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	<title>Unione europea Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/per-le-donne-arrivare-ai-vertici-del-corpo-diplomatico-e-ancora-molto-difficile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 09:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305307</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello diplomatico è un settore in cui storicamente le donne hanno fatto molta fatica ad affermarsi. Nonostante negli ultimi anni ci siano stati dei progressi per favorire la parità di genere, l'Italia è ancora molto indietro su questo fronte rispetto agli altri paesi europei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/per-le-donne-arrivare-ai-vertici-del-corpo-diplomatico-e-ancora-molto-difficile/">Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>carriera diplomatica</strong> rappresenta storicamente uno dei percorsi più prestigiosi e selettivi della pubblica amministrazione. In Italia, come nel resto d’Europa, è stato anche uno degli ambiti in cui più a lungo si è riprodotta una forte <strong>disparità di genere</strong>. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, i dati più recenti mostrano come <strong>la presenza femminile ai vertici della diplomazia resti limitata</strong>.</p>



<p>Nel 2024 a livello europeo, secondo le analisi del progetto <a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Gender in Diplomacy” (GenDip)</a> dell’università di Göteborg, meno di un terzo dei diplomatici di alto rango era composto da donne. In questo contesto, <strong>l&#8217;Italia si colloca stabilmente agli ultimi posti</strong>. La quota di ambasciatrici italiane infatti è inferiore alla media e il divario rispetto agli altri grandi paesi europei è cresciuto nel tempo. Se Francia, Germania e Spagna registrano oggi percentuali comprese tra il 28% e il 33%, il nostro paese resta sotto questa soglia, confermando una distanza strutturale.</p>


<div id="nel-2024-litalia-e-stata-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-alla-guida-di-unambasciata-appena-il-15" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">15% </span>la quota di rappresentanti diplomatiche italiane alla guida di un&#8217;ambasciata nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>In questo articolo, realizzato nell&#8217;ambito dell&#8217;<em><a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a></em>, approfondiremo l&#8217;evoluzione nel tempo dell&#8217;accesso delle donne alla carriera diplomatica. Passeremo poi in rassegna i più importanti traguardi raggiunti in questo ambito, con uno sguardo anche su quelle che sono le ultime novità in materia.</p>


<div id="in-italia-fino-al-1960-la-carriera-diplomatica-era-preclusa-alle-donne-la-prima-ambasciatrice-a-pieno-titolo-e-arrivata-solo-nel-1985" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Una professione a lungo preclusa per le donne</h3>



<p>Fino alla seconda metà del Novecento, in Italia, l’accesso delle donne alla diplomazia era formalmente impedito. Solo con la <a href="https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/1960/33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sentenza</a> della <strong>Corte costituzionale</strong> del 13 maggio 1960 venne dichiarata illegittima la <a href="https://www.normattiva.it/eli/id/1919/07/19/019U1176/ORIGINAL" target="_blank" rel="noreferrer noopener">norma</a> che escludeva le donne dagli uffici pubblici che implicavano l’esercizio di potestà politiche. Fino ad allora, la carriera diplomatica era considerata <a href="https://brill.com/view/journals/hjd/17/3/article-p339_1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un percorso riservato agli uomini, generalmente provenienti da contesti sociali elevati</a>. In linea con una visione elitaria e maschile della rappresentanza dello stato all’estero.</p>



<p>L’ingresso delle donne nella diplomazia italiana è quindi relativamente recente. Le prime nomine arrivano a partire dagli anni Sessanta. Ma è solo negli anni Ottanta e Novanta che iniziano a emergere figure femminili in ruoli di maggiore responsabilità. La <strong>prima donna a guidare un’ambasciata italiana</strong>, con il ruolo di incaricata d&#8217;affari, risale al 1980. Mentre la <strong>prima ambasciatrice con pieno titolo</strong> viene nominata nel 1985. Da allora i progressi sono stati lenti e discontinui. </p>


<div id="strillo-testo-block_d8d73099db67382dddcb5f7383236ded" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Molte delle conquiste femminili nell&#8217;ambito del corpo diplomatico sono arrivate solo nel XXI secolo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Solo nel 2005 infatti le prime donne raggiungono il <strong>grado di carriera di ambasciatore</strong>. Nonostante abbiano la stessa nomenclatura infatti c&#8217;è una differenza tra il termine inteso come vertice politico-amministrativo di un&#8217;ambasciata e il grado di carriera. Non necessariamente le due cose coincidono. Anzi, spesso gli incaricati di guidare un&#8217;ambasciata non arrivano al grado di ambasciatore. Quest&#8217;ultimo si raggiunge solo dopo un <strong>percorso di carriera che dura oltre 20 anni</strong> e che prevede 5 livelli di anzianità.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.esteri.it/it/servizi-opportunita/opportunita/al-maeci/carriera_diplom/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>La carriera diplomatica</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Sebbene una situazione simile si ritrovi in praticamente tutti i paesi, è doveroso osservare come nella maggior parte degli stati europei ci siano stati dei <strong>progressi molto più marcati rispetto all&#8217;Italia</strong>. Facendo riferimento in particolare ai dati raccolti dal progetto&nbsp;GenDip è possibile osservare l’evoluzione nel tempo dalla componente femminile al vertice delle ambasciate dei principali paesi europei a partire dal 1968, primo anno per cui sono disponibili i dati.</p>


<div id="nel-tempo-il-divario-tra-la-quota-di-donne-diplomatiche-italiane-rispetto-alla-media-ue-e-aumentato-nel-2024-era-di-15-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Sulla base di queste informazioni possiamo osservare come alla fine degli anni Sessanta la media europea delle donne diplomatiche fosse vicina allo 0%. Nei decenni successivi si assiste a una lenta ma costante crescita. <strong>Solo a partire dal XXI secolo tuttavia si riscontrano percentuali che raggiungono la doppia cifra, fino ad arrivare a una quota del 30% registrata a fine 2024</strong>. Si tratta di un valore superiore di 7 punti percentuali rispetto alla media globale fatta registrare nello stesso periodo.</p>



<p>Con specifico riferimento all’<strong>Italia</strong> invece si nota una quota di donne che, seppur aumentata nel tempo, si è mantenuta costantemente al di sotto della media europea. Il divario è anzi aumentato con il passare del tempo, fino a raggiungere una <strong>distanza di 15 punti percentuali rispetto alla media Ue</strong> già nel 2021 e poi confermata nel 2024.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-diplomatiche/">L&#8217;Italia è agli ultimi posti in Europa per quota di donne diplomatiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-diplomatiche/">Evoluzione della percentuale di donne diplomatiche provenienti dai paesi dell&#8217;Unione Europea (1968-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_305293_tab3"><p>Per l&#8217;Italia va notato che ci sono alcune differenze tra i dati raccolti dal progetto <a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noopener">GenDip</a> e quanto riportato dal <a href="https://www.esteri.it/it/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale</a> della Farnesina. in particolare, le ambasciate di Accra, Baghdad, Pretoria, Bangkok e Tashkent sono guidate da incaricati d&#8217;affari anziché da ambasciatori.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noopener">GenDip</a> e Openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 21 Dicembre 2024)
                                        </p>
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                            </div>

			

        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">15 </span>il divario, in punti percentuali, della quota di donne ambasciatrici italiane rispetto alle media Ue registrato nel 2021 e nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>La differenza è piuttosto marcata anche confrontando l’Italia con gli altri principali paesi Ue. Sia <strong>Francia</strong> (33%), che <strong>Germania</strong> (30%) che <strong>Spagna</strong> (28%) riportavano nel 2024 percentuali molto superiori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Donne in ruoli chiave: progressi ancora lenti e insufficienti</h3>



<p>Nel paragrafo precedente ci siamo soffermati sulla poca frequenza delle donne alla guida di un’ambasciata. Adesso ci concentreremo invece sulle diplomatiche che sono riuscite a raggiungere <strong>incarichi di vertice</strong> nel corso della loro carriera, con particolare riferimento all&#8217;Italia. Per far questo abbiamo censito i vari<strong> incarichi riservati a personale diplomatico</strong>. È necessario qui ribadire che ci sono alcune differenze tra i dati raccolti dal progetto&nbsp;<a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GenDip</a>&nbsp;e quanto è possibile ricostruire dai dati riportati dal&nbsp;<a href="https://www.esteri.it/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sito ufficiale</a>&nbsp;della Farnesina, fonte principale utilizzata per questo paragrafo.</p>


<div id="strillo-testo-block_813b6f19639a911530229a69a74e9c26" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Alcune nomine di natura politica potrebbero favorire un riequilibrio di genere nell&#8217;ambito diplomatico. </p>
			        </section>
		</div>



<p>Oltre ai vertici delle ambasciate, rientrano in questa analisi anche ruoli chiave all’interno del ministero degli esteri ma anche quelli di <strong>consigliere diplomatico</strong> di ministri, della presidenza del consiglio o di quella della repubblica. Quest’ultimo incarico ha una connotazione molto particolare in quanto, pur rimanendo riservato a diplomatici di carriera, prevede una <strong>nomina politica</strong>. </p>



<p>Considerando il 2024 come anno di riferimento, possiamo osservare che sono solo 2 su 21 le donne che ricoprivano questo incarico. Si tratta di <strong>Isa Ghivarelli</strong> e <strong>Serena Lippi</strong>, rispettivamente consigliere diplomatiche dei ministri Casellati (riforme istituzionali) e Valditara (istruzione). Ci sono poi 2 donne (su un totale di 14 incarichi censiti) che ricoprono posizioni di vertice all’interno del ministero degli esteri. Si tratta di <strong>Patrizia Falcinelli</strong> e <strong>Nicoletta Bombardiere</strong>, direttrici generali rispettivamente delle direzioni per le risorse e l’innovazione e per la mondializzazione e gli affari globali.&nbsp;</p>


<div id="il-2024-e-stato-lanno-in-cui-si-e-registrata-la-maggior-quota-di-donne-in-ruoli-chiave-considerando-ministeri-e-ambasciate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Le <strong>ambasciatrici</strong> in servizio erano <strong>19 su 134</strong>. La loro distribuzione geografica mostra come le sedi più strategiche continuino a essere prevalentemente affidate a uomini. Ci sono però alcune eccezioni. È il caso ad esempio di <strong>Mariangela Zappia</strong> che è stata ambasciatrice italiana presso gli <strong>Stati Uniti</strong> e di <strong>Cecilia Piccioni</strong>, incaricata presso la <strong>Federazione Russa</strong>. Oltre a loro da segnalare anche altre 2 donne incaricate presso paesi che fanno parte del G20. Si tratta di <strong>Emilia Gatto</strong> (Corea del sud) ed <strong>Emanuela D’Alessandro</strong> (Francia).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-cerano-ambasciatrici-italiane-in-4-paesi-del-g20/">Nel 2024 c&#8217;erano ambasciatrici italiane in 4 paesi del G20</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-cerano-ambasciatrici-italiane-in-4-paesi-del-g20/">Elenco delle donne con incarico di ambasciatrice presso paesi terzi e organizzazioni internazionali o con altri ruoli chiave</a></h3>
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			        			                                <div id="chart_305298_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_305298_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305298_tab3"><p>Si noti che c&#8217;è una differenza tra il grado di ambasciatore/ambasciatrice che si raggiunge per anzianità e il ruolo di ambasciatore/ambasciatrice inteso come vertice diplomatico di un&#8217;ambasciata presso un paese terzo o un&#8217;organizzazione internazionale. Non necessariamente i due ruoli coincidono, anzi si tratta di una sovrapposizione abbastanza rara.</p>
<p>Si noti inoltre che gli incarichi di <span data-sheets-root="1">Mariangela Zappia come ambasciatrice presso gli Stati Uniti, di Giuseppina Zarra in Bulgaria e di Cecilia Piccioni presso la federazione russa si sono conclusi nel corso del 2025. Si noti infine che Laura Ranalli, vertice dell&#8217;ambasciata presso il Ghana risulta avere come ruolo quello di incaricata d&#8217;affari con lettera d&#8217;incarico. </span></p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati Openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Settembre 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-305298"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Considerando complessivamente i ruoli chiave ricoperti dalle donne nell’ultimo decennio, possiamo osservare come <strong>proprio il 2024 sia stato il momento in cui la quota femminile ha toccato il punto più alto</strong>. Logicamente le donne con incarico di ambasciatrice risultano dare il contributo maggiore (10,92%). Troviamo poi le consigliere diplomatiche e le direttrici generali (1,2%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022/">Una donna consigliera diplomatica del Quirinale tra il 2015 e il 2022</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022/">Quota di donne che ricoprono posizioni chiave all&#8217;interno del corpo diplomatico italiano (2014-2024)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305303_tab3"><p>Il grafico riporta la quota totale di ruoli chiave ricoperti da donne all&#8217;interno del corpo diplomatico italiano nel periodo compreso tra il 2014 e il 2024. Gli incarichi censiti consistono in: incaricato d&#8217;affari con lettera, ambasciatore, rappresentanza permanente presso organismi internazionali, capo di gabinetto del ministro, consigliere diplomatico, direttore generale/capo ufficio di primo livello, segretario generale del ministero. Il numero di incarichi attribuiti può variare di anno in anno.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati Openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Settembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305303"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Occorre precisare però che ci sono alcuni incarichi particolarmente rilevanti che se da un punto di vista quantitativo non contribuiscono ad aumentare in maniera significativa la quota di donne in ruoli chiave, da quello qualitativo rappresentano traguardi molto importanti. Su tutti, da citare l’incarico di <strong>consigliere diplomatico del presidente della repubblica, svolto da Emanuela D’Alessandro </strong>tra il 2015 e il 2022. Da segnalare anche l’incarico di <strong>capo di gabinetto del ministro degli esteri svolto da Cecilia Piccioni</strong> tra il 2022 e il 2024. La stessa Piccioni è poi passata alla guida della <strong>Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1 </span>donna nominata come consigliera diplomatica della presidenza della repubblica.</p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Come si accede alla carriera diplomatica in Italia</h3>



<p>Come già accennato nell&#8217;introduzione, l&#8217;accesso alla carriera diplomatica è particolarmente selettivo. Con riferimento all&#8217;Italia, fino allo scorso anno infatti, i <a href="https://www.esteri.it/it/servizi-opportunita/opportunita/al-maeci/carriera_diplom/concorso_diplomatico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">requisiti</a> prevedevano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il possesso di una laurea specialistica/magistrale o di un titolo equivalente nei tre grandi filoni delle scienze politiche/relazioni internazionali, della giurisprudenza, o dell&#8217;economia;</li>



