La lotta alla povertà è da sempre un obiettivo chiave nella politica sociale Ue. Tuttavia, il 21% della popolazione europea si trova ancora in condizioni di disagio economico e sociale, in particolare in paesi del sud e dell'est Europa.
Le stime preliminari di Istat confermano quanto era purtroppo prevedibile: sale al 13,6% la quota di bambini e ragazzi in povertà assoluta. Da un decennio è ormai stabilmente la fascia d'età più colpita.
I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi il report “Scelte compromesse – Gli adolescenti in Italia, tra diritto alla scelta […]
Sono ancora molte le famiglie con figli che non riescono a permettersi di riscaldare adeguatamente la casa. Con conseguenze che incidono sul disagio familiare e sulla qualità della vita dei nuclei.
L'anno che sta per finire, segnato dalla pandemia, ha visto una forte contrazione dell'economia. Nell'ultima crisi economica a pagare furono soprattutto i bambini e le loro famiglie: ora tutti gli sforzi devono impedire che succeda di nuovo.
La crisi socio-economica in corso sembra avere prospettive simili a quella esplosa alla fine dello scorso decennio. Per questo è fondamentale che le istituzioni contrastino povertà ed esclusione sociale attraverso l'impiego di risorse. Vediamo quanto contribuiscono, in questo senso, i comuni italiani.
La connettività non è solo una questione infrastrutturale: la quota di famiglie con internet veloce è inferiore alle potenzialità della rete. Per una digitalizzazione inclusiva, l'estensione della rete deve andare di pari passo con la lotta agli ostacoli economici che limitano l'accesso per bambini e famiglie.
I dati indicano che gli studenti italiani sono agli ultimi posti in Europa per capacità di leggere e comprendere un testo. All'interno del paese però ci sono delle significative differenze.
Nei comuni con più famiglie in disagio il livello medio nei test invalsi è più basso. Un problema di mobilità sociale, perché significa che il percorso scolastico dei figli è ancora molto legato alla famiglia d'origine. Con effetti negativi anche sui divari territoriali.