Il rischio sismico in Italia e l’esposizione dei beni culturali Ambiente

L’Italia è un territorio vulnerabile agli eventi sismici che, anche quando non costituiscono una minaccia per la vita delle persone, lo sono per l’ampio patrimonio culturale del paese, soprattutto nelle aree più a rischio.

|

Come abbiamo già approfondito in un articolo precedente, la superficie terrestre subisce modificazioni a causa di processi interni (endogeni) ed esterni (esogeni). Mentre i primi comprendono fenomeni come subsidenza e sinkholes, i secondi corrispondo a eventi vulcanici e sismici.

I terremoti sono vibrazioni del suolo causate dalle onde elastiche che vengono rilasciate a seguito del movimento relativo di due porzioni della crosta terrestre lungo piani di discontinuità detti faglie. L’attivazione delle faglie viene indotta dalle continue deformazioni cui è sottoposta la crosta terrestre, in movimento per effetto dei processi geodinamici.

In Italia i terremoti costituiscono ancora una minaccia. Sia per la vita delle persone che abitano nelle aree più esposte sia, nel caso di eventi meno gravi, per il patrimonio culturale esistente. Una condizione pericolosa che rende necessaria la pianificazione di strategie di mitigazione del rischio.

A tale scopo, è cruciale monitorare gli eventi sismici nel tempo, conoscere il diverso livello di esposizione dei vari territori e mappare i beni culturali “in pericolo”.

I terremoti negli anni

La rete sismica nazionale dell’Ingv tiene traccia degli eventi sismici e della loro intensità. Secondo i dati più recenti, quelli relativi al 2018, in Italia si sono verificati in quell’anno 2.433 eventi di magnitudo maggiore o uguale a 2, perlopiù in aree del centro Italia.

Terremoti di maggiore pericolosità, con magnitudo pari o superiore a 4, sono stati invece 16.

13 su 16 dei terremoti avvenuti nel 2018 hanno colpito territori del sud.

L’intensità degli eventi sismici 2018 è misurata in ML = Magnitudo Locale o Mw = Magnitudo Momento. Un evento sismico di magnitudo maggiore o uguale a 4 è considerato significativo ai fini del rischio.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra, Ingv
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

In entrambe le province si sono registrati, nel corso dell'anno, 4 eventi sismici di magnitudo maggiore o uguale a 4. Tra questi, i due terremoti più intensi del 2018. Quello del 16 agosto a Montecifone (Campobasso), di magnitudo momento pari a 5,1 e quello del 26 dicembre a Viagrande (Catania), di magnitudo momento pari a 4,9.

4 eventi sismici hanno riguardato le coste e il mare del Tirreno meridionale.

Da notare infine nel centro, i due terremoti a Muccia (Mw 4,6) e Pieve Torina (Mw 4), entrambe località in provincia di Macerata e l'unico evento registrato a nord, quello che ha colpito Santarcangelo di Romagna in provincia di Rimini (Mw 4).

Ma come è cambiata la sismicità nel tempo? Confrontando i dati 2018 con quelli precedenti, sono due gli elementi che spiccano: l'andamento piuttosto discontinuo e la riduzione nell'ultimo biennio disponibile.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra, Ingv
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Gli eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 4 sono stati 16 nel 2018, cioè 4 in meno rispetto al 2017 e 50 in mento rispetto al 2016. Un dato positivo ma che deve tenere conto dell'imprevedibilità degli eventi sismici.

Come emerge dal grafico, infatti, non sono mancati nel tempo dei picchi, anni in cui si sono verificati numerosi terremoti di M≥4. Oltre al 2016, che con 66 eventi risulta l'anno più colpito tra quelli considerati, emergono il 2012 (55), il 2009 (39) e il 2002 (31).

I beni culturali nelle zone a rischio sismico

In base all'attuale sistema di classificazione, sono 700 i comuni che nel 2020 risultano essere nella zona a maggior rischio sismico, la 1, dove “la probabilità che capiti un forte terremoto è alta”. Mentre circa 2.000 comuni rientrano nella zona 2, dove "forti terremoti sono possibili".

Il nostro paese è ricco di beni culturali.

Il patrimonio culturale italiano è vasto e distribuito su tutto il territorio nazionale, comprese le zone a maggior rischio sismico. Un fattore che espone i manufatti alla possibilità di subire danni, anche molto gravi, per via delle vibrazioni e degli scuotimenti causati dai terremoti.

Secondo la classificazione sismica la zona 1 è quella dove la probabilità che capiti un forte terremoto è alta, mentre nella zona 2 i forti terremoti sono possibili.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

I comuni a maggior rischio sismico sono perlopiù nel centro-sud Italia.

Con 19.779 beni in comuni classificati come zona 1 o 2, le Marche sono la regione dove il patrimonio culturale è maggiormente esposto al rischio sismico. Seguite da Lazio (11.276), Campania (8.177) e Sicilia (7.620).

Il fenomeno riguarda invece in misura minore Puglia (1.858), Basilicata (1.703) e Lombardia (1.687). Ancora meno colpite le regioni Sardegna, Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria e Trentino-Alto Adige, dove o non ci sono proprio comuni in zona 1 e 2, o se ci sono non hanno beni culturali sul proprio territorio.

Ma quali sono i comuni con il patrimonio culturale più esposto? Restringendo alla zona a rischio 1, dove forti terremoti sono altamente probabili e approfondendo l'analisi a livello comunale, i territori più colpiti si confermano quelli del centro-sud.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Tra i 20 comuni in zona 1 con più beni culturali sul territorio, Messina è al primo posto con 410 manufatti a rischio. Seguono le umbre Spoleto e Foligno, rispettivamente con 395 e 335 beni culturali.

Da notare che si tratta unicamente di comuni del centro o del sud del paese, che appartengono perlopiù alle regioni Calabria (Reggio di Calabria, Cosenza, Vibo Valentia, Gerace) e Marche (Visso, Pieve Torina, Castelsantangelo sul Nera, Serravalle di Chienti).

Naviga, scarica e riutilizza i dati

I dati utilizzati per i contenuti della rubrica sull'ambiente possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Le fonti utilizzate per questo articolo sono Ispra e Ingv.

Foto credits: Pixabay Angelo_Giordano - Licenza

Cosa:

PROSSIMO POST
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.