Christina Colclough (consigliere senior)
Philip Jennings (segretario generale)
UNI Global Union

Per alcuni la gig economy ha un valore positivo, grazie alla sua flessibilità che permette ai lavoratori di guadagnare qualcosa quando vogliono. Noi però pensiamo che sia una delle cause principali dell’individualizzazione e precarizzazione del lavoro.

Quando affermano che i lavoratori sono autonomi, le piattaforme della gig economy stanno a tutti gli effetti violando i diritti umani Vai a "Come le piattaforme digitali organizzano il lavoro"

negando ai lavoratori i diritti e le protezioni sociali come l’assenza per malattia, le ferie pagate, o versamenti pensionistici, i congedi parentali e la disoccupazione. I vari Uber, Deliveroo, Amazon, Mechanical Turk stanno semplicemente, e crudelmente, sfruttando le persone.

I lavoratori di queste piattaforme sono completamente esposti ai capricci del mercato: se la domanda per i loro servizi scende, calano anche le loro entrate. Il risultato è che il lavoratore (e non il datore di lavoro o la piattaforma) si assume grande parte del rischio di impresa.

La cosiddetta ‘flessibilità’ si tramuta in un costo molto alto per i lavoratori.

In tutto il mondo sempre più persone vengono spinti verso forme di lavoro precarie e insicure che li privano del diritto di contrattare salari decenti. Le leggi sulla concorrenza di molti paesi considerano i lavoratori autonomi come società che non hanno il diritto di concordare collettivamente i loro prezzi. In altre parole, poiché le persone sono spinte a competere l’una contro l’altra per lavorare nella gig economy, anch’esse sono estromesse dalla maggior parte, se non da tutte, le forme di sicurezza, rappresentanza e azione collettiva.

Tutto questo è ovviamente inaccettabile! I ricchi diventano più ricchi e gli altri vengono lasciati indietro, in una palude di sfruttamento che si espande. Nessun politico, nessuna economia nazionale, nessuna etica, nessuno dovrebbe accettare tutto questo. E nessuno dovrebbe lasciarsi sedurre dall’idea di poter costruire un’economia solida, sostenibile e competitiva basandola su di un’estrema disuguaglianza.
Sfortunatamente l’aumento dei lavoratori poveri è la triste testimonianza dell’incapacità di chi scrive le regole di riconoscere questo fenomeno e di fermare il loro sfruttamento.

Il sindacato UNI Global rappresenta più di 20 milioni di lavoratori da oltre 900 sigle sindacali nel settore in maggiore espansione nel mondo, quello delle prestazioni e dei servizi in cui nascono il 90% dei nuovi lavori.
Per assicurarci che il mondo del lavoro digitale sia abilitante ed inclusivo dobbiamo ribaltare la situazione e, per farlo, ci stiamo impegnando per ottenere sei cambiamenti significativi:

Primo punto

Chiediamo che tutti i lavoratori, a prescindere dal tipo di contratto, godano degli stessi diritti sociali e fondamentali. Questo significa che non importa come vieni assunto, ma che devi poter avere il diritto al congedo, alla pensione, alle ferie e alla malattia, ecc. Hai il diritto a contrattare collettivamente e la libertà di associarti. Hai il diritto a godere dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori riconosciuti a livello internazionale (quelli riconosciuti dalla ILO, International Labor Organization) e dei diritti per i quali i sindacati hanno combattuto e che hanno ottenuto attraverso ultime generazioni. Tutti i diritti che sembrano essere estranei alle nuove forme di impresa. E’ necessario un cambiamento culturale in molte piattaforme. E si può ottenere, come ci dimostra il contributo dei nostri affiliati tedeschi al codice di condotta che abbiamo scritto in modo collaborativo. O come ci hanno dimostrato i nostri colleghi austriaci creando in modo altrettanto collaborativo la prima assemblea dei lavoratori in una piattaforma (su Foodora, la compagnia di ciclo-corrieri). Tutelare i tuoi diritti implicherà cambiare le istituzioni preposte alla nostra sicurezza sociale e costerà dei soldi.

Secondo punto

Che tutte le aziende, di ogni tipo, paghino i contributi sociali e le tasse dovute. Darsi alla macchia, evitare le tasse o nascondere soldi nei paradisi fiscali è inaccettabile. Le aziende, incluse le piattaforme, si basano su lavoratori in salute e capaci di svolgere il loro lavoro. Tutte le aziende devono contribuire al welfare delle società in cui operano e dalle quali dipendono.

Terzo punto

L’economia digitale richiederà che tutti siano impegnati in continui aggiornamenti e ri-aggiornamenti delle competenze. I robot e le intelligenze artificiali sostituiscono e spostano i lavoratori. Ogni lavoratore, senza distinzioni di status, che siano impiegati, lavoratori a contratto o lavoratori autonomi, deve avere diritto e accesso alla formazione necessari ad affrontare i cambiamenti dovuti a robot e intelligenza artificiale. Questo costerà dei soldi e questo è il motivo per cui chiediamo che tutti i lavoratori, di ogni tipo, investano in un fondo nazionale per la formazione e le competenze, che venga gestito dai datori di lavoro, dai sindacati e dallo stato.

Quarto punto

Chiediamo che le aziende si prendano la responsabilità per la formazione, l’aggiornamento e la riqualificazione dello staff di oggi e di domani, attraverso percorsi di apprendistato estesi che siano ritagliati su diverse tipologie di lavoratori.

Quinto punto

Le aziende più ricche al mondo oggi impiegano relativamente pochi lavoratori. Per esempio, la Apple, l’azienda più ricca degli Stati Uniti, ha 57.000 dipendenti nel mondo. In confronto, la AT&T nel 1962 impiegava 564.000 persone. La diminuzione del numero dei dipendenti è dovuta in parte ai cambiamenti tecnologici e alla digitalizzazione, ma anche al fatto che queste tecnologie hanno creato lunghe e complesse catene produttive che coinvolgono diversi subappaltatori, piattaforme incluse. UNI chiede che le poche aziende in cima si assumano la responsabilità di garantire lavoro e condizioni decenti lungo tutta la catena produttiva. Esternalizzare le attività per tagliare i costi non significa che le aziende possano esternalizzare anche le loro responsabilità.

Sesto punto

Il mondo è andato avanti e chiede all’economia di rispettare i diritti umani e di prendersi la responsabilità di evitare gli effetti negativi del loro comportamento sui diritti umani. E’ tempo di una regolamentazione o per una sorta di licenza per il “commercio equo” tramite cui certificare le piattaforme della gig economy.

Il sindacato globale UNI e tutti i nostri affiliati nel mondo sono pronti ad iniziare un proficuo e costruttivo dialogo con le piattaforme. Abbiamo la preziosa opportunità di costruire un futuro sostenibile. Abbiamo bisogno di alzare la voce, farci sentire e chiedere impegni e un cambiamento di direzione concreto.

Per saperne di più sul lavoro e sulle opinioni del sindacato UNI Global in relazione al futuro del lavoro, visita thefutureworldofwork.org

Foto CreditIrene Beltrame

TraduzioneValentina BazzarinFederico PiovesanAlberto Valz Gris

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