Gli interventi del Pnrr per la digitalizzazione del Paese #OpenPNRR

L’emergenza coronavirus ha evidenziato come il tema dell’accesso alla rete sia già oggi un elemento imprescindibile per imprese, istituzioni e cittadini. Vediamo quali sono le misure previste e quante risorse sono già state assegnate.

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L’emergenza coronavirus ha reso evidente quanto l’accesso alla rete sia un requisito imprescindibile. In particolare, i mesi più duri del lockdown hanno evidenziato le disparità tra chi aveva a disposizione gli strumenti per comunicare, lavorare, studiare, potendo reagire anche durante la crisi, e chi no. È anche per questo motivo che la digitalizzazione di enti pubblici, imprese e famiglie rappresenta uno degli elementi chiave del Pnrr italiano.

Con oltre 191 miliardi di euro l’Italia è il principale beneficiario dei fondi del Next generation Eu. Di queste risorse 71,8 miliardi è assegnato alla transizione ecologica mentre 48,1 miliardi alla digitalizzazione. In valori assoluti l’Italia è prima per investimenti in entrambi questi settori. Al secondo posto invece troviamo la Spagna, sia per transizione verde che per digitalizzazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ufficio rapporti con l'Unione europea.
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Agosto 2021)

Il tema della digitalizzazione è vastissimo e abbraccia diverse missioni del piano. Un modo per orientarsi è fare riferimento alle informazioni rilasciate dal dipartimento per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale della presidenza del consiglio dei ministri (Mitd). Tale struttura infatti ha raccolto tutte le misure previste per la digitalizzazione in un’apposita sezione del proprio sito denominata Italia digitale 2026.

I soggetti coinvolti nell’attuazione degli interventi sono numerosi. Ad esempio, per diverse misure relative al sistema sanitario è prevista la cotitolarità del ministero della salute. In questo articolo ci soffermeremo quindi sugli interventi di cui è responsabile esclusivamente il Mitd. In particolare, a giugno sono stati pubblicati gli esiti di diversi bandi legati all’implementazione delle reti ultraveloci. Bandi che finanzieranno interventi per circa 5 miliardi di euro.

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Gli interventi del Pnrr per il digitale

Il tema della transizione digitale assorbe circa il 27% delle risorse del Pnrr. Italia digitale 2026 suddivide gli interventi lungo 2 assi principali. Il primo riguarda le infrastrutture digitali e la connettività a banda ultralarga. Il secondo riguarda tutti quegli interventi volti a trasformare la pubblica amministrazione in chiave digitale.

Per il primo asse le risorse stanziate ammontano a 6,71 miliardi di euro. La nuova strategia europea Digital compass stabilisce obiettivi impegnativi per il prossimo decennio: deve essere garantita entro il 2030 una connettività a 1 gigabit per secondo (Gbps) per tutti e la piena copertura 5G delle aree popolate. Con il Pnrr l’Italia ambisce a raggiungere questi obiettivi entro il 2026. A partire dagli investimenti per garantire la banda ultralarga su tutto il territorio.

€ 13,45 mld le risorse stanziate dal Pnrr per le misure in tema di digitalizzazione di competenza del Mitd.

Per la digitalizzazione della Pa invece sono stati stanziati 6,74 miliardi che verranno investiti in due direzioni. Da un lato si agirà sugli aspetti di “infrastruttura digitale”, spingendo la migrazione al cloud delle amministrazioni, accelerando l’interoperabilità tra gli enti pubblici, snellendo le procedure secondo il principio “once only” (secondo il quale le pubbliche amministrazioni devono evitare di chiedere a cittadini ed imprese informazioni già fornite in precedenza) e rafforzando la cybersecurity. Dall’altro lato si punterà ad estendere i servizi ai cittadini, migliorandone l’accessibilità e adeguando i processi prioritari delle amministrazioni centrali agli standard europei.

Con questi due assi di intervento si punta a raggiungere 5 obiettivi:

  • diffondere l’identità digitale, assicurando che venga utilizzata dal 70% della popolazione;
  • colmare il gap di competenze digitali, con almeno il 70% della popolazione che sia digitalmente abile;
  • portare circa il 75% delle Pa italiane a utilizzare servizi in cloud;
  • raggiungere almeno l’80% dei servizi pubblici essenziali erogati online;
  • raggiungere il 100% delle famiglie e delle imprese italiane con reti a banda ultralarga.

Per rendere tutto questo realmente funzionale alla transizione digitale del paese, questi interventi sono accompagnati da iniziative di supporto per l’acquisizione e l’arricchimento delle competenze digitali.

