La centralità della gestione dei rifiuti nei bilanci dei comuni Bilanci dei comuni

La raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani possono assumere una grande rilevanza per le casse delle amministrazioni comunali, perché si tratta di un ambito importante per la vita pubblica e collettiva nelle città.

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Come è stato recentemente riconosciuto dall’Organizzazione delle nazioni unite, vivere in un ambiente pulito è un diritto fondamentale dell’essere umano.

I cambiamenti climatici hanno assunto una posizione sempre più rilevante nel dibattito politico. Non è un caso infatti la recente istituzione il ministero della transazione ecologica, che si occuperà di gestire i fondi per raggiungere la neutralità climatica, uno dei pilastri del piano Next generation EU.

The Human Right Council […] recognizes the right to a clean, healthy and sustainable environment as a human right that is important for the enjoyment of human rights

Uno dei processi più impattanti per l’ambiente è rappresentato dalla gestione dei rifiuti domestici, per cui sono previsti dal piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) circa 2 miliardi di euro. Una parte degli investimenti e delle riforme previste è legata al potenziamento della raccolta differenziata, allo scopo di renderla sempre più capillare ed efficiente e con l’obiettivo di colmare le differenze tra i territori.

Il riciclo consente il risparmio di risorse e la riduzione dell’inquinamento, oltre a migliorare la pulizia e la salubrità delle città. Inoltre i costi dell’indifferenziato sono molto alti e hanno un impatto sui contribuenti.

La mappa mostra la percentuale dei rifiuti riciclati sul totale prodotto dalle singole province italiane nel 2020. La raccolta e l’elaborazione dei dati avvengono a livello comunale, ad eccezione di alcuni casi in cui le informazioni risultano disponibili soltanto su aggregato (ato, comunità montane, consorzi o unioni di comuni).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra
(ultimo aggiornamento: mercoledì 12 Gennaio 2022)

Dal 2014 al 2020 la percentuale di rifiuti che vengono riciclati è aumentata dal 45,2% al 63,04%. Nel 2006 il testo unico ambientale stabiliva che entro il 2012 in Italia si sarebbe dovuta raggiungere la soglia del 65% di raccolta differenziata per ogni ambito territoriale. Ma dopo dieci anni questo obiettivo non è ancora stato raggiunto da quasi la metà delle province italiane, con rilevanti differenze territoriali.

53% delle province italiane nel 2020 riporta una percentuale di riciclo maggiore dell'obiettivo del 2012.

Nel 2020 Treviso è la provincia che riporta la percentuale più ampia di riciclo degli scarti (88%). Seguono Mantova (87%), Belluno (85%) e Reggio nell’Emilia (82%). In fondo alla classifica troviamo Palermo con il 29% e Crotone (33%).

Le spese dei comuni per la raccolta dei rifiuti

La funzione della gestione dei rifiuti non speciali è di competenza comunale e risulta essere la più onerosa nei bilanci, con il 27% della spesa corrente destinata a questo servizio. La voce relativa è inserita all’interno della missione “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente” assieme ad altri capitoli: difesa del suolo; tutela, valorizzazione e recupero ambientale; servizio idrico integrato; aree protette, parchi naturali, protezione naturalistica e forestale; tutela e valorizzazione delle risorse idriche; sviluppo sostenibile del territorio montano dei piccoli comuni; qualità dell’aria e riduzione dell’inquinamento.

In particolare, la voce sui rifiuti prevede l’inserimento di spese legate all’amministrazione, all’ispezione, al funzionamento o al supporto alla raccolta, al trattamento e ai sistemi di smaltimento. 

Sono comprese anche le spese per la pulizia delle aree pubbliche come le piazze, i viali e i mercati e si considerano anche i costi per la raccolta e il trasporto, sia per la differenziata che per l’indifferenziata, verso il luogo preposto.

Il capitolo include anche le spese per sovvenzioni, prestiti o sussidi per il settore, compresi i contratti e i canoni di servizio con le aziende per i servizi di igiene ambientale.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nella voce di bilancio relativa ai rifiuti. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti non sono disponibili i dati di Napoli, Palermo, Catania e Messina perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: venerdì 14 Gennaio 2022)

Considerando i grandi comuni italiani, Roma è quello che riporta l'uscita più alta per la gestione dei rifiuti urbani con 351,48 euro pro capite. Seguono Genova (271,69), Firenze (253,52) e Venezia (250,97). A spendere di meno sono due città del nord-est: Trieste (193,55 euro pro capite) e Verona (168,26).

Le prime due città per valore spesa sono anche rispettivamente la terzultima e l'ultima nell'elenco per percentuale di rifiuti riciclati: nel 2020 Roma si assesta attorno al 44% mentre Genova si ferma al 35%. Al contrario, Milano ha un'uscita tra le più basse nell'insieme dei grandi comuni ma il 63% dei rifiuti rientra nel processo di riciclo.

Tra le grandi città del paese, non sono disponibili i bilanci consultivi di quattro importanti comuni del sud: Napoli, Palermo, Catania e Messina. Se i documenti contabili di Palermo e Catania erano inaccessibili anche per gli anni precedenti - come abbiamo raccontato negli approfondimenti dei mesi scorsi - l’assenza dei bilanci di Napoli e Messina rappresenta una novità.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nella voce di bilancio relativa ai rifiuti. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata nel 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2020
(ultimo aggiornamento: venerdì 14 Gennaio 2022)

La città che ha riportato l’aumento di spesa maggiore dal 2016 è Roma (+162%) seguita da Torino (+35,17%) e Genova (+27,45%). Al contrario, sia Venezia che Firenze hanno speso circa il 22% in meno. Nel 2017 Roma aveva addirittura registrato uscite pari a 597,57 euro pro capite che erano andate calando nel 2018 per poi rimanere stabili nel 2019.

Allargando lo sguardo all'intera penisola, nel 2020 le amministrazioni hanno speso in media 141,20 euro pro capite per il funzionamento del settore. La regione in cui hanno riportato le spese più alte è la Toscana con una media di 222,09 euro pro capite. Seguono quelle liguri (221,11) e quelle valdostane (219,64). La regione dove i comuni spendono di meno, in media, è il Veneto con 65,58 euro pro capite.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nella voce di bilancio “rifiuti”. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivo 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 17 Gennaio 2022)

Livorno è la provincia toscana in cui i comuni in media spendono di più per i rifiuti (390,68 euro pro capite). Seguono Grosseto (325,53) e Lucca (229,95). Ad Arezzo e Massa-Carrara invece si segnalano le uscite più basse rispettivamente a 177,31 euro pro capite e 132,17.

Il comune di Civitella Paganico in provincia di Grosseto riporta il valore più alto della regione e di tutta la penisola per quel che riguarda la spesa dei rifiuti (2031,81 euro pro capite). Gli altri due comuni che spendono di più sono Forte dei Marmi in provincia di Lucca con 864,46 euro pro capite e Marciana a Livorno (789,46).

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata ai rifiuti. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2020.

FONTE: openbilanci - consuntivo 2020
(ultimo aggiornamento: lunedì 17 Gennaio 2022)

Dopo il già citato Civitella Paganico, il comune con la maggior spesa per rifiuti in Italia è Portofino in provincia di Genova (1299,7 pro capite) seguito da Rivisondoli, in Abruzzo (1257,28).

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Antoine Giret - licenza

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