Gli investimenti del Pnrr per il diritto all’abitare sono stati definanziati #OpenPNRR

Il tema del diritto all’abitare è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico. Il Pnrr prevedeva diversi investimenti in questo ambito ma nel tempo si è assistito a significativi definanziamenti.

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Il tema delle periferie e dell’emergenza abitativa è sempre più al centro del dibattito pubblico. Anche il governo ha recentemente annunciato un nuovo piano casa. Prosegue inoltre la discussione sulle misure necessarie per contrastare il degrado urbano e lo spopolamento di molti territori.

Quando si parla di periferie, tuttavia, si rischia spesso di fare ragionamenti troppo generalizzati. Non esiste infatti una definizione univoca. Sono periferie le aree interne che da anni perdono popolazione e servizi essenziali. Sono periferie i quartieri marginali delle grandi città caratterizzati da difficoltà sociali e strutture spesso fatiscenti. Così come sono periferie anche molte zone suburbane che, pur essendo prossime ai principali centri abitati, subiscono gli effetti dell’aumento dei costi abitativi.

Per questo motivo le politiche pubbliche devono affrontare il fenomeno in modo multidimensionale tenendo insieme accesso ai servizi, mobilità, qualità dell’abitare e rigenerazione degli spazi urbani. Anche il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è intervenuto su questi aspetti attraverso una serie di investimenti destinati alla rigenerazione urbana, all’edilizia sociale e alla riqualificazione dei quartieri più fragili.

6,7 mld € gli investimenti del Pnrr per rigenerazione urbana e qualità dell’abitare.

In questo articolo approfondiremo questi temi, partendo da alcuni dati che abbiamo presentato nell’ambito dei lavori della commissione parlamentare sulle periferie. Successivamente passeremo in rassegna alcuni degli investimenti del Pnrr. Verificheremo come le risorse siano distribuite sul territorio e quale sia lo stato di avanzamento dei progetti finanziati.

Dall’analisi di queste misure emerge come alcune di queste abbiano subito un significativo definanziamento. Ciò perché in molti casi i progetti presentati dai comuni non erano compatibili con vincoli e tempistiche del piano. Tali progetti saranno comunque portati a conclusione con altre fonti di finanziamento ma allo stato attuale non è possibile un loro monitoraggio approfondito.

Le periferie tra spopolamento, crisi abitativa e pressione urbana

Negli ultimi anni le dinamiche demografiche e socioeconomiche hanno accentuato la distanza tra territori attrattivi e aree in declino. I dati mostrano come la popolazione continui a concentrarsi nei comuni polo e di cintura, dove si trovano maggiori opportunità occupazionali e una migliore dotazione di servizi.

I comuni “polo” sono quelli che offrono le migliori opportunità in termini di lavoro, scuola, salute e mobilità. Vai a “Che cosa sono le aree interne”

Tra il 2014 e il 2023 la popolazione italiana è diminuita del 2,2%. Il calo tuttavia è stato molto più marcato nelle aree interne: -5,84% nei comuni periferici e -7,12% in quelli ultraperiferici. Al contrario, i comuni polo (-1,63%) e quelli di cintura (-1,32%) hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta. Come si vede nel grafico, fatto 100 il dato del 2014, dopo un decennio i residenti sono scesi sotto i 95 nelle aree distanti dai poli, contro i 98,7 dei comuni di cintura e i 98,4 dei poli.

Questa dinamica conferma l’esistenza di una crescente frattura territoriale. Da un lato vi sono i territori maggiormente integrati nei circuiti economici e produttivi, capaci di attrarre (o almeno mantenere) residenti e investimenti. Dall’altro le aree che continuano a perdere popolazione a causa della carenza di servizi e opportunità lavorative.

Il grafico mostra la variazione nel numero dei residenti presenti nei comuni italiani suddivisi per categoria in base ai servizi che mettono a disposizione dei propri cittadini: i comuni polo sono generalmente i centri principali e sono baricentrici in termini di servizi; i comuni ultraperiferici sono invece i più lontani dai poli (più di un’ora) e i più carenti in termini di servizi. Per approfondire clicca qui.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Marzo 2025)

Parallelamente, le grandi città sono sottoposte a una pressione crescente sul fronte abitativo. L’aumento dei prezzi delle abitazioni e degli affitti, insieme alla diffusione degli affitti brevi turistici nelle principali città d’arte, rende sempre più difficile per molte famiglie risiedere nelle aree centrali.

