La crescita dell’abbandono scolastico nelle città #conibambini

La frattura tra le realtà più urbanizzate e quelle rurali del paese non va sottovalutata, anche dal punto di vista dell’accesso all’istruzione. È nelle grandi città che l’abbandono scolastico risulta più elevato, un dato che si inserisce nel divario nord-sud.

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In Italia circa un giovane su 7 lascia gli studi senza raggiungere il diploma o una qualifica professionale. La riduzione degli abbandoni scolastici precoci, dopo un netto miglioramento rispetto ai primi anni 2000, si è interrotta nell’ultimo triennio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat Sdg 2019
(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Aprile 2019)

Abbandoni elevati nelle grandi città e peggiora il dato delle aree rurali.

All'interno di questa dinamica nazionale, la tendenza all'aumento dell'abbandono scolastico sembra essere particolarmente marcata nelle grandi città. Nel 2014 si registravano più abbandoni scolastici nelle città medie e nelle zone rurali; le grandi città erano l’unica area del paese sotto la soglia del 15%. A distanza di 4 anni il dato si è invertito: le grandi città sono in testa sulla quota di abbandoni (15,3%). Da notare la crescita netta dell’abbandono nelle zone rurali tra 2017 e 2018: +1,4 punti percentuali in appena un anno.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat Sdg 2019
(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Aprile 2019)

Alla luce di queste tendenze, al fenomeno dell'abbandono scolastico è necessario guardare anche da altri punti di vista. Come abbiamo avuto modo di raccontare, esiste un forte gap tra nord e sud del paese, ed è questo l'elemento preponderante nel leggere il fenomeno. Ma i dati appena visti indicano che è importante guardare anche al contesto urbano di riferimento, comune per comune.

Cosa sappiamo sull'abbandono nelle grandi città, prese singolarmente? E quanto è profonda differenza tra le aree rurali delle diverse regioni?

La difficoltà di ricostruire il fenomeno a livello locale

Per rispondere a questi quesiti, è necessaria una mappatura del fenomeno sul territorio quanto più possibile aggiornata. Ad oggi però questo tipo di dati viene raccolto in occasione del censimento: ciò significa che le informazioni a livello comunale più aggiornate risalgono comunque al 2011. Un limite davvero importante non solo alle analisi, ma alle strategie di intervento. Come abbiamo cercato di segnalare in più occasioni, una delle premesse per un intervento efficace è anche superare questo tipo di limiti nei dati.

È il monitoraggio che rende possibile una politica responsabile, basata su fatti concreti, un'advocacy consapevole e l'uso economicamente efficiente di risorse pubbliche limitate. Pertanto, la disponibilità di dati aggiornati è già di per sé un indicatore di quanto l'impegno di proteggere i bambini venga preso sul serio.

Cosa sappiamo sull'abbandono nelle grandi città

Per le ragioni appena esposte l'informazione più omogenea di cui disponiamo per confrontare l'abbandono nelle grandi città è l'indicatore di "uscita precoce dai percorsi di istruzione e formazione". Un'informazione rilevata al censimento 2011, calcolando la quota di ragazzi tra 15 e 24 anni con licenza media, ma che non frequentano né un corso regolare di studi, né la formazione professionale.

Tra le maggiori città italiane, al censimento quella dove l'abbandono incideva di più era Catania: il 31,1% dei residenti tra 15 e 24 anni aveva lasciato la scuola dopo la licenza media. Da notare come anche i dati comunali confermino la dinamica nord-sud: ai primi posti per abbandoni scolastici si trovano tutti i grandi capoluoghi del mezzogiorno: Napoli (seconda, 28,1%), Palermo (terza, 25,8%), Messina (quarta, 21,9%). L'unica meridionale sotto la soglia di un abbandono precoce ogni 5 ragazzi è Bari, al quinto posto con il 17,4%.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat (censimento 2011)
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Allo stesso tempo emerge come al di sotto del 10% nel 2011 si trovassero due città venete (Padova e Verona) e la Capitale, Roma. Padova, con il 7,5%, era quella con minore abbandono secondo quanto rilevato al censimento. Purtroppo lo scarso aggiornamento dei dati non ci consente di fare valutazioni sull'andamento nel tempo.

Ma, alla luce delle differenze tra città maggiori e aree rurali, è utile allargare lo sguardo alle due province delle due città agli opposti della classifica: Catania e Padova.

