Quanto sono frequenti frane e altre pericolosità geologiche Ambiente

I fenomeni che modificano la superficie terrestre sono diversi, pericolosi e provocati anche dalle attività umane. Dall’erosione e crolli del terreno a eventi franosi, abbiamo cercato di ricostruire la loro incidenza nel nostro paese, attraverso i dati Ispra.

|

Il nostro pianeta viene costantemente modificato da processi interni ed esterni alla superficie terrestre. I primi sono detti fenomeni endogeni, come terremoti e vulcani, mentre i secondi sono fenomeni esogeni. Dalla lenta erosione o sprofondamento del terreno, definita subsidenza, a fenomeni invece improvvisi come frane, alluvioni e sinkholes, cioè crolli improvvisi del terreno che causano profondi buchi e voragini. Questi e altri processi sono considerati pericolosità geologiche.

L’uomo ha un ruolo nei processi di modifica della superficie terrestre.

Da un lato costituiscono un pericolo per l’uomo, dall’altro possono essere causati o comunque amplificati proprio dalle attività umane. In particolare dalla poca consapevolezza che si ha di questi fenomeni e che porta alla mancanza di misure mirate a contenerli.

Come un’adeguata pianificazione territoriale, in grado di bloccare gli abusi edilizi e regolare maggiormente la realizzazione di strade, di dighe, l’estrazione di acqua dal sottosuolo, gli scavi, eccetera. Tutte attività antropiche che contribuiscono, anche in modo invasivo, alla modificazione della superficie terrestre. A tutto ciò si aggiungono inoltre gli eventi meteorologici estremi come le alluvioni, aumentate nella loro frequenza dal cambiamento climatico.

Ma quanto incidono questi fenomeni nel nostro paese? L’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) descrive e monitora in modo approfondito le pericolosità geologiche in Italia. Sottolineando l’importanza di analizzare la frequenza di questi fenomeni, al fine di sviluppare politiche adeguate di gestione del territorio, mirate sia alla previsione che alla prevenzione.

Quando la terra sprofonda

Come abbiamo detto in precedenza, la subsidenza consiste nel lento sprofondamento del suolo. Quando questo fenomeno ha origini naturali, il processo di erosione coinvolge qualche millimetro di suolo all’anno, come stimato da Ispra. Un dato che aumenta da 10 a 100 volte quando invece subentrano le attività dell’uomo, che accelerano il fenomeno oltre ad ampliarne l’entità.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra, Snpa e regioni
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

13,5% i comuni interessati da subsidenza in Italia, nel 2018.

Con oltre la metà dei comuni coinvolti, il Veneto (53%) e l'Emilia Romagna (51%), sono le più colpite da questi processi. Segue tra le altre la Campania, che a quota 19% si distingue negativamente dalle altre regioni del sud Italia, tutte con meno del 10% dei comuni coinvolti. Da notare inoltre che in Basilicata, Molise e Valle d'Aosta, nessun territorio è colpito da subsidenza (0%).

Dai processi di lenta erosione del terreno passiamo invece ai sinkholes, fenomeni che causano lo sprofondamento improvviso del suolo. Quando si tratta di voragini causate dall'attività umana, l'origine è il collasso di cavità artificiali nel sottosuolo. Cavità scavate per vari scopi, come l'estrazione di pietra o la realizzazione di spazi e vie di comunicazione nel sottosuolo. Oppure generate da malfunzionamenti dei servizi sotterranei, come le perdite nelle condutture.

Sono stati considerati solo i sinkholes causati da attività umane, non naturali, e di dimensioni pari a oltre 1 metro di diametro e 1 metro di profondità.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Con 1.500 voragini verificatesi dal 1960 al 2018, il Lazio è la regione più colpita, seguita dalla Campania (988) e da Sardegna e Sicilia, entrambe con più di 100 sinkholes registrati.

Molte città sono interessate dal fenomeno, soprattutto le grandi aree urbane ubicate su terreni oggetti di coltivazione mineraria, quali Roma, Napoli, Cagliari e Palermo.

Nelle altre regioni questo tipo di fenomeno ha inciso meno negli anni, con numeri di voragini inferiori a 100 in tutti i territori. Da notare in particolare la situazione positiva delle regioni più piccole, come Basilicata, Molise, Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta, agli ultimi posti in classifica.

Gli eventi franosi

Basandoci sempre su quanto riportato da Ispra, l'Italia è il paese europeo più colpito dalle frane. Tanto che i 2/3 dei fenomeni di questo tipo, censiti in Europa nel 2018, hanno avuto luogo nel nostro paese.

Le cause di tali eventi sono perlopiù le forti precipitazioni, ma anche terremoti o attività umane come scavi e costruzione di strade e dighe.

Sono definiti eventi franosi principali quelli che hanno causato morti, dispersi, feriti, evacuati e danni a edifici, beni culturali, infrastrutture lineari di comunicazione primarie e infrastrutture/reti di servizi. Un evento franoso principale può riferirsi anche a più frane innescatesi nella stessa area, nello stesso intervallo di tempo e causate dallo stesso fattore.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra, Snpa, Cnr, Enti gestori delle infrastrutture, Protezione civile, province autonome, regioni, siti internet
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Seguono Aosta, Brescia e Sondrio, con 8 frane registrate in ciascun territorio. Tra le 15 province maggiormente colpite, 9 sono nel nord Italia, 4 nel sud e 2 nel centro.

3 le province lombarde tra le prime 15 per eventi franosi verificatisi nel 2018.

Analizzando il fenomeno comune per comune, si vede come siano perlopiù nel nord Italia i territori colpiti. In particolare, quelli dove si è registrata più di una frana in un anno, come Gaggio Montano (Bologna), San Giacomo Filippo (Sondrio) e Ventimiglia (Imperia). In ciascuno di questi comuni, si sono verificati 3 eventi franosi solo nel 2018.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra, Snpa, Cnr, Enti gestori delle infrastrutture, Protezione civile, province autonome, regioni, siti internet
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Naviga, scarica e riutilizza i dati

I dati utilizzati per i contenuti della rubrica sull'ambiente possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Le fonti utilizzate per questo articolo sono Ispra, Snpa, Cnr, Enti gestori delle infrastrutture, Protezione civile, province autonome, regioni, siti internet.

Foto credits: Unsplash Evangelos Mpikakis - Licenza

Cosa:

PROSSIMO POST
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.