I centri di accoglienza nelle aree interne italiane Migranti

Un centro di accoglienza straordinaria su cinque si trova nei comuni più periferici del paese, dove è più difficile usufruire dei servizi essenziali, ma anche dove è possibile innescare processi di integrazione efficaci.

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Il dibattito pubblico sui migranti è spesso incentrato sull’ubicazione dei centri di accoglienza, siano essi insediati nelle periferie delle maggiori aree urbane del paese o nei centri storici dei borghi di montagna.

Il processo di integrazione di richiedenti asilo e rifugiati nei centri può assumere connotati positivi o negativi sia nelle zone metropolitane che in provincia. Questo dipende da molti fattori, come il grado di contaminazione degli ospiti con le comunità locali, con i servizi essenziali connessi al territorio e, in virtù delle caratteristiche socio-economiche dello stesso.

A partire dai dati di dettaglio sui centri che, per la prima volta in Italia, abbiamo pubblicato in “Centri d’Italia, una mappa dell’accoglienza“, possiamo comprendere meglio alcuni di questi aspetti.

Un indicatore utile a individuare la centralità di un comune che ospita centri di accoglienza straordinaria (Cas) riguarda una classificazione operata negli anni scorsi, che rappresenta l’oggetto di questo approfondimento.

La centralità dei comuni italiani

I comuni vengono divisi in 6 classi, che identificano ogni entità amministrativa (da sola o insieme ai comuni confinanti) in base alla presenza di servizi essenziali, o alla distanza dal primo comune in cui questi sono presenti.

Per “servizi essenziali” si intendono tre parametri: un’offerta scolastica secondaria superiore completa (cioè almeno un liceo, un istituto tecnico e un istituto professionale), la presenza sul territorio comunale di almeno un ospedale sede di d.e.a. di primo livello e di una stazione ferroviaria almeno di tipo “silver”, termine che nella classificazione elaborata da Reti ferroviarie italiane individua quelle stazioni anche medio-piccole, ma con sufficiente passaggi di treni e frequentazione di passeggeri.

In base a questa categorizzazione, le prime tre classi sono comuni detti polo, polo intercomunali e cintura. Hanno la caratteristica di avere all’interno del proprio territorio comunale, o di quello confinante, la disponibilità dei su citati servizi essenziali. Le altre tre classi, invece, rappresentano tutte insieme quelle che vengono definite “aree interne”. Si tratta dei comuni intermedi (20 minuti di distanza dal polo più vicino con il mezzo più veloce), periferici (40 minuti) e ultraperiferici (75 minuti).

Le aree interne sono i comuni italiani più periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali. Vai a "Che cosa sono le aree interne"

Al 31 dicembre 2019, data relativa all’ultimo aggiornamento dei dati sui centri d’Italia, dei 63.995 richiedenti asilo ospitati nei centri sul territorio italiano, 50.420 erano in comuni classificati come polo, polo intercomunale e cintura, mentre 13.301 erano ospitati nelle aree interne.

78,79% dei richiedenti asilo presenti in Italia nel 2019 era ospite in centri insediati nelle aree più urbanizzate del paese.

Le tendenze sono molto simili se analizziamo il numero di posti disponibili nei centri (la capienza), anziché le presenze effettive alla data di rilevazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 21 Aprile 2021)

 

Se consideriamo le presenze, notiamo che oltre 4 richiedenti su 10 sono ospitati nelle aree classificate "polo" o "polo intercomunali". Basti pensare che al 31 dicembre 2019 quasi 10mila persone erano concentrate nelle 4 città metropolitane più popolose del paese (Roma, Milano, Napoli e Torino).

Il 34,1% dei posti in accoglienza, invece, si trova in centri situati in comuni cintura, vale a dire nelle aree peri-urbane. Le aree interne (territori intermedi, periferici e ultraperiferici) ospitano il resto dei centri.

Se guardiamo al numero dei centri di accoglienza straordinaria (per adulti e minori) oggetto della nostra analisi, dei 5.469 centri attivi nel 2019 in Italia, l'80,7% si trovava nelle aree polo e cintura, mentre il restante 19,3% era stato attivato nei comuni ricadenti in aree interne.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 21 Aprile 2021)

In termini assoluti, 2.433 centri erano stati insediati in comuni "polo" o "polo intercomunali". Ammontavano a 1.982, inoltre, i centri nei comuni "cintura", comunque all'interno aree maggiormente urbanizzate del paese.

