Il costo del cambiamento climatico e i suoi divari Ambiente

Il cambiamento climatico è causato principalmente dai paesi ad alto reddito, ma colpisce asimmetricamente i più poveri, imponendo loro costi che non sono in grado di coprire. Lo mostra un recente report Oxfam sulle disuguaglianze climatiche.

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La crisi climatica continua a inasprire disuguaglianze preesistenti. Lo evidenzia un nuovo report di Oxfam rilasciato il 7 giugno sul costo del cambiamento climatico e la sua diseguale distribuzione.

I paesi più poveri del mondo sono quelli che meno contribuiscono al cambiamento climatico, eppure sono i più colpiti dalle conseguenze che ne derivano. Sono inoltre meno forniti di infrastrutture, barriere e tecnologie per difendersi dagli eventi climatici estremi. Pur in questa situazione di difficoltà, ricevono aiuti insufficienti dai paesi più ricchi.  Per queste ragioni, come evidenzia il report, questa nuova fase della crisi climatica non potrà che ampliare il divario economico tra i più ricchi e i più poveri del mondo.

I disastri naturali, un fenomeno in crescita

Secondo l’ultimo report del centro Emdat, che conduce ricerche su questi eventi, solo nel 2021 ci sono stati 432 disastri naturali nel mondo, che hanno causato un totale di oltre 10mila decessi.

Parliamo, tra gli altri, di alluvioni, tempeste, temperature estreme, frane, incendi, terremoti e siccità. Una serie di fenomeni che stanno diventando sempre più frequenti negli anni, proprio a causa dei cambiamenti climatici.

Per cambiamento climatico si intende, secondo la definizione data dalle Nazioni unite, qualsiasi alterazione dell’atmosfera globale che sia direttamente o indirettamente riconducibile all’azione umana. Vai a "Che cos’è il cambiamento climatico"

Il numero di disastri nel 2021 è stato significativamente superiore rispetto alla media del periodo 2001-2020, pari a 357 eventi ogni anno. Un aumento considerevole, che prelude a una nuova era di crisi climatica.

252,1 miliardi di dollari, i costi causati dagli eventi climatici estremi, secondo le stime Emdat (2021).

Anche in questo caso una cifra più elevata rispetto al periodo 2001-2020, che aveva registrato una media di 153,8 miliardi di dollari l’anno.

I paesi più ricchi sono i maggiori responsabili del cambiamento climatico…

dato il tenore di vita molto alto, gli abitanti dei paesi più ricchi sono inevitabilmente quelli che consumano più energie e di conseguenza inquinano di più. Le emissioni di Co2 sono in questo senso uno degli indicatori più importanti.

L’Italia ad esempio, con circa 325 milioni di tonnellate di Co2 emesse ogni anno, pesa più del Pakistan (208 milioni), un paese con una popolazione circa 4 volte più grande. Ma meno dell’Arabia saudita (515 milioni), che ha appena 34 milioni di residenti.

2,9 miliardi, le tonnellate di Co2 emesse dai paesi dell’Unione europea (2018).

Parliamo di un dato superiore a quello registrato dall’intera regione dell’Asia meridionale, dove vivono circa 2 miliardi di persone, mentre in tutta Europa la popolazione non arriva a mezzo miliardo.

I dati indicano le emissioni di anidride carbonica (Co2) in kt, ovvero in migliaia di tonnellate. Quantificare le emissioni permette di avere un’idea del loro impatto sull’ambiente. Il dato è espresso in Co2 e non Co2 equivalenti, il che significa che nelle emissioni non sono considerate le emissioni di altri gas serra, ma soltanto l’anidride carbonica. Per quanto riguarda invece le fasce di reddito, esse sono calcolate a seconda del reddito nazionale lordo pro capite: sono ad alto reddito i paesi in cui è superiore ai 12.696 dollari, a reddito medio quelli in cui è compreso tra 1.046 e 12.695 dollari e a reddito basso quelli in cui è pari a 1.045 o inferiore.