<li>il superamento di una prova attitudinale;</li>



<li>il superamento di 5 prove scritte;</li>



<li>il superamento di una prova orale a cui possono aggiungersene anche altre facoltative (in diverse lingue).</li>
</ul>



<p>Da segnalare che l&#8217;impostazione del concorso cambierà a partire dal 2026 in seguito a una <a href="https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2025/12/il-ministro-tajani-presenta-la-riforma-della-farnesina-operativa-dal-2026/">riforma</a> del dicastero voluta dall&#8217;attuale ministro <strong>Antonio Tajani</strong>. La prova sarà aperta a tutti gli studenti in possesso di una laurea magistrale. La nuova struttura inoltre si svilupperà su due fasi: una <strong>prova di base comune</strong> (logica, inglese, cultura generale internazionalistica), seguita da <strong>esami specialistici</strong> basati sui &#8220;profili&#8221; scelti (commerciale-economico, cybersecurity-digitale e classico/politico).</p>



<p>Data la complessità di questo percorso, non ci si aspetterebbero particolari differenze di genere nei soggetti che riescono ad accedere alla carriera diplomatica. Anzi, forse ci si potrebbe attendere un maggior successo delle donne considerando che queste ultime, come abbiamo avuto modo di&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/quanto-incide-la-segregazione-di-genere-nei-percorsi-di-istruzione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a>, <strong>non solo raggiungono maggiormente la laurea nelle discipline umanistiche</strong> <strong>ma spesso ottengono risultati migliori rispetto agli uomini</strong>.</p>


<div id="negli-ultimi-20-anni-le-donne-che-hanno-avuto-accesso-alla-carriera-diplomatica-sono-state-solamente-il-31" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I <a href="https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2024/12/statistiche-concorso-diplomatico-aggiornate-al-2024-pdf.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> messi a disposizione dal ministero degli esteri sui risultati dei concorsi svolti negli ultimi 20 anni descrivono invece <strong>un quadro abbastanza diverso</strong>. Tra il 2003 e il 2024 si sono svolti in totale 19 concorsi. In questo periodo la quota di donne entrate in servizio dopo aver superato le prove si è attestata al 31% circa. <strong>Ancora oggi quindi la percentuale di uomini assunti è più che doppia</strong>.</p>



<p>Analizzando le singole annualità, possiamo osservare che il dato più elevato si è registrato proprio nel 2024, con una quota di donne assunte in servizio pari al 45,8%. Dati particolarmente bassi invece all’inizio della serie storica, in particolare <strong>nel 2004 solo il 13% di donne ha superato il concorso</strong>.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo/">Le donne che hanno superato il concorso diplomatico negli ultimi vent’anni sono meno di un terzo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo/">Distribuzione, per genere, dei diplomatici assunti in servizio (2003-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2024/12/statistiche-concorso-diplomatico-aggiornate-al-2024-pdf.pdf" target="_blank" rel="noopener">Maeci</a>.                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<h3 class="wp-block-heading">Una parità ancora da costruire</h3>



<p>È piuttosto complesso riuscire a ricostruire le cause di questo sbilanciamento. Tuttavia, secondo alcuni <a href="https://civio.es/poder/2025/12/04/only-three-out-of-ten-ambassadors-from-european-union-countries-are-women/#:~:text=The%20reasons%20behind%20the,a%20woman%20helps." target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi accademici</a>, uno dei motivi potrebbe riguardare le maggiori difficoltà che di solito incontrano le donne nel conciliare vita familiare e professionale. Secondo questa visione, il sistema diplomatico &#8211; non solo in Italia &#8211; tenderebbe a <strong>premiare chi non è costretto a interrompere o rallentare frequentemente la carriera per carichi di cura. </strong>Oltre a chi da la più ampia disponibilità alla mobilità internazionale. </p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>A study by Politic Science’s professors Romain Lecler and Yann Goltrant on french diplomats concluded that the main difference between the two genders was the amount of time they had spent abroad, with women five times more likely to take leave during their careers and twice as likely to avoid all international assignments. Women also travelled to destinations closer to home. Perhaps as a result, Lecler writes, female diplomats were half as likely as their male counterparts to attain high-ranking positions. Spanish career diplomats reported similar experiences when the Spanish Court of Auditors asked them.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://civio.es/poder/2025/12/04/only-three-out-of-ten-ambassadors-from-european-union-countries-are-women/#:~:text=The%20reasons%20behind%20the,a%20woman%20helps." target="_blank">&#8211; M. Álvarez del Vayo, A. Maqueda, C. Torrecillas &#8211; Only three out of ten ambassadors from European Union countries are women (4 dicembre 2025).</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Negli ultimi anni il quadro normativo a tutela della parità di genere si è rafforzato, anche per quanto riguarda il corpo diplomatico. Tale principio &#8211; oltre che dalla Costituzione (articoli 3, 37, 51) &#8211; è sancito dal <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006-04-11;198" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Codice delle pari opportunità</a>. Inoltre il ministero degli affari esteri ha adottato un nuovo <a href="https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/01/G_PTAP-2025-2027.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano triennale di azioni positive</a> (2025-2027) che mira a promuovere l’equilibrio di genere. Tra le misure previste figurano<strong> il rafforzamento del lavoro agile, il sostegno alla genitorialità, la promozione delle carriere femminili e una maggiore attenzione alla dimensione di genere nei processi di valutazione</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_8b9ef1421b229de6fd88275fc0c5c72b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Serve anche un cambiamento culturale per favorire la parità di genere nell&#8217;ambito diplomatico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Anche la recente riforma della Farnesina, con la revisione del concorso diplomatico e l’introduzione di percorsi più articolati e specializzati, potrebbe incidere nel medio periodo sulla composizione di genere del corpo diplomatico. Resta però da <strong>verificare se questi strumenti saranno sufficienti a incidere su dinamiche strutturali radicate da decenni</strong>.</p>



<p>In una prospettiva ventennale, i dati indicano un miglioramento nell’accesso delle donne alla carriera diplomatica, testimoniato dall’aumento della componente femminile tra i nuovi ingressi. Questo progresso, tuttavia, <strong>non si riflette ancora in modo proporzionale nei livelli apicali</strong>. Il divario osservato è anche il risultato di disuguaglianze stratificate nel tempo, che continuano a incidere sulle progressioni di carriera. Per evitare che questo tetto di cristallo persista in un settore chiave dell’amministrazione pubblica, accanto agli interventi normativi appare quindi necessario un <strong>cambiamento culturale più profondo</strong>, capace di incidere sulle modalità di valutazione, selezione e assegnazione degli incarichi.</p>



<p><em>This article is published in collaboration with the <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a> in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ChatEurope</a> and is released under a <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a> licence</em>.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.interris.it/italia/beccalli-cattolica-atenei-chiamati-ad-agire-come-arene-geopolitiche" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ministero degli esteri</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/per-le-donne-arrivare-ai-vertici-del-corpo-diplomatico-e-ancora-molto-difficile/">Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 08:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<category><![CDATA[povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=304499</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati confermano come al diminuire del livello di istruzione corrispondano retribuzioni più basse. Per questo l'investimento in tale ambito può contribuire a una riduzione dei divari socio-economici. Anche se non è di per sé un indice di qualità, si tratta di un elemento da monitorare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/">L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I recenti dati pubblicati da Istat sulla povertà in Italia ci indicano che <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il 12,3% delle famiglie</a> con figli nel 2024 si è trovata a vivere in condizioni di povertà assoluta. Una quota che supera il 20% tra i nuclei con almeno 3 minori a carico.</p>



<p>I dati confermano inoltre che&nbsp;<strong>la condizione economica delle famiglie tende a peggiorare al diminuire del titolo di studio della persona di riferimento</strong>. Tendenzialmente infatti&nbsp;<strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti</strong>, accentuando la vulnerabilità economica. Una dinamica confermata anche dai <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/01/REPORT_STRUTTURA_RETRIBUZIONI_2022.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati relativi alla struttura delle retribuzioni</a> in Italia. Da queste elaborazioni emerge infatti come il livello dei salari medi tenda a diminuire al calare del titolo di studio conseguito, con significativi divari di genere.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+58,8% </span>il divario retributivo medio tra chi ha conseguito una laurea e chi si è fermato alla terza media in Italia nel 2022.</p>
			        </section>
		

        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>Che cos’è la povertà assoluta</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/anche-nellaccesso-alluniversita-i-divari-sociali-alimentano-quelli-educativi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a>, questo tipo di divari socio-economici tende a tramandarsi di generazione in generazione, per la forte segmentazione nel percorso di studi in base alla famiglia d&#8217;origine. <strong>Per i figli di famiglie svantaggiate infatti è meno frequente raggiungere i gradi di istruzione più alti, rispetto ai coetanei</strong>. Investire in un&#8217;istruzione accessibile per tutti resta quindi una leva imprescindibile per cercare di far uscire bambini e bambine, ragazzi e ragazze dalla trappola della <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">povertà educativa</a>. Peraltro, nel suo ultimo <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto annuale</a>, <strong>Invalsi ha evidenziato come sia necessario intervenire fin dai primi gradi di studio</strong>. Già in terza media infatti si possono accumulare gap educativi difficilmente recuperabili. Questi possono condurre ai fenomeni come quello della <strong>dispersione scolastica, sia esplicita che implicita</strong>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>Che cos’è l’abbandono scolastico</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Le recenti esperienze dimostrano che, quando le azioni sono progettate sulla base delle esigenze specifiche di scuole e classi, i risultati non tardano ad arrivare. L’analisi dei dati, l’autonomia responsabile e il supporto alle comunità educanti si confermano leve strategiche.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025, 9 luglio 2025</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>In questo senso, la spesa in istruzione &#8211; pur essendo un indicatore quantitativo e non qualitativo &#8211; resta uno degli aspetti da monitorare per valutare l&#8217;investimento del paese in questa priorità. <strong>Da anni purtroppo l&#8217;Italia si colloca tra i paesi europei con la più bassa spesa in rapporto al prodotto interno lordo</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3,9% </span>la quota di spesa pubblica destinata all&#8217;istruzione rispetto al Pil nel 2023 in base ai dati Eurostat.</p>
			        </section>
		


<p>Come detto, si tratta di un valore quantitativo che quindi di per sé&nbsp;<strong>non rappresenta un indicatore di qualità dell’offerta educativa</strong>. Allo stesso tempo, porre questo comparto al centro delle politiche pubbliche può&nbsp;<strong>contribuire a una riduzione dei divari sociali, educativi e territoriali</strong>&nbsp;che gravano sul paese.</p>


<div id="in-italia-in-media-un-laureato-arriva-a-guadagnare-il-59-in-piu-di-chi-si-ferma-alla-licenza-media-tra-i-lavoratori-dipendenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Divari retributivi e titoli di studio in Italia</h3>



<p>I dati raccolti da Istat nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine europea<em> </em><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/explore/all/all_themes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RCL-SES</a> consentono di evidenziare piuttosto chiaramente il <strong>legame tra il livello di istruzione e la retribuzione</strong>. Nel 2022, ultimo anno della rilevazione, infatti i lavoratori dipendenti con un diploma di scuola superiore guadagnavano in media circa 35mila euro all’anno, il 18,5% in più rispetto a chi possedeva al massimo la licenza media (29.567 €). I laureati invece arrivavano a guadagnare circa il 59% in più (46.953 €).</p>



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                <span class="fs-24 fw-400">Ti interessano gli argomenti                    <span class="fw-700">Povertà educativa <span class="fw-400">e</span> Europa</span>?</span>
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					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
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				                <p>Covid, leggi, attuazioni, voti rilevanti, cambi di gruppo, assenze e presenze.</p>
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					Abruzzo                </label>
				                    <i class="fs-15"> &#8211; Ogni mese</i>
				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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<p>In questa dinamica si inserisce anche l&#8217;annosa questione del <strong>divario retributivo di genere</strong>. Dai dati infatti emerge chiaramente come le donne guadagnino generalmente meno degli uomini, anche a parità di livello di istruzione. Complessivamente infatti nell&#8217;anno in esame <strong>la retribuzione media annua degli uomini ammontava a 39.982 euro mentre quella delle donne si fermava sui 33.807 euro</strong>. Una differenza percentuale del 18,3%. Questo divario aumenta con il crescere del livello di istruzione: è del 19,9% per i dipendenti con al massimo la licenza media, sale al 20,5% per l’istruzione secondaria superiore e raggiunge il 39,9% per l’istruzione terziaria.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Al diminuire del livello di istruzione diminuisce la retribuzione media annua, con forti divari di genere</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti per sesso e livello di istruzione in valori assoluti (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_304490_tab3"><p><span style="font-weight: 400">I dati derivano dalla Rilevazione sulla Struttura delle retribuzioni e del costo del lavoro (RCL-SES) riferita al 2022. In linea con le normative comunitarie, l&#8217;indagine ha coinvolto i lavoratori dipendenti retribuiti per l&#8217;intero mese di ottobre 2022, impiegati in unità economiche (aziende e enti pubblici) con un minimo di 10 dipendenti.</span></p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: lunedì 20 Gennaio 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			


<p>Da notare che il divario di genere colpisce le donne anche nelle differenze retributive in sulla base del titolo di studio. Le donne diplomate infatti guadagnano il 20,2% in più rispetto a quelle con licenza media, un divario simile a quello maschile (20,7%). Tuttavia, per le donne con istruzione terziaria, la retribuzione è superiore del 54,2% rispetto a chi ha la licenza media. Si tratta di una <strong>differenza nettamente inferiore rispetto a quella riscontrata negli uomini (79,9%)</strong>.&nbsp;</p>


<div id="nel-2023-litalia-ha-speso-in-istruzione-risorse-pari-a-meno-del-4-del-proprio-pil-da-anni-il-paese-registra-uno-dei-valori-piu-bassi-nel-contesto-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La spesa in istruzione in Italia e in Europa</h3>