Gli investimenti nel dettaglio

Entriamo adesso più nel dettaglio degli interventi da realizzare. Gli investimenti relativi all’implementazione delle infrastrutture per connessioni ultraveloci possono essere ulteriormente suddivisi in 5 sottocategorie.

L’investimento più consistente (pari a 3,8 miliardi di euro) fa riferimento al piano Italia a 1 giga. Tale intervento prevede di garantire la connettività ad una velocità pari ad almeno 1 gigabit per secondo in download per quelle unità immobiliari che lo necessitano entro il 2026. Il secondo intervento più consistente è legato al piano Italia 5g (2,02 miliardi). L’obiettivo in questo caso è quello di incentivare la diffusione di reti mobili 5g, specie nelle aree dette “a fallimento di mercato”, cioè zone del paese poco appetibili dalle imprese private operanti nel settore.

A giugno sono stati pubblicati gli esiti dei bandi Pnrr per le connessioni ultraveloci.

Vi sono poi altri 3 interventi. Il piano scuole connesse (261 milioni di euro) punta a fornire accesso internet a tutte le sedi scolastiche presenti sul territorio nazionale con velocità, anche in questo caso, di almeno 1 Gbps. Il piano sanità connessa invece mira a garantire la connettività con velocità di almeno 1 Gbps e fino a 10 Gbps per le strutture sanitarie. Il piano isole minori infine ambisce a collegare con fibra ottica 18 isole che oggi ne sono sprovviste.

Come vedremo in seguito, alla fine di giugno il Mitd ha pubblicato gli esiti dei bandi per la realizzazione di questi interventi. Era una delle scadenze del Pnrr previste per il secondo trimestre del 2022.

Con “altro” sono indicate le risorse per cui non è possibile conoscere la collocazione in base alle informazioni presenti su “Italia digitale 2026

FONTE: elaborazione openpolis su dati dipartimento per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale
(ultimo aggiornamento: martedì 19 Luglio 2022)

Per quanto riguarda invece la digitalizzazione della Pa, gli interventi messi in campo sono 7. Il più consistente, limitatamente alle risorse è quello legato a servizi e cittadinanza digitale con cui si ambisce a migliorare l’esperienza dei cittadini nei rapporti con la pubblica amministrazione. Tra gli interventi previsti in questo ambito ci sono l'accelerazione dell’adozione del sistema pagoPA (la piattaforma digitale per i pagamenti verso le pubbliche amministrazioni), la spinta ad adottare sistemi di identità digitale (come Spid e carta d'identità elettronica), oltre alla creazione di una nuova piattaforma per le notifiche digitali degli atti pubblici.

Il secondo investimento riguarda invece la creazione dell’infrastruttura cloud dedicata alle amministrazioni pubbliche per cui è stato stanziato 1 miliardo di euro. Altri 900 milioni saranno poi dedicati a facilitare la transizione verso il cloud e a razionalizzare e consolidare molti dei data center oggi distribuiti sul territorio, a partire da quelli meno efficienti e sicuri. A ciò si lega un ulteriore investimento da 650 milioni di euro volto a favorire interconnessione tra le basi dati delle amministrazioni.

95% dei circa 11mila data center utilizzati dagli enti pubblici italiani non ha i requisiti minimi di sicurezza, affidabilità, capacità elaborativa ed efficienza, secondo il Mitd.

Sono previsti inoltre 620 milioni per interventi di cybersecurity, 610 dedicati appositamente alla digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali e infine 200 all’acquisizione di competenze digitali di base per i cittadini.

Gli esiti dei bandi per le connessioni ultraveloci

Come anticipato, sono stati pubblicati gli esiti dei bandi per la realizzazione e il potenziamento delle infrastrutture per le connessioni ultraveloci. Purtroppo, dalla documentazione disponibile non è possibile comprendere come si distribuiranno le risorse nei diversi territori, nemmeno ad un livello comunque ancora molto generale come quello regionale. Questo perché i bandi sono stati suddivisi in lotti che raggruppano più regioni, senza indicazioni ulteriori rispetto alla localizzazione delle opere e alla distribuzione delle risorse. Quello dei pochi dati disponibili in merito ai progetti che saranno finanziati con le risorse del Pnrr è un problema che abbiamo denunciato in più di un'occasione e per cui abbiamo chiesto al governo di porre rimedio.

€ 5,1 mld le risorse già assegnate dai bandi per le reti ultraveloci.

