L’abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città #conibambini
Nel 2025 i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del diploma erano l’8,2% del totale. Un dato in miglioramento e che finalmente raggiunge l’obiettivo europeo per il 2030. Tuttavia, rimangono criticità soprattutto nelle città e tra i giovani non italiani.
martedì 1 Settembre 2026 | Povertà educativa

- 8,2% gli abbandoni scolastici in Italia nel 2025. Più basso dell'obiettivo Ue del 9%.
- Oltre un quarto dei giovani tra 18 e 24 anni di Catania ha lasciato la scuola prima del diploma. Seguono Palermo e Napoli.
- I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci.
- Serve intervenire sulla relazione tra svantaggio socio-economico e dispersione scolastica.
Il prossimo 7 settembre gli studenti e le studentesse della provincia autonoma di Bolzano saranno i primi a tornare sui banchi di scuola dopo la pausa estiva, seguiti 3 giorni dopo dai ragazzi e dalle ragazze di Valle d’Aosta, Veneto e Provincia autonoma di Trento e poi via via tutti gli altri nel corso del mese.
Per milioni di giovani si apre quindi un nuovo anno scolastico, fatto di lezioni, verifiche, relazioni e percorsi di crescita. Ma il ritorno in classe rappresenta anche un’occasione per interrogarsi sul sistema educativo italiano e, in particolare, sul fenomeno dell’abbandono scolastico.
Nel 2025 l’incidenza di ragazzi e ragazze che in Italia hanno lasciato la scuola prima del tempo è scesa all’8,2%. Si tratta di un dato importante perché segna il raggiungimento dell’obiettivo europeo del 9% da parte del nostro paese.
Un conseguimento che corona oltre un decennio di sforzi per raggiungere questo target: a metà degli anni 2000 la quota di abbandoni superava il 20%, poi scesa sotto il 14% nel corso degli anni ’10, per poi calare ulteriormente, sulla scorta dell’obiettivo Ue.
In un quadro di miglioramento, resta comunque forte la prevalenza degli abbandoni in alcuni contesti territoriali e sociali. Il fenomeno supera ancora il 9% nelle città. E la situazione, in base ai dati dell’ultimo censimento, appare più grave nei quartieri con più famiglie in potenziale disagio.
Quanti hanno abbandonato la scuola in Italia e in Ue
Nel 2025 in media in Europa i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del tempo erano il 9,1% del totale. Una quota sempre più vicina al raggiungimento della soglia del 9%, fissata dalle istituzioni Ue come obiettivo per il 2030. In questo quadro, l’Italia rientra tra i 17 paesi che hanno già raggiunto il target.
8,2% i giovani italiani tra 18 e 24 anni che nel 2025 hanno al massimo la licenza media e non partecipano a un percorso di istruzione e formazione.
Nel continente la situazione appare molto differenziata. Gli stati in cui il fenomeno incide maggiormente sono Romania e Germania, dove raggiunge rispettivamente il 15,5% e il 13,1%. Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato, quest’ultimo paese – insieme ad altri del nord Europa – negli anni scorsi si è allontanato dalla traiettoria europea.
Sono 17 su 28 i paesi Ue che hanno raggiunto l’obiettivo del 9% sull’abbandono scolastico
Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2025)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat
(pubblicati: giovedì 16 Aprile 2026)
Tra i maggiori paesi dell’Ue da segnalare anche la Spagna – terza per incidenza del fenomeno (12,8%) – e la Francia dove si attesta al 7%. Incidenza ancora più contenuta in Polonia, dove scende al 4%.
Le differenze tuttavia non sono solo tra paesi, ma anche al loro interno. A partire dalla faglia che divide città e aree rurali. A livello europeo, in media, il fenomeno colpisce soprattutto le aree rurali (9,6%) e gli abitati ad urbanizzazione intermedia (10,1%), mentre coinvolge relativamente meno le città (8%).
In Italia l’abbandono scolastico è più frequente nelle città.
Nel caso italiano, lo spaccato dell’abbandono scolastico rispetto al grado di urbanizzazione restituisce una fotografia diversa. Nelle città la quota di abbandoni precoci sfiora la doppia cifra (9,5%), mentre è sensibilmente più contenuto nelle aree intermedie (7,3%) e in quelle rurali (8%).
Segnale di una possibile difficoltà dei territori ad alta densità abitativa e, in particolare, delle loro periferie. Una difficoltà che spesso è collegata alla situazione socio-economica delle famiglie in queste zone, e che ci ricorda quanto la condizione di partenza e gli esiti educativi possano essere strettamente connessi.
La situazione dell’abbandono scolastico nelle città
Per comprendere meglio tale tendenza, abbiamo approfondito i dati raccolti e pubblicati da Istat per la commissione periferie. Questi, sebbene meno aggiornati di quelli nazionali appena visti, consentono di ricostruire il fenomeno in modo più disaggregato, per i comuni capoluogo delle 14 città metropolitane oggetto di rilevazione nel 2021.
In media, gli abbandoni scolastici precoci incidono maggiormente a Catania, dove oltre un giovane su 4 ha lasciato la scuola prima di raggiungere il diploma (26,5% del totale nel 2021). Seguono Palermo al secondo posto con il 19,8% e Napoli al terzo con il 17,6%. I livelli di abbandono precoce sono leggermente più contenuti a Cagliari (16,3%) e Messina (14,6%). A metà classifica Genova e Bari, entrambe con il 13,8%. Al di sotto del 10% Roma e Reggio Calabria.