Nelle grandi città i quartieri semi-centrali sono diventati appetibili, con conseguente aumento dei costi.

Si genera così un effetto a catena. I residenti vengono progressivamente spinti verso quartieri semicentrali, periferici o verso l’hinterland. Questo determina una crescita della domanda abitativa anche nelle aree esterne, con conseguente aumento dei prezzi e degli affitti. In base ai dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare, in alcune periferie di Milano, tra il 2021 e il 2025, i canoni di locazione sono aumentati fino al 60%. A Roma gli incrementi hanno raggiunto il 50% in alcuni quartieri ben collegati al centro, mentre a Napoli si registrano aumenti prossimi al 30%.

Le città diventano quindi luoghi sempre più attrattivi ma al tempo stesso sempre meno accessibili, soprattutto per le famiglie a basso reddito. Garantire il diritto all’abitare e migliorare la qualità delle periferie rappresenta oggi una sfida cruciale. Non soltanto per le grandi aree metropolitane ma anche per i territori più fragili e marginali del paese.

Le misure del Pnrr in tema di abitazioni e rigenerazione urbana

Per cercare di contrastare almeno in parte questi fenomeni, nel Pnrr sono previsti diversi investimenti. Le principali misure riguardano la rigenerazione urbana, l’edilizia sociale e i piani urbani integrati per le aree metropolitane. Nei prossimi paragrafi approfondiremo questi investimenti e il loro stato di avanzamento, avvalendoci anche delle più recenti documentazioni disponibili in materia. Vale a dire i dati sui progetti finanziati a febbraio 2026, la settima relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr e la relazione semestrale della Corte dei conti. Da notare che tutte queste misure rientrano tra quelle per cui la scadenza del 30 giugno per la conclusione dei progetti è inderogabile.

Vi sono poi anche altri investimenti che intervengono in questo ambito ma che non approfondiremo in quanto non sono disponibili informazioni di dettaglio sui progetti finanziati. Si tratta dello strumento finanziario per l’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica (in questo caso si prevede entro il 2026 esclusivamente l’istituzione del fondo, mentre i progetti potranno essere realizzati anche successivamente) e della misura Sicuro, verde e sociale: riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica (finanziata dal piano nazionale complementare). Tutte insieme queste misure cubano circa 6,7 miliardi di euro.

Rigenerazione urbana

L’investimento denominato “Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale” ha una dotazione complessiva di circa 2 miliardi di euro. Tra i progetti che si puntava a realizzare figuravano il recupero di aree pubbliche, la rifunzionalizzazione di edifici esistenti, la realizzazione di servizi sociali, culturali ed educativi oltre a interventi per la mobilità sostenibile.

L’investimento ha subito una profonda revisione nel corso del tempo. Tra il 2023 e il 2025 infatti una quota rilevante di progetti è stata spostata fuori dal perimetro del piano europeo e rifinanziata attraverso risorse nazionali. In base alle diverse relazioni presentate dall’esecutivo, la modifica si è resa necessaria perché molti degli interventi presentati dagli enti locali avevano caratteristiche e dimensioni differenti rispetto a quelle ipotizzate nella fase di progettazione del piano.

-1,3 mld € il taglio di risorse Pnrr per progetti di rigenerazione urbana.

Paradossalmente, nonostante la riduzione delle risorse, il target finale è stato ampliato. L’obiettivo iniziale prevedeva infatti il completamento di 300 progetti, mentre oggi il traguardo fissato per giugno 2026 richiede la conclusione di almeno 1.080 interventi per una superficie complessiva di almeno un milione di metri quadrati.

Dal punto di vista attuativo, l’11% dei progetti si trova ancora in fase preliminare, il 68% è in esecuzione mentre il 21% ha già concluso i lavori o si trova in fase di collaudo.

