Che cos’è il divario retributivo di genere

È un indicatore che misura le differenze retributive tra uomini e donne all’interno dell’economia nel suo complesso.

Definizione

Per divario retributivo di genere (in inglese “gender pay gap”) si intende la differenza media che sussiste tra i salari orari lordi percepiti dagli uomini e dalle donne. Unendo situazioni molto diverse tra loro per condizione contrattuale, ambito lavorativo, età e titolo di studi, si rileva un unico valore aggregato, in grado di rispecchiare il divario medio tra uomini e donne in termini di compenso sul lavoro.

Questo valore è attualmente uno dei più utilizzati per delineare le politiche di appianamento delle differenze salariali. La commissione europea afferma che la riduzione del divario reddituale e pensionistico tra uomini e donne è una priorità, per la quale è stata formulata una strategia specifica.

Dati

Dal 2006, il divario retributivo di genere viene misurato dal sistema statistico europeo utilizzando delle linee guida ben definite dall’indagine sulla struttura delle retribuzioni. Innanzitutto, non sono applicate correzioni sulle differenze che possono sussistere a livello nazionale per poter permettere di fare dei confronti tra i vari stati. Inoltre, sono utilizzati i pagamenti orari invece dello stipendio mensile perché nel calcolo sono inclusi sia i contratti di lavoro full-time che quelli part-time.

Per calcolare questo indice, sono considerate le imprese con dieci o più lavoratori. Si includono tutti i lavori ad eccezione del settore agricolo e forestale, della gestione amministrativa delle pubbliche amministrazioni e della difesa e posizioni lavorative in enti sovranazionali. Non sono compresi nemmeno i contratti di apprendistato e le forme di lavoro informale e irregolare. Non ci sono esclusioni in base all’età né al numero di ore lavorate.

Il divario retributivo di genere è la differenza media tra i salari orari percepiti da uomini e donne espressa in termini percentuali. È calcolato tenendo in considerazione le imprese con più di dieci impiegati e tutti i lavori ad eccezione del settore agricolo, della difesa e degli enti sovranazionali. Non sono compresi contratti di lavoro irregolari, apprendistati e prestazioni di economia informale. Non ci sono limiti al numero di ore lavorate alla settimana, si includono quindi anche i lavori part-time.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat.
(ultimo aggiornamento: mercoledì 10 Agosto 2022)

Nell'economia europea nel suo complesso, le lavoratrici guadagnano il 13% in meno rispetto ai lavoratori. Questo dato varia sensibilmente all'interno dell'Unione. I valori più alti si registrano in Lettonia (22,3%), Estonia (21,1%) e Austria (18,9%). Al contrario, quelli più bassi si riportano in Slovenia (3,1%), Romania (2,4%) e Lussemburgo (0,7%). L'Italia è al quartultimo posto a quota 4,2%, un valore di 8,8 punti percentuali in meno rispetto alla media europea.

Oltre a registrare le retribuzioni, vengono raccolti dati anche sull'età, il grado di istruzione, il tipo di lavoro svolto e altre informazioni relative all'occupazione. È quindi possibile anche il calcolo, ad esempio, di quali fasce di età e quali settori riportano le differenze più ampie.

Analisi

L'interpretazione di questo indice è molto complessa. Così come viene presentato, questo valore definisce lo scenario complessivo in termini di guadagni lavorativi. Esprime quindi un concetto più ampio della discriminazione che può avvenire a livello retributivo per lo stesso lavoro svolto.

Il divario retributivo di genere può avere numerose cause.

Oltre alla differenza di guadagno per le stesse caratteristiche lavorative, possono essere presenti infatti anche tratti differenti nei mercati del lavoro a cui uomini e donne si approcciano. Questi valori risentono anche della concentrazione di uomini e donne in settori lavorativi diversi, che si riflettono anche su altre variabili come il grado di istruzione e il tipo di lavoro. Ad esempio, secondo Eurostat le donne europee lavorano molto spesso nel settore pubblico o in imprese a controllo statale con entrate tendenzialmente inferiori rispetto a quelle che si possono ottenere nel settore privato.

 

Le rilevazioni che vengono svolte questo indicatore rilevano numerose informazioni sulle condizioni di chi lavora ma mancano dei dati importanti come l'esperienza completa del lavoratore e la condizione familiare, che potrebbero spiegare ulteriormente la presenza di questa differenza. La decisione di utilizzare il salario orario medio è funzionale all'appianamento tra contratti di lavoro full-time e part-time. Non permette però di cogliere le differenze legate al numero di ore lavorate, generalmente inferiore nelle donne. Inoltre, il divario retributivo di genere non considera le diversità tra i due tassi di occupazione. Eurostat ha quindi calcolato un indicatore (il "gender overall earnings gap") che mette in relazione la retribuzione oraria media, la media mensile delle ore lavorate e pagate e il tasso di occupazione.

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