Lo sfruttamento degli irregolari nei sistemi di caporalato Migranti

Il caporalato è un fenomeno diffuso capillarmente in Italia, ma che colpisce soprattutto i cittadini extra-comunitari impiegati irregolarmente nel settore agricolo. Negli ultimi anni sono però diminuiti i procedimenti, gli arresti e i sequestri ai danni delle aziende responsabili.

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Anche se di caporalato si parla soprattutto nei mesi estivi, si tratta di un fenomeno talmente diffuso da essere insensibile alle stagioni, come dimostrano le frequenti notizie che emergono a proposito. L’ultima, risalente solo a pochi giorni fa, riguarda per esempio l’ortomercato di Milano.

Cos’è il caporalato

Con questa parola si intende l’intermediazione illegale e lo sfruttamento dei lavoratori irregolari, prevalentemente nel settore agricolo.

Il fenomeno del «caporalato» rappresenta una forma di sfruttamento lavorativo che interessa diversi settori produttivi (quali, in particolare, i trasporti, le costruzioni, la logistica e i servizi di cura), ma che si manifesta con particolare forza e pervasività nel settore dell’agricoltura […]. Lo sfruttamento si sostanzia in forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera

Si tratta di un fenomeno complesso che riguarda sia italiani che stranieri, diffuso capillarmente in tutto il paese. Con l’aumento dei flussi migratori dell’ultimo decennio, inoltre, sempre più cittadini stranieri sono costretti, loro malgrado, a fungere da manodopera a bassissimo costo.

Intermediazione illegale e condizioni lavorative e di vita degradanti sono le caratteristiche fondamentali del caporalato.

Suo elemento caratterizzante sono le forme illegali di intermediazione, reclutamento e organizzazione della manodopera. Vi è poi la violazione di varie regole in materia di lavoro, ad esempio riguardo le ore lavorative, i contributi previdenziali e i minimi salariali, ma anche la salute e la sicurezza sul lavoro. Connesso a questi elementi c’è poi lo standard di vita cui queste persone sono esposte, spesso degradante e caratterizzato da episodi di sfruttamento, lavoro forzato, coercizione e violenza.

Il caporalato nel settore agricolo

Il fenomeno del caporalato esiste in molti settori, come quello dei trasporti, delle costruzioni, della logistica e dei servizi di cura, ma ha un’incidenza particolarmente forte nell’agricoltura per via di alcune caratteristiche di questo settore. In particolare, il fatto che si basa sulla stagionalità e quindi su rapporti di lavoro di breve durata.

Secondo le analisi del Tavolo caporalato nazionale, i lavoratori agricoli lavorano prevalentemente in maniera stagionale, la maggior parte per periodi che vanno dalle 101 alle 150 giornate di lavoro l’anno (anche se sono in aumento i contratti di durata inferiore).

90% dei lavoratori agricoli dipendenti (regolari) aveva, nel 2018, un contratto a tempo determinato, secondo il Tavolo caporalato.

Una cifra che oscilla tra l’88,6% per i dipendenti di nazionalità italiana e il 93,6% per gli stranieri.

È inoltre uno degli ambiti con la maggiore incidenza di lavoro non regolare. Parliamo di un tasso del 24,2% nel 2018, ovvero circa 164mila unità di lavoro. Si tratta peraltro di sottostime, considerato che non includono i lavoratori stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno o non iscritti alle liste anagrafiche.

I dati si riferiscono al numero di persone considerate vittime di caporalato o sfruttamento, secondo l’articolo 603 bis del codice penale, in alcuni settori produttivi, e sono emersi dall’attività di vigilanza condotta nel corso del 2020. Sono esclusi i settori in cui non è stato registrato nessun caso.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Inl
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Dicembre 2021)

Stando ai dati emersi dall'attività di vigilanza da parte dell'ispettorato nazionale del lavoro (Inl) relativi alle violazioni nei confronti dei dipendenti, il settore agricolo era quello che registrava il numero più elevato di illeciti per caporalato, con 865 casi registrati nel 2020. Seguivano, sotto questo aspetto, le attività manifatturiere (317) e trasporto e magazzinaggio (107).

Proprio perché l'agricoltura è caratterizzata dalla stagionalità e quindi da contratti di breve durata, è relativamente facile per uno straniero sprovvisto di permesso di soggiorno finire in un circolo vizioso di questo tipo.

I lavoratori stranieri regolari e irregolari nel settore agricolo

Secondo i dati raccolti dal Tavolo caporalato, nel 2018 erano impiegate in questo ambito 872mila persone. Di queste, l'82% erano di nazionalità italiana e il 6,5% di altri paesi membri dell'Unione europea, mentre l'11,4% erano extra-comunitari.