<p>L&#8217;accesso all&#8217;istruzione resta quindi uno dei principali fattori per le opportunità di vita successive. Da questo punto di vista, il principale strumento a disposizione del decisore è<strong>&nbsp;l’offerta di istruzione di qualità per tutte e tutti</strong>. Ciò si traduce in un investimento complessivo, che non riguarda unicamente l’entità delle risorse spese ma anche – e soprattutto – la&nbsp;<strong>qualità dell’offerta educativa cui bambini e ragazzi hanno accesso</strong>. Allo stesso tempo, le risorse investite sul comparto possono essere comunque considerate un indicatore dell&#8217;importanza attribuita al settore.</p>


<div id="strillo-testo-block_c371627507e37af844b76efd7a93015c" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La spesa in istruzione non è un indicatore di qualità ma può dirci qualcosa sull&#8217;importanza attribuita al settore dai decisori.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Da questo punto di vista possiamo osservare come nel 2023 la spesa pubblica italiana per l’istruzione sia consistita in circa <strong>83,7 miliardi di euro</strong>, in base ai dati riportati da <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Government_expenditure_by_function_%E2%80%93_COFOG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> per quell&#8217;anno. Si tratta del terzo valore più alto all’interno dell’Unione europea superato solamente da <strong>Germania</strong> (187,3 miliardi) e <strong>Francia</strong> (141,6 miliardi). Naturalmente però occorre tenere presente le diverse caratteristiche dei paesi Ue, a partire dalla grandezza della popolazione e dalla capacità di spesa che ogni stato può mettere in campo.</p>



<p>Per questo, un indicatore utile per fare confronti a livello europeo è l’analisi della percentuale di spesa in istruzione rispetto al Pil (prodotto interno lordo) di ogni paese. Considerando questo indicatore possiamo osservare che <strong>l’Italia nel 2023 ha investito in istruzione una quota pari al 3,9% del proprio Pil</strong>. Si tratta del terzo valore più basso a livello Ue a fronte di un dato medio del 4,7%. Solo <strong>Romania</strong> (3,4%) e <strong>Irlanda</strong> (2,8%),&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/il-grande-potenziale-dellinvestimento-in-istruzione/#dal-2010-litalia-e-tra-i-maggiori-paesi-ue-quello-che-spende-meno-rispetto-al-pil" target="_blank" rel="noreferrer noopener">su cui valgono però alcune considerazioni particolari</a>, riportano valori inferiori. Ai primi posti troviamo invece <strong>Svezia</strong> (7,3%), <strong>Belgio</strong>, <strong>Finlandia</strong> ed <strong>Estonia</strong> (6,3%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">L’Italia è il terzo paese Ue con minor spesa in istruzione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2023)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">L’Italia è il terzo paese Ue con minor spesa in istruzione &#8211; Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2023)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_304497_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_304497_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_304497_tab3"><p>I dati, raccolti da Eurostat per i diversi paesi europei, fanno riferimento alla classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione (<a href="https://www.istat.it/it/archivio/6427" target="_blank" rel="noopener">Cofog</a>).</p>
<p>Dati 2023 provvisori per Belgio, Francia, Germania, Slovacchia, Spagna e Portogallo.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 21 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-304497"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-304497" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Da notare, peraltro, che l&#8217;Italia fra i 3 maggiori stati europei (considerando anche Francia e Germania) è quella che spende meno in istruzione in rapporto al proprio Pil fin dal 2010.</p>


<div id="oltre-il-40-degli-studenti-di-terza-media-non-ha-raggiunto-competenze-linguistiche-adeguate-nel-2025" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I risultati Invalsi come indicatore di possibili criticità dove intervenire</h3>



<p>In un contesto di risorse limitate come quello appena descritto, è <strong>fondamentale attuare interventi mirati sulla base delle diverse esigenze</strong>. Da questo punto di vista, i risultati dei test Invalsi possono rappresentare un utile indicatore in questo senso. Il già citato report riguardante l&#8217;anno scolastico 2024-2025 ha evidenziato come <strong>continuino ad emergere disparità territoriali significative nei livelli di apprendimento tra sud e centro-nord</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_bd39d77a565170418d926a0600e80518" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I dati possono contribuire a individuare situazioni di criticità fin dai primi gradi di studio.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Questi divari sono <strong>già evidenti nella scuola primaria e si accentuano nei cicli successivi</strong>, anche quando si tiene conto del background socio-economico o dell&#8217;origine migratoria degli studenti. Divari che evidenziano la <strong>necessità di azioni strutturali, sin dalla primissima infanzia</strong>.</p>



<p>A livello nazionale, si riscontra che le percentuali di studenti che raggiungono un risultato adeguato rispetto ai traguardi di apprendimento alla fine del primo ciclo di istruzione (almeno livello 3 per italiano e matematica, livello A2 per inglese) sono: 58,6% in italiano, 55,7% in matematica, 82,8% in <em>reading</em> e 69,7% in <em>listening</em>. Italiano e, ancor più, matematica hanno mostrato una fase di sostanziale stabilità dal 2021.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">41,4% </span>gli studenti di terza media che non hanno raggiunto competenze linguistiche adeguate in italiano nel 2025.</p>
			        </section>
		


<p>Tale quadro suggerisce che <strong>l&#8217;ipotesi di un effetto pandemico di medio-lungo periodo sugli apprendimenti, pur plausibile, non è più sufficiente a spiegare da sola le dinamiche attuali</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il protrarsi di questa situazione potrebbe anche essere attribuito a diversi fattori strutturali, tra cui non solo le difficoltà legate alla didattica a distanza e alle discontinuità formative durante gli anni critici della pandemia ma anche all’emergere di nuove fragilità negli studenti e nelle studentesse e alle sfide poste dalla crescente complessità del contesto scolastico e sociale.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025, 9 luglio 2025</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>È quindi necessario interrogarsi su fattori strutturali legati alla trasformazione della società, all&#8217;impatto crescente delle tecnologie e al ruolo della scuola.</p>


<div id="trapani-palermo-e-napoli-sono-i-comuni-capoluogo-dove-gli-studenti-di-terza-media-fanno-registrare-i-piu-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le competenze linguistiche degli studenti nei comuni capoluogo</h3>



<p>In un contesto sociale ed economico dove la capacità di padroneggiare le nuove tecnologie è diventata imprescindibile, l&#8217;apprendimento delle discipline Stem è assolutamente essenziale. Così come resta fondamentale l&#8217;acquisizione delle competenze di base, a partire dalla <strong>capacità di leggere, comprendere e produrre un testo</strong>, premessa per essere cittadini consapevoli e non soggetti passivi. Da questo punto di vista, le <strong>elaborazioni di Istat nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali</strong> ci consentono di fare alcune analisi a livello territoriale circa le <strong>competenze linguistiche raggiunte dagli studenti di terza media nei comuni capoluogo</strong> al termine dell&#8217;anno scolastico 2021-2022.</p>


<div id="strillo-testo-block_623e44721ead6911cfd10aa7447aad46" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Generalmente gli studenti del mezzogiorno ottengono punteggi più bassi nei testi Invalsi di lingua.</p>
			        </section>
		</div>



<p>A livello nazionale, il punteggio medio ottenuto dagli studenti di terza media in quell&#8217;anno era pari a 196,6. Disaggregando il dato a livello regionale, possiamo osservare che i punteggi più alti sono stati raggiunti in <strong>Valle d’Aosta</strong> (205,8), <strong>Umbria</strong> (204,5) e <strong>Marche</strong> (202,3). Viceversa, i punteggi più bassi si sono registrati in <strong>Sicilia</strong> (185), in <strong>Calabria</strong> (185,4) e in <strong>Campania</strong> (187,9). </p>



<p>In generale possiamo osservare che <strong>tutte le regioni del mezzogiorno, con la sola eccezione dell’Abruzzo, hanno riportato un dato inferiore rispetto alla media nazionale</strong>. Viceversa tutte le regioni del centro-nord, con la sola eccezione della <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong>, hanno fatto registrare punteggi più alti.</p>



<p>Scendendo a livello comunale, i 5 capoluoghi con i punteggi più alti sono <strong>Macerata</strong> (214,6), <strong>Sondrio</strong> (212), <strong>Siena</strong> (211,8), <strong>Perugia</strong> (210,1) e <strong>Fermo</strong> (209,7). Rispetto alla dinamica individuata a livello regionale, ci sono, come spesso capita, delle eccezioni. Tra le realtà del mezzogiorno e delle isole infatti, si nota che 11 città fanno registrare un punteggio superiore a 200. Si tratta di: Avellino, Campobasso, Potenza, Lecce, Caserta, Teramo, Chieti, Cagliari, Pescara e Isernia.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-e-napoli-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche-in-terza-media-nel-2022/">A Palermo e Napoli bassi livelli di competenze linguistiche in terza media nel 2022</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-e-napoli-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche-in-terza-media-nel-2022/">Livello di competenza alfabetica degli studenti di terza media per comune capoluogo di provincia (a.s. 2021-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat statistiche sperimentali                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-304495"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-304495" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>I capoluoghi con i risultati inferiori sono invece <strong>Trapani</strong> (178,1), <strong>Palermo</strong> (183,3), <strong>Napoli</strong> (184,7), <strong>Prato</strong> (185,2) e <strong>Crotone</strong> (186). Oltre al capoluogo toscano, altre città del centro-nord con risultati non particolarmente elevati sono Savona, Alessandria, Vercelli, Bolzano, Imperia e Venezia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.freepik.com/free-photo/kid-taking-book-from-shelf_2499026.htm#fromView=image_search_similar&amp;page=1&amp;position=13&amp;uuid=066692ac-f25b-42ea-9bf1-ea092dce8207&amp;query=lo+stato+deve+investire+nell%27istruzione+" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://support.freepik.com/s/topic/0TO3V000000Cla4WAC/licenses?_gl=1*xvu8h5*_gcl_au*MjEzODk0MTEzMS4xNzQ0NzM2OTkx*_ga*MTcwMzM4OTQ5MC4xNzQ0NzM2OTkx*_ga_QWX66025LC*czE3NTI1MDE4NDgkbzEwJGcxJHQxNzUyNTAxOTQyJGoyNiRsMCRoMA.." target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/">L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301678</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 sono scesi al 15,2% i giovani che non studiano e non lavorano, ma l'Italia resta il secondo paese dove il fenomeno incide di più. In particolare tra i non laureati, nelle aree urbane e nelle città del mezzogiorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/">Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come ogni anno, il 15 luglio ricorre la&nbsp;<a href="https://www.un.org/en/observances/world-youth-skills-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale delle competenze dei giovani</a>. Un&#8217;occasione per riflettere su quanto ciascun paese stia facendo per valorizzarne le capacità e l&#8217;autonomia.</p>



<p>Nonostante il calo nell&#8217;ultimo decennio, <strong>l&#8217;Italia resta</strong>,<strong> nel contesto europeo, uno dei paesi con più giovani cosiddetti Neet</strong>, ovvero che non studiano, non lavorano e non frequentano percorsi di formazione.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">15,2% </span>i Neet in Italia nella fascia 15-29 anni nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>Una quota superiore rispetto alla media europea (11%) e distante dall&#8217;obiettivo Ue per il 2030: scendere al di sotto del 9% di giovani Neet. Ridurre questa percentuale significa mitigare la <strong>dispersione della risorsa più importante a disposizione di un paese: l&#8217;energia e il talento delle sue giovani generazioni</strong>.</p>



<p>Non si tratta di un problema che riguarda solo le ragazze e i ragazzi, frustrati nelle loro aspirazioni e nelle possibilità di autonomia e di crescita personali. Il fatto che<strong> una parte non irrilevante della popolazione giovanile resti esclusa dai percorsi di istruzione, formazione e &#8211; successivamente &#8211; dal mondo del lavoro</strong> rappresenta un vero e proprio problema sociale.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"></div>



<p>Abbiamo approfondito il dato nazionale nel contesto europeo, anche alla luce dell&#8217;<strong>incidenza dei divari educativi sulla condizione dei Neet</strong>. Come sempre, il fenomeno assume anche una forte connotazione territoriale. Pur tenendo presente che i dati comunali più recenti sono relativi al 2020, un anno molto particolare visto l&#8217;impatto dell&#8217;emergenza, appare consolidato che il <strong>fenomeno sia più impattante in alcune grandi città</strong>.<strong> </strong>In particolare nel mezzogiorno, come <strong>Catania, Palermo e Napoli</strong>.</p>


<div id="152-i-neet-in-italia-nella-fascia-15-29-anni-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I Neet nel confronto europeo</h3>



<p>L&#8217;Italia si posiziona tra gli <strong>stati con una percentuale di Neet più elevata nel 2024</strong> (15,2%). Si registra comunque una <strong>tendenza al calo, visibile anche negli ultimi anni</strong> (16,1% nel 2023, 19% nel 2022). Ciononostante il nostro paese è, dopo la <strong>Romania</strong> (19,4%), quello in cui il fenomeno incideva maggiormente l&#8217;anno scorso, l&#8217;ultimo disponibile per un confronto. Seguono la <strong>Lituania</strong> (14,7%) e la <strong>Grecia</strong> (14,2%).</p>


<div id="in-calo-ma-comunque-al-secondo-posto-in-ue-dopo-la-romania" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-piu-neet/">Nel 2024 l&#8217;Italia resta il secondo paese Ue con più Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-piu-neet/">Percentuale di Neet nella fascia 15-29 anni (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 12 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-301687"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-301687" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-piu-neet/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Questi stati devono affrontare ancora una sfida importante per raggiungere l&#8217;<a href="https://op.europa.eu/webpub/empl/european-pillar-of-social-rights/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo Ue per il 2030 di scendere al di sotto del 9%</a> di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in formazione.</p>



<p>Gli stati con la minor percentuale di Neet nel 2024 sono invece i <strong>Paesi Bassi </strong>(4,9%), la <strong>Svezia</strong> (6,3%) e <strong>Malta</strong> (7,2%). Questi paesi, insieme ad altri 6, hanno già raggiunto il target Ue per il 2030. Un obiettivo che riguarda la questione giovanile, in primo luogo da un punto di vista sociale, essendo inserito nel piano d&#8217;azione sul pilastro europeo dei diritti sociali. Ma che ha anche evidenti risvolti educativi che, in modi diversi, investono il nostro sistema di istruzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il collegamento tra la condizione di Neet e il percorso educativo</h3>



<p>I divari educativi presenti nel paese possono incidere sulla futura condizione di Neet da due punti di vista, spesso sovrapposti.</p>



