La centralità della funzione rifiuti nella spesa dei comuni italiani Finanza locale

La spesa storica dei comuni delle regioni ordinarie per il servizio rifiuti rappresenta il 27% della spesa totale per le 7 funzioni fondamentali. Abbiamo ricostruito quali comuni spendono di più dello standard e quali grandi città offrono un livello di servizi rifiuti superiore alla media.

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Un’efficace sistema di raccolta e gestione dei rifiuti è centrale per garantire ai cittadini una buona qualità della vita, oltre che per tutelare l’ambiente. La raccolta differenziata porta a porta, la diffusione capillare sul territorio di impianti di smaltimento, sono alcuni degli elementi che permettono non solo la corretta eliminazione degli scarti in ottica di contrasto all’inquinamento, ma anche una migliore pulizia della strade, con effetti positivi a livello di salute e di viabilità.

Per questi motivi la funzione rifiuti è una di quelle fondamentali affidate ai comuni e tra le 7 (amministrazione, polizia locale, istruzione, viabilità e territorio, sociale e nido) è la più onerosa. Basti pensare che, secondo una stima di Sose, a questo servizio essenziale è destinato circa il 27% della spesa corrente destinata alle funzioni fondamentali. Risorse che vanno a finanziare le numerose attività direttamente e indirettamente connesse allo svolgimento di questa funzione. Dalla raccolta al trasporto, dalla trasformazione al recupero e infine allo smaltimento di tutti i rifiuti solidi urbani e di quelli speciali assimilati a quelli urbani.

Il fabbisogno standard per la funzione rifiuti determina la Tari/Taric.

La legge 147/2013 stabilisce che i costi di tale servizio debbano essere finanziati interamente attraverso la tassa rifiuti (Tari) pagata dai cittadini. Un aspetto, quest’ultimo, che esclude la funzione rifiuti da quelle considerate dal sistema di federalismo fiscale per la distribuzione del fondo perequativo. In altre parole, sono i cittadini a fornire direttamente ai comuni le risorse necessarie a offrire quel servizio e non il meccanismo di riparto perequativo del fondo di solidarietà comunale.

Sose si occupa comunque di definire per ciascun comune il fabbisogno finanziario di cui necessita per svolgere la funzione rifiuti. Questo perché, sempre per la stessa legge di cui sopra, a partire dal 2018 i comuni devono avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard per definire i costi della Tari e in generale il piano economico finanziario (Pef) del servizio rifiuti.

I fabbisogni standard stimano il fabbisogno finanziario di cui necessitano i comuni per erogare alcuni fondamentali servizi. Vai a "Cosa sono i fabbisogni standard"

Da questo indicatore si ricava il suo corrispettivo misurabile, la spesa standard. Cioè il valore in euro di quanto ciascun comune dovrebbe spendere per quel determinato servizio, in base alle sue caratteristiche demografiche, morfologiche e socio-economiche.

La spesa standard per i rifiuti

Sose definisce la spesa standard dei comuni per la funzione rifiuti in base a numerose variabili sintetizzate in 8 determinanti. Si tratta degli elementi che pesano sui costi dei servizi di raccolta e gestione dei rifiuti. Tra i più rilevanti le tonnellate di rifiuti prodotti, la percentuale di raccolta differenziata e i fattori di contesto comunale (età media della popolazione, livello di istruzione, densità abitativa, reddito medio e popolazione).

A tutte e 8 le determinanti viene riconosciuto un valore in euro per abitante e la somma di queste cifre restituisce la spesa standard pro capite. Le variabili, così come tutta la spesa standard, hanno valori che possono cambiare ampiamente da comune a comune. In primis in base al numero di abitanti.

Le determinanti della spesa standard misurano, per ogni ente, il peso esercitato dai gruppi omogenei di variabili utilizzate per la determinazione della spesa standard complessiva e dei singoli servizi. Questi indicatori evidenziano, quindi, quali sono le caratteristiche del comune che in via preponderante generano la sua spesa standard.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Marzo 2021)

Come emerge dal grafico, per ciascuna fascia di popolazione in cui sono stati divisi i comuni delle regioni a statuto ordinario, la variabile che pesa maggiormente è quella relativa alle tonnellate di rifiuti prodotti. Un dato che tende a essere più alto nei grandi centri abitati e più basso nei piccoli, con un andamento tuttavia non lineare, che dal primo gruppo "Meno di 500 abitanti" registra un calo fino alla fascia “Tra 2.000 e 2.999 abitanti” e poi un costante aumento.

€ 79,7 pro capite, la spesa standard generata dalle tonnellate di rifiuti prodotti, nei comuni con meno di 500 abitanti. Una cifra che supera quella dei territori con 10.000-19.999 residenti (77,1 pro capite).

Lo stesso andamento si riscontra anche osservando la variabile relativa ai fattori di contesto comunale e in generale la totalità della spesa standard pro capite per le varie fasce.

€ 161,8 pro capite, la spesa standard per la funzione rifiuti nei comuni con meno di 500 abitanti. È il quarto valore più alto, superato solo dalle fasce con un numero di residenti dai 20mila in su.