I dati si riferiscono ai lavoratori dipendenti con regolari contratti di lavoro, nel settore privato.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Osservatorio Placido Rizzotto
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Dicembre 2021)

Tra il 2009 e il 2011, il numero di lavoratori extra-comunitari è andato aumentando. Mentre a partire dal 2015 ha ripreso a calare. Nel 2018, erano circa 132mila, ovvero 130mila in meno rispetto al 2015. È però importante sottolineare che i dati si riferiscono solo a quelli regolarmente residenti nel nostro paese, e che quindi si tratta di sottostime rispetto al numero effettivo.

Gli extra-comunitari senza permesso di soggiorno costituiscono anzi una componente molto significativa della categoria dei lavoratori agricoli. Vengono infatti spesso impiegati nelle attività stagionali, in particolare quelle di raccolta di frutta e verdura.

Secondo le stime realizzate dall'Osservatorio Placido Rizzotto, che conduce analisi sui rapporti tra filiera agroalimentare e criminalità organizzata, negli ultimi anni il loro numero sarebbe andato aumentando.

180mila il numero di vittime di caporalato nel biennio 2018-2019, secondo le stime dell'Osservatorio Placido Rizzotto.

Nel 2017 si aggiravano infatti tra i 140mila e i 150mila.

Il caporalato è diffuso tanto al nord quanto al sud Italia.

Le aree caratterizzate dall'esistenza di caporalato sono distribuite in tutta la penisola italiana. Secondo l'Osservatorio Placido Rizzotto, sono 405 le aree di questo tipo nel nostro paese, 129 delle quali localizzate al nord e 123 al sud. Sono invece inferiori i numeri nelle regioni del centro (82 aree) e nelle isole (71). Le aree più colpite si trovano in Veneto e Lombardia (in particolare le aree di Mantova e Brescia), Emilia Romagna, Lazio (soprattutto la provincia di Latina) e Toscana (intorno a Prato). A sud, le regioni in cui sono monitorati più procedimenti giudiziari di questo tipo sono invece Calabria, Puglia e Sicilia.

Le ispezioni nelle aziende agricole

È importante evidenziare che l'esistenza di dati su questo fenomeno che non siano semplici stime dipende dai controlli effettuati, che portano alla luce i casi di illeciti e di sfruttamento.

Secondo l'Osservatorio Placido Rizzotto, nel 2019 gli ispettori dell'Inl e i carabinieri del comando tutela lavoro hanno effettuato 5.806 accessi ispettivi in aziende appartenenti al settore di agricoltura, silvicoltura e pesca. Questi sono risultati in 5.667 accertamenti definiti, tra i quali figuravano 3.363 casi di illeciti.

58% delle ispezioni effettuate hanno evidenziato illeciti ai danni dei lavoratori agricoli.

Negli ultimi anni però il numero di provvedimenti di sospensione dell'attività imprenditoriale adottati a seguito della rilevazione di illeciti è andato diminuendo, fino quasi a dimezzarsi. Il numero più elevato è stato registrato nel 2018 (479) ed è andato poi calando fino al 2020 (257).

I dati del 2021 si riferiscono ai mesi da gennaio a giugno.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Inl
(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Dicembre 2021)

In tutti gli anni analizzati, la maggior parte di tali provvedimenti sono stati poi revocati in seguito alla regolarizzazione dei dipendenti.

Il numero di arresti e sequestri ha invece registrato un picco nel 2018 (89 arresti e 47 sequestri). Anche in questo caso, è seguito un calo nel 2020.

La tutela delle vittime di caporalato

Con la legge 199/2016 sono state introdotte delle modifiche al quadro normativo penale, per rendere più efficace l'azione di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo.

Tra le varie novità, sono state introdotte la sanzionabilità del datore di lavoro, l'attenuante in caso di sua collaborazione con le autorità, l'arresto obbligatorio in caso di flagranza di reato e il rafforzamento dell'istituto della confisca. Oltre alla riformulazione della fattispecie penale, ora equivalente a una reclusione da 1 a 6 anni insieme a una multa tra i 500 e i 1000 euro per ogni lavoratore reclutato. A queste misure, se ne aggiungono altre di supporto alle vittime quali l'assegnazione al fondo anti-tratta.

A febbraio 2020 è stato poi approvato, dal Tavolo caporalato, un piano di azione triennale per gli anni 2020-2022, che coinvolge diversi attori istituzionali. Oltre a promuovere lo studio del fenomeno, il piano prevede iniziative per tutelare le vittime e garantirne il reinserimento lavorativo.

Sempre nel 2020, il decreto rilancio (34/2020) ha introdotto una sanatoria il cui scopo sarebbe quello di facilitare la regolarizzazione di un certo numero di stranieri, principalmente lavoratori in agricoltura. Tuttavia, a distanza di mesi dalle istanze di regolarizzazione si è ancora molto indietro per numero di domande esaminate, come abbiamo raccontato in un approfondimento dedicato.

 

Foto credit: Tim Mossholder - licenza

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