<p>In primo luogo, un<strong> basso livello di istruzione, o comunque il raggiungimento di un titolo che non corrisponde alle competenze effettive</strong> (la cosiddetta <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/">dispersione implicita</a>), spesso comporta il non trovare sbocchi né all&#8217;interno del sistema educativo, ad esempio con l&#8217;accesso all&#8217;istruzione terziaria, né in quello occupazionale. A maggior ragione in un <strong>contesto produttivo dove le competenze tecnologiche e digitali sono sempre più richieste per aver accesso a possibilità di lavoro stabili e ben retribuite</strong>.</p>


<div id="178-i-neet-tra-i-15-29enni-diplomati-molto-piu-dei-coetanei-laureati-118" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17,8% </span>i Neet tra i 15-29enni diplomati. Molto più della media Ue per lo stesso segmento (11,3%) e dei coetanei laureati in Italia (11,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Nel nostro paese in molti casi anche il raggiungimento del diploma delle superiori non sembra essere sufficiente per contenere il rischio Neet. Mentre a livello europeo la quota di Neet tra i diplomati (11,3%) è in linea con la media generale (11% circa), <strong>in Italia tra i giovani con diploma la percentuale di quelli che non studiano e non lavorano si avvicina al 18%</strong>. Quasi 3 punti in più della media nazionale (15,2%). Tra i laureati in Italia, scende invece all&#8217;11,8%. Paradossalmente l&#8217;incidenza dei Neet è superiore tra i giovani diplomati rispetto a quelli con al massimo la licenza media (13,3%). Segnale da un lato significativo rispetto alla struttura del mercato del lavoro nel nostro paese. Dall&#8217;altro della capacità del sistema di istruzione di formare adeguatamente anche chi conclude la scuola secondaria di secondo grado.</p>


<div id="strillo-testo-block_a774e3017a708ddc6c4f97d8be611727" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Spesso i giovani non sono supportati a sufficienza nella scelta del loro percorso scolastico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In questo senso, va valutato l&#8217;altro fattore chiave. Ovvero le<strong> difficoltà di scelta nei percorsi educativi e le possibilità di orientamento in questo senso</strong>. Come puntualizzato negli approfondimenti di <a href="https://www.almalaurea.it/news/giovani-neet-mondo-del-lavoro">Almalaurea</a>, spesso gli alunni ricevono indicazioni vaghe o insufficienti rispetto a scelte importanti come queste. Con il rischio di scelte inconsapevoli, la carenza di orientamento può essere alla base di decisioni che non rispecchiano le proprie attitudini e di uscita dal sistema formativo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;incidenza dei giovani Neet sul territorio, comune per comune</h3>



<p>Nel caso italiano, i dati Eurostat indicano come il problema sembri riguardare soprattutto le città. Il grado di urbanizzazione del comune rappresenta infatti un’altra variabile utile per comprendere le differenze interne al paese.</p>



<p>Rispetto alla media nazionale del 15,2%, <strong>l’incidenza massima si raggiunge nelle città e nelle aree urbane più densamente popolate dove supera il 16%</strong>. Mentre risulta inferiore al 15% sia nei comuni a densità intermedia (14,7%) che in quelli rurali (14,4%).</p>


<div id="lincidenza-dei-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-e-piu-marcata-nelle-citta-e-nelle-aree-urbane-densamente-popolate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">16,3% </span>i Neet nelle città e nelle aree urbane a maggiore densità nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>Dati che però non restituiscono i <strong>divari interni al paese</strong>, tra nord e sud, regione per regione. Un indicatore in questo senso è quello costruito attraverso l&#8217;incrocio dei dati Istat sulle condizioni socio-economiche delle famiglie con le fonti amministrative e che calcola la <strong>percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio</strong>. Una proxy utile per stimare l&#8217;incidenza dei Neet.</p>



<p>Trattandosi di dati elaborati tra le statistiche sperimentali di Istat, sono disponibili solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti e con un aggiornamento al 2020. Aspetto di cui tenere conto, dal momento che si era trattato di un anno molto particolare per l&#8217;impatto della pandemia. Allo stesso tempo, la tendenza &#8211; emersa anche in <a href="https://www.openpolis.it/chi/neet/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti analisi sul tema</a> &#8211; è che <strong>appare consolidato come il fenomeno sia più impattante in alcune grandi città. In particolare nel mezzogiorno del paese</strong>.</p>


