Partner

Cresce l’offerta al sud, ma è ancora lontana dal resto del paese

Negli ultimi anni l’offerta di asili nido e servizi prima infanzia è cresciuta, a livello nazionale, dai 22,5 posti del 2013 ai 25,5 del 2018. All’inizio della serie storica, erano oltre 10 i punti che ci separavano dal parametro europeo del 33%. Oggi – nonostante tale distanza si sia ridotta – sono ancora 7,5.

Questo incremento medio non è stato omogeneo sul territorio nazionale. Due aree del paese, il centro e il nord-est, che partivano da livelli di copertura più elevati, hanno raggiunto la soglia dei 33 posti ogni 100 bambini, fissata nel consiglio europeo di Barcellona. Il nord-ovest si è progressivamente avvicinato ai 30 posti ogni 100 alunni. Mentre per il mezzogiorno, è necessario distinguere tra sud e isole.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Entrambe le aree restano al di sotto del 15% di copertura potenziale. Se però nelle isole l'andamento è stato complessivamente altalenante, nel sud continentale si rilevano miglioramenti significativi. In quest'area tra 2017 e 2018 i posti nido sono aumentati di 2.348 unità, una crescita del 5,56% rispetto all'anno precedente. Nel 2018 ci sono 44.563 posti nelle regioni del sud, ovvero quasi il 20% in più rispetto a quanto rilevato negli anni 2013-15. Una crescita significativa, ma ancora limitata rispetto agli oltre 300mila bambini residenti.

13,3 i posti ogni 100 bambini 0-2 anni al sud nel 2018.

Tale crescita non è stata sufficiente a recuperare i ritardi pregressi, perché si scontra con un livello di offerta di servizi che storicamente era già molto più basso. Fino al 2015, erano poco più di 10 i posti ogni 100 bambini residenti, per cui un aumento comunque significativo, pari a 3,2 punti in più, porta a coprire solo il 13,3% dell'utenza potenziale nel sud.

I divari tra le regioni del mezzogiorno e al loro interno

Difatti, a livello regionale, gli ultimi posti in classifica continuano a essere occupati dalle regioni del mezzogiorno. Nessuna di queste, con l'eccezione della Sardegna, supera la media nazionale. Superano la soglia del 20% (ovvero più di un posto ogni 5 bambini) Abruzzo e Molise. Puglia e Basilicata si attestano poco sotto il 17%. Lontane anche da quota 15% Campania, Sicilia e Calabria.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Ai primi posti si collocano invece Valle d'Aosta (45,7%, cioè quasi 1 posto nei servizi socio-educativi per la prima infanzia ogni 2 bimbi residenti), Umbria (42,7%), Emilia Romagna (39,2%) e Toscana (36,2%). Poco sotto, in avvicinamento all'obiettivo del 33%, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

36,3 i punti di divario tra Valle d'Aosta e Campania nella copertura di nidi e servizi prima infanzia.

In un mezzogiorno con pochi servizi, spicca il dato delle province sarde.

Anche in termini di sviluppo del servizio, peraltro, all'interno di un sud che rimane in forte ritardo, vi sono profonde differenze a livello locale. Le province sarde, quelle molisane, Lecce, Teramo e Chieti sono le uniche del mezzogiorno a superare la quota dei 20 posti ogni 100 bambini. In questo senso, la copertura in Sardegna appare in molte zone in linea con quella delle regioni centro-settentrionali. Nella città metropolitana di Cagliari (31,4%) e nella provincia di Sassari (31,6%) l'offerta ha quasi raggiunto la soglia europea, e anche nel Sud Sardegna sono circa 29 i posti ogni 100 bambini.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Esistono divari anche all'interno delle regioni meno servite.

Anche nelle maggiori regioni del mezzogiorno, caratterizzate da una copertura media più bassa, il livello non è uniforme. In Sicilia, l'offerta potenziale presente nella città metropolitana di Messina (17 posti ogni 100 bambini) è quasi tre volte quella della provincia di Caltanissetta (6,2%). In Calabria il dato di Crotone (16,3%) si contrappone a quello di Cosenza (7,7%). In Campania, l'offerta potenziale di Salerno (13 posti ogni 100 bambini) è quasi doppia rispetto a Caserta (6,6%). In Puglia, sono soprattutto le province meridionali ad avere una maggiore copertura: Lecce (22,4%), Brindisi (18,7%), Taranto (18,3%). Minore la copertura nella città metropolitana di Bari (15,3%) e nelle province di Foggia (14,3%) e Barletta-Andria-Trani (12,2%).

Al netto di alcuni risultati migliori, nessuna provincia del mezzogiorno raggiunge la soglia del 33%. Difatti, ai primi 10 posti per copertura spiccano soprattutto province emiliano-romagnole (Ravenna, 46,8%; Ferrara, 45%, Bologna 44,5%, Forlì-Cesena 39,8%), toscane (Prato 42,2%, Firenze 40,2%, Siena 39,6%), oltre ad Aosta (45,7%), Perugia (43,8%) e Trieste (40,9%).

