il vulcano più grande del mondo.

I vulcani sottomarini si trovano perlopiù nel mar Tirreno vicino alle coste siciliane.

I vulcani si concentrano prevalentemente in Sicilia dove, oltre ai già menzionati, si trova anche un vulcano estinto, quello di Salina e alcuni quiescenti. Tra questi Pantelleria, che prende il nome proprio dall'isola in cui è situato, e Vulcano, la più a sud tra le isole Eolie.

Anche il Lazio e la Campania sono regioni che ospitano un numero importante di vulcani sia attivi che estinti. Come i Colli Albani vicino a Roma, i Campi Flegrei e il Vesuvio nella città metropolitana di Napoli e Ischia sull'omonima isola.

I beni culturali nelle zone a rischio vulcanico

Diversi territori in Italia sono considerati a rischio a causa della loro esposizione ad attività vulcaniche considerate pericolose dalla classificazione Ispra. Un pericolo che non minaccia solo la vita dell'uomo, ma anche le infrastrutture, gli edifici e i beni culturali, che possono essere gravemente danneggiati o distrutti dalle eruzioni e dagli altri fenomeni correlati all'attività vulcanica.

3.367 beni culturali esposti ad un elevato rischio vulcanico, ossia l'1,6% sul totale dei beni culturali italiani

I dati Ispra indicano il numero di beni culturali italiani che sono ad alto rischio di pericolosità vulcanica nel 2018.

FONTE: elaborazione openpolis dati Ispra
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

I comuni con il maggior numero di beni culturali a rischio vulcanico si trovano tutti in Campania e in Sicilia. Nella prima, oltre al capoluogo con 1.627  beni in pericolo, seguono tra i primi posti Pompei (con 221 siti a rischio), Pozzuoli (175) ed Ercolano (101). Nella seconda, dove sono situati gli unici due vulcani attivi del paese, uno dei territori più a rischio è quello della città metropolitana di Catania, dove è situato l'Etna. In particolare i comuni di Acireale, Castiglione di Sicilia, Adrano, Bronte, Randazzo e Linguaglossa sono tra i più esposti della provincia. Anche Messina, circondata da vulcani quiescenti e sottomarini, conta due dei comuni con più beni a rischio, Lipari e Francavilla di Sicilia.

Gli ultimi eventi e i piani di intervento

Le attività vulcaniche più rilevanti avvenute di recente hanno riguardato l'Etna nel 2018 e lo Stromboli nel 2019. Nel primo caso, il 24 dicembre si è sprigionata dal vulcano una pericolosa nube di cenere, a cui sono seguite nelle successiva 24 ore ben 750 scosse sismiche. Nel secondo caso invece ha avuto luogo una sequenza esplosiva che, oltre ai vari danni ai centri abitati dell'isola di Stromboli, ha causato la morte di un escursionista.

Ogni 10-20 minuti lo Stromboli registra esplosioni di moderata energia, con lanci di lava, lapilli e cenere.

Con l'intento di contenere il più possibile i danni causati dalle attività vulcaniche, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) monitora costantemente i movimenti delle placche e tutti i fattori che potrebbero far scaturire un'eruzione vulcanica. Dal 2016, l'Ingv collabora inoltre con il Centro pericolosità vulcanica (Cpv) e con il dipartimento della protezione civile, per migliorare le misure di intervento emergenziali da adottare in caso di eventi pericolosi.

Da questa collaborazione è scaturito un piano di intervento di tre anni. Per il triennio 2019-2021 infatti, il Cpv ha programmato una serie di obiettivi di monitoraggio, valutazione e ottimizzazione riguardanti il Vesuvio, i Campi Flegrei, Ischia, l'Etna, le isole Eolie e i Colli Albani, ossia i siti vulcanici con un'attività considerevole. Tra questi obiettivi vi è per esempio la realizzazione di un sistema di monitoraggio in tempo reale delle deformazioni del suolo dell'area vulcanica napoletana. Per quanto riguarda l'Etna invece, uno degli scopi per il triennio è la realizzazione del sistema Trust - Etna eruption assistant. Si tratta di un modulo pre-operativo di warning in tempo reale, per cercare di prevedere in tempo le eruzioni e intervenire più efficacemente in caso di emergenza.

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I dati utilizzati per i contenuti della rubrica sull'ambiente possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Le fonti utilizzate per questo articolo sono Ispra e Ingv.

Foto credits: Unsplash_Sergio Cima - Licenza

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