<div id="catania-palermo-e-napoli-sono-quelle-in-cui-il-fenomeno-incide-di-piu" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I 10 capoluoghi con la più alta percentuale di Neet nel 2020 sono stati <strong>Catania</strong> (42,0%), Palermo (39,8%), Napoli (37,3%), Messina (33,7%), Caltanissetta (32,1%), Agrigento (31,7%), Trapani (31,6%), Siracusa (31,5%), Frosinone (30,5%) ed Enna (30,4%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-il-capoluogo-con-piu-giovani-neet/">Catania è il capoluogo con più giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-il-capoluogo-con-piu-giovani-neet/">Percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio per comune (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_301684_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_301684_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301684_tab3"><p>I dati, diffusi solo per i comuni con più di 5.000 abitanti, mostrano la percentuale di iscritti in anagrafe di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio. Si tratta di una proxy dell’indicatore sui Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione).</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(pubblicati: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/07/catania-e-il-capoluogo-con-piu-giovani-neet.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-301684"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-301684" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Le città capoluogo con la più bassa percentuale di Neet nel 2020 sono state Belluno (16,1%), Pesaro (16,4%), Rimini (17,3%), Siena (17,6%), Forlì (17,7%), Prato (17,8%), Aosta (17,9%), Ravenna (17,9%), Matera (18,0%) e Grosseto (18,4%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
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        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla quota di Neet nei diversi paesi Ue sono di fonte Eurostat. Quelli relativi ai giovani italiani che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/uomo-di-vista-laterale-che-si-occupa-della-sindrome-dell-impostore_38307109.htm#fromView=image_search_similar&amp;page=1&amp;position=9&amp;uuid=183a777b-4599-4d3d-8590-50b48adfcc93&amp;query=Not+in+Education%2C+Employment+or+Training" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-agreement" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/">Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;alfabetizzazione digitale e le materie Stem in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lalfabetizzazione-digitale-e-le-materie-stem-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=299020</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai agli approfondimenti La sfida dell’alfabetizzazione digitale per contrastare le disuguaglianze e La [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai agli approfondimenti <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-dellalfabetizzazione-digitale-per-contrastare-le-disuguaglianze/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La sfida dell’alfabetizzazione digitale per contrastare le disuguaglianze</a> e <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-dei-divari-di-genere-negli-apprendimenti-stem/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La questione dei divari di genere negli apprendimenti Stem</a> </p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br /><strong>Ascolta tutti i podcast su radio radicale</strong></a>.</p>
</section>
<p><section class="numeri-alla-mano">
			        </section>
</p>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">45,8%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i cittadini italiani che, nel 2023, avevano competenze digitali almeno di base.</strong> Si tratta di un dato inferiore di circa 10 punti percentuali rispetto alla media europea (55,6%). Solo 4 paesi fanno registrare un dato più basso. Si tratta di Lettonia (45,3%), Polonia (44,3%), Bulgaria (35,5%) e Romania (27,7%). <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-dellalfabetizzazione-digitale-per-contrastare-le-disuguaglianze/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">58,5%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>dei giovani italiani tra 16 e 29 anni nel 2023 aveva competenze digitali almeno di base.</strong> Il livello di competenze medie aumenta se si fa riferimento esclusivamente ai giovani tra i 16 e i 29 anni, che possono essere considerati dei nativi digitali. Ma è comunque molto al di sotto della media Ue (70,7%). Rispetto agli altri paesi in questo caso l’Italia si colloca al terzultimo posto. Solo Bulgaria (52,3%) e Romania (46%) riportano un dato più basso. Ai primi posti troviamo invece Finlandia (94,5%), Malta (91,8%) e Repubblica Ceca (90,2%). In Italia le ragazze vanno meglio dei ragazzi (59,1% le 16-19enni con competenze almeno di base, contro il 52,7% dei coetanei). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-livello-di-competenze-digitali-in-italia-e-tra-i-piu-bassi-deuropa/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">16,8%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>la quota di laureate italiane in informatica e ICT nel 2023.</strong> Sebbene le ragazze registrino competenze digitali superiori, le donne restano fortemente sottorappresentate nei percorsi accademici legati alla tecnologia, un fenomeno che ha radici profonde e che continua a essere alimentato da stereotipi di genere e scarsa incentivazione scolastica. Questa disparità non riguarda solo l’università, ma inizia già nella scuola, dove le ragazze si orientano meno verso le materie tecnico-scientifiche. Un cambiamento culturale ed educativo è necessario per riequilibrare questa situazione e favorire una maggiore presenza femminile nei settori digitali. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-le-laureate-in-informatica-e-tecnologie-ict-erano-solo-il-17/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<p><section class="numeri-alla-mano">
			        </section>
</p>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">1 su 10</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>gli studenti che hanno subito episodi di bullismo o cyberbullismo durante la pandemia, con una percentuale che sale al 18,2% tra gli alunni stranieri</strong>.<br />
L’uso delle tecnologie in ambito scolastico e personale può amplificare fenomeni di esclusione e violenza, soprattutto quando non viene accompagnato da un’adeguata educazione digitale. Il cyberbullismo è una minaccia crescente che colpisce in particolare i gruppi più vulnerabili, aumentando il rischio di isolamento sociale e disagio psicologico. Per contrastarlo, è fondamentale integrare nei percorsi scolastici attività di sensibilizzazione sull’uso responsabile di internet e dei social media. <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-dellalfabetizzazione-digitale-per-contrastare-le-disuguaglianze" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">35,7%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>gli edifici scolastici italiani con un’aula informatica attrezzata nell’anno scolastico 2022/2023</strong>. La carenza di infrastrutture digitali nelle scuole rappresenta un freno all’alfabetizzazione tecnologica degli studenti. Senza spazi adeguati e strumenti aggiornati, l’insegnamento delle competenze digitali diventa difficoltoso e disomogeneo, con il rischio che le scuole più svantaggiate restino escluse dai benefici dell’innovazione. Le aule di informatica sono ad esempio molto più presenti all’interno delle grandi città (37,7%) e nei centri di medie dimensioni (36,7%) rispetto alle aree rurali, poco urbanizzate (31,7%).  Potenziare la dotazione tecnologica degli istituti scolastici è un passo fondamentale per garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità di apprendimento. <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-dellalfabetizzazione-digitale-per-contrastare-le-disuguaglianze/#solo-il-357-degli-istituti-scolastici-italiani-risulta-dotato-di-aule-informatiche" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
</p>
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		<item>
		<title>Il grande potenziale dell&#8217;investimento in istruzione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-grande-potenziale-dellinvestimento-in-istruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 05:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295800</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2022 l'Italia ha speso circa il 4% del proprio Pil in istruzione, un dato piuttosto stabile nell'ultimo decennio e inferiore alla media Ue (4,7%). L'investimento sul comparto può contribuire a ridurre i divari educativi e sociali esistenti.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;istruzione resta il principale investimento contro la povertà e la sua trasmissione di generazione in generazione. In quest&#8217;ottica, <strong>garantire l&#8217;accesso all&#8217;educazione di qualità</strong> per tutti è centrale, anche per le politiche di inclusione sociale. </p>
<p>L&#8217;Italia dal 2010 è &#8211; <strong>tra i maggiori paesi Ue &#8211; quello che spende meno</strong> in istruzione in rapporto al proprio prodotto interno lordo. Si tratta di un valore quantitativo, che quindi di per sé <strong>non rappresenta un indicatore di qualità dell&#8217;offerta educativa</strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, porre questo comparto al centro delle politiche pubbliche può <strong>contribuire a una riduzione dei divari sociali, educativi e territoriali</strong> che gravano sul paese. Oggi infatti resta ancora forte, e problematica, la correlazione tra condizione sociale e livello di istruzione. E le tendenze internazionali segnalano come un maggior investimento sull&#8217;istruzione vada <strong>spesso di pari passo con migliori risultati degli studenti </strong>nelle prove Ocse-Pisa.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">Il legame tra povertà e livello di istruzione</h3>
<p>Abbiamo spesso avuto modo di approfondire quanto il <strong>livello di istruzione resti collegato alla condizione economica di partenza</strong>, perpetuando il circolo vizioso che viene definito povertà educativa.</p>
<p>L’istruzione dei genitori condiziona molto il futuro dei bambini, a partire <strong>dai primi anni di vita</strong>. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-un-terzo-dei-figli-di-non-diplomati-si-trova-in-deprivazione-materiale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oltre un terzo dei figli di non diplomati si trova in deprivazione materiale</a> e non ha perciò accesso alle stesse possibilità dei coetanei più avvantaggiati. Tale svantaggio <strong>si trascina durante tutto il percorso di crescita</strong>, come testimoniato dal <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-solo-una-persona-su-10-in-famiglie-con-figli-a-basso-reddito-visita-siti-culturali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">minor accesso alle opportunità culturali e formative</a>, dai <a href="https://www.openpolis.it/numeri/ancora-ampi-i-divari-negli-apprendimenti-con-cui-gli-studenti-di-v-superiore-arrivano-alla-maturita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">livelli di apprendimento inferiori</a> e dalla maggiore incidenza di fenomeni quali <a href="https://www.openpolis.it/abbandono-scolastico-un-miglioramento-che-non-dice-tutto/#dopo-laumento-in-pandemia-la-dispersione-implicita-e-scesa-sotto-livelli-pre-covid-ma-il-recupero-non-e-completo-in-materie-chiave-come-italiano-e-matematica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione e abbandono scolastico</a>.</p>
<p>La tendenza è tristemente confermata quando ragazze e ragazzi si avvicinano alla maturità: <a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-soprattutto-i-figli-dei-laureati-a-proseguire-gli-studi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono infatti soprattutto i figli dei laureati ad andare avanti gli studi</a>.</p>
<p><strong>Chi parte da una condizione di svantaggio ha ancora più bisogno dell&#8217;accesso alla scuola</strong> e alle opportunità educative intese in senso ampio, dalla socialità alle attività sportive e culturali, così da superare questi limiti. E non rendere tale condizione ereditaria.</p>
<div id="123-la-poverta-assoluta-familiare-quando-la-persona-di-riferimento-ha-la-licenza-media-la-quota-scende-al-46-in-presenza-del-diploma" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>I più recenti dati sulla povertà, pubblicati nell&#8217;ottobre scorso, lo hanno confermato chiaramente: <strong>al diminuire del titolo di studio aumenta l&#8217;incidenza della povertà assoluta</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">4,6% </span>l&#8217;incidenza della povertà assoluta nelle famiglie con persona di riferimento diplomata. La quota supera il 12% se ha la licenza media.</p>
</section>
<h3 class="wp-block-heading">La spesa dei paesi Ue sull&#8217;educazione</h3>
<p>Per rompere questo legame il principale strumento a disposizione del decisore è<strong> l&#8217;offerta di istruzione di qualità per tutte e tutti</strong>. Ciò si traduce in un investimento complessivo, che non riguarda unicamente l&#8217;entità delle risorse spese ma anche &#8211; e soprattutto &#8211; la <strong>qualità dell&#8217;offerta educativa cui bambini e ragazzi hanno accesso</strong>. Allo stesso tempo, le risorse investite sul comparto possono essere comunque considerate un indicatore di quanto l&#8217;impegno su questo fronte venga considerato essenziale dal decisore.</p>
<div id="41-la-spesa-in-istruzione-sul-pil-dellitalia-nel-2022-meno-della-media-ue-47" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Tra i 27 paesi Ue, in media, la spesa in istruzione nel 2022 è stata pari al 4,7% del prodotto interno lordo. Dieci stati, tra cui l&#8217;Italia, si attestano al di sotto di tale soglia. Con il <strong>4,1% del Pil investito in istruzione</strong>, il nostro paese supera solo Bulgaria (3,9%), Grecia (3,8%), Romania (3,2%) e Irlanda (2,7%). </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-5-paesi-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">L&#8217;Italia è tra i 5 paesi Ue con minor spesa in istruzione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-5-paesi-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: lunedì 22 Luglio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-295807"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-295807" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Due paesi, <strong>Svezia e Belgio, hanno superato la quota del 6% nel 2022</strong>. Poco sotto questa soglia anche Estonia, Slovenia e Finlandia.</p>
<div id="dal-2010-litalia-e-tra-i-maggiori-paesi-ue-quello-che-spende-meno-rispetto-al-pil" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nel confronto con gli altri due maggiori partner Ue, l&#8217;Italia si colloca a 0,4 punti dalla <strong>Germania</strong> (4,5%) e a oltre un punto percentuale dalla <strong>Francia</strong> (5,2%). Questa distanza non è nuova essendosi consolidata nel corso degli ultimi 10-15 anni, in particolare in seguito alla grande recessione iniziata nel 2008.</p>
<p>In quell&#8217;anno la Francia spendeva più dell&#8217;Italia e della media europea, mentre la Germania si attestava al di sotto del nostro paese (3,9% a fronte del 4,3% dell&#8217;Italia). <strong>Negli anni successivi, anche in risposta alla successiva crisi finanziaria e debitoria, la quota di Pil speso in istruzione è progressivamente diminuita</strong>, portando al sorpasso della Germania sull&#8217;Italia.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2010-dei-3-maggiori-stati-ue-litalia-e-quello-che-spende-meno-in-istruzione-in-rapporto-al-pil/">Dal 2010 dei 3 maggiori stati Ue l&#8217;Italia è quello che spende meno in istruzione in rapporto al Pil</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2010-dei-3-maggiori-stati-ue-litalia-e-quello-che-spende-meno-in-istruzione-in-rapporto-al-pil/">Percentuale di spesa in istruzione rispetto al Pil (2005-22)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: lunedì 22 Luglio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-295813"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-295813" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Ovviamente <strong>questo dato da solo non esaurisce il ragionamento</strong>, che dovrebbe includere anche aspetti più qualitativi, come l&#8217;adeguatezza ed efficienza delle risorse impiegate. </p>
<p>Tuttavia il confronto resta comunque interessante per due motivi. In primo luogo, perché il livello di spesa in istruzione resta comunque un <strong>indicatore indiretto della priorità attribuita dal decisore, nazionale e locale, all’impegno per l’educazione</strong> dei più giovani. In secondo luogo perché le tendenze internazionali segnalano un <strong>possibile legame tra l&#8217;investimento sull&#8217;istruzione e i risultati negli apprendimenti di ragazze e ragazzi</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La spesa in istruzione e l&#8217;apprendimento degli studenti</h3>
<p>In molti casi <strong>gli investimenti vanno di pari passo con migliori risultati negli apprendimenti</strong>. Questa correlazione non basta a indicare una causalità, a maggior ragione perché la quota di Pil spesa in istruzione non può assolutamente essere considerata un indicatore di qualità del sistema educativo di un paese. Allo stesso tempo, è rilevante osservare che<strong> i paesi europei che spendono di più in istruzione in molti casi siano anche quelli con migliori performance nei test Ocse-Pisa</strong>.</p>
<div id="i-paesi-europei-con-piu-spesa-in-istruzione-spesso-hanno-migliori-risultati-nei-test-ocse" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-europei-con-piu-spesa-in-istruzione-i-risultati-nei-test-ocse-sono-migliori/">Nei paesi europei con più spesa in istruzione i risultati nei test Ocse sono migliori</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-europei-con-piu-spesa-in-istruzione-i-risultati-nei-test-ocse-sono-migliori/">Confronto tra la quota di Pil spesa in istruzione e i punteggi in matematica nei test Ocse-Pisa (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Ocse-Pisa e Eurostat                                                            </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/12/nei-paesi-europei-con-piu-spesa-in-istruzione-i-risultati-nei-test-ocse-sono-migliori.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-295918"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-295918" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/nei-paesi-europei-con-piu-spesa-in-istruzione-i-risultati-nei-test-ocse-sono-migliori/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Il paese europeo con il punteggio più alto nei test Ocse-Pisa di matematica del 2022, l&#8217;Estonia (510 punti), è anche il terzo paese Ue per spesa in educazione su Pil (5,8%). Il secondo punteggio europeo è della Svizzera, paese non Ue. Anche in questo caso con oltre il 5% del Pil in istruzione e un punteggio superiore a 500.  </p>
<p>A seguire, <strong>i risultati migliori si registrano nei Paesi Bassi, in Irlanda, Belgio, Danimarca e Polonia</strong>, con un livello di apprendimento poco inferiore a 500. Anche in questi casi<strong> si tratta spesso di paesi con oltre il 5% del Pil speso in istruzione,</strong> con l&#8217;eccezione di Polonia (4,6%) e Irlanda (2,7%). Nel considerare il Pil di quest&#8217;ultimo stato va però considerata l&#8217;anomalia evidenziata nella <a href="https://www.centralbank.ie/docs/default-source/publications/economic-letters/vol-2021-no-1-is-ireland-really-the-most-prosperous-country-in-europe.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a> e dagli <a href="https://ambdublino.esteri.it/wp-content/uploads/2023/04/nota-congiunturale-Irlanda.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatori</a>. Il confronto per l&#8217;isola è infatti distorto dall&#8217;incidenza sul prodotto interno lordo delle grandi aziende tecnologiche con sede fiscale nel paese.</p>
<p>Con l&#8217;eccezione di Cipro, <strong>nessuno dei paesi Ue con i peggiori punteggi (inferiori a 450) arriva al 4% di spesa su Pil</strong>. Oltre all&#8217;isola del mediterraneo orientale, parliamo di Grecia, Romania e Bulgaria.</p>
<div id="per-litalia-la-priorita-e-intervenire-sui-divari-territoriali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La priorità italiana: i divari territoriali </h3>
<p>Nel caso dell&#8217;Italia, le risorse destinate al sistema educativo dovrebbero essere rivolte alla <strong>riduzione dei divari territoriali</strong>, innanzitutto in termini di offerta d&#8217;istruzione. Dagli <a href="https://www.openpolis.it/italia-a-3-punti-dallobiettivo-del-33-sugli-asili-nido/">asili nido</a> alla <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-nel-contrasto-della-poverta-educativa-e-alimentare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">presenza di mense</a>, dall&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/a-quando-risale-ledilizia-scolastica-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">edilizia scolastica</a> all&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/lestensione-del-tempo-pieno-nelle-scuole-primarie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accesso al tempo pieno</a>, sono numerosi gli ambiti dove il <strong>paese si muove a più velocità</strong>.</p>
<p>Come conseguenza, <strong>anche i livelli di apprendimento rimangono fortemente sperequat</strong>i. Come abbiamo avuto modo di raccontare, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-3-capoluoghi-su-4-del-sud-competenze-inadeguate-in-matematica-per-oltre-la-meta-degli-studenti/">in 3 capoluoghi del sud su 4 oltre la metà degli studenti di seconda superiore ha competenze inadeguate in matematica</a>. Migliorare la posizione internazionale del paese sugli apprendimenti significa investire per<strong> ridurre gli ampi divari territoriali che lo affliggono</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_mat_II_sup_2021_22/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli apprendimenti sono di fonte Invalsi.</p>