46,8 posti ogni 100 bambini in provincia di Ravenna, prima tra le province italiane.

Al contrario, agli ultimi posti compaiono solo province del mezzogiorno. Realtà come Vibo Valentia e Avellino (10 posti ogni 100 bambini),  Trapani (9,7%), Napoli (8,9%), Ragusa (8,7%), Catania (8,1%), Palermo (8%) e Cosenza (7,7%). Meno di 7 posti ogni 100 residenti 0-2 anni nelle province di Caserta (6,6%) e Caltanissetta (6,2%).

L'offerta nelle città, tra nord e sud

Se il dato a livello regionale e provinciale mostra un'Italia spaccata in due, confrontando solo i capoluoghi - realtà che per la loro dimensione storicamente vedono una maggiore densità di servizi prima infanzia - il quadro è più articolato.

Tra i capoluoghi centrosettentrionali prevalgono quelli dove la copertura ha superato il 33%, e in alcuni casi supera la quota di un posto ogni 2 residenti sotto i 3 anni. Allo stesso tempo, non mancano città in cui l'offerta - pur superiore ai 20 posti ogni 100 bimbi - non raggiunge la quota del 33%. In molti casi vi si avvicina molto, o l'ha praticamente raggiunta. È il caso, tra gli altri, di capoluoghi toscani come Arezzo (31,2%),  Pistoia (31%), Massa (32,3%); delle liguri La Spezia (31,4%), Savona (32%) e Imperia (32,7%); dell'emiliana Piacenza (31,7%), della piemontese Cuneo (31,3%) e di Frosinone nel Lazio (32,7%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Nel nord del paese, molto più lontane da quella soglia Treviso (20,3%) e Alessandria (16,8%). Quest'ultima città è l'unico capoluogo del centro-nord a non raggiungere i 2 posti ogni 10 bambini.

Anche nel mezzogiorno non mancano città dove l'offerta supera i 33 posti per 100 bimbi. In particolare 3 capoluoghi sardi (Sassari, dove supera il 55%, Nuoro, 41,9%, Carbonia 38,4% - non distante dalla soglia anche Oristano 31,8%) e città continentali come Lecce (36,2%) e Matera (33,9%). Non distanti dalla soglia anche Salerno (30,2%) e Foggia (29,4%).

Ma si tratta di casi piuttosto isolati: con una sola eccezione, le 10 città con maggiore copertura si trovano tutte nella parte settentrionale del paese. In particolare Bolzano (68,1 posti ogni 100 residenti 0-2 anni), Ferrara (58,4%), Siena (56,3%). Da segnalare, quinta tra i capoluoghi italiani, Sassari (55,3%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Al contrario, tutti i 10 capoluoghi con meno posti rispetto all'utenza potenziale si trovano nel mezzogiorno, e in particolare in 3 regioni. Cinque sono siciliani, 3 campani e 2 calabresi. Agli ultimi posti in particolare Catania e Crotone, con circa 5 posti ogni 100 bambini, seguite da Messina (5,9%) e Palermo (6,2%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Un'offerta limitata di nidi ha effetti sulle scelte educative delle famiglie.

La scarsità di asili nido e servizi prima infanzia nel mezzogiorno, anche nelle città maggiori, ha conseguenze sull'accesso al sistema educativo prescolare. È anche questa carenza di asili nido a incentivare il fenomeno degli anticipatari nel mezzogiorno. In Italia sono circa 70mila i bambini che all'età di 2 anni frequentano già la scuola dell'infanzia. A fronte di una media nazionale del 14,8% di bambini di 2 anni anticipatari, il dato supera il 20% in gran parte delle regioni meridionali, con picchi del 29,1% in Calabria, del 25% in Campania e del 23,7% in Basilicata. Dove sono più sviluppati i servizi prima infanzia, come in Valle d'Aosta ed Emilia Romagna, gli anticipatari sono rispettivamente il 5,4% e il 6,7%.

29,1% dei bambini calabresi anticipano la frequenza alla scuola dell'infanzia.

A conferma di una possibile relazione tra offerta di servizi prima infanzia e quota di anticipatari, va letta la diminuzione degli anticipi al sud nell'ultimo anno disponibile (-1.300 anticipi nel 2018/19 rispetto all'anno educativo precedente), in corrispondenza di una maggiore presenza di posti nido (+2.348).

Una direzione su cui sarà necessario investire nei prossimi anni per ridurre le distanze. Il tema è infatti anche legato al costo del servizio, data la maggiore accessibilità delle scuola d'infanzia. Ma se in parallelo non viene potenziata l'offerta territoriale di nidi, anche incentivi economici in questa direzione rischiano di essere vanificati.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi ad asili nido e servizi prima infanzia sono di fonte Istat.

Per conoscere quanto è ampia l’offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Foto credit: Sandy Millar (unsplash) - Licenza

PROSSIMA PARTE
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.