L’abbandono è più frequente tra i giovani non italiani.
Tra i giovani con cittadinanza non italiana l’uscita precoce dal sistema di istruzione è ancora più frequente. A Catania sono il 68,6%, a Bari il 60%, a Cagliari il 59,2%. Superano il 50% anche Napoli (55,9%) e Palermo (54,2%) e Messina (53,2%). Si avvicina molto a questa quota Reggio Calabria (49% dei giovani stranieri nel 2021 aveva lasciato la scuola prima del diploma). I tassi di abbandono più contenuti tra i ragazzi stranieri si riscontrano a Roma, Bologna, Milano e Torino, dove comunque superano un terzo del totale.
Catania è la città dove il fenomeno dell’abbandono scolastico precoce colpisce in modo più ampio
Percentuale di giovani 18-24 anni in uscita precoce dal sistema di istruzione, per segmento socio-demografico (2021)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie
(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
Tra le ragazze di 18-24 anni gli abbandoni precoci sono meno frequenti. Al primo posto si registra Catania con il 23,7%. Seguono alcune delle maggiori città del mezzogiorno come Palermo (18,1%), Napoli (15,7%), Messina (12,5%) e Cagliari (11,7%).
L’avere i genitori a loro volta senza diploma è uno dei fattori che influisce più frequentemente sulla scelta dei giovani di lasciare il percorso di studi, come abbiamo avuto modo di raccontare in passato. A testimonianza di come questo fenomeno contribuisca a irrigidire l’ascensore sociale. Oltre un terzo di chi ha lasciato la scuola precocemente ha i genitori senza diploma a Catania (36,5%). Quote significative anche a Cagliari (31,9%) e Palermo (29,1%).
Gli abbandoni precoci nelle aree delle città con più famiglie in disagio
Per questo motivo è interessante mettere a confronto due indicatori diversi, raccolti per le aree subcomunali delle città metropolitane italiane. Il primo è quello appena visto delle uscite precoci dal sistema di istruzione, che misura la quota di giovani di 18-24 anni con al massimo la licenza media, non iscritti a nessun corso regolare di studio.
Il secondo è l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico, calcolato come percentuale di famiglie che hanno figli a carico, in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e nessun componente è occupato o percettore di pensione da lavoro. Una situazione che verosimilmente può condurre in una condizione di disagio economico per il nucleo familiare.
Il grafico mostra che, in generale, esiste una tendenza. Al crescere della percentuale di famiglie che si trovano in potenziale condizione di disagio economico, tende ad aumentare anche il tasso di giovani (18-24 anni) che hanno lasciato precocemente gli studi.
I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci
Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico nelle aree subcomunali delle città metropolitane
Il grafico mostra la relazione tra due indicatori, entrambi calcolati al 2021:
- Uscita precoce dal sistema di istruzione (18-24 anni): calcola il rapporto tra il totale delle persone di 18-24 anni con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media) e non iscritti a nessun corso regolare di studio e il totale delle persone di 18-24 anni;
- Incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico: calcola il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli la cui persona di riferimento ha fino a 64 anni e nelle quali nessun componente è occupato o percettore di una pensione da lavoro e il totale delle famiglie.
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie
(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
Questa relazione suggerisce che il contesto socio-economico svantaggiato possa rappresentare un fattore di rischio per l’abbandono scolastico. Va ovviamente tenuto presente che una correlazione di per sé non implica una causalità diretta. L’abbandono scolastico e il disagio economico potrebbero essere entrambi sintomi di fattori strutturali più ampi, come la qualità dell’offerta formativa in alcune aree o la mancanza di opportunità lavorative qualificate. Situazioni che dovrebbero essere verificate con ulteriori indagini, zona per zona.
Allo stesso tempo, va considerato che le cause potenziali sono state ampiamente approfondite dalla letteratura in materia. Le difficoltà economiche familiari possono limitare l’accesso a risorse educative aggiuntive, creando la necessità di un ingresso precoce nel mondo del lavoro (talvolta anche informale), o semplicemente riflettere un minor capitale culturale che supporti il percorso formativo.
La condizione socioeconomica degli studenti pare esercitare l’influenza più forte sulla probabilità dell’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione rispetto ad altri fattori. Situazioni familiari difficili come disoccupazione, basso reddito del nucleo familiare e scarsi livelli di istruzione dei genitori possono avere un effetto diretto e duraturo sulla carriera scolastica degli studenti, sul loro atteggiamento nei confronti dello studio, sui loro risultati scolastici e, di conseguenza, ciò può indurli a decidere di abbandonare precocemente i percorsi di istruzione e formazione
Intervenire alla radice di questo svantaggio socio-economico, che talvolta si traduce in un abbandono vero e proprio della scuola, ma molto più spesso in bassi apprendimenti e dispersione implicita, è cruciale per migliorare le prospettive future di ragazze e ragazzi che nei prossimi giorni inizieranno (o, purtroppo, non inizieranno) l’anno scolastico.
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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.