Social Housing

Il Programma innovativo per la qualità dell’abitare (Pinqua) rappresenta il principale strumento del Pnrr dedicato all’edilizia sociale. L’obiettivo è incrementare e riqualificare il patrimonio residenziale pubblico, migliorare l’efficienza energetica degli edifici e rigenerare spazi urbani degradati senza ulteriore consumo di suolo. La dotazione complessiva del programma ammonta a 2,14 miliardi di euro. L’obiettivo finale della misura prevede la realizzazione, l’acquisto o la riqualificazione di almeno 10mila alloggi e la rigenerazione di almeno 1,8 milioni di metri quadrati di spazi pubblici entro il 2026.

Molti progetti sono usciti dal perimetro del Pnrr perché non si sarebbero conclusi entro giugno 2026.

A differenza di altri investimenti, il Pinqua non ha subito tagli finanziari significativi. Le modifiche introdotte con la revisione del piano hanno riguardato soprattutto la composizione degli interventi. I progetti considerati non compatibili con le tempistiche europee sono stati trasferiti sul Piano nazionale complementare, mentre sono stati introdotti nuovi vincoli per rafforzare alcuni obiettivi strategici.

In particolare almeno 497 milioni di euro dovranno essere destinati all’efficientamento energetico degli edifici, con un risparmio di energia primaria pari almeno al 30%, mentre almeno 84 milioni dovranno finanziare infrastrutture ciclabili.

Secondo i dati più recenti, il numero di alloggi interessati dagli interventi supera già la soglia prevista dal target finale. Tuttavia, sul piano finanziario emergono alcune criticità: secondo la Corte dei conti, a fronte di circa 2,6 miliardi di impegni, i pagamenti si fermano a circa 1,4 miliardi.

Piani urbani integrati

I piani urbani integrati rappresentano uno degli interventi più rilevanti del Pnrr per le città metropolitane. L’obiettivo è promuovere la rigenerazione di grandi aree urbane degradate attraverso progetti integrati capaci di migliorare servizi, infrastrutture e qualità dello spazio pubblico. L’investimento si suddivide in 3 sottomisure: gli interventi per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura (di cui non ci occuperemo in questo articolo), un fondo da 272 milioni istituito presso la Banca europea degli investimenti e i progetti generali.

Quest’ultimo sub-investimento vale complessivamente 900 milioni ma anche in questo caso c’è stato un significativo definanziamento. Nella versione originaria del Pnrr infatti la misura disponeva di quasi 2,5 miliardi di euro. La ragione della modifica è legata alla difficoltà di completare entro le scadenze europee una parte consistente dei progetti finanziati.

-1,59 mld € il taglio di risorse Pnrr per i piani urbani integrati.

Per questo motivo circa la metà degli interventi inizialmente previsti è stata esclusa dal perimetro del Pnrr e rifinanziata con risorse nazionali. Per quanto riguarda lo stato di attuazione della misura, anche in questo caso le criticità principali non riguardano tanto l’avvio dei cantieri (al netto dei progetti usciti dal perimetro del Pnrr) quanto la rendicontazione finanziaria e fisica degli interventi. Secondo la Corte dei conti infatti continuano a esserci ritardi.

Come si distribuiscono le risorse sul territorio

Fatta questa panoramica sugli investimenti del Pnrr dedicati alla rigenerazione urbana e alla qualità dell’abitare, vediamo adesso come si distribuiscono i progetti che fanno ancora parte del piano nei territori. Complessivamente gli interventi attivi sono sono 3.573, per un valore di circa 5,4 miliardi di euro.

La quota più consistente riguarda il programma Pinqua, che assorbe circa 2,6 miliardi di euro. Seguono gli interventi di rigenerazione urbana con 2 miliardi e i piani urbani integrati con circa 760 milioni. La regione che ospita il maggior numero di progetti è la Lombardia con 466 interventi. Seguono Sicilia (357), Puglia (331) e Campania (297).

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)

Anche sul fronte delle risorse assegnate la Lombardia si colloca al primo posto con circa 677 milioni di euro. Seguono la Puglia con 594,6 milioni, la Sicilia con 580,6 milioni e la Campania con 453,5 milioni. Nel complesso al mezzogiorno vanno circa 2,3 miliardi di euro. La clausola che prevede di impiegare almeno il 40% delle risorse Pnrr al sud in questo caso quindi è rispettata.

