Le città sono poli attrattivi per lavoro e servizi, in linea con un’economia post-industriale basata sulla conoscenza. Tale evoluzione ha creato una frattura geografica tra territori capaci di competere globalmente, con effetti positivi su redditi e occupazione, e aree a minor valore aggiunto, più vulnerabili e in crisi. In Italia, i dati sull’occupazione confermano questa polarizzazione: i comuni polo e di cintura registrano tassi superiori al 64%, mentre l’occupazione cala drasticamente allontanandosi dai centri verso i comuni periferici e ultraperiferici. La popolazione si sposta verso le città polo, più attrattive per servizi e occupazione. Nonostante il calo demografico nazionale (-2,20% tra il 2014 e il 2023), la flessione è drastica nelle aree interne (-5,84% nei comuni periferici e -7,12% in quelli ultraperiferici). Al contrario, i comuni polo (-1,63%) e quelli di cintura (-1,32%) mostrano una maggiore tenuta. Rispetto a 100 abitanti nel 2014, dopo un decennio i residenti scendono sotto i 95 nelle aree distanti dai poli, contro i 98,7 dei comuni di cintura e i 98,4 dei poli.
Il grafico mostra la variazione nel numero dei residenti presenti nei comuni italiani suddivisi per categoria in base ai servizi che mettono a disposizione dei propri cittadini: i comuni polo sono generalmente i centri principali e sono baricentrici in termini di servizi; i comuni ultraperiferici sono invece i più lontani dai poli (più di un’ora) e i più carenti in termini di servizi. Per approfondire clicca qui.
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Marzo 2025)

