Quanto spendono le amministrazioni comunali per il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale Bilanci dei comuni

La crisi socio-economica in corso sembra avere prospettive simili a quella esplosa alla fine dello scorso decennio. Per questo è fondamentale che le istituzioni contrastino povertà ed esclusione sociale attraverso l’impiego di risorse. Vediamo quanto contribuiscono, in questo senso, i comuni italiani.

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Il 2020 è stato un anno difficile dal punto di vista socio-economico in Italia, come nel resto dell’Europa e in gran parte dei paesi del mondo.

Lo scorso 17 ottobre, in occasione della giornata mondiale di contrasto alla povertà, Caritas italiana ha pubblicato il rapporto “Gli anticorpi della solidarietà“, in cui si evidenzia come l’incidenza dei “nuovi poveri” sia salita dal 31% al 45% tra maggio e settembre 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: “Quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta”, si legge nel rapporto.

Con l’emergenza pandemica è aumentato in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani e delle persone in età lavorativa. I nuclei familiari composti da italiani, inoltre, risultano essere la maggioranza rispetto al periodo maggio-settembre del 2019 (il 52% del totale, rispetto al 47,9% dello scorso anno).

Le forti difficoltà del 2020 vanno ad aggravare una situazione già provata dalla crisi esplosa al termine del decennio scorso. Nel 2019 erano quasi 1,7 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, pari al 6,4% della popolazione, per un numero di circa 4,6 milioni di persone.

Sono considerate in povertà assoluta le famiglie e le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile. Vai a "Che cos’è la povertà assoluta"

Secondo l’Istat, si tratta di numeri leggermente inferiori a quelli del 2018, ma molto superiori rispetto a quelli precedenti alla crisi del 2008-2009.

La soglia di spesa sotto la quale si è assolutamente poveri è definita da Istat attraverso il paniere di povertà assoluta. È possibile calcolare la soglia di povertà assoluta considerato dall’Istat in base a diversi parametri: età e numerosità dei componenti del nucleo familiare, ripartizione geografica della residenza e tipologia di comune.

FONTE: Istat - elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Nel 2019 erano circa 1.452.000 le persone residenti nel mezzogiorno in stato di povertà assoluta. Poco più di un milione quelle che vivono nelle regioni del nord-ovest. Seguono nord-est, centro e isole. Anche se consideriamo i nuclei familiari è il mezzogiorno ad avere il primato (circa 470.000 famiglie in povertà assoluta).

In contrasto all'indigenza e all'esclusione sociale lo stato mette in campo alcuni strumenti di sostegno al reddito. È il caso, ad esempio, del reddito di cittadinanza - che nel 2018 ha sostituito il reddito di inclusione - o del reddito di emergenza (rem), misura prevista dal governo con il "decreto rilancio" dello scorso maggio, e pensata per arginare la povertà in questo periodo di crisi.

A livello territoriale, anche diversi enti regionali e comunali hanno stanziato fondi per questo ambito. Esistono poi le spese ordinarie per il contrasto all'esclusione sociale, inserite nei bilanci delle amministrazioni comunali. Fanno parte della missione dedicata alla famiglia, ai diritti e alle politiche sociali.

Le spese dei comuni per la lotta all'esclusione sociale

Questo tipo di spese servono all'amministrazione e al funzionamento delle attività per l'erogazione di servizi e il sostegno a interventi a favore di persone socialmente svantaggiate o a rischio di esclusione sociale.

Comprendono le spese a favore di persone indigenti, persone a basso reddito, emigrati ed immigrati, profughi, dipendenti da droghe o alcol, vittime di violenza criminale e detenuti, ma anche i contributi a favore dei soggetti (pubblici e privati) che operano nel settore.

In questa voce, inoltre, gli enti comunali possono includere le spese per indennità in denaro, come il sostegno al reddito e altri pagamenti destinati all'assistenza agli indigenti o ad alleviare lo stato di povertà, oltre che le cifre necessarie a vitto a breve o lungo termine, alla riabilitazione post-dipendenze, a beni e servizi a favore di persone socialmente deboli (consultori, ricoveri diurni, indumenti, carburante, etc.).

Le spese comunali per il contrasto all'esclusione sociale possono racchiudere, infine, la costruzione e la gestione di strutture dedicate.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200.000 abitanti, non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Bologna e Roma spendono molto più di tutte le altre grandi città per la lotta all'esclusione sociale. Il capoluogo emiliano investe 65,26 euro pro capite, la capitale 56,47. Sono distanziati tutti gli altri grandi comuni, a partire da Genova (39,16), Venezia (36,55) e Milano (27,55). Tra le città con più di 200.000 abitanti quelle a spendere di meno sono Bari (9,07 euro pro capite) e Messina (14,9).

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Se consideriamo tutte le amministrazioni italiane, le prime cinque posizioni sono occupate da due comuni abruzzesi, due calabresi e uno campano. Si tratta di località demograficamente esigue. Per trovare un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti bisogna scendere fino alla 66esima posizione: Nardò, in provincia di Lecce, spende infatti 219,54 euro pro capite.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200.000 abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata, nel 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

In quattro anni il comune di Bologna è passato da 30,75 a 65,26 euro pro capite destinati al contrasto alla povertà. Nel 2016 era la città che spendeva meno tra le 5 considerate, oggi è quella che investe di più. Anche a Genova la spesa è cresciuta (+25,3%), mentre a Milano è diminuita (-14,1%) e a Roma e Venezia è rimasta stabile negli anni.

Analizziamo quanto spendono i comuni dell'area metropolitana di Bologna, considerando anche che spesso povertà ed esclusione sociale trovano spesso terreno fertile nelle periferie delle grandi aree urbane.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni che non compaiono nella mappa.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Esaminando la città metropolitana di Bologna si nota come molti dei comuni che concentrano più risorse per il contrasto all'esclusione sociale siano confinanti con il capoluogo: Castelmaggiore (48,89 euro pro capite), Granarolo (29,45), San Lazzaro di Savena (25,52), Castenaso (22,20) e Calderaro di Reno (15,53). Tuttavia rimane Bologna il comune a spendere di più nell'area (65,26). In 25 comuni sui 55 della città metropolitana l'importo in bilancio dedicato alla lotta alla povertà è pari a 0. Questo può accadere perché l'amministrazione effettivamente non investe risorse, oppure perché inserisce le spese relative in un'altra voce di bilancio, a discapito di un'analisi completa.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Jon Tyson - licenza

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