Soldi alla politica, la sfida della trasparenza Finanziamenti

Diminuisce il ruolo dei partiti, ma cresce il numero di attori coinvolti. Il tema, e il quadro, è complesso: caratterizzato da leggi che ancora non riescono ad intercettare le nuove dinamiche ed una frammentazione dei soggetti in campo.

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in collaborazione con

ESVEI

L’abolizione del finanziamento pubblico diretto alla politica ha contribuito a rivoluzionare completamente la materia. A farne i danni è stata soprattutto la comprensione del sistema, e quindi la sua trasparenza. Se da un lato infatti lo stato spende meno, dall’altro l’attuale sistema è talmente complesso da renderne il monitoraggio molto più complicato.

Fare politica ha un costo, e mentre prima i movimenti politici si organizzavano, economicamente e logisticamente, unicamente attraverso i partiti, ora il numero di soggetti coinvolti si è moltiplicato. Dalle fondazioni politiche, alle associazioni, passando per gruppi parlamentari e think tank, la galassia di strutture che svolgono attività politiche sono aumentate.

Più attori vuol dire più complessità, e quindi meno trasparenza.

Ma aumentando la complessità, le leggi del nostro paese stanno avendo difficoltà ad intervenire in maniera appropriata con regole chiare e dirette. Quando negli ultimi anni si è intervenuto per richiedere maggiori e migliori informazioni, spesso ci si è dimenticati di mettere in piedi un giusto sistema per il monitoraggio del rispetto delle regole. I problemi sono tanti, e riguardano sia le entrate, chi finanzia la politica, che le uscite, come la politica spende i soldi.

Il contesto

Con la riforma del 2013 sotto il governo Letta in Italia è stato progressivamente eliminato il finanziamento pubblico diretto ai partiti. Questo consisteva principalmente nei cosiddetti rimborsi elettorali, che sono stati definitivamente aboliti nel 2017. Una forma di finanziamento, collegata alle tornate elettorali, in cui lo stato versava ai singoli partiti una somma di denaro calcolata, tra le altre cose, in base al risultato elettorale raggiunto. La graduale abolizione dei rimborsi elettorali è figlia sia della crisi economica che ha colpito il paese, ma anche di un forte sentimento di anti-politica, causato da numerosi scandali di corruzione e malaffare.

Questa transizione, durata dal 2013 al 2017, ha fatto sì che le entrate dei partiti più che dimezzassero nel giro di pochi anni.

Sono conteggiate le entrate da gestione caratteristica dei partiti e del M5s come riportate nei bilanci depositati. Per il 2017 al momento della raccolta dati (luglio 2018) non sono stati rintracciati i bilanci di Stella Alpina, M5s (associazione), Idv, Cor, Mov. Puglia in più, Fare!

FONTE: elaborazione openpolis sui bilanci presentati dai partiti

Questo sistema è stato poi sostituito da meccanismi diversi, rimessi alla scelta volontaria del contribuente in sede di dichiarazione dei redditi (il 2×1000) o all’incentivo fiscale delle donazioni private verso i partiti (detrazione del 26% sulle erogazioni liberali). In sintesi un sistema basato sul finanziamento pubblico diretto è stato sostituito da uno basato sul finanziamento indiretto. Queste due forme di finanziamento però stentano a decollare, e mentre per il 2x1000 questo può essere considerato normale, trattandosi di una novità, quello che colpisce è il calo delle donazioni private ai partiti.

Per persone fisiche si intendono i comuni cittadini. Per persone giuridiche si intendono aziende e altri enti di diritto privato. Dal 2014 è stato inserito un tetto di 100mila euro all’anno per le donazioni ai partiti.

FONTE: elaborazione openpolis sui bilanci presentati dai partiti

Il problema per il 2x1000 poi, oltre ad essere poco utilizzato dai contribuenti, è che parliamo di cifre basse rispetto a quelle che possono essere le esigenze dei partiti. La differenza tra il quanto stanziato dallo stato, e quanto raccolto dai partiti è sempre considerevole, prova del fatto che i cittadini non utilizzano questa tipologia di finanziamento. Nel 2018 l'ammontare di soldi ricevuti dai partiti italiani tramite il 2x1000 è persino calato, passando dai 15,3 milioni del 2017 a 14,1 milioni di euro.