<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/all4ed/35694465153/in/album-72157684860753524" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Allison Shelley/The Verbatim Agency for EDUimages (Flickr)</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-grande-potenziale-dellinvestimento-in-istruzione/">Il grande potenziale dell&#8217;investimento in istruzione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Pnrr è cambiato di nuovo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-cambiato-di-nuovo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=297172</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo scorso mese di ottobre il governo ha presentato una nuova richiesta di modifica del piano italiano. Un'ulteriore conferma delle difficoltà che si stanno incontrando nella sua attuazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-cambiato-di-nuovo/">Il Pnrr è cambiato di nuovo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Lo scorso 18 novembre il consiglio europeo ha dato il <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2024/11/18/recovery-and-resilience-fund-council-greenlights-italy-s-amended-recovery-and-resilience-plan/?utm_source=brevo&amp;utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_id=3318" target="_blank" rel="noreferrer noopener">via libera</a> a un&#8217;<strong>ulteriore richiesta di modifica del piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) presentata dal governo italiano. Così come la precedente, anche questa revisione è passata abbastanza inosservata agli occhi dell’opinione pubblica. Anche perché sia le istituzioni europee (complici le trattative per il rinnovo della commissione) sia il governo italiano hanno tenuto un bassissimo profilo sul punto.</p>
</p>
<p><div id="il-consiglio-europeo-ha-dato-il-via-libera-definitivo-a-una-nuova-modifica-del-pnrr-italiano-una-conferma-delle-difficolta-di-attuazione-del-piano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>D&#8217;altronde l&#8217;esecutivo Meloni ha sempre adottato una comunicazione rassicurante sul tema, affermando come fosse tutto sotto controllo e che anzi l&#8217;Italia fosse uno dei paesi più avanti nell&#8217;attuazione del proprio Pnrr. In realtà <a href="https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-del-governo-sul-pnrr-sono-fuorvianti-e-incomplete/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo visto</a> che <strong>le cose non stanno proprio così</strong>. Al di là delle dichiarazioni di rito, è evidente che la necessità di rimettere mano al Pnrr sia un <strong>ulteriore indicatore delle difficoltà che il nostro paese sta incontrando nell’attuazione del piano</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">4 </span><span style="font-weight: 400">le richieste di modifica del Pnrr presentate dal governo italiano. Unico paese in Europa.</span></p>
</section>
</p>
<p>Un altro indicatore è la <strong>mancanza di dati riguardanti la spesa sostenuta per i singoli progetti</strong>. Informazioni di questo tipo aiuterebbero a comprendere lo stato degli interventi e individuare eventuali criticità. Una lacuna che denunciamo ormai da anni e per cui abbiamo presentato una specifica richiesta di accesso generalizzato agli atti (<a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-foia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Foia</a>). Purtroppo abbiamo ricevuto una <a href="https://www.openpolis.it/le-opacita-del-governo-sul-pnrr-non-sono-piu-accettabili/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risposta interlocutoria</a> a questa istanza. Una scelta politica tesa e non rendere troppo evidenti i ritardi.</p>
</p>
<p>L&#8217;ennesima modifica del Pnrr si rende quindi necessaria per <strong>agevolare il più possibile il conseguimento degli obiettivi</strong>, andando ad “alleggerire” in molti casi i vincoli previsti. Ciò a detrimento di quelle che erano le ambizioni iniziali del piano.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come si modifica il Pnrr</h3>
</p>
<p>Prima di vedere più nello specifico com’è cambiato il Pnrr italiano è utile riepilogare la modalità con cui ciò può avvenire. Il riferimento giuridico da questo punto di vista è l’articolo 21 del <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021R0241&amp;from=EN#page=27" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regolamento Ue 2021/241</a>. Tale norma specifica che le modifiche proposte devono essere giustificate da <strong>circostanze oggettive</strong>, a causa delle quali non è più possibile realizzare i traguardi e gli obiettivi inizialmente previsti.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/quanto-e-come-puo-essere-modificato-il-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Per approfondire<br />
<br /><strong>Quanto e come può essere modificato il Pnrr</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Tra le altre motivazioni per cui è accettata una modifica ci sono anche:</p>
</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>l’individuazione di alternative migliori per il conseguimento degli obiettivi;</li>
</p>
<li>la correzione di errori materiali;</li>
</p>
<li>l’inserimento del <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-repowereu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RepowerEu</a>.</li>
</ul>
</p>
<p>È la <strong>commissione europea</strong> a valutare le richieste di modifica. Conclusa la valutazione, questa esprime un voto a maggioranza semplice laddove non sia stato possibile raggiungere un consenso unanime, che rimane l’opzione preferibile. In caso di parere positivo, spetta poi al <strong>consiglio europeo</strong> l’approvazione in via definitiva.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_26931776d1f97af5149ef3c9918c1389" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La definizione di “circostanze oggettive” è vaga e lascia ampi margini interpretativi.</p>
</section></div>
</p>
<p>Questa procedura è stata avviata almeno una volta da tutti gli stati membri. Tuttavia <strong>il nostro paese è l’unico ad aver presentato 4 istanze di questo tipo</strong>. Ci sono però anche altri stati che hanno inviato più di una proposta di revisione. In particolare <strong>Cipro</strong>, <strong>Germania</strong>, <strong>Grecia</strong>, <strong>Finlandia</strong>, e <strong>Irlanda</strong> hanno presentato 3 richieste di modifica. Altri 10 paesi invece ne hanno proposte 2.</p>
</p>
<p><div id="litalia-e-lunico-paese-ad-aver-presentato-4-richieste-di-modifica-ma-molti-paesi-ne-hanno-proposte-almeno-2" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-lunico-paese-ue-ad-aver-presentato-4-richieste-di-modifica-del-pnrr/">L&#8217;Italia è l&#8217;unico paese Ue ad aver presentato 4 richieste di modifica del Pnrr</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-lunico-paese-ue-ad-aver-presentato-4-richieste-di-modifica-del-pnrr/">Il numero di richieste di modifica dei piani nazionali di ripresa e resilienza da parte dei paesi europei</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_297280_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-lunico-paese-ue-ad-aver-presentato-4-richieste-di-modifica-del-pnrr/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/litalia-e-lunico-paese-ue-ad-aver-presentato-4-richieste-di-modifica-del-pnrr.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-lunico-paese-ue-ad-aver-presentato-4-richieste-di-modifica-del-pnrr/">L&#8217;Italia è l&#8217;unico paese Ue ad aver presentato 4 richieste di modifica del Pnrr &#8211; Il numero di richieste di modifica dei piani nazionali di ripresa e resilienza da parte dei paesi europei</a></div>
</p></div>
<div id="chart_297280_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_297280_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_297280_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_297280_tab3"></p>
<p>Il dato mostra le richieste di modifica presentate dai singoli paesi alla commissione europea. Sono ancora in corso di valutazione le richieste per una seconda modifica presentate da Belgio, Danimarca, Slovenia e Svezia e per una terza da parte di Cipro e Grecia.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione Openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/timeline.html?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Commissione europea</a>.                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 18 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/litalia-e-lunico-paese-ue-ad-aver-presentato-4-richieste-di-modifica-del-pnrr.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-297280"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297280" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>La motivazione principale delle richieste di modifica è sicuramente da individuare nella necessità di introdurre il capitolo sul RepowerEu dedicato all’energia, passaggio obbligato per tutti i paesi per accedere ai fondi. Tuttavia il fatto che molti stati abbiano presentato più di un&#8217;istanza di revisione è indicativo delle <strong>difficoltà che gli stati membri stanno incontrando</strong> nella realizzazione dei rispettivi piani.</p>
</p>
<p><div id="la-modifica-del-pnrr-italiano-ha-riguardato-27-misure-e-45-scadenze" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come cambia il Pnrr italiano</h3>
</p>
<p>Entrando più nel dettaglio della nuova modifica italiana, possiamo osservare che questa ha riguardato nel complesso <strong>27 misure</strong>. L’impatto più significativo di questa revisione riguarda le <strong>scadenze</strong> da conseguire.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-milestone-e-i-target-del-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche<br />
<br /><strong>Cosa si intende per scadenze del Pnrr</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>I milestone e i target oggetto di modifica sono stati in totale <strong>45</strong>. In 28 casi la motivazione della modifica è stata individuata nelle <strong>circostanze oggettive</strong> che avrebbero reso impossibile raggiungere gli adempimenti inizialmente previsti. Per 10 scadenze invece si è trattato della <strong>correzione di errori materiali</strong> che, secondo le valutazioni di Bruxelles, non influiscono sull’attuazione delle misure interessate. Infine per 7 scadenze la modifica è stata giustificata con l’individuazione di <strong>alternative migliori</strong> per il raggiungimento degli obiettivi previsti.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/posticipate-6-scadenze-del-pnrr-italiano/">Posticipate 6 scadenze del Pnrr italiano</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/posticipate-6-scadenze-del-pnrr-italiano/">Le tipologie di modifica apportate alle scadenze del Pnrr italiano a seguito della quarta richiesta di revisione</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_297304_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/posticipate-6-scadenze-del-pnrr-italiano/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/posticipate-6-scadenze-del-pnrr-italiano.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/posticipate-6-scadenze-del-pnrr-italiano/">Posticipate 6 scadenze del Pnrr italiano &#8211; Le tipologie di modifica apportate alle scadenze del Pnrr italiano a seguito della quarta richiesta di revisione</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2024/11/18/recovery-and-resilience-fund-council-greenlights-italy-s-amended-recovery-and-resilience-plan/?utm_source=brevo&amp;utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener">commissione europea</a>.                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 20 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/posticipate-6-scadenze-del-pnrr-italiano.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-297304"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297304" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/posticipate-6-scadenze-del-pnrr-italiano/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Con riferimento alle scadenze modificate, non sono molti in realtà i casi che hanno previsto una revisione dei termini per il conseguimento inizialmente previsti. <strong>Nella stragrande maggioranza dei casi (34) infatti la modifica ha riguardato i contenuti e non le tempistiche</strong>. Ciò con l’obiettivo di rendere più agevole il raggiungimento dell’obiettivo fissato. <strong>Le scadenze per cui si prevede una revisione del cronoprogramma sono 8</strong>. Peraltro non sempre ciò si è tradotto in una proroga dei termini.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2 </span><span style="font-weight: 400">le scadenze per cui il termine per il conseguimento è stato anticipato rispetto alla versione precedente del Pnrr.</span></p>
</section>
</p>
<p>In entrambi i casi il termine della scadenza era previsto inizialmente per fine 2024 ed è stato anticipato di 6 mesi. La prima scadenza prevede che <a href="https://openpnrr.it/scadenze/174/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">almeno il 20% delle stazioni appaltanti utilizzi sistemi dinamici di acquisizione</a>. La seconda invece prevede la riduzione del numero di discariche abusive oggetto di <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-procedure-dinfrazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">procedura di infrazione</a>. Secondo la <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/strumenti/documenti/archivio-documenti/quinta-relazione-al-parlamento-sullo-stato-di-attuazione-del-pia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quinta relazione</a> del governo sullo stato di attuazione del Pnrr, relativa al primo semestre del 2024, tali scadenze risultano già conseguite. A questo proposito, occorre precisare che <strong>il nostro paese ha già inviato la richiesta di pagamento della sesta rata</strong> di fondi legata proprio al conseguimento di traguardi e obiettivi fissati per i primi 6 mesi del 2024. La valutazione da parte di Bruxelles tuttavia è <a href="https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/timeline.html?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ancora in corso</a>.</p>
</p>
<p>A seguito di queste modifiche possiamo osservare che <strong>le scadenze da conseguire in totale sono diventate 621, 93 in più rispetto alla versione originaria</strong>. Ciò anche in virtù dell’aggiunta del capitolo riguardante il RepowerEu. Considerando che l’Unione europea ha già autorizzato il pagamento delle prime 5 rate, i traguardi e gli obiettivi ancora da raggiungere per ottenere tutti i fondi destinati al nostro paese sono attualmente <strong>390</strong> (circa il 63%). Rispetto alla versione originale del piano si può notare che c’è stata una significativa riduzione delle scadenze che si prevedeva inizialmente di completare proprio al fine di ottenere i fondi legati alla quinta rata, ovvero entro la fine del 2023.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-92-in-totale-le-scadenze-del-pnrr-previste-per-il-2024/">Sono 92 in totale le scadenze del Pnrr previste per il 2024</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-92-in-totale-le-scadenze-del-pnrr-previste-per-il-2024/">La distribuzione dei milestone e dei target a seguito della quarta modifica del Pnrr italiano</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_297326_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2024/11/18/recovery-and-resilience-fund-council-greenlights-italy-s-amended-recovery-and-resilience-plan/?utm_source=brevo&amp;utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener">commissione europea</a>.                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 20 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/sono-92-in-totale-le-scadenze-del-pnrr-previste-per-il-2024.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-297326"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297326" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Viceversa, si nota un aumento molto rilevante degli impegni da completare per il versamento dell’ottava rata (40 scadenze da completare entro giugno 2025, il doppio rispetto al Pnrr originario) e dell’ultima (177 scadenze entro giugno 2026, 57 in più).</p>
</p>
<p><div id="la-tendenza-e-stata-quella-di-non-intervenire-tanto-sulle-tempistiche-quanto-sui-contenuti-allentando-alcuni-vincoli-inizialmente-previsti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le modifiche più nel dettaglio</h3>
</p>
<p>Come già detto, nella maggior parte dei casi le modifiche non hanno comportato una revisione delle tempistiche quanto dei contenuti previsti dalle varie misure e scadenze. In base alle informazioni attualmente disponibili non è semplicissimo fare valutazioni compiute su quale sia il reale impatto di queste revisioni. Occorreranno quindi ulteriori approfondimenti. L&#8217;impressione comunque è che <strong>la tendenza generale sia quella di cercare di rendere più semplice il raggiungimento dei vari traguardi e obiettivi, allentando i vincoli previsti</strong> rispetto alla precedente versione del piano.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_c9529e308c38d2f6168e4c9b7f7d2a0f" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Con la modifica del Pnrr si punta a rendere più agevole il raggiungimento degli obiettivi fissati. </p>
</section></div>
</p>
<p>Possiamo fare alcuni esempi. Nel caso delle modifiche dovute a circostanze oggettive, entro il giugno del 2024 si prevedeva che almeno il 70% delle autorità di sistema portuale fossero dotate di <a href="https://openpnrr.it/scadenze/758/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistemi standard per gli operatori portuali</a>. Nella nuova versione della scadenza viene specificato che un’autorità si considera dotata “se almeno un porto di tale autorità è stato dotato di sistemi Pcs”.</p>
</p>
<p>Sempre entro giugno 2024 si prevedeva che fossero implementati <a href="https://openpnrr.it/scadenze/585/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">semplificazioni amministrative e sviluppo di servizi digitali</a> per i visitatori dei parchi nazionali e delle aree marine protette. Nella versione rivista, il riferimento alle semplificazioni amministrative è stato omesso.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-28-le-scadenze-modificate-in-virtu-di-circostanze-oggettive/">Sono 28 le scadenze modificate in virtù di circostanze oggettive</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-28-le-scadenze-modificate-in-virtu-di-circostanze-oggettive/">Come cambiano le scadenze dopo la quarta revisione del Pnrr italiano</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_297337_tab1" role="tab" aria-controls="chart_297337_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_297337_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/sono-28-le-scadenze-modificate-in-virtu-di-circostanze-oggettive/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/sono-28-le-scadenze-modificate-in-virtu-di-circostanze-oggettive.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_297337_tab3"></p>
<p>In grassetto sono evidenziate le parti modificate rispetto alle informazioni presenti su Italia domani aggiornate al 25 luglio 2024. Per motivi di visualizzazione non è stato possibile mettere i testi a fronte nella tabella. È comunque possibile visualizzare entrambe le versioni scaricando questo <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/Pnrr/modifica_scadenze_pnrr.csv" target="_blank" rel="noopener">file</a>. Per completezza, nella tabella sono presenti anche le scadenze modificate al fine della correzione di errori materiali anche se in questo caso non si tratta di revisioni sostanziali. In alcuni casi, alla modifica delle scadenze si è associata anche una revisione della descrizione delle misure associate. È possibile confrontare la nuova e la vecchia versione scaricando questo <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/Pnrr/modifica+pnrr+-+Modifiche+descrizioni+misure.csv">file</a>.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2024/11/18/recovery-and-resilience-fund-council-greenlights-italy-s-amended-recovery-and-resilience-plan/?utm_source=brevo&amp;utm_campaign=AUTOMATED%20-%20Alert%20-%20Newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_id=3318" target="_blank" rel="noopener">commissione europea</a>.                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 20 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-297337"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297337" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Con riferimento alle scadenze modificate in virtù di alternative migliori, entro giugno 2024 si prevedeva l’assunzione da parte dell’Agenzia delle entrate di <a href="https://openpnrr.it/scadenze/198/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">4.113 unità di personale</a>. Nella versione originaria della scadenza si faceva esplicito riferimento al fatto che le assunzioni dovessero essere con contratto a tempo indeterminato (a cui poteva aggiungersi una quota di tirocini). Nella nuova versione il riferimento alla tipologia di contratto non è presente.</p>
</p>
<p>Entro marzo del 2024 poi si prevedeva l’<a href="https://openpnrr.it/scadenze/789/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aggiudicazione dei contratti</a> per la costruzione di strutture sportive e palestre scolastiche. Nella versione originale della scadenza si prevedeva che tali strutture dovessero essere “annesse alle scuole”. Nella versione aggiornata invece si fa riferimento solamente a “strutture sportive e palestre per uso scolastico”.</p>
</p>
<p>La revisione del Pnrr infine ha portato anche all’aggiunta di <strong>nuove scadenze</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">3 </span><span style="font-weight: 400">le scadenze aggiunte in seguito alla quarta revisione del Pnrr. </span></p>
</section>
</p>
<p>Un primo adempimento è legato alla misura riguardante l’<a href="https://openpnrr.it/misure/69/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hub del turismo digitale</a> e prevede entro il giugno prossimo che almeno 35mila operatori turistici siano registrati all’hub. Altre due scadenze invece sono fissate al giugno 2026. La prima prevede il completamento della misura riguardante la <a href="https://openpnrr.it/misure/123/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">digitalizzazione dei parchi nazionali</a>. La seconda invece riguarda il completamento di 3 interventi legati alla <a href="https://openpnrr.it/misure/157/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">digitalizzazione della catena della logistica</a>.&nbsp;</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
</p>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi tutti gli articoli</a>). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
</p>
<p>Foto:&nbsp;<a href="https://www.governo.it/it/media/riunione-informale-dei-capi-di-stato-o-di-governo-del-consiglio-europeo/27006" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Governo</a>&nbsp;–&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-cambiato-di-nuovo/">Il Pnrr è cambiato di nuovo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le dichiarazioni delle donne sulle violenze di genere subite in Italia e in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-delle-donne-sulle-violenze-di-genere-subite-in-italia-e-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295907</guid>