Al contrario, Poco più di mille centri (1.054) sorgevano nelle aree interne italiane, ossia in quei comuni classificati come intermedi (751 centri), periferici (228) e ultraperiferici (37).

Dove si trovano i centri periferici

Sebbene i comuni rientranti nella definizione di aree interne si trovino in tutte le regioni italiane, ci sono alcune zone del paese dove la concentrazione dei territori con queste peculiari caratteristiche è maggiore.

È il caso delle aree montuose, come quelle sulla catena alpina e sulla dorsale appenninica, dove può capitare che si debbano percorrere anche centinaia di chilometri prima di arrivare in una città che riesca a fornire i servizi essenziali.

La distribuzione dei Cas nelle aree interne, tuttavia, è disomogenea sul territorio nazionale.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 21 Aprile 2021)

Nelle province di Chieti, Nuoro e Vibo Valentia tutti i richiedenti asilo accolti nei centri di accoglienza straordinaria si trovano in comuni ricadenti nelle aree interne. Significativo il caso della provincia di Nuoro, in Sardegna, dove su 10 centri ben 8 si trovano in comuni ultraperiferici.

Anche nelle province di Enna, Catanzaro, Siracusa, Matera e Sud Sardegna l'incidenza dei comuni delle aree interne interessati dalla presenza di centri rispetto al totale delle presenze è superiore al 70%.

Se guardiamo ai numeri assoluti, invece, è nelle province di Torino e Frosinone dove sono attivi più centri in aree interne (58 per provincia).

Un maggior numero di centri in un maggior numero di comuni, anche di ridotte dimensioni, può essere dovuto alla presenza più massiva del modello dell'accoglienza diffusa. Come evidenziato in Centri d'Italia, è il caso delle province di Torino, Arezzo e Reggio Emilia.

Numeri maggiori, inoltre, possono derivare anche dalle caratteristiche amministrative delle province o delle regioni esaminate. Ad esempio, storicamente il Piemonte è una regione che contiene in sé un numero elevato di piccoli comuni, rispetto ad altri territori con un numero simile di residenti.

Il tessuto sociale come strumento per l'integrazione

È importante ribadire che il processo di integrazione dei richiedenti asilo nel tessuto sociale locale deve essere centrale, che si tratti di Cas insediati nelle grandi aree urbane o nei piccoli borghi.

La presenza di centri nei comuni periferici può rappresentare infatti anche un elemento positivo, che contribuisce tra l’altro al ripopolamento di alcune aree del paese. Questo però a patto che i progetti di accoglienza prevedano occasioni di integrazione reali, orientate allo sviluppo del territorio e delle economie locali, oltre a trasporti pubblici per permettere agli ospiti dei centri di raggiungere i comuni più grandi per accedere a un maggior numero di servizi. Non mancano, in tal senso, numerosi esempi virtuosi.

Questo ragionamento vale anche per le zone metropolitane. I Cas, infatti, si trovano spesso nelle periferie delle grandi città. Questo elemento può generare alcune criticità relative sia all'integrazione con le comunità ospitanti, che alla raggiungibilità dei servizi stessi.

Per conoscere le informazioni su un comune è sufficiente cliccare sulla casella Cerca… e digita il nome del comune. È possibile cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

La tabella mostra la classe dei comuni all’interno dei quali si trova almeno un centro e il numero di centri attivi nei rispettivi territori. I comuni italiani vengono divisi in 6 classi, che identificano ogni entità amministrativa (da sola o insieme ai comuni confinanti) in base alla presenza di servizi essenziali o alla distanza dal primo comune in cui i servizi sono presenti. Nel grafico, la categoria “polo” racchiude anche la classe “polo intercomunale”, la categoria “altro” racchiude i comuni non identificati in classi e quelli in cui è in corso l’identificazione. Sono stati considerati i Cas per adulti e minori attivi al 31 dicembre 2019.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 21 Aprile 2021)

 

Foto credit: Andrea Mancini per openpolis

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