14,1 milioni ricevuti in 2x1000 dai partiti nel 2018, meno che nel 2017.

Ma se la novità è che le casse dei partiti sono sempre più vuote, quello che non sembra cambiare è il fatto che fare politica, su scala nazionale, abbia un costo. E quindi la domanda è una sola, come si finanzia la politica?

Molteplicità di attori, il ruolo dei gruppi parlamentari

Se all'interno dei partiti molte cose sono variate con l'abolizione dei rimborsi elettorali, lo scenario all'esterno ha seguito una dinamica simile. Per capire come si evolve il finanziamento alla politica non si può solo guardare ai partiti, ma a tutte le strutture che orbitano intorno ad un determinato movimento.

I gruppi parlamentari ormai incassano più soldi dei partiti.

La prima di queste, per grandezza economica, è rappresentata dai gruppi politici dei partiti all'interno delle istituzioni di rappresentanza, uno su tutti il parlamento. I gruppi di camera e senato ricevono una somma di denaro da parte di Montecitorio e Palazzo Madama per svolgere le proprie attività istituzionali. Un confine però, quello tra attività istituzionali e attività di partito, che è molto sottile.

L'ammontare di soldi che hanno incassato i gruppi parlamentari tra il 2013 e il 2017 è stato di gran lunga superiore a quello ricevuto dei partiti. E, non a caso, questo ha portato molti partiti ad utilizzare i fondi dei gruppi parlamentari per svolgere attività più politiche che istituzionali. Soldi dei gruppi parlamentari che quindi vengono utilizzati per pagare manifestazioni del partito, staff e personale interno, come anche materiale di comunicazione per campagne elettorali. 

In attesa della pubblicazione dei bilanci dei gruppi parlamentari del 2017, il dato sui contributi relativo a quell’anno è stato stimato sulla base di quanto ricevuto l’anno precedente.

FONTE: elaborazione openpolis su bilanci dei partiti e dei gruppi parlamentari

Ma mentre sia la mappatura dei gruppi politici, come le informazioni sui loro bilanci, sono pubbliche, è per altre strutture che orbitano intorno ai partiti per cui è difficile ottenere informazioni.

Fondazioni e associazioni politiche

Il vuoto generato dalla crisi economica dei partiti ha fatto sì che la condivisione di idee sulla “cosa pubblica”, tratto caratteristico proprio dei partiti, necessitasse di una nuova “casa”. Per rispondere a questa esigenza negli anni abbiamo testimoniato la crescita di think tank, fondazioni e associazioni politiche. Queste strutture sono diventate delle realtà parallele ai partiti, sfruttate dagli stessi per portare avanti una serie di attività: dalla raccolta fondi, alla formazione politica, passando per l'organizzazione di correnti.

Legge anticorruzione: bene l'equiparazione ai partiti di fondazioni e associazioni politiche, ma ora il quadro è più complesso.

L’ascesa politica di Matteo Renzi e della sua fondazione Open ne è stato un perfetto esempio. Una struttura parallela al partito di appartenenza, in questo caso il Partito democratico, utilizzata per raccogliere fondi, organizzare eventi e aggregare la base elettorale. Non rappresentano solo un modo per affermarsi politicamente, ma anche un strumento per tessere rapporti trasversali tra partiti.

Nel 2013 l’arrivo del governo Letta, nato da un accordo post elettorale centrosinistra-centrodestra, vedeva la presenza di numerosi ministri appartenenti alla fondazione Vedrò: avversari nel campo della politica che avevano già stabilito rapporti personali in una fondazione.

Associazioni che possono diventare anche il terreno “neutrale” in cui instaurare relazioni con rappresentanti del mondo accademico, politico e giornalistico. L’ultimo esempio in ordine di tempo è la kermesse SUM, organizzata dall’associazione Gianroberto Casaleggio, in cui Davide Casaleggio, esponente di spicco del Movimento 5 stelle, ormai da due anni mette assieme vari esponenti del dibattito politico pubblico. Il Movimento stesso, non essendo un partito nel senso ufficiale del termine, basa la stragrande maggioranza della sua organizzazione su una rete di associazioni, tra cui anche l'associazione Rousseau.

121 le strutture tra think tank, fondazioni e associazioni politiche censite da openpolis dal 2015 a oggi.