41,9% le risorse del Pnrr per rigenerazione urbana e qualità dell’abitare indirizzate al mezzogiorno.

I dati a livello comunale e lo stato di avanzamento dei progetti

Scendendo ancora più nel dettaglio, possiamo osservare che i comuni che ricevono risorse dal Pnrr per progetti legati alla rigenerazione urbana e alla qualità dell’abitare sono in totale 862. I finanziamenti più consistenti si concentrano a Milano (213,5 milioni), Genova (201,9 milioni) e Messina (181,1 milioni). Lamezia Terme è il primo comune non capoluogo di regione a ricevere più risorse (104,7 milioni). Altro comune non capoluogo a intercettare risorse significative è Corigliano-Rossano sempre in Calabria che cuba in totale circa 50 milioni di euro.

Accanto alla distribuzione delle risorse, un indicatore fondamentale per valutare l’attuazione degli investimenti riguarda il livello dei pagamenti effettivamente erogati. Considerando l’insieme degli interventi dedicati a rigenerazione urbana e qualità dell’abitare, la quota media dei pagamenti si attesta intorno al 58,9%. Si tratta di un dato leggermente superiore alla media complessiva del Pnrr, ma che appare comunque critico considerando l’approssimarsi delle scadenze finali.

Permangono inoltre forti differenze territoriali. A livello macroregionale il nord-est presenta il livello di avanzamento più elevato, con pagamenti pari al 68,4% degli impegni. Seguono nord-ovest (64%) e centro (61,3%). Più indietro risultano sud continentale (45,3%) e isole (43,1%).

La mappa mostra lo stato di avanzamento finanziario dei progetti Pnrr riguardanti la rigenerazione urbana, la qualità dell’abitare e i piani urbani integrati esclusivamente per la parte finanziata dal piano. Più il verde è scuro e più la quota di pagamenti in un dato territorio è vicina al 100%. Dall’elaborazione sono stati esclusi 68 progetti (per un importo Pnrr totale di circa 200 milioni di euro) perché non direttamente attribuibili a un singolo territorio comunale.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)

Anche l’analisi delle principali città evidenzia situazioni molto differenziate. Considerando esclusivamente gli investimenti Pnrr in questo ambito, Roma presenta una quota di pagamenti pari a circa il 71%, Milano si ferma al 50,6%, mentre Napoli registra appena il 32,4%.

I progetti estromessi dal Pnrr e la necessità di dati

Come abbiamo visto, nel tempo numerosi interventi sono stati esclusi dal perimetro del Pnrr perché non compatibili con le tempistiche e i vincoli imposti. Sebbene il fatto che si siano trovate soluzioni alternative per portare a compimento queste opere sia certamente positivo, occorre sottolineare come non sia più possibile avere informazioni di dettaglio su questi progetti. Ciò rende più difficile avere una visione complessiva delle politiche pubbliche dedicate alla rigenerazione urbana e all’abitare.

Sarebbe importante avere accesso anche ai dati dei progetti non più finanziati dal Pnrr.

Una recente relazione della Corte dei conti ha evidenziato che i progetti fuoriusciti dal perimetro del Pnrr continuano a essere presenti sulla piattaforma Regis, al fine di garantire la continuità del monitoraggio e della rendicontazione contabile. Si tratta di oltre 47mila opere riconducibili agli enti territoriali.

Sarebbe importante rendere disponibili in modo sistematico anche le informazioni relative a questi interventi. Disporre di dati aggiornati e accessibili consentirebbe infatti di ricostruire un quadro più completo e realistico dello stato di avanzamento delle opere, superando la distinzione tra progetti ancora finanziati dal Pnrr e quelli trasferiti su altre fonti di finanziamento. Un’esigenza particolarmente rilevante in un ambito delicato come quello delle periferie, della rigenerazione urbana e del diritto all’abitare. Ambiti in cui la continuità degli investimenti e la capacità di monitorarne gli effetti rappresentano elementi essenziali per valutare l’efficacia delle politiche pubbliche.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli articoli di approfondimento sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma openpnrr.it che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

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Foto: Maria Florencia Pastor (licenza)

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