Questo potrebbe essere spiegato, almeno in parte, dal fatto che per motivi diversi piccoli e grandi centri possono incontrare particolari difficoltà nello svolgimento della funzione rifiuti. Da un lato i piccoli comuni, che anche se poco abitati devono comunque garantire il servizio, con uno sforzo economico maggiore rispetto ad altri enti, spesso anche per via di caratteristiche morfologiche che ostacolano la raccolta dei rifiuti (basti pensare ai comuni montani). Dall’altro lato le città, dove il maggior numero di residenti e l’alta densità abitativa generano una maggiore quantità di rifiuti e l’estensione del territorio può rendere più complessa e più costosa l’implementazione di misure quali la raccolta porta a porta.

Il confronto con la spesa storica

Abbiamo visto come Sose definisce la spesa standard di ogni comune per la funzione rifiuti, cioè l'ammontare delle risorse che l'ente, in base alle sue caratteristiche, dovrebbe spendere per offrire il servizio. Ora è interessante confrontare questo dato, rappresentativo di una stima, con quello relativo alla spesa effettiva delle amministrazioni comunali, cioè la spesa storica.

€ 9 miliardi, la spesa storica complessiva dei comuni delle regioni a statuto ordinario per la funzione rifiuti.

Una cifra che equivale al 27% della spesa storica totale di tutti i comuni delle Rso per tutte e 7 le funzioni fondamentali (circa 33,5 miliardi di euro).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Marzo 2021)

Poco più della metà dei comuni (52%) presenta una spesa storica per i rifiuti inferiore alla spesa standard, contro un 48% che invece spende più di quanto stimato da Sose. Una situazione che potrebbe essere collegata alla particolare natura della funzione rifiuti. Un servizio che infatti, a differenza degli altri, ricade direttamente sulle tasche dei residenti, e non, e che quindi riceve da parte dei cittadini una maggiore attenzione. In questo senso è presumibile pensare che gli amministratori comunali, consapevoli di questo aspetto, tendano a ridurre il più possibile i costi, spendendo quindi meno di quanto stimato da Sose.

In media per i rifiuti, i comuni del nord-est spendono meno dello standard e quelli del sud spendono di più.

Osservando poi le variazioni dei due indicatori di spesa lungo il territorio nazionale, sono 6 le regioni dove i comuni mediamente registrano una spesa storica superiore alla spesa standard per la funzione rifiuti. Si tratta di Piemonte, Liguria, Lazio, Campania, Basilicata e Puglia. Tutte le altre viceversa spendono meno dello standard.

Per conoscere la spesa storica e la spesa standard del tuo comune versa, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Marzo 2021)

La performance delle grandi città

Per avere un quadro completo dell'efficienza di un comune nell'offerta di un servizio, non basta osservare i dati su spesa storica e spesa standard. Occorre infatti mettere in relazione il livello di spesa di quell'ente con il livello dei servizi che offre, definito confrontando i servizi garantiti da quell'amministrazione, con quelli offerti dai comuni della stessa fascia di popolazione.

I comuni si distribuiscono in quattro quadranti in base al livello della spesa sostenuta e al livello della quantità di servizi offerti, entrambi valutati con un punteggio da 1 a 10.

  • I comuni che si posizionano in basso a destra sostengono una spesa storica superiore alla spesa standard ed erogano servizi in misura minore rispetto ai servizi mediamente offerti dai comuni della stessa fascia di popolazione.
  • I comuni che si posizionano in alto a sinistra registrano una spesa storica inferiore alla spesa standard e un livello dei servizi erogato superiore rispetto alla media dei comuni della stessa fascia di popolazione.
  • I comuni che si posizionano in basso a sinistra sostengono una spesa storica inferiore alla spesa standard ed erogano servizi in misura minore rispetto ai servizi mediamente offerti dai comuni della stessa fascia di popolazione.
  • I comuni che si posizionano in alto a destra registrano una spesa storica superiore alla spesa standard e un livello dei servizi erogato superiore rispetto alla media dei comuni della stessa fascia di popolazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sose
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Marzo 2021)

Ciò che emerge subito dall’analisi delle performance sulla funzione rifiuti è che tra i grandi comuni delle regioni ordinarie, il massimo punteggio raggiunto nel livello di servizi offerti è di 6 su 10, riconosciuto solo a Milano e a Venezia. Questo significa che tutte le altre città considerate offrono un livello di servizi rifiuti inferiore alla media dei comuni appartenenti alla loro stessa fascia di popolazione.

Venezia e Genova hanno i livelli di spesa più alti.

Milano quindi conferma anche per questa funzione la migliore performance, con il maggior livello di servizi e una spesa storica in linea con lo standard (5). Venezia invece presenta un livello di spesa pari a 10 su 10, seguita a breve distanza da Genova, a quota 8 punti e con un livello di servizi pari a 2, il punteggio più basso, registrato anche da Napoli. Va sottolineato tuttavia che i territori di Venezia e di Genova hanno delle particolarità morfologiche che rendono la raccolta e la gestione dei rifiuti più complessa, e quindi più costosa, rispetto a quanto possa esserlo in altri comuni. Questo può spiegare almeno in parte perché sono le uniche 2 grandi città ad avere una spesa storica per i rifiuti superiore a quella standard, insieme a Torino che presenta però un livello di spesa più basso, pari a 6 su 10.

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I contenuti della rubrica sul federalismo fiscale sono realizzati nell'ambito della collaborazione tra openpolis e la società pubblica Sose, che è la fonte dei dati utilizzati. Si tratta di dati pubblici che openpolis ha raccolto, elaborato e che mette qui a disposizione. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

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Foto credits: Unsplash Pawel Czerwinski - Licenza

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