Il calo delle richieste d’asilo durante la pandemia Migranti

Limitando decisamente la mobilità, nel 2020 la pandemia ha causato un netto calo negli arrivi di migranti. Di conseguenza sono diminuite anche le richieste d’asilo, in Europa come in Italia.

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Secondo le previsioni dell’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera Frontex, il 2020 avrebbe dovuto vedere un aumento negli arrivi di migranti in Europa rispetto all’anno precedente. A causa dell’emergenza sanitaria, invece, i numeri sono scesi e conseguentemente sono diminuite anche le richieste d’asilo.

Gli effetti della pandemia sulla mobilità dei migranti

Tra lockdown, misure sanitarie e chiusure dei confini, il Covid-19 ha avuto un effetto negativo sulla mobilità di tutti. Frontex ha dichiarato a Euractiv France che i migranti, in particolare, ne sono stati colpiti duramente.

Secondo le previsioni elaborate dai suoi analisti prima dello scoppio della pandemia, il 2020 avrebbe dovuto vedere un aumento di arrivi rispetto al 2019. Gli arrivi nell’Unione europea sono invece diminuiti del 13%, con numeri che non si vedevano dal 2014. Il calo maggiore si è registrato nei mesi tra marzo e maggio 2020, i primi della pandemia in Europa e anche i più duri in termini di restrizioni alla libertà di movimento.

Il grafico mostra le “first time asylum applications”, ossia le richieste di asilo presentate per la prima volta in Ue. Dal 2013 al 2020 sono stati considerati i 28 stati membri dell’Ue. Per l’anno 2020 sono stati considerati i 27 stati membri.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: martedì 11 Maggio 2021)

A causare questa forte diminuzione sono state le varie restrizioni anti-Covid in vigore sia nei paesi d’origine che in quelli di transito e la reintroduzione, in molte nazioni europee, di rigidi controlli lungo i confini interni.

Potential migrants have found it much harder to get to the border before even attempting to cross it. This was particularly evident during the months of March, April and May 2020

I migranti che volevano raggiungere l'Unione europea hanno avuto difficoltà ad arrivare ai confini, prima ancora di oltrepassarli, e Frontex stessa ha avuto difficoltà a svolgere il suo normale lavoro di controllo dei confini esterni dell'Ue.

 

Calano le richieste di asilo nel 2020

Sempre Euractiv, che come openpolis fa parte dello European data journalism network, racconta che le restrizioni introdotte durante i primi mesi dell'emergenza sanitaria hanno avuto un impatto anche sulle procedure di accoglienza e di protezione internazionale. Queste sono state pressoché sospese nella prima fase dell'emergenza.

A partire da metà aprile 2020 molte attività hanno ripreso a funzionare, ma comunque con una serie di problemi logistici. In particolare, si sono riscontrate difficoltà nello svolgimento delle procedure previste dalle normative sull'asilo.

Le norme sul distanziamento fisico hanno limitato l'efficienza dei servizi individuali per i richiedenti asilo e hanno ridotto la scala delle procedure di accoglienza. La Svezia, per esempio, ha usato la modalità di videoconferenza per i colloqui, distribuendo una persona per stanza all'interno dell'agenzia nazionale delle migrazioni. In questo modo le procedure hanno subito un rallentamento.

I dati sulle richieste di asilo del 2020 sono simili a quelli del 2014, ovvero prima dello scoppio della crisi dei rifugiati.

Le richieste di asilo in Europa sono diminuite del 38%, passando da 675.785 nel 2019 a 417.180 nel 2020.

A motivare un calo così netto il fatto che le registrazioni delle richieste di asilo siano state chiuse tra i mesi di marzo e maggio, ma soprattutto come detto una diminuzione degli arrivi nel continente. A marzo 2020, in Europa, ci sono state l'87% di richieste di asilo in meno rispetto al mese precedente.

Questa tendenza si rispecchia in proporzione anche nel numero delle richieste di asilo inoltrate in Italia, passate nello stesso periodo da 43.783 a 26.963.

-38% le richieste di asilo presentate in Italia nel 2020, rispetto al 2019.

Il grafico mostra i dati su tutte tutte le richieste di asilo presentate in Italia nel 2020, incluse quelle non esaminate e quelle che erano già state presentate precedentemente (non solo le prime richieste).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: martedì 11 Maggio 2021)

Se esaminiamo le nazionalità delle persone che hanno inoltrato richiesta di asilo in Italia nel 2020, notiamo che la provenienza più ricorrente è il Pakistan (5.515), seguita da Nigeria (3.199) e Bangladesh (2.745).

L'Asia, con 17.115 richiedenti asilo, è il continente più rappresentato, seguito dall'Africa (13.513) e dall'America Latina (8.504).

Il grafico mostra il numero di richiedenti asilo, divisi per le prime dieci nazionalità rappresentate. Il totale delle domande di asilo inoltrate nel 2020 in Italia è 26.963, di cui 5.662 risultano domande reiterate.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: martedì 11 Maggio 2021)

Nonostante la pandemia, i rimpatri aumentano

Se l’emergenza sanitaria ha contribuito sostanzialmente alla diminuzione degli arrivi in Europa, questo non si può affermare se analizziamo i rimpatri. La riduzione di questi ultimi, infatti, si è verificata solo in concidenza con il periodo di lockdown più duro in Europa (da marzo a maggio 2020). I rimpatri effettivi, tuttavia, a livello europeo sono aumentati del 6% nell'estate del 2020, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Secondo quanto affermato dal report "The impact of Covid-19 in the migration area in the Eu and Oecd countries" realizzato dalla European Migration Network e pubblicato ad aprile 2021, i rimpatri sono stati usati da molti paesi dell'Unione Europea come un modo per gestire la pandemia, nonostante questo approccio sia stato condannato dal Network on Migration delle Nazioni unite.

Forced returns can intensify serious public health risks for everyone – migrants, public officials, health workers, social workers and both host and origin communities. Forced returns place additional strain on countries of return.

Nella dichiarazione. rilasciata a maggio del 2020, l'organizzazione ha criticato la pratica dei rimpatri forzati perché in violazione dei diritti fondamentali dei migranti, ma anche in quanto fattore di rischio per la salute di molte categorie sia nel paese ospitante che nel paese di origine, e ha affermato l'importanza di non discriminare gli stranieri durante la pandemia, garantendo invece residenze temporanee e moratorie sulle deportazioni.

Foto credit: jdblack - licenza


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