Ciò che è possibile osservare però è l’ammontare delle risorse assegnate per ogni singolo lotto e il nome della ditta vincitrice dell’appalto. Da questo punto di vista possiamo notare che, salvo pochissimi casi, la realizzazione degli interventi (e quindi anche le risorse del Pnrr) è stata assegnata a grandi operatori del settore. In via principale si tratta di Tim, Vodafone e Fastweb. Situazione particolare per quanto riguarda il bando Italia a 1 giga, dove i soggetti vincitori sono Open fiber (società che vede una partecipazione maggioritaria da parte di Cassa depositi e prestiti) e Tim con Fibercop (società che vede partecipazioni della stessa Tim, del fondo di investimenti Kkr e di Fastweb).

Da questo punto di vista occorre ricordare, come ampiamente riportato anche dalla stampa, che il governo aveva spinto affinché l'ampliamento e la gestione della rete fosse affidata ad un unico operatore su tutto il territorio nazionale. Da questo punto di vista a maggio era stato siglato un accordo tra i soggetti coinvolti affinché integrassero le loro infrastrutture. Tuttavia, con le dimissioni del governo Draghi (che resta in carica per il disbrigo degli affari correnti fino all'insediamento del suo successore) questo aspetto potrebbe tornare in discussione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'innovazione tecnologica e della transizione digitale e Italia domani
(ultimo aggiornamento: mercoledì 20 Luglio 2022)

L’unico dato territoriale che si può ricavare è ancora legato al piano Italia a 1 giga. Nel corso delle operazioni per la definizione degli interventi legati a questo investimento infatti è stata effettuata una mappatura di tutti quegli immobili (censiti in base ai relativi numeri civici) attualmente sprovvisti della velocità di connessione richiesta. Si tratta di circa 21,3 milioni di unità immobiliari. Tra questi però, soltanto 6 milioni sono risultati idonei.

FONTE: elaborazione openpolis su dati dipartimento per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale
(ultimo aggiornamento: mercoledì 20 Luglio 2022)

Le regioni che ne beneficeranno di più sono del meridione: la Calabria (817mila unità immobiliari), la Puglia (621mila) e la Sardegna (610mila). Considerando il rapporto tra immobili oggetto di intervento e quelli mappati, il valore più alto si trova in Sardegna (62%). Seguono l’Abruzzo (53%), la Calabria (49%) e la Valle d’Aosta (46%). Dato questo contesto, si deve comunque tenere presente che gli interventi finanziano solamente la realizzazione dell'infrastruttura. Starà poi ai singoli decidere se avvalersi o meno del servizio, sostenendone i costi.

Lo stato delle connessioni internet in Italia

Come abbiamo detto nell’introduzione, la pandemia ha reso evidenti soprattutto i divari nella disponibilità di connessioni domestiche adeguate. Per questo è molto importante valutare la disponibilità di connessioni potenziali soprattutto per quanto riguarda le abitazioni private. Analizzando i dati relativi alle connessioni disponibili per le oltre 25 milioni di famiglie residenti nel nostro paese, si osservano divari molto ampi da un territorio all’altro.

Se si guarda alle connessioni in rete fissa, le sole per cui sono disponibili dati sulla velocità di download, la banda larga di base (fino a 30 Mbps come velocità di download) raggiunge in media il 95,1% delle famiglie. La banda larga veloce (sopra i 30 Mbps) invece copre circa 2 famiglie su 3 (68,5%). La banda larga ultraveloce (sopra i 100 Mbps, quella su cui interviene il piano Italia a 1 giga) riguarda invece poco più di un terzo delle famiglie (36,8%).

Queste percentuali variano molto sul territorio. Per quanto riguarda la banda larga ultraveloce, possiamo osservare che la regione più coperta è la Sicilia (55% delle famiglie potenzialmente raggiunte). Seguono la Liguria (49%) e il Lazio (48%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Agcom
(ultimo aggiornamento: martedì 29 Ottobre 2019)

Agli ultimi posti troviamo invece due delle regioni che, come abbiamo appena visto, sono tra quelle dove gli interventi di Italia a 5g saranno più incisivi. La Valle d’Aosta (17% di famiglie raggiunte) e la Calabria (20%). La Sardegna invece si trova al tredicesimo posto con il 27% di famiglie raggiunte. Da notare che in Veneto la rete ultraveloce non è particolarmente diffusa (26% di famiglie raggiunte). Nonostante ciò, solo il 24% dei civici mappati in questa regione saranno oggetto di intervento per la realizzazione dell’infrastruttura.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Unsplash Marvin Meyer

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