Trebor Scholz
Professore Associato di Cultura e Media
The New School, New York City

Se da un lato gli utenti hanno sempre meno controllo sulle trasformazioni che internet sta portando nei luoghi di lavoro, nelle relazioni e nelle società, dall’altro aziende come Uber, Amazon e Facebook si impadroniscono sempre più di settori chiave dell’economia, come i trasporti, e governano fenomeni emergenti quali la ricerca sul web e il social networking. Contemporaneamente, tutti noi che dipendiamo da internet non abbiamo alcun controllo sulle piattaforme che ci influenzano ed informano ogni giorno.

Grazie al loro potere, i colossi dell’economia su piattaforma sono riusciti a riorganizzarci le vite ed il lavoro in modo che privilegiano i loro interessi e quelli dei loro azionisti. Servizi all’apparenza “gratuiti” spesso si pagano con le nostre informazioni personali, lasciando poche alternative a chi tiene alla propria privacy.

Quando un lavoratore deve affidarsi a Uber e Freelancer per guadagnarsi da vivere, chi controlla queste piattaforme digitali può mettere in discussione i diritti ottenuti in un secolo di lotte dei lavoratori. La riclassificazione da lavoratori a “appaltatori indipendenti” permette di negare diritti come il salario minimo, la disoccupazione e la negoziazione collettiva. Per giustificarsi, gli amministratori di queste piattaforme sostengono che, in quanto aziende intermediarie che si occupano di tecnologia e non di lavoro, sono esenti da ogni responsabilità sui lavoratori che usano i loro siti. Contemporaneamente, le tasche profonde di chi finanzia le app della “sharing economy” permettono di fare lobby sui governi mondiali per dare spazio a “pratiche innovative” i cui risvolti negativi per lavoratori, utenti e comunità sono dimostrati.

Nei buchi e cunicoli dell’economia digitale, però, sta emergendo un modello nuovo, che segue logiche etiche e finanziare decisamente diverse.

Il movimento in crescita del cooperativismo su piattaforma vuole rendere il futuro del lavoro più equo. Liberi professionisti e membri di cooperative sono riusciti a creare un’alternativa concreta e attuale alla “sharing economy” organizzandosi in aziende che valorizzano la gestione democratica e la co-proprietà delle piattaforme digitali. Le cooperative su piattaforma diventano così strumenti di rivendicazione per principi come l’innovazione e la solidarietà che uniscono la ricca tradizione del cooperativismo alle nuove tecnologie Internet, evitando però il tecno-soluzionismo.

150 le cooperative su piattaforma e le iniziative a supporto nate negli ultimi 2 anni

Negli ultimi due anni sono nate almeno 150 realtà tra cooperative su piattaforma ed iniziative che le supportano, sfidando le pratiche della “sharing economy” e la misoginia che spesso pervade la Silicon Valley.

Nell’ecosistema delle cooperative su piattaforma si trovano dagli strumenti alternativi per la raccolta fondi, alle agenzie di lavoro interinale per infermieri, massaggiatori, e addetti alle pulizie; ma anche mercati cooperativi e piattaforme di che proteggono i dati dei pazienti.

Le cooperative su piattaforma non solo offrono solo una soluzione immediata alle sconfitte del modello dominante – estrattivo e controllato dagli investitori – ma migliorano la vita chi ne fa parte. Sono progetti con cui e su cui le persone possono lavorare tutta la vita: autisti di Uber che si organizzano in cooperative per progettare le loro app dei taxi; fotografi che offrono il loro lavoro a prezzi più equi attraverso piattaforme su cui hanno il controllo; e giornalisti che usano il crowdfunding per finanziare portali on-line in co-proprietà con i loro lettori. Grazie alle nuove reti decentralizzate, le persone possono condividere i propri dati senza dover fare affidamento sul cloud corporativo.

Giusto per fare qualche esempio: negli Stati Uniti, Up & Go si appoggia a cooperative locali controllate dai lavoratori per offrire servizi domestici professionali a chi ha bisogno di assistenza con le pulizie (ma presto ci saranno anche baby sitter e dog-sitter). A differenza di altre realtà basate sul modello estrattivo, che possono trattenere fino al 30% della paga dei lavoratori, Up & Go chiede solo il 5% necessario al mantenimento della piattaforma.

Allo stesso modo la commissione del 25% estratta dalle piattaforme per i passaggi in auto (ovvero i taxi senza licenza) ha spinto gli autisti a creare cooperative su piattaforma in diversi paesi europei e negli Stati Uniti: come Cotabo (Bologna), ATX Coop Taxi (Austin, Texas), Green Taxi Cooperative (Denver, Colorado), The People’s Ride (Grand Rapids, Michigan), e Yellow Cab Cooperative (San Francisco, California).

Sviluppando la propria app, ognuna di queste cooperative ha potuto assicurare un salario dignitoso ai propri lavoratori-proprietari.

MiData, una “cooperativa per i dati sanitari” svizzera, ha creato un mercato dei dati in cui mantiene al sicuro le cartelle mediche dei suoi membri-utenti. Integrandosi con i dati sanitari tradizionali e con i flussi emergenti dai dispositivi della FitBit e dai servizi di genomica personale, MiData conta di superare i data-brokers concorrenti, privati e for-profit, restituendo il controllo e la monetizzazione dei dati personali a chi li produce. La piattaforma di finanziamento Gratipay (1) supporta i progetti di sviluppo open source che hanno problemi a pagare un team dedicato, fornendo agli sviluppatori un sistema di mecenatismo su abbonamento. Gratipay permette di pagare con carta di credito senza costi aggiuntivi, e trattiene commissioni solo durante l’iscrizione degli utenti. Strumenti come questi sono alla base dell’ecosistema del cooperativismo di piattaforma poiché facilitano il lavoro di altri progetti.

Internet può essere vissuto e governato in modo diverso.

Gli esperimenti in corso ci dimostrano come un ecosistema globale di cooperative e sindacati, insieme al movimento per i beni comuni e l’open-source, possa contrastare il lascito della Silicon Valley, ovvero la concentrazione di ricchezza, l’insicurezza lavorativa e un’economia dove chi vince prende tutto. La “sharing economy” è molto più vulnerabile di quanto possa apparire. Costruire l’economia delle piattaforme cooperative richiede organizzazioni innovative, lavoro di policy, incubatori, esperimenti, eventi, ricerca e la costruzione di comunità che partono dal basso. Entra a far parte della nostra rete e aiuta a plasmare il nostro lavoro.

Maggiori informazioni su: platform.coop

(1) Gratipay ha chiuso alla fine del 2017, ne parla il suo fondatore in questo articolo.

Foto CreditIrene Beltrame

TraduzioneValentina BazzarinFederico PiovesanAlberto Valz Gris

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