FONTE: elaborazione openpolis su dati World bank
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

I paesi ad alto reddito - che comprendono i paesi membri dell'Ue ma anche l'Australia, la Nuova Zelanda, gli Stati Uniti, il Giappone, Israele, nonché molti stati della penisola arabica e vari territori occidentali oltremare - emettono anidride carbonica in misura significativamente maggiore rispetto ai paesi più poveri. Negli anni oltretutto non si è assistito a un calo. E nonostante il dibattito su questi temi sia diventato centrale, sopratutto in anni recenti, i paesi ad alto reddito non hanno registrato riduzioni significative nel tempo. Anzi, rispetto al 1990 (11,5 miliardi di tonnellate di Co2) le emissioni nel 2018 risultano addirittura aumentate (12,4 kt). Va sottolineato tuttavia che dal 2010 i valori risultano in costante, anche se lieve, calo.

+7,9% le emissioni di Co2 dei paesi ad alto reddito nel 2018 rispetto al 1990.

Sono però i paesi a reddito medio ad aver registrato l'aumento più significativo: +140,6% in quasi 30 anni. Ma si tratta di una categoria che comprende, tra gli altri, Cina, India, Pakistan e Nigeria che, oltre a essere estremamente popolosi, sono anche paesi che stanno vivendo un processo di forte sviluppo, dal punto di vista industriale e tecnologico.

Gli unici ad aver ridotto le emissioni di Co2 sono stati i paesi a basso reddito.

Gli unici paesi ad aver registrato dei valori calo nel periodo considerato sono stati i paesi a basso reddito. Questi erano già i minori responsabili di emissioni nel 1990, quando emettevano quantitativi equivalenti ad appena l'1,6% della Co2 emessa dai paesi ricchi. In questi stati, in 28 anni le emissioni sono diminuite del 21,4%. Parliamo in questo caso perlopiù di paesi africani, cui si aggiungono Afghanistan, Siria e Corea del nord.

Come evidenzia Oxfam nel report, l'Africa ospita il 17% della popolazione mondiale ma è responsabile del 4% del totale delle emissioni a livello globale. Un rapporto che risulta invece capovolto nel caso dei paesi più ricchi, che contribuiscono per il 37% delle emissioni globali pur ospitando il 15% della popolazione della Terra.

...ma gli ultimi a subirne le conseguenze

Per ragioni geografiche, i paesi del sud globale e in particolare del continente asiatico sono i più esposti agli eventi climatici estremi. Secondo i calcoli effettuati da Oxfam, sarebbero infatti 7.340 gli eventi climatici estremi che hanno colpito la Terra tra il 2000 e il 2021, e di questi più del 70% in paesi a reddito medio o basso.

72,1% degli eventi climatici estremi verificatisi tra il 2000 e il 2021 erano localizzati in paesi a reddito medio-basso, secondo le stime Oxfam.

A questo si aggiunge che i paesi più poveri sono strutturalmente meno capaci di gestire tali fenomeni e di riassestarsi successivamente. Come dimostrano i dati sugli appelli rivolti alle Nazioni unite, i disastri naturali sono la ragione principale per cui si richiede soccorso umanitario. Se contiamo tutti gli appelli nel lasso di tempo compreso tra il 2000 e il 2021, parliamo di oltre 600, di cui il 65% (per un totale di 395) per ragioni legate agli eventi climatici estremi.

I dati sono riferiti alla quota di appelli per aiuti umanitari rivolti alle Nazioni unite che hanno come causa principale o concausa un evento climatico estremo. Si tratta di una percentuale, che non rende conto del fatto che negli anni sono anche aumentati, in numeri assoluti, gli appelli. Per la stessa ragione il dato del 2020 risulta particolarmente basso, dato che numerosi appelli avevano come elemento centrale la pandemia da Covid-19.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Oxfam
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

Risulta evidente che si tratta di cifre ridotte rispetto alla stima totale dei disastri ambientali. Come accennato, il numero di eventi di questo tipo nel periodo 2000-2021 è stato di oltre 7mila. E soltanto 395 gli appelli alle Nazioni unite - circa il 5% del totale.

In conclusione, dovrebbe valere il principio di "chi inquina paga" - in inglese detto il "polluters pay principle".

il principio “chi inquina paga”è stato adottato all’inizio degli anni settanta nelle regolamentazioni ambientali, e comporta che chi produce inquinamento deve sostenerne le spese. Vai a "Che cosa sono le tasse e le imposte ambientali"

Ma ad oggi c'è ancora molta strada da fare in questo senso, visto che i costi maggiori li devono sostenere i paesi più poveri e meno responsabili del cambiamento climatico, e che anche il contributo dei paesi a reddito più elevato è minimo rispetto ai bisogni effettivi.

 

Foto: Marcus Kauffman - licenza

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