					<description><![CDATA[<p>La convenzione di Istanbul richiedeva già nel 2011 rilevazioni specifiche sulle dinamiche di violenza. A oggi il quadro italiano ed europeo è ancora frammentato, oltre che limitato dalle difficoltà nel far emergere il sommerso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-delle-donne-sulle-violenze-di-genere-subite-in-italia-e-in-europa/">Le dichiarazioni delle donne sulle violenze di genere subite in Italia e in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Comprendere i numeri sulla violenza di genere non è facile. </strong>Si tratta infatti di un fenomeno che nella maggior parte dei casi riguarda la sfera relazionale, e per questo è molto complesso individuarne degli elementi che possano standardizzare la raccolta dei dati e quindi la collezione dei numeri. Quando poi l’ambito relazionale dentro il quale spesso si genera la violenza si intreccia con il background culturale di un paese o di un territorio, la situazione si complica ancora di più.</p>
<p><strong>Le denunce di violenze subite sono certo un indicatore fondamentale, ma non rispecchiano completamente la situazione, caratterizzata da molti eventi non dichiarati e quindi non registrati.</strong> Nonostante si stiano facendo molti sforzi per fare luce in modo sempre più chiaro sulla violenza di genere, i dati a disposizione sono ancora abbastanza frammentati.</p>
<div id="sono-state-fatte-a-livello-europeo-delle-indagini-campionarie-basate-sulle-dichiarazioni-delle-vittime-di-violenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Fatta questa doverosa premessa, alla vigilia della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, <strong>proviamo a comprendere meglio questo fenomeno anche attraverso ricerche campionarie basate sulle dichiarazioni raccolte dalle vittime</strong>, in Italia e in Europa. Un altro modo per far emergere le tendenze principali della violenza di genere, insieme ai reati spia (di cui<a href="https://www.openpolis.it/bisogna-cambiare-strategia-per-contrastare-la-violenza-di-genere/#nel-2022-l80-delle-vittime-di-reati-spia-e-donna-5-452-sono-solo-le-vittime-di-violenza-sessuale-il-dato-piu-alto-degli-ultimi-4-anni" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ci siamo occupati</a> lo scorso anno) e ovviamente a tutti gli altri dati esistenti, oltre che agli studi più qualitativi.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La violenza di genere in Europa</h3>
<p>Una delle più diffuse definizioni di violenza di genere viene data dall&#8217;istituto europeo per l&#8217;uguaglianza di genere (<a href="https://eige.europa.eu/gender-based-violence" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eige</a>). Con questa espressione, si definisce <strong>qualsiasi tipo di violenza, da quella fisica a quella emozionale, passando per quella riproduttiva e finanziaria compiuta sulle basi di una discriminazione legata al genere.</strong> Sempre stando all&#8217;istituto, la stragrande maggioranza delle vittime risulta essere donna.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Gender-based violence is any type of violence based on someone’s gender from physical to emotional to financial to reproductive violence. While anybody can be a victim of GBV, women are overwhelmingly the victims.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://eige.europa.eu/gender-based-violence" target="_blank">&#8211; Eige, Gender-based violence</a>
									            </div>
</section>
<p><strong>Comprendere le sfaccettature e gli impatti multidimensionali della violenza di genere non è semplice.</strong> Come accennato, alcune informazioni vengono suggerite dai <strong>reati spia</strong>. Con questa espressione, si comprendono tutti quei reati che in qualche modo sono indicatori di violenza di genere, come espressione di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica diretta contro una donna in quanto tale.<strong> </strong>Seppure i reati spia rappresentino indicatori importantissimi per l’analisi del tema, purtroppo in molti casi le violenze non vengono denunciate per paura di potenziali ripercussioni sulla propria persona o su persone vicine oppure per sfiducia nelle istituzioni preposte.</p>
<div id="strillo-testo-block_9a125db745e63c3533aff5ed17bbf506" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Indagini di questo tipo sono richieste nella convenzione di Istanbul.</p>
</section></div>
<p>Con lo scopo di completare il quadro, nel 2016 Eurostat ha promosso una rilevazione di tipo campionario, ossia basata su interviste a campione in tutti i paesi membri dell’Unione. <strong>Una richiesta di dati di questo tipo era già presente all&#8217;interno della</strong> <a href="https://rm.coe.int/168008482e#page=25" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convenzione di Instabul</a> del 2011, il trattato internazionale che contiene gli standard che ogni paese deve raggiungere per contrastare il fenomeno della violenza di genere. L&#8217;obiettivo di questo tipo di rilevazione è quello di fornire dei dati comparabili a livello europeo, la cui mancanza rischia di minare anche gli sviluppi futuri di politiche pubbliche volte a eliminare il fenomeno.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Eliminating gender-based violence and improving knowledge on the topic is one of the priorities of the European Commission, as the lack of comparable and reliable data can impede further policy developments.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/documents/7870049/15323622/KS-FT-22-005-EN-N.pdf/315d443b-ba8d-e607-3ce0-845f642a8c00?version=1.0&#038;t=1669371271599" target="_blank">&#8211; EU survey on gender-based violence against women and other forms of inter-personal violence (EU-GBV) &#8211; Eurostat (2022)</a>
									            </div>
</section>
<p><strong>Questi dati, rilevati sulle esperienze dirette delle vittime, non si sostituiscono a quelli forniti dalla polizia di stato.</strong> Vanno infatti ad integrare il quadro, con la consapevolezza che anche in questo caso il fenomeno non è definito nel dettaglio ma dipende dalla possibilità e dalla volontà di chi risponde di mostrare le proprie esperienze.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>However, it is necessary to point out that survey data itself might only be a close proxy to real prevalence, as survey data depend on the willingness of the respondent to disclose any violence experienced.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/documents/7870049/15323622/KS-FT-22-005-EN-N.pdf/315d443b-ba8d-e607-3ce0-845f642a8c00?version=1.0&#038;t=1669371271599" target="_blank">&#8211; EU survey on gender-based violence against women and other forms of inter-personal violence (EU-GBV) &#8211; Eurostat (2022)</a>
									            </div>
</section>
<p>I dati più recenti si riferiscono al 2021 e comprendono le dichiarazioni per le donne dai 16 anni in su. Nonostante siano passati anni dall’inizio del lavoro di rilevazione, ancora non sono stati ottenuti dati per tutti i paesi Ue.</p>
<div id="nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza/">Nei paesi nordici più donne dichiarano di aver subito violenza</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza/">Percentuale di dichiaranti con età superiore a 16 anni che ha subito violenza di genere (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza/">Nei paesi nordici più donne dichiarano di aver subito violenza &#8211; Percentuale di dichiaranti con età superiore a 16 anni che ha subito violenza di genere (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/gbv_any_type/default/table?lang=en&amp;category=livcon.gbv.gbv_any" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: venerdì 15 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-297192"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297192" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Le nazioni dove più donne hanno dichiarato di aver subito almeno subito almeno un atto di violenza di genere fisica o sessuale nel corso della loro vita sono <strong>Finlandia (57,1%)</strong>, Danimarca (47,5%) e Paesi Bassi (41,2%). Minori invece le percentuali in Portogallo (19,7%), Polonia (16,7%) e <strong>Bulgaria (11,9%)</strong>. </p>
<div id="in-italia-quasi-una-donna-su-tre-dichiara-di-aver-subito-violenza-di-genere-nella-sua-vita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In Italia, invece, quasi una donna su tre (31,7%) dichiara di aver subito violenza di genere nella sua vita. È tuttavia importante specifica le peculiarità della metodologia applicata per arrivare a questo dato, che in Italia rientra all’interno di un’indagine più ampia promossa da Istat.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il caso italiano</h3>
<p>Questi dati vengono rilevati per l&#8217;Italia all&#8217;interno dell&#8217;indagine sulla sicurezza delle donne. Al momento, ci sono state due edizioni, una nel 2014 e un&#8217;altra nel 2006. La terza edizione di questa rilevazione è in corso. Entrando nello specifico, <strong>nel 2014 il 20,2% delle donne dichiara di aver subito della violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% invece forme più gravi di violenza come stupro e tentato stupro.</strong></p>
<p><strong>Nonostante ci si trovi di fronte a inchieste piuttosto datate, è comunque interessante rilevare come cambiano i numeri della violenza rispetto a queste due edizioni.</strong> Per evitare di rilevare lo stesso evento più volte, Istat considera nel confronto solo gli atti accaduti nei cinque anni precedenti.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere/">Tra il 2006 e il 2014 meno donne dichiarano di aver subito violenza di genere</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere/">Donne che hanno subito violenza nei 5 anni precedenti alla rilevazione </a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere/">Tra il 2006 e il 2014 meno donne dichiarano di aver subito violenza di genere &#8211; Donne che hanno subito violenza nei 5 anni precedenti alla rilevazione </a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/il-numero-delle-vittime-e-le-forme-di-violenza/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: venerdì 15 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-297215"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297215" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Nel confronto con i cinque anni precedenti alle due rilevazioni, almeno nelle dichiarazioni si colgono dei miglioramenti: tra le interviste del 2006 e quelle del 2014, infatti, diminuiscono sia quelle su violenza sessuale (6,4 donne ogni 100 rispetto a 8,9) che fisica (7 rispetto a 7,7). <strong>Non cambia invece il livello di donne che dichiarano di essere state vittime di violenze più gravi, come lo stupro o il tentato stupro (1,2%).</strong></p>
<div id="come-per-le-denunce-rilevazioni-di-questo-tipo-sono-sempre-legate-a-un-potenziale-sommerso-dovuto-a-differenti-aspetti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>In attesa di conoscere i risultati dell’indagine in corso , è sempre comunque importante ribadire che i dati di questo tipo di rilevazioni sono sempre legati a un potenziale sommerso</strong>. Ci sono molte variabili, infatti, che possono influenzare le dichiarazioni, tra cui la volontà di rimozione, il pudore sociale, il non riconoscimento o l’accettazione della violenza, e non ultima la paura di potenziali ripercussioni.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/camicia-girocollo-uomo-arancione-uW7qnWCfx0w" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mika Baumeister</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-delle-donne-sulle-violenze-di-genere-subite-in-italia-e-in-europa/">Le dichiarazioni delle donne sulle violenze di genere subite in Italia e in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295857</guid>

