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La scuola, cardine della comunità educante sul territorio

In ogni territorio, la comunità educante si può individuare in quell’ecosistema complesso che accompagna ciascun minore nel suo percorso educativo.

Il percorso formativo coinvolge tanti soggetti diversi.

Parliamo di ecosistema complesso, perché coinvolge una pluralità di attori e di relazioni sul territorio. In primo luogo ovviamente la scuola, e in particolare l’insieme di interazioni dinamiche tra studenti, insegnanti, famiglie, personale tecnico, assistenti e dirigenti scolastici. Accanto ad essi vi sono poi i soggetti istituzionali, a partire dagli enti locali, in qualità sia di proprietari degli edifici scolastici che di centri decisionali da cui passa la definizione di alcune politiche pubbliche territoriali.

In terzo luogo, l’insieme di realtà pubbliche e private che supportano il processo di apprendimento di ragazze e ragazzi. Percorso che non si svolge solo all’interno delle mura scolastiche, ma che coinvolge anche altri presidi educativi diffusi sul territorio. Dalle associazioni sportive alle biblioteche, dai musei alle librerie, dai cinema ai doposcuola. Strutture formative organizzate e finanziate sia da soggetti pubblici che da organismi del terzo settore, quali associazioni, fondazioni, imprese sociali, cooperative, enti di volontariato.

Il report completo in pdf

I patti educativi di comunità servono a mettere in rete queste esperienze.

Un insieme composito di persone, soggetti, strutture, esperienze che sarebbe un errore lasciare disperse. Metterle in rete significa garantire una continuità educativa sia nel quotidiano, tra la mattina a scuola e le attività pomeridiane, sia di lungo periodo, nell’arco dell’intero percorso scolastico. In un’ottica più sistemica, significa costruire sul territorio una rete di presidi sociali e educativi, in grado di migliorare l’offerta didattica e di contrastare fenomeni come dispersione scolastica e abbandono precoce.

È da questa necessità che nascono i patti educativi di comunità. Si tratta di uno strumento riconosciuto ufficialmente dal ministero dell’istruzione, che – in occasione del piano scuola 2020/2021 – li ha indicati come modello per garantire la ripresa delle attività scolastiche dopo il Covid. I patti educativi sono infatti annoverati dal piano stesso tra gli “strumenti per la ripartenza“.

Nel contesto emergenziale, l’accordo con presidi educativi al di fuori della scuola (come biblioteche, musei e altri spazi) era una modalità per consentire la didattica in presenza.

Patti educativi di comunità tra scuole, enti locali, istituzioni pubbliche e private, realtà del terzo settore per favorire la messa a disposizione di strutture e spazi alternativi per lo svolgimento delle attività didattiche e per lo svolgimento di attività integrative o alternative alla didattica

Ma al di là della fase cogente, la loro finalità si inserisce in un contesto più ampio, come emerge dalla lettura del piano 2020/21 e come ribadito in quello per l’anno scolastico successivo.

2 gli obiettivi dei patti educativi di comunità oltre a quello di una gestione ordinata della fase Covid.

I patti educativi possono essere il fulcro di una vera e propria alleanza tra scuola e territorio.

In primo luogo, la creazione di una rete di strutture e spazi in cui svolgere attività didattiche “complementari a quelle tradizionali, comunque volte a finalità educative”. Uno scopo che va quindi anche al di là dell’esigenza di garantire il distanziamento in classe. E che si pone piuttosto come modello di una offerta didattica ampia che non sia limitata solo alle attività possibili tra le mura scolastiche e che sia accessibile a tutti, a prescindere dalla condizione sociale ed economica della famiglia di origine.

In seconda istanza, la costruzione di questa rete rende possibile un ulteriore obiettivo, che riguarda la valorizzazione piena dell’autonomia scolastica. Ciò significa rendere le scuole il perno di un progetto educativo che si realizza nella collaborazione con gli attori e i soggetti esistenti sul territorio. Contribuendo a cementare quel rapporto tra gli studenti e la comunità che è una premessa della cittadinanza attiva.

(…) la possibilità di utilizzare spazi culturali esterni alla scuola diviene un modo per riavvicinare gli allievi ad una vita pubblica, in cui la cultura è parte stessa della vita della comunità.