Un confronto tra l'area di Catania e quella di Padova

Mettere a confronto i due territori significa fare una comparazione a tutto tondo. Abbiamo visto che i rispettivi capoluoghi si trovano agli antipodi in termini di abbandono scolastico. Ma questa tendenza vale anche per le aree intorno alla città, in particolare quelle meno urbanizzate, più lontane dai centri maggiori?

L'impatto dell'abbandono cambia tra centri urbani e aree rurali.

Per capirlo, dobbiamo prima distinguere i comuni delle due province in base al grado di urbanizzazione. Si tratta di una classificazione utilizzata da Istat e che permette di dividere i comuni italiani in 3 categorie, in base alla densità della popolazione: elevata urbanizzazione (le grandi città e le aree più urbanizzate), media urbanizzazione (i centri medi e le aree suburbane), bassa urbanizzazione (le aree rurali).

Nella città metropolitana di Catania i due comuni classificati come ad alta urbanizzazione sono entrambi costieri. Si tratta del capoluogo e di Acireale; complessivamente vi abitano quasi 370mila persone, circa un terzo dei residenti dell'intera area.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Oltre la metà degli abitanti vive in comuni a media urbanizzazione. Tra questi, comuni di cintura del capoluogo come Misterbianco e Mascalucia, e altri più interni come Paternò e Adrano. Nei comuni classificati come meno urbanizzati e rurali vivono circa 140mila persone, il 13% dei residenti della città metropolitana. Si tratta dei comuni ai due estremi del territorio catanese: quelli a sud della provincia e quelli etnei, nella parte settentrionale.

La distribuzione nel padovano è piuttosto diversa. Nel capoluogo, unico comune della provincia ad alta urbanizzazione, abita il 22% dei residenti. La maggioranza (quasi il 60%) vive in comuni a media urbanizzazione, come quelli dell'hinterland: Albignasego, Selvazzano Dentro, Vigonza. Il restante 20% vive in aree rurali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Due province quindi piuttosto diverse in termini di urbanizzazione, ma ancora di più dal punto di vista dell'abbandono scolastico.

Nel padovano, in base ai dati 2011, nei comuni urbanizzati l'abbandono è sensibilmente inferiore rispetto a quelli rurali. Nel capoluogo è pari al 7,5%. Un dato in linea con quello dei maggiori comuni a media urbanizzazione: Albignasego (7,8%), Selvazzano Dentro (7,9%), Vigonza (7,5%). In controtendenza, si registra il dato di un altro polo, Cittadella (12,1%).

Ma è soprattutto nei comuni meno urbanizzati della provincia che si registrano i livelli di abbandono scolastico più alto. Ad esempio Codevigo (14,7%), Villa del Conte (14,6%), Casale di Scodosia (15,4%), mentre si segnalano per abbandoni più contenuti Vigodarzere (8,20%), Villafranca Padovana (8,90%), Teolo (6,50%).

Complessivamente però il trend mostra maggiore frequenza dell'abbandono ai margini nord e sud della provincia, in molti casi coincidenti con i comuni rurali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat (censimento 2011)
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Nel catanese, al contrario, anche i comuni ad alta urbanizzazione si caratterizzano anche per elevati abbandoni stando ai dati del censimento 2011. Acireale (20,2%), ma soprattutto il capoluogo Catania (31,1%).

Il fenomeno è forte anche in quelli rurali e intermedi. Tra i maggiori comuni a bassa urbanizzazione segnaliamo: Bronte (25,40%), Ramacca (33,60%), Militello in Val di Catania (24,70%); più contenuto il dato di Caltagirone (14,7%). Tra quelli a media urbanizzazione spiccano i dati Misterbianco (30,30%), Paternò (27,20%), Adrano (37,50%), mentre più basso il dato di Mascalucia (15,60%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat (censimento 2011)
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Servono nuovi dati per comprendere quanto incide l'abbandono della scuola.

Dati che segnalano almeno due cose. In primo luogo, non va sottovalutata la frattura tra le realtà più urbanizzate e quelle rurali, soprattutto in termini di opportunità educative e di accesso sostanziale all'istruzione. In secondo luogo, emerge come già al censimento 2011 le grandi aree urbane del sud spiccassero per abbandoni, con livelli non troppo distanti da quelli dei comuni a bassa urbanizzazione. Un fenomeno che, alla luce dei dati aggregati, potrebbe essersi addirittura approfondito. Ma solo analisi più aggiornate potranno dirci quanto il problema impatti oggi nelle città del mezzogiorno, e se e quanto si sia esteso in quelle settentrionali.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sull'uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione è Istat. I dati sono relativi al 2011, essendo stati raccolti in occasione del censimento.

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