Lo squilibrio di genere negli organi politici regionali Regioni

Negli organi politici delle regioni si fa sentire molto lo squilibrio di genere. I dati cambiano significativamente a seconda dei territori, ma in ogni caso, ad oggi, solo in Umbria si trova una donna a ricoprire l’incarico di presidente, mentre tra i consiglieri le donne sono meno di un quarto.

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Gli organi politici delle regioni sono istituzioni molto importanti nel sistema politico italiano. Alle regioni, oltre che allo stato, spetta la potestà legislativa che esercitano in specifiche materie secondo quanto previsto dalla nostra costituzione.

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Per questo è importante monitorare i vari aspetti della politica regionale e tra questi l’equilibrio di genere all’interno delle istituzioni politiche. Infatti negli scorsi anni abbiamo riscontrato come, nonostante alcuni progressi, sono proprio i consigli regionali gli organi rappresentativi dove è più basso l’indice di successo delle donne candidate rispetto a quelle effettivamente elette.

La disparità di genere nelle giunte regionali

Dopo la prematura scomparsa di Jole Santelli, ad oggi solo l’Umbria è governata da una presidente donna. Un caso, quello umbro, che si ripete ormai da molto tempo. Dal 2000 infatti in Umbria ci sono state solo presidenti donne.

La situazione non migliora di molto se si guarda ai vicepresidenti. Solo Veneto, Emilia-Romagna e Toscana hanno infatti delle donne a ricoprire questo incarico. A queste regioni in realtà si aggiunge anche la provincia autonoma di Bolzano, dove tuttavia sono 3 i vicepresidenti in carica e tra questi vi è solo una donna.

3 le donne a ricoprire l’incarico di vicepresidente di regione.

Più in generale se si guarda alla composizione della giunta è la Toscana ad avere la quota più alta di donne all’interno di quest’organo (44,4%). A seguire il Lazio con il 36,4% e poi Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna con il 33,3%.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 7 Dicembre 2020)

Agli ultimi posti invece la Sicilia con solo 1 donna su 13 componenti della giunta (7,7%) e il Molise dove non è presente neanche una donna.

Ma al di là dei numeri complessivi non tutti gli assessori hanno la stessa importanza. Nelle regioni, ad esempio, la delega notoriamente più importante è quella relativa alla sanità. Una materia che, in una fase storica caratterizzata dalla lotta al coronavirus, assume una rilevanza ancora maggiore, evidenziando il ruolo delle regioni in un settore così fondamentale.

3 le donne a ricoprire l'incarico di assessore con deleghe alla sanità nelle regioni e nelle province autonome.

Le deleghe alla sanità tuttavia sono in gran parte ancora riservate a uomini. Ad oggi infatti sono solo 3 le donne a ricoprire l'incarico di assessore alla sanità: in Abruzzo, nella provincia autonoma di Trento e in Veneto, dove Manuela Lanzarin è stata confermata in questo incarico dopo le elezioni di settembre.

La disparità di genere nei consigli regionali

Nel 2016 è stata inserita una modifica alla legge quadro sulle elezioni regionali (l.165/2004) prevedendo che le regioni introducano determinate norme per favorire la parità di genere nei consigli regionali.

Nonostante questo ad oggi le donne presenti nei consigli regionali non sono neanche un quarto del totale.

22,36% la percentuale di donne tra il totale dei consiglieri regionali.

Le percentuali più elevate di donne si trovano soprattutto nei consigli delle regioni del centro e in alcuni casi del nord Italia. In particolare in Emilia-Romagna (40%), Veneto (35,3%) e Toscana (34,1%).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 7 Dicembre 2020)

Nelle regioni del sud in generale si registrano quote più basse ed è in Calabria che il consiglio regionale registra il maggior tasso di squilibrio (6,7% di donne in consiglio). Bisogna dire che il dato della Calabria è figlio anche della prematura scomparsa di Jole Santelli che, in qualità di presidente occupava anche un seggio in consiglio. Tuttavia, dopo la sua morte, il suo seggio è stato occupato da un uomo e il numero di donne in consiglio è passato da 3 a 2. Una riduzione che comunque non modifica la sostanza di una presenza femminile sostanzialmente residuale.

Anche in alcune regioni del nord comunque la presenza di donne in consiglio rimane molto bassa. Si tratta ad esempio della Valle d'Aosta (11,4%) e del Friuli-Venezia Giulia (12,2%).

Anche in questo caso poi i ruoli più importanti sono generalmente ricoperti da uomini. Solo in Emilia-Romagna e in Puglia infatti sono donne a rivestire il ruolo di presidente del consiglio regionale.

2 le donne che ricoprono il ruolo di presidente del consiglio nelle regioni o nelle province autonome.

I cambiamenti nelle 7 regioni andate al voto

Il 20 e 21 settembre 7 regioni sono andate al voto ed è quindi cambiata la composizione degli organi politici. Tutti i presidenti eletti, che si tratti di conferme o di volti nuovi, sono uomini e solamente in Puglia è aumentata la quota di donne all'interno delle giunte rispetto alla scorsa consiliatura.

Non si tratta comunque di una percentuale alta (20% contro il 10% precedente), tuttavia il presidente Emiliano al momento ha mantenuto per sé la delega al welfare in attesa di capire se il Movimento 5 stelle deciderà o meno di entrare in giunta. In ogni caso il presidente ha specificato che l'incarico sarà ricoperto da una donna e quindi questa percentuale dovrebbe crescere ancora arrivando al 27,3%.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 7 Dicembre 2020)

In 3 regioni, il dato prima e dopo le elezioni è rimasto invariato, mentre negli altri casi la percentuale di donne in giunta si è addirittura ridotta rispetto alla scorsa consiliatura. Si tratta della Valle d'Aosta, della Campania e in particolare delle Marche. Qui infatti si è passati dal 42,9% di donne presenti nella precedente giunta di centro sinistra, al 14,3% dell'attuale giunta di centro destra.

3 le regioni in cui si è ridotto il numero di donne all'interno della giunta dopo le elezioni di settembre 2020.

Per quanto riguarda il consiglio, nella maggior parte dei casi, le elezioni hanno portato a un aumento della presenza di donne. La crescita più marcata si è verificata in Veneto, dove la quota di consigliere regionali è passata dal 22 al 35,3%.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 7 Dicembre 2020)

2 le regioni in cui si è ridotto il numero di donne all'interno del consiglio dopo le elezioni di settembre 2020.

Non mancano tuttavia esempi contrari. In Campania e Valle d'Aosta infatti la quota di donne all'interno del consiglio si è ridotta invece che aumentare. D'altra parte è anche vero che se in Puglia si è assistito ad un aumento, questo ha portato ad appena il 13,7% di donne in consiglio, contro il 15,7% raggiunto dalla Campania malgrado il calo.

In Puglia peraltro ci si sarebbe potuti aspettare una crescita maggiore. Durante l'estate infatti si è discusso a lungo della modifica alla legge elettorale che la Puglia avrebbe dovuto effettuare per prevedere dei meccanismi di riequilibrio di genere in linea con la normativa nazionale. La regione tuttavia non è riuscita a modificare la legge in tempo e il governo ha quindi proceduto per decreto inserendo alcune previsioni a riguardo. Questo intervento però sembra aver inciso in misura marginale su uno squilibrio che rimane ancora oggi piuttosto marcato.

Foto Credit: Donatella Tesei - Facebook

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