Nei prossimi anni, l’estensione di questo modello educativo sarà quindi cruciale per una serie di obiettivi. Tra questi, il potenziamento dell’offerta curricolare, il contrasto della povertà educativa, la formazione di una rete territoriale di presidi educativi e sociali, fino al rafforzamento del senso di comunità e della partecipazione attiva tra bambini e ragazzi. Tuttavia nell’immediato la loro attività va collocata nel quadro dell’emergenza Coronavirus.

I patti educativi di comunità alla sfida del Covid

La pandemia ha obbligato a svolgere a distanza molte delle attività quotidiane, dal lavoro alla scuola. Ma la necessità di garantire il distanziamento ha avuto un impatto anche sulla possibilità di intervento nel contrasto della povertà educativa.

La comunità educante è prima di tutto una rete di presidi educativi fisici. Composta, oltre che dalla scuola, da centri culturali, associazioni sportive, oratori e biblioteche, doposcuola, laboratori pomeridiani e aree verdi dove giocare. Tutte attività che con le chiusure hanno subito una battuta di arresto.

Proprio per questa ragione, è ancora più significativo che la ripartenza delle attività didattiche dopo la pandemia si sia avvalsa anche del supporto di questa rete. Gli ultimi due piani scuola varati dal ministero, non a caso, puntano proprio sui patti educativi di comunità per consentire una ripresa ordinata delle lezioni.

Per la più ampia realizzazione del servizio scolastico nelle condizioni del presente scenario, gli enti locali, le istituzioni pubbliche e private variamente operanti sul territorio, le realtà del terzo settore e le scuole possono sottoscrivere specifici accordi, quali “Patti educativi di comunità”, ferma restando la disponibilità di adeguate risorse finanziarie

Tale collaborazione si realizza attraverso lo strumento delle conferenze dei servizi a livello territoriale, organizzate su iniziativa dell’ente locale competente, e che coinvolgono i dirigenti scolastici. In questa sede, possono emergere sia le esigenze di ciascuna scuola sia le proposte di cooperazione con presidi sociali, educativi e culturali sul territorio.

€ 10 mln assegnati agli uffici scolastici regionali in fase Covid per supportare la realizzazione di patti educativi di comunità.

Una alleanza tra gli enti locali, le scuole, le istituzioni pubbliche e private operanti sul territorio e le realtà del terzo settore per estendere l’offerta didattica, anche pomeridiana, nella direzione di quanto già previsto dall’articolo 1, comma 7 della legge 107/2015. Dalla valorizzazione delle competenze linguistiche, logico-matematiche e digitali allo sviluppo di una cittadinanza attiva e responsabile, dall’alfabetizzazione all’arte al potenziamento delle attività di laboratorio.

Sono solo alcune delle possibilità potenzialmente previste dall’autonomia scolastica. In molti casi, per realizzarle concretamente, la “messa a sistema” della rete socio-educativa al di fuori della scuola diventa imprescindibile. Anche per questa ragione, durante l’emergenza Covid, alla costruzione dei patti educativi di comunità il ministero dell’istruzione ha contribuito con 10 milioni di euro. Assegnati agli uffici scolastici regionali proprio con lo scopo di finanziare le esperienze di questo tipo sul territorio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: sabato 27 Marzo 2021)

Risorse assegnate in parte in base al numero di alunni e in parte in base alle richieste di fabbisogno concretamente pervenute dal territorio. Durante l'anno scolastico 2020/21, parliamo di 3 milioni di euro relativi all'esercizio finanziario 2020 e di 7 milioni relativi al 2021. In termini assoluti, sono 5 le regioni che superano il milione di euro di finanziamento: Lazio, Sicilia, Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia.

€ 1,5 mln assegnati agli uffici scolastici regionali del Lazio per supportare la realizzazione di patti educativi di comunità.

Un quadro che però in parte cambia se visto rispetto al numero di residenti in età scolastica (6-18 anni). Da questo punto di vista i maggiori finanziamenti pro capite si registrano in Lazio, Piemonte, Marche ed Emilia Romagna. Tra le regioni del mezzogiorno, spiccano invece Sicilia, Calabria e Basilicata, tutte al di sopra della media nazionale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ministero dell'istruzione
(ultimo aggiornamento: sabato 27 Marzo 2021)

Il finanziamento pro capite risulta molto inferiore alla media nazionale in Veneto e Lombardia, regioni dove - come approfondiremo nel prossimo paragrafo - risultano più diffuse le esperienze finanziate con altri strumenti, come la rete delle Piccole scuole.