Fino all'approvazione della legge anticorruzione sotto l'attuale governo Conte, tutte queste strutture ricevevano lo stesso trattamento di qualsiasi altra associazione e fondazione presente nel paese. Questo implicava che a loro non fosse richiesto quel livello di trasparenza generalmente richiesto ai partiti, non permettendo quindi di analizzare né i loro bilanci, né le donazioni che ricevevano.

Il numero di strutture riconducibili ad una singola area politica può essere più di uno.

Con l'approvazione della legge anticorruzione un po' di cose sono cambiate, ma il tema principale non è risolto. Inserendo degli obblighi di trasparenza per queste strutture, si sta di fatto certificando l'aumentata complessità dello scenario politico italiano. Formalizzando il bisogno di avere maggiori e migliori informazioni su fondazioni e associazioni politiche, si è confermato il loro ruolo nelle dinamiche politiche del nostro paese. Strutture che poi variano anche in caratteristiche. Sono infatti state equiparate ai partiti tutte le fondazioni, associazioni e comitati che:

  • hanno organi direttivi determinati in tutto o in parte da partiti o movimenti politici;
  • hanno organi direttivi o di gestione sono composti per almeno 1/3 da membri di organi di partiti o movimenti politici ovvero persone che sono o sono state, nei 6 anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali di comuni con più di 15.000 abitanti, ovvero che ricoprono o hanno ricoperto, nei sei anni precedenti, incarichi di governo al livello nazionale, regionale o locale, in comuni con più di 15.000 abitanti;
  • hanno erogato donazioni a titolo liberale in misura pari o superiore a 5.000euro a partiti o movimenti politici.

Se prima l'ambito dei soggetti politici si limitava ai circa 20 partiti ufficialmente riconosciuti nel registro dei partiti, ora il numero supera probabilmente il centinaio di unità.

Un'equiparazione poi che, proprio in tema di finanziamenti, ha avuto delle recenti modifiche. Con il decreto crescita infatti il governo Conte ha di fatto abolito il divieto per queste strutture di ricevere finanziamenti dall'estero, come è invece per i partiti. Una confusione normativa che se da un lato vede "un'equiparazione" tra partiti e fondazioni/associazioni politiche, dall'altro per quest'ultime prevede meno divieti proprio nel campo dei finanziamenti.

Il presunto caso dell'Associazione Lombardia Russia prova che comunque la nuova normativa non riesce ad intercettare le tante dinamiche in ballo.

Una questione poi, quella del rapporto tra associazioni e politica, che non necessariamente è stata risolta con le ultime riforme. Il recente caso dell'Associazione culturale Lombardia Russia, e dei suoi presunti legami con la Lega, ne sono in qualche modo una prova.

Nessuno vieta infatti, più in generale, che organizzazioni senza politici negli organi apicali, e quindi non coinvolte dagli obblighi di trasparenza ora imposti, possano avere dei forti legami con partiti politici.

I canali non ufficiali, la propaganda online

Partiti, gruppi parlamentari, fondazioni ed associazioni sono ad oggi i canali più tracciabili, al livello di analisi esterna, per fare politica sul territorio. A questi però bisogna aggiungere i canali non ufficiali, e quindi più difficilmente monitorabili. Una tematica particolarmente critica quando si parla, per esempio, di propaganda politica online. A differenza di quanto è avvenuto per le fondazioni e associazioni politiche, qui il parlamento deve ancora intervenire per normare la materia. Ad oggi infatti per la propaganda politica online non valgono le stesse regole già in campo per la tradizionale propaganda politica.

€660.669 spesi su Facebook e Google dai principali partiti e candidati italiani alle europee 2019.

La trasparenza del campo è quindi nelle mani delle singole realtà che forniscono questi strumenti di advertising online: su tutti facebook, google e twitter. La principale soluzione messa in piedi da queste piattaforme per aumentare la trasparenza della propaganda politica online prevede l'accreditamento ufficiale delle strutture e degli individui che intendono pubblicizzare contenuti politici. Questo comporta, per esempio, l'obbligo di fornire una serie di informazioni, tra cui chi sta pagando per l'inserzione.

Sono state analizzate le inserzioni su Facebook e Google dei profili ufficiali dei principali partiti italiani (Lega, M5s, Pd, Forza Italia, Fdi +Europa), dei loro leader e dei loro candidati capolista. Il dato del singolo partito include quindi tutte le voci appena elencate.

