Le province dove più minori vivono nelle aree interne sono quelle destinate a spopolarsi maggiormente nei prossimi anni. Spesso si tratta anche dei territori dove l'offerta di nidi e servizi oggi risulta più carente.
Sono gli studenti che vengono da famiglie svantaggiate i più soggetti alla dispersione scolastica. Una relazione, quella tra disuguaglianze di partenza e rendimento scolastico, il cui impatto va analizzato anche a livello locale.
La povertà alimentare minorile incide di più in alcune aree del paese, come Sicilia e Campania. Spesso si tratta anche dei territori con minore offerta di mense scolastiche, il cui ruolo è cruciale nel contrasto del fenomeno.
Sono essenzialmente due i divari che incidono sull'attuale offerta del servizio nido: il gap tra nord e sud e quello tra città e aree interne. Aumentano i territori sopra la soglia del 33%, ma quasi 6 province su 10 non raggiungono quella del 75% di comuni con il servizio.
Nel 2021 sembra essersi interrotto il calo delle famiglie con figli che non possono permettersi di riscaldare casa. Una tendenza da monitorare alla luce della crisi in corso. Nell’8% dei comuni in zona F, quella più fredda, oltre 4 contribuenti su 10 sono a basso reddito.
Nel primo anno di pandemia è cresciuta la spesa in istruzione, anche se ancora meno della media Ue. Nei prossimi anni allinearsi ai migliori standard europei sarà essenziale anche per superare le diverse emergenze che stiamo attraversando.
Gli alunni con alle spalle una condizione familiare svantaggiata tendono ad avere dei risultati più bassi nelle prove Invalsi. Una tendenza che emerge anche a livello locale, e che colpisce soprattutto il mezzogiorno.
I primi passi dei bandi Pnrr mostrano chiaramente quanto sia complessa la partita per trasformare le risorse stanziate in progetti. Un processo lungo, in costante evoluzione. Servono dati per un monitoraggio effettivo delle risorse impiegate.