La diffusione dei patti di comunità sul territorio

Anche nell'ambito che stiamo analizzando, quello della collaborazione tra scuole e comunità educanti, la pandemia si è posta come un acceleratore di processi che erano già in corso nella società. L'emergenza ha infatti consolidato i patti educativi di comunità come strumento delle politiche di istruzione.

Tracciare le esperienze esistenti sul territorio sarà la sfida dei prossimi anni.

Ma quanti sono quelli oggi esistenti? Quali soggetti coinvolgono e quanto ampie sono le reti sociali che stanno contribuendo a costruire? Rispondere a queste domande diventa essenziale nel momento in cui i patti educativi di comunità entrano a far parte della programmazione educativa. Ad oggi, un censimento completo sul territorio non esiste. Ricostruirlo è l'obiettivo di un protocollo di intesa promosso nei mesi scorsi da Indire, istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa, ente di ricerca del ministero dell'istruzione.

In attesa di questo censimento complessivo, il gruppo di ricerca Indire sulle piccole scuole ha recentemente comunicato alcuni primi dati relativi a 12 regioni. In base a questa ricostruzione, sono 459 i patti territoriali finanziati con fondi ministeriali e 71 i patti di collaborazione delle piccole scuole sul territorio.

Il movimento delle Piccole Scuole riunisce gli istituti scolastici situati nei territori geograficamente isolati e con un esiguo numero di studenti.

12 le regioni per cui conosciamo il numero di patti territoriali in essere.

Partendo dai patti educativi finanziati con risorse ministeriali e gestiti sul territorio dagli uffici scolastici regionali, questi sono stati finora ricostruiti per circa la metà delle regioni italiane. Il maggior numero si rileva in Sardegna, Puglia e Piemonte, dove sono stati censiti oltre 80 patti ciascuna. Seguono la Toscana, con 50 patti, la Liguria (36) e l'Abruzzo (32).

Usr è l’acronimo di uffici scolastici regionali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Indire-Vita
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Settembre 2021)

Da notare come 2 grandi regioni del nord, Veneto e Lombardia, che pure non spiccano per il numero di patti nell'ambito delle assegnazioni degli Usr (uffici scolastici regionali), siano ai primi posti per patti educativi nella rete Piccole scuole.

Si tratta della rete che ha come obiettivo strategico l'integrazione e la collaborazione tra le scuole collocate in territori geograficamente dispersi, perché isolani, montani o comunque in aree interne. Una situazione per nulla infrequente in un paese orograficamente complesso come quello italiano.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 10 Aprile 2020)

76,8% del territorio nazionale è montano o collinare.

Di fronte a questo dato, mettere in rete le scuole e i centri educativi esistenti su territori spesso estesi e densamente poco popolati è un'esigenza improrogabile. A maggior ragione se si pensa che le scuole nelle aree interne sono spesso più vetuste e la presenza di presidi socio-educativi è più rarefatta rispetto ai contesti urbanizzati.

La rete nazionale delle Piccole Scuole è stata creata da Indire per superare l’isolamento, collegare classi con pochi alunni e sviluppare percorsi formativi basati sull’uso delle tecnologie e sulla collaborazione a distanza.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Indire-Vita
(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Settembre 2021)

Si tratta di dati ancora troppo preliminari per consentire una vera analisi di impatto. Tuttavia, rendono già possibili alcune considerazioni.

Lo sviluppo dell'autonomia scolastica, con il supporto di patti educativi di comunità strutturati, è stato sperimentato con successo in molte realtà locali, testimoniato a diversi livelli, come istituzioni pubbliche ed esperti di settore. Estendere tali esperienze a tutto il territorio nazionale, senza escludere nessuna comunità locale - dalle aree interne al mezzogiorno - va considerato un obiettivo strategico per il paese.

Nell'ottica di quella autonomia solidale che è alla base del nostro assetto istituzionale. E la cui centralità è stata ribadita anche nel rapporto del comitato di esperti nominato dal ministero dell'istruzione. Per immaginare una scuola che, dopo l'emergenza, guardi al futuro. E diventi laboratorio di cittadinanza, cuore di un sistema educativo rivolto al contrasto della povertà educativa.

Foto credit: Flickr Cifa Onlus - Licenza

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