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Il ruolo delle specificità territoriali del paese

Se nelle città l’offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia è tendenzialmente più sviluppata, allontanandosi dai centri la presenza appare molto più rarefatta. A livello nazionale, i capoluoghi hanno sostanzialmente raggiunto l’obiettivo dei 33 posti ogni 100 bambini residenti, mentre nel resto del paese i posti per 100 bimbi sono (in media) circa 22.

10,6 la distanza in punti percentuali tra l’offerta nei capoluoghi e quella nel resto del paese.

Per questa ragione, accanto all’obiettivo nazionale del 33%, il decreto legislativo 65/2017 fissa anche un altro target, volto a rendere più omogenea sul territorio l’offerta di servizi educativi rivolti alla prima infanzia.

Lo Stato promuove (…) la graduale diffusione territoriale dei servizi educativi per l’infanzia con l’obiettivo tendenziale di raggiungere il 75 per cento di copertura dei comuni, singoli o in forma associata

Per l’anno educativo 2018/19 circa il 59,6% dei comuni offre il servizio da solo o in associazione con altri (in termini di popolazione l’83,9% dei residenti abita in un comune con asili nido o servizi integrativi). Ma la diffusione del servizio sul territorio appare molto eterogenea. In 9 province (Aosta, Trieste, Pordenone, Reggio nell’Emilia, Ravenna, Firenze, Prato, Taranto e Barletta-Andria-Trani) tutti i comuni offrono almeno un posto. In altre 36 meno della metà dei comuni eroga il servizio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Questi dati ci dicono che, se in alcune realtà l'offerta è distribuita in modo piuttosto omogeneo sul territorio, in altre il rischio è che si concentri solo nei capoluoghi o nelle città principali.

Limiti nello sviluppo del servizio che spesso hanno radici territoriali. L'Italia, anche per conformazione morfologica, è un paese fortemente differenziato al suo interno. Nel confronto europeo, si tratta del quinto paese in Ue per quota di superficie montana dopo Grecia, Slovenia, Slovacchia e Austria. Secondo la classificazione Eurostat, "che considera gli aspetti morfologici della crosta terrestre congiuntamente a elementi demografici" (Istat, 2020), il 66% della superficie italiana è montano, il doppio della media Ue (32,6%), a grande distanza da Francia (20,6%) e Germania (11,8%).

A sua volta, ogni regione costituisce un sistema territoriale articolato. In base alla classificazione per zone altimetriche dell'istituto nazionale di statistica, solo in due regioni (Veneto e Puglia) la superficie pianeggiante supera la metà del totale. In 10 regioni la pianura rappresenta meno del 10% del territorio, e 7 di queste non hanno superficie pianeggiante. La metà delle regioni ha almeno il 40% della superficie montana.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 10 Aprile 2020)

Nel parlare della presenza di asili nido è importante mettere a fuoco questo aspetto, perché negli anni ha avuto riflessi sia sulla demografia sia sullo sviluppo economico e dei servizi nei territori. Per gran parte del paese, con pochissime eccezioni, la presenza di aree montane ha coinciso con un progressivo spopolamento.

(...) con l’eccezione della Valle d’Aosta e del Trentino Alto Adige, esclusivamente montane ma che sono state capaci di sfruttare il proprio territorio e le sue potenzialità come volano per la crescita economica e demografica, in quasi tutte le regioni con predominanza territoriale montana (Calabria, Molise, Basilicata, Piemonte, Liguria) negli ultimi 40 anni si osservano tassi di crescita medi annui della popolazione negativi o prossimi allo zero.

Tale tendenza allo spopolamento è propria delle aree interne. Territori che si definiscono in base alla distanza da città e centri maggiori, caratterizzati da uno scarso accesso ai servizi. Oltre alle ragioni educative che promuovono la necessità di un maggiore sviluppo del servizio, in queste realtà la presenza di servizi prima infanzia può rappresentare un presidio ancora più importante.

Le aree interne sono i comuni italiani più periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità). Vai a "Che cosa sono le aree interne"

Oltre un bambino con meno di 3 anni su 5 vive in aree interne. Quasi il 7% abita in un comune periferico o ultraperiferico.

Oggi infatti è soprattutto nei poli, comuni baricentrici in termini di servizi essenziali, che si concentra la maggior parte della popolazione: 24,7 milioni di residenti. Tra gli utenti potenziali degli asili nido, sono 570mila i bambini con meno di 3 anni che vivono in comuni polo (il 40% del totale). Altri 22 milioni di persone (di cui 547mila bimbi 0-2 anni) vivono nei comuni di cintura, cioè l'hinterland delle città maggiori, essendo collocati a meno di 20 minuti dal polo più vicino. Il resto del paese abita nelle aree interne.

21,8% dei residenti in Italia vive in aree interne. Di questi, il 7,3% abita in comuni periferici o ultraperiferici, distanti oltre 40 minuti dal polo più vicino.