FONTE: dati facebook e google, elaborazione openpolis

Partiti con meno soldi, vuole anche dire più strutture non ufficiali che fanno propaganda politica. Un problema soprattutto online.

 

Ammesso e non concesso che questo sistema riesca realmente ad intercettare chiunque faccia propaganda politica online, è innegabile che però che tutto questo apra un'altra questione. Essendo aumentato il numero di attori coinvolti nel fare politica, e non essendo tutti riconducibili a realtà organizzate e riconosciute come i partiti, un singolo o una struttura che fa propaganda online non necessariamente viene intercettato dal sistema e, pure se lo fosse, non tutte le informazioni di interesse sono poi messe a disposizione dai siti internet. Si saprebbe, per esempio, chi paga per il determinato contenuto di propaganda, ma non chi ha fornito quei soldi a quella persona o a quella struttura.

Questo per dire che aumentando il numero, e la tipologia, di strutture attive nel campo della politica, per campi già oscuri come quello della propaganda politica online, si raggiungono ulteriori livelli di complessità.

Leggi per la trasparenza, ma nessuno controlla

Il quadro è complesso, e gli attori sono tanti, ma alcune regole per rendere più tracciabili i finanziamenti alla politica sono già in essere. Il problema però è che nessuno monitora sul loro rispetto o, in altri casi, chi dovrebbe non ha i mezzi per farlo.

Per esempio deputati e senatori hanno l'obbligo di consegnare a inizio legislatura sia le loro dichiarazioni patrimoniali, che la scheda di rendicontazione della campagna elettorale, con inclusi i finanziamenti ricevuti. La legge stabilisce che queste informazioni debbano essere accessibili e consultabili, in un formato testuale facilmente interrogabile, ma soprattutto in formato aperto, per facilitarne il riutilizzo.

Approvare una legge per la trasparenza, e poi non controllare sul rispetto, rende l'approvazione della legge stessa inutile.

Ma è analizzando proprio le dichiarazioni patrimoniali dei parlamentari e dei membri del governo che emergono dei chiari problemi. Appare evidente infatti che non vengano utilizzati formati che rendano i dati pienamente accessibili, consultabili e riutilizzabili. Al contrario, si tratta per lo più di documenti scritti a mano, poi scansionati e infine inseriti in formato pdf (con il risultato che alcune parti sono illeggibili). Da un certo punto di vista quindi le istituzioni stanno violando la legge, non rispettando ciò che era stato stabilito nel 2013.

E ancora, il caso della commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. La struttura ha più volte denunciato, nella sua relazione annuale, carenze organiche ed economiche. Una situazione che non le permette di svolgere pienamente, e autonomamente, il suo lavoro di controllo sui bilanci dei partiti. Una situazione resa ancora più grave dal fatto che ora la commissione dovrà anche, in seguito alla loro equiparazione ai partiti, vigilare su fondazioni e associazioni politiche. È stata approvata una legge per rendere più trasparenti i bilanci dei partiti, e soprattutto le donazioni che ricevono, ma all'organo che è stato predisposto per monitorare non sono stati dati i mezzi per farlo. 

Perché tutto questo è un problema

I partiti hanno perso centralità nelle dinamiche politiche nazionali. Il loro indebolimento economico e al livello di influenza ha infatti modificato molti equilibri.

Con dei partiti meno forti, stabili e centrali, nuovi attori sono emersi nello scacchiere politico. Alcuni di questi sono direttamente collegati ai partiti, come i gruppi parlamentari, altri invece no, o almeno non in maniera evidente. Un quadro complesso, sia nella ricostruzione delle diverse strutture coinvolte, come anche nella ricostruzione degli intrecci economici in gioco.

Un quando sempre più complesso, e quindi più propenso ad essere raggirato.

L'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ha quindi contribuito alla frammentazione degli attori politici, penalizzando indirettamente la trasparenza del sistema. Penalizzando, soprattutto, il tema dei finanziamenti, ora più complesso da ricostruire, e particolarmente propenso ad essere raggirato.

 

 

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto ESVEI, co-finanziato da Open Society Institute in cooperazione con OSIFE/Open Society Foundations, e promosso da OBC Transeuropa.

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