					<description><![CDATA[<p>Più del 60% del fabbisogno di beni energetici in Ue è coperto dalle importazioni. In particolare, vengono importati la maggior parte dei beni energetici di tipo fossile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni è in corso a Baku, in Azerbaijan, la ventinovesima conferenza delle parti (Cop29), l&#8217;appuntamento annuale nel quale si discute lo stato degli impatti dei cambiamenti climatici e si definiscono gli impegni che ogni stato si assume per contrastarli. In particolare, al centro delle discussioni ci sono le <strong>questioni legate alla produzione e al consumo energetico degli stati aderenti alla conferenza</strong>, elementi su cui ha insistito anche l&#8217;<a href="https://www.governo.it/it/articolo/il-presidente-meloni-alla-cop29/27037" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervento</a> del governo italiano. D’altronde, tra i grandi paesi dell’Unione europea, l’Italia è uno di quelli che dipende di più dall’importazione di energia, sebbene questo sia un aspetto che riguarda tutti i paesi membri.</p>
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<p>
		            <a href="https://asud.net/clean-the-cop/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scopri la nostra campagna<br />
<br /><strong>Clean the Cop!</strong></a>.</p>
</section>
<p><strong>La creazione di un mix energetico sostenibile che permetta un sostegno costante ai consumi è una necessità impellente</strong>, non soltanto per quel che riguarda l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente ma anche per evitare gli effetti di possibili instabilità geopolitiche che possono avere delle ricadute sulle importazioni di fonti fossili, come è stato per il caso della guerra in Ucraina. In questo quadro è importante comprendere, attraverso i dati disponibili, in che direzione sta andando il vecchio continente.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La dipendenza energetica</h3>
<p>Ogni paese ha il proprio fabbisogno energetico. Questo viene rappresentato all&#8217;interno dei bilanci energetici europei dalla variabile dell&#8217;<strong>energia lorda</strong>. Per valutare quanto uno stato riesce con la propria produzione a gestire i consumi, si calcola il <strong>tasso di dipendenza energetica</strong>, che mette in relazione le importazioni nette (ovvero la differenza tra importazioni e esportazioni totali) e l&#8217;energia lorda. Questo numero, espresso in percentuale, dà un&#8217;idea generale di quanto uno stato dipenda dalle importazioni.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funzionano-la-produzione-e-il-consumo-di-energia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come funzionano la produzione e il consumo di energia<br />
<br /><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
</section>
<p>Se si ottiene un valore negativo, vuol dire che il paese è un esportatore netto di energia mentre se è positivo significa che è dipendente dalle importazioni. Un numero superiore al 100% indica invece che il paese sta accumulando i prodotti energetici.</p>
<p>Prima di entrare nel dettaglio dell&#8217;indicatore, è però utile fornire alcune informazioni di contesto. Stando ai <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_c__custom_13755859/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Eurostat</a>, in Unione europea, <strong>l&#8217;ammontare totale di energia lorda era nel 2022 pari a 58.461 petajoule</strong>. Si rileva un calo rispetto all&#8217;anno precedente del 4,5%. In particolare, è diminuito il fabbisogno di gas naturale (-13,3%). Si tratta di una diminuzione legata principalmente alle <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Energy_statistics_-_an_overview#Gross_available_energy:~:text=This%20decrease%20was%20mostly%20due%20to%20the%20demand%2Dreduction%20measures%20taken%20as%20a%20consequence%20of%20the%20Russian%20war%20on%20Ukraine.">tensioni tra Russia e Ucraina</a>, anche se il gas rimane la seconda fonte del mix energetico, dietro a petrolio e prodotti derivati. Un aspetto rilevante riguarda il fatto che le fonti rinnovabili sono in crescita, sorpassando i combustibili fossili solidi (come il carbone) dal 2018.</p>
<p>Per quel che riguarda invece importazioni ed esportazioni, nel 2022 ammontavano rispettivamente a 54.488 petajoule e 17.909 petajoule. <strong>Il continente registra un calo della produzione primaria di energia, al quale segue un incremento delle importazioni di prodotti energetici.</strong> Un aspetto che si riflette anche sull&#8217;indice di dipendenza energetica.</p>
<div id="in-unione-europea-il-625-del-fabbisogno-energetico-dipende-dalle-importazioni-nette" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/">Nel 2022 il 62,5% del fabbisogno energetico europeo dipende dalle importazioni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/">Indice di dipendenza energetica nell&#8217;Unione europea (2013-2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_s__custom_13725622/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: martedì 12 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-297066"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297066" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Negli ultimi dieci anni più della metà del fabbisogno energetico europeo è stato coperto dalle importazioni. Scendendo nel dettaglio, la percentuale è in aumento fino al 2019 (60,5%) per poi calare tra 2020 e 2021 fino al 55,5%. <strong>Nel 2022 si registra invece un ulteriore aumento, raggiungendo il 62,5%.</strong></p>
<div id="limport-incide-principalmente-su-petrolio-e-derivati-977-e-gas-naturale-976" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>È possibile analizzare il dato a livello di singola fonte energetica. Nel 2022, la domanda europea più alta riguardava il <strong>petrolio e i derivati</strong>, raggiungendo i 21.523 petajoule. Le importazioni per questo tipo di prodotti ammontano al <strong>97,7%</strong>. Per quel che riguarda il <strong>gas naturale</strong>, la domanda (pari a 12.324 petajoule) viene coperta da importazioni per il <strong>97,6%</strong>. Parlando invece di fonti fossili solide, le importazioni coprono il 45,8% della domanda. Bisogna comunque puntualizzare che sia la produzione domestica che la domanda interna per questo ultimo tipo di prodotti è in calo.</p>
<div id="tra-i-paesi-piu-grandi-litalia-e-uno-di-quelli-che-dipende-di-piu-dalle-importazioni-di-energia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/">In 19 paesi europei le importazioni coprono più del 50% del fabbisogno energetico</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/">Tasso di dipendenza energetica per i paesi europei (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_297080_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_c__custom_13756871/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 14 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-297080"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297080" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>I primi tre stati europei che dipendono maggiormente dalle importazioni sono Malta (99%), Cipro (92%) e Lussemburgo (91,3%). Tuttavia, parliamo in tutti i casi di paesi di dimensioni molto ridotte. Subito dopo, invece, si trovano Paesi Bassi (80,3%), Grecia (79,6%) e Italia (79,2%). <strong>Sono in tutto 19 i paesi in cui le importazioni nette coprono più del 50% della domanda. </strong>Sono invece caratterizzati dall&#8217;incidenza minore Romania (32,4%), Svezia (26,8%) e Estonia (6,2%).</p>
<p>Il quadro complessivo quindi è quello di un continente che dipende ampiamente dalle importazioni energetiche, in particolare per i combustibili fossili che ancora compongono una parte importante del mix energetico generale dell&#8217;Unione europea. </p>
<p>Risulta quindi importante compiere scelte concrete per<strong> direzionare sensibilmente la produzione domestica verso fonti rinnovabili</strong>, a partire dagli impegni che i singoli stati si potranno assumere nel contesto della Cop.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-piattaforma-petrolifera-in-mezzo-alloceano-al-tramonto-rqWWhKzVCaU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Arvind Vallabh</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295854</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Europa la differenza media oraria di pagamento tra uomini e donne è di quasi il 13%. Tuttavia, non vengono considerati molti fattori, come le differenze dei livelli occupazionali e il lavoro di cura non pagato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/">Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La disparità di genere è un problema strutturale di tutte le società ed è rappresentata in molte sfaccettature. Una di queste è la disuguaglianza tra uomini e donne nel mondo del lavoro, che si tratti dell’accesso all’impiego o delle sue condizioni. <strong>Uno degli aspetti più emblematici è il divario retributivo di genere</strong>, una misura spesso complessa da contestualizzare e interpretare.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il divario retributivo di genere</h3>
<p><strong>L&#8217;obiettivo dell&#8217;indicatore è quello di individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici.</strong> Sono considerati sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi è impiegato nell&#8217;economia informale. Inoltre non sono compresi tutti i settori lavorativi, escludendo i comparti dell’agricoltura, della difesa, oltre che degli enti sovranazionali e dell’impiego pubblico. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Questo valore è attualmente uno dei più utilizzati per delineare le politiche di appianamento delle differenze salariali. La commissione europea afferma che la riduzione del divario reddituale e pensionistico tra uomini e donne è una priorità, per la quale è stata formulata una strategia specifica.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-divario-retributivo-di-genere/"><br />
                &#8220;Che cos&#8217;è il divario retributivo di genere&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>È un indicatore particolarmente complesso da contestualizzare, dal momento che si tratta di una fotografia complessiva della situazione che <strong>riflette non solo le possibili disparità di trattamento per una medesima posizione ma anche numerose caratteristiche del mercato del lavoro.</strong> Ci sono infatti dei settori in cui tendenzialmente ci sono più donne o uomini occupati in cui si rilevano alcune dinamiche particolari e fasce salariali differenti, oltre alla diversità di posizioni che vengono ricoperte all&#8217;interno di un determinato contesto.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=SDG_5_-_Gender_equality&#038;oldid=531396#Positions_held_by_women_in_senior_management" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci<br />
<br /><strong>l&#8217;incidenza delle donne con posizioni manageriali in Europa</strong></a>.</p>
</section>
<p>Nel 2022 si contavano in Unione europea circa 194 milioni di persone con un&#8217;occupazione, di cui poco meno di 104 sono uomini mentre circa 90 sono donne.</p>
<div id="in-europa-il-salario-orario-medio-femminile-e-inferiore-del-127-rispetto-a-quello-maschile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">12,7% </span>quanto le donne guadagnano di meno rispetto agli uomini nell’economia europea nel suo complesso (Eurostat, 2022).</p>
</section>
<p>Questa percentuale aumenta al 13,1% se si considerano solo i paesi dell&#8217;area euro. Si tratta però di un dato che varia molto tra gli stati continentali.</p>
<div id="il-valore-piu-alto-si-registra-in-estonia-213-quello-piu-basso-in-lussemburgo-07" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/">In Estonia il divario retributivo di genere si assesta al 21%</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/">Divario retributivo di genere nei paesi dell’Unione europea (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_296746_tab1" role="tab" aria-controls="chart_296746_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_296746_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_296746_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/">In Estonia il divario retributivo di genere si assesta al 21% &#8211; Divario retributivo di genere nei paesi dell’Unione europea (2022)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_05_20__custom_13535068/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: mercoledì 30 Ottobre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-296746"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-296746" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Il paese che registra la percentuale più alta è <strong>l&#8217;Estonia</strong>, paese dove il divario retributivo di genere si assesta al 21,3%. Seguono Austria (18,4%), Repubblica Ceca (17,9%) e Germania (17,7%). A registrare i valori minori sono invece Belgio (5,0%), Romania (4,5%)<br />e Italia (4,3%). La percentuale più bassa si registra in <strong>Lussemburgo</strong>: -0,7%. Significa che in quel paese, le donne guadagnano in media leggermente di più rispetto agli uomini.</p>
<p>Eurostat pubblica anche <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Gender_pay_gap_statistics#Gender_pay_gap_much_lower_for_young_employees" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati di maggiore dettaglio</a> sul tema, rispetto alle caratteristiche del mercato del lavoro, dei lavoratori o delle lavoratrici. Per esempio, <strong>risulta più basso per lavoratrici e lavoratori più giovani</strong> mentre il settore in cui si registrano i valori più alti tra i paesi europei è quello <strong>finanziario e assicurativo.</strong> Si tratta però di dati parziali che non sono disponibili per tutti gli stati continentali.</p>
<div id="il-dato-europeo-e-in-leggero-calo-pero-non-e-considerato-sufficiente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo/">In Unione europea il divario retributivo di genere è in lieve calo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo/">Andamento del divario retributivo di genere in Unione europea e alcuni paesi europei (2010-2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_296748_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_296748_tab3"></p>
<p>Il divario retributivo di genere mira a individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici. Si considerano sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi è impiegato nell&#8217;economia informale. Inoltre, non sono compresi tutti i settori lavorativi. Si escludono infatti le occupate e gli occupati del contesto agricolo, degli enti sovranazionali e chi è impiegato nel settore della difesa e nel pubblico impiego. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_05_20__custom_13535068/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: mercoledì 30 Ottobre 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo.png" target="_blank" download></a></p></div>
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                                          data-param-text="In Unione europea il divario retributivo di genere è in lieve calo - https://www.openpolis.it/numeri/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo/"
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<p><label for="embed-chart-296748"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-296748" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tra il 2010 al 2022 assistiamo a un calo del divario retributivo di genere nei paesi dell’Ue. <strong>La percentuale raggiunge il suo massimo nel 2012 (16,4%) per poi scendere costantemente fino al 2021 e mantenere lo stesso valore nel 2022. </strong></p>
<p><strong>Si tratta però di una diminuzione che <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/gender-equality/equal-pay/gender-pay-gap-situation-eu_en">non viene considerata sufficiente</a> dalla Commissione europea. </strong>Il paese europeo tra quelli considerati che riporta sistematicamente il divario retributivo di genere più alto è la Germania mentre quello in cui è più basso è l&#8217;Italia. Ma, come viene spiegato in una nota del parlamento europeo, una percentuale minore non è per forza una rappresentazione dell&#8217;equità in senso più ampio del mercato del lavoro.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Interpretare i numeri non è così semplice come sembra. Difatti, un minore divario retributivo di genere in un paese specifico non corrisponde necessariamente a una maggiore uguaglianza di genere. In alcuni stati membri, divari retributivi più bassi tendono ad essere collegati ad una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. A loro volta, divari più alti tendono a essere collegati ad un&#8217;elevata percentuale di donne che svolgono un lavoro part-time o alla loro concentrazione in un numero ristretto di professioni.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20200109STO69925/divario-retributivo-di-genere-le-donne-guadagnano-meno-degli-uomini-nell-ue#:~:text=Altri%20paesi%20con%20divari%20retributivi,Belgio%20(5%2C0%25)." target="_blank">&#8211; Divario retributivo di genere: le donne guadagnano meno degli uomini nell’UE? &#8211; parlamento europeo</a>
									            </div>
</section>
<div id="ci-sono-ulteriori-aspetti-da-considerare-per-valutare-lequita-nel-mercato-del-lavoro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Ci sono quindi degli aspetti che non rientrano direttamente all&#8217;interno dell&#8217;indice che potrebbero fornire ulteriori dettagli sulla situazione. Parliamo per esempio dei <strong>diversi tassi di occupazione</strong>, che risultano tendenzialmente maggiori tra gli uomini rispetto alle donne, ma anche la <strong>differente quantità di lavoratrici e lavoratori con contratti part-time e full-time.</strong> Aspetti che si legano al tema della disparità del <a href="https://www.openpolis.it/i-servizi-per-linfanzia-a-supporto-delloccupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di cura</a> tra uomini e donne e cosa comporta per la carriera della madre, costretta talvolta a un&#8217;interruzione del lavoro o a un part-time lavorativo.</p>
<p>Con l&#8217;obiettivo di considerare tutti questi elementi, Eurostat ha provato a sviluppare un indice composito chiamato <em>gender overall earning gap</em>. Ma è stato calcolato esclusivamente per il 2018, a causa di alcune dibattute complessità metodologiche.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-che-mette-le-note-adesive-sul-muro-Oalh2MojUuk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jason Goodman</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/">Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I secondi fini della cooperazione europea</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-secondi-fini-della-cooperazione-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi I reali fini della cooperazione europea Ascolta il nostro podcast su Radio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/i-reali-fini-della-cooperazione-europea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I reali fini della cooperazione europea</a></p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
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</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">0,51%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl) dei paesi europei nel 2023. </strong>Un dato ancora distante dall&#8217;obiettivo di raggiungere lo 0,7%. Malgrado questo però parliamo di cifre importanti (circa 82,4 miliardi di euro), che possono dare un contributo reale, a patto che siano effettivamente utilizzate per promuovere lo sviluppo sostenibile dei paesi partner.  <a href="https://www.openpolis.it/i-reali-fini-della-cooperazione-europea/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">3</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le aree in cui la possibilità che i programmi rispondano più a esigenze del donatore che del paese destinatario è più elevata. </strong>La prima è il cosiddetto<strong> aiuto legato, </strong>una seconda area riguarda progetti per “riformare e migliorare i <strong>sistemi di sicurezza</strong>” e le “missioni di <strong>peacekeeping</strong>“, infine rientrano in questa riflessione tutte quelle misure messe in atto per “<strong>facilitare forme di migrazione ordinata</strong> e regolare“. <a href="https://www.openpolis.it/i-reali-fini-della-cooperazione-europea/#esistono-3-aree-della-politica-di-cooperazione-allo-sviluppo-in-cui-e-piu-probabile-che-gli-obiettivi-reali-rispondano-piu-a-esigenze-del-donatore-che-del-paese-destinatario" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">23%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>di tutto l’aiuto pubblico allo sviluppo dei paesi dell’Unione europea è costituito dal cosiddetto aiuto gonfiato. </strong>Certo è vero che tra 2022 e 2023 l’aiuto gonfiato è calato del 13,2%. Tuttavia i valori dello sorso anno avevano raggiunto cifre record a causa della crescita del numero di rifugiati, provenienti anche dall’Ucraina. Una riduzione di questa entità quindi, per quanto positiva, non è sufficiente a riportare il fenomeno a una dimensione accettabile. Infatti rispetto al 2021 l’aiuto gonfiato è aumentato di oltre il 50%. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/laiuto-gonfiato-europeo-rappresenta-oltre-un-quinto-di-tutto-laiuto-pubblico-allo-sviluppo/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">1,6 miliardi di €</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le risorse dell’Aps italiano destinate ai rifugiati nel paese donatore nel 2023. </strong>Parliamo di fondi importantissimi che i governi nazionali rivolgono all’accoglienza e dunque al primo passo per un percorso di integrazione sociale, culturale e lavorativa dei migranti. Ciò nonostante il fatto che 26,7% dell’Aps italiano non vada realmente a contribuire alla cooperazione allo sviluppo rappresenta un elemento che non può non essere tenuto in considerazione. <a href="https://www.openpolis.it/i-reali-fini-della-cooperazione-europea/#oltre-1-4-degli-stanziamenti-italiani-per-la-cooperazione-allo-sviluppo-riguarda-risorse-destinate-ai-rifugiati-nel-paese-donatore" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">5°</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>il posto dell&#8217;Italia nella classifica europea per quota di risorse destinate ai rifugiati nel paese donatore. </strong>Tra i paesi dell’Unione europea che fanno parte del comitato Ocse Dac alcuni registrano quote di Aps destinate a questa voce anche maggiori. Nessuno di loro però supera l’Italia in valori assoluti. In effetti se si guarda al totale delle risorse destinate ai rifugiati nel paese donatore l’Italia viene superata solo dalla Germania. Tuttavia i valori dell’aiuto genuino tedesco sono decisamente più elevati di quelli italiani. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-al-quinto-posto-in-europa-per-quota-di-aps-destinata-ai-rifugiati-nel-paese-donatore/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
</p>
<p><div>
                <iframe width="auto" height="520" frameborder="0"
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                </iframe>
            </div></p>
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