Si tratta soprattutto di comuni montani o di collina interna, ma la condizione di area interna riguarda una fetta importante del paese: oltre 4.000 comuni (51% del totale) e più di 13 milioni di residenti (quasi il 22% della popolazione). Le aree interne si dividono a loro volta tra comuni intermedi (distanti tra 20 e 40 minuti dal polo più vicino), comuni periferici (tra 40 e 75 minuti) e ultraperiferici (oltre 75 minuti).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Agenzia per la coesione territoriale
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Nei comuni intermedi vivono oltre 200mila bambini con meno di 3 anni, ovvero il 14% del totale. In quelli periferici e ultraperiferici sono complessivamente poco meno di 100mila: il 6,6% dell'utenza potenziale degli asili nido in Italia.

93.057 bambini con meno di 3 anni residenti in comuni periferici o ultraperiferici, distanti oltre 40 minuti dal polo più vicino.

I divari nella presenza di servizi tra poli e aree interne

L'offerta di asili nido varia molto se confrontata con la classificazione per aree interne. Nei poli supera il 30%, nei comuni cintura è poco sopra il 23%. Nelle aree interne non raggiunge il 20%, con differenze tra comuni intermedi (19,4%), periferici (18,6%) e ultraperiferici (13,5%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

I comuni periferici e ultraperiferici, oltre ad essere i più distanti dai poli (almeno 40 minuti di distanza), sono anche quelli dove l'offerta di servizi prima infanzia è più carente. Questa infatti tende ha concentrarsi soprattutto nelle realtà maggiori, economicamente sviluppate, dove l'utenza potenziale è più densa ed è anche più semplice organizzare la rete territoriale dei servizi.

17,8 posti ogni 100 bambini, in media, nei comuni periferici e ultraperiferici.

Ciò detto, non in tutte le regioni l'offerta di servizi nei comuni periferici e ultraperiferici si colloca al di sotto del 20%. In 4 regioni, Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Veneto il dato supera il 25%. In altre 8 supera la media nazionale dei comuni periferici e ultraperiferici.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

In Campania l'offerta nelle aree periferiche è superiore rispetto al dato medio regionale.

Mentre l'offerta risulta inferiore ai 15 posti ogni 100 bambini nelle aree periferiche e ultraperiferiche di Liguria e di diverse regioni meridionali (Puglia, Campania, Basilicata e Calabria). Un dato che, nel caso di Liguria, Puglia e Basilicata è inferiore rispetto alla media regionale; per la Calabria è sostanzialmente in linea, mentre per la Campania appare di poco superiore.

12,8 posti ogni 100 bambini nei comuni periferici e ultraperiferici della Campania (9,4 la media regionale).

Il confronto tra le aree periferiche con più minori

Per approfondire questo tipo di differenze è utile confrontare le aree del paese dove più bambini tra 0 e 2 anni vivono nelle aree interne. Per un confronto più omogeneo, sono state isolate le 13 le province in cui almeno 2.500 bambini sotto i 3 anni vivono in comuni periferici o ultraperiferici. Alla data cui fanno riferimento i dati sugli asili nido (2018), si tratta di 4 province siciliane (Catania, Messina, Siracusa e Agrigento), due sarde (Sassari e Nuoro), le due autonome di Trento e Bolzano, le due della Basilicata (Potenza e Matera), una calabrese (Cosenza), una pugliese (Lecce) e una lombarda (Brescia).

Come cambia l'offerta di servizi prima infanzia nei comuni periferici e ultraperiferici di questi territori? Nei comuni classificati come periferici della provincia autonoma di Trento il dato è vicino a quota 33%. Da segnalare l'offerta media nelle aree periferiche di 3 province del mezzogiorno: Agrigento (27,2%), Sassari (22,5%) e Messina (20,9%). Mentre non raggiunge il 10% a Matera e Cosenza.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Questa classifica mostra come possano esservi profonde differenze anche tra le aree più distanti dai poli. Approfondendo in chiave locale, nella provincia autonoma di Trento il capoluogo si segnala per una copertura di quasi un bambino su 2 (48,8%). Ma anche diversi comuni periferici mostrano un livello di offerta di servizi variabile ma significativo. Partendo da quelli con l'utenza potenziale più ampia, Ledro (133 residenti 0-2 anni nel 2018) ha 22,5 posti ogni 100 bambini.  Tione di Trento raggiunge il 42,5%, Predazzo (18,7%), Storo (30,6%), Comano Terme (50%). Circa il 54% dei comuni periferici e ultraperiferici non ha asili nido, ma quelli che li hanno nel 70% dei casi superano il parametro europeo dei 33 posti ogni 100 bambini.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

In provincia di Cosenza, al contrario, la copertura di servizi prima infanzia è più bassa a partire dal capoluogo (9,7 posti ogni 100 bambini). Nei comuni periferici e ultraperiferici, a maggior ragione, l'offerta risulta spesso ancora carente. Anche in questo caso, partendo dai comuni periferici più popolosi, abbiamo Acri (390 bambini 0-2 anni) con il 12,9%. Poi San Giovanni in Fiore (374 bambini, 4,4%), Paola (324 bambini, 10,4%), Scalea (280 bambini, 10,9%). Complessivamente, oltre l'80% dei comuni periferici e ultraperiferici della provincia ha 0 posti nido. Tra quelli che li hanno, solo 3 superano il parametro europeo dei 33 posti ogni 100 bambini.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi ad asili nido e servizi prima infanzia sono di fonte Istat.

Per conoscere quanto è ampia l’offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Foto credit: Gautam Arora (unsplash) - Licenza

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