L’Italia ha presentato la settima revisione del Pnrr #OpenPNRR

La settima richiesta è stata approvata definitivamente dalle istituzioni europee lo scorso 25 marzo. Coinvolte 40 misure del piano. Anche altri paesi hanno operato ulteriori modifiche.

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Mancano ormai poche settimane alla conclusione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), fissata al 30 giugno 2026. Un orizzonte sempre più stringente che rende fondamentale mantenere alta l’attenzione sullo stato di attuazione dei progetti, per evitare il rischio di perdere una parte delle risorse europee. Come abbiamo spiegato in un precedente approfondimento, il governo ha messo in campo una serie di iniziative per cercare di velocizzare il più possibile la realizzazione dei vari interventi ancora in corso.

Va in questo senso anche la presentazione di una ulteriore richiesta di revisione del piano presentata lo scorso febbraio e approvata definitivamente dalle istituzioni europee il 25 marzo.

40 le riforme e gli investimenti del Pnrr italiano interessati dalla settima revisione.

Si tratta certamente di un passaggio significativo, anche alla luce del fatto che la Commissione europea aveva indicato nella fine dello scorso anno il termine ultimo per apportare ulteriori revisioni. C’è da dire però che l’Italia è in buona compagnia. Sono diversi i paesi che hanno presentato richieste di modifica anche nel 2026. Un segnale che le difficoltà attuative non riguardano solo il nostro paese ma sono, almeno in parte, condivise in tutta Europa.

Le revisioni del Pnrr: una dinamica diffusa in tutta Europa

Dal 2021 a oggi l’Italia ha presentato 7 richieste di revisione del proprio piano nazionale. Un numero elevato, che riflette le criticità incontrate nella fase di attuazione. Tuttavia il nostro paese non rappresenta un’eccezione. Anche Belgio e Spagna hanno raggiunto lo stesso numero di revisioni approvate e peraltro hanno già avviato l’iter per un’ottava modifica.

In generale, tutti i paesi europei – con l’eccezione dell’Ungheria, il cui piano è ancora parzialmente bloccato a causa di violazioni dei principi dello stato di diritto – hanno rivisto il proprio Pnrr almeno due volte.

FONTE: Elaborazione Openpolis su dati Commissione europea
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Marzo 2026)

Un altro elemento interessante riguarda il fatto che diversi paesi europei hanno inviato più richieste di revisione anche successivamente alla comunicazione della Commissione Ue dello scorso 4 giugno. Tale documento conteneva alcune linee guida sulle possibili soluzioni per concludere positivamente i piani senza perdere i fondi.

Nello specifico, sono 7 i paesi che hanno presentato più di una richiesta di modifica dopo quella data. Tra questi Spagna e Portogallo ne hanno presentate 2 mentre Belgio, Italia, Polonia, Slovenia ed Estonia una.

Da notare anche il fatto che il documento della Commissione dava la fine del 2025 come termine ultimo per la revisione dei Pnrr. Un’indicazione che però diversi stati, tra cui l’Italia, hanno disatteso.

8 gli stati europei che hanno inviato una richiesta di modifica del proprio Pnrr nel 2026.

Il livello di completamento dei vari Pnrr in Europa

Prima di andare a vedere più nello specifico i contenuti della nuova richiesta di revisione del Pnrr italiano può essere utile valutare quale sia il livello di completamento raggiunto dai vari paesi per i rispettivi piani. Per far questo possiamo fare riferimento ai dati messi a disposizione dalla Commissione europea.

L’invio di risorse dall’Unione europea ai paesi membri è vincolato al conseguimento delle scadenze previste dai piani nazionali di ripresa e resilienza, e non solo. Vai a “Come l’Ue verifica l’attuazione dei Pnrr negli stati membri”

Sulla base di queste informazioni possiamo osservare che il nostro paese, allo stato attuale, riporta una quota di scadenze già valutate positivamente dalle istituzioni Ue pari al 64%. Si tratta di un valore da contestualizzare. Se si considera il mero rapporto di traguardi e obiettivi già raggiunti rispetto al totale di quelli previsti infatti, il nostro paese non figura ai primi posti. Ci sono 6 stati che riportano percentuali più alte. Al primo posto troviamo la Francia con l’83%. Seguono Austria (79%), Danimarca (75%) e Irlanda (72%).

FONTE: Elaborazione Openpolis su dati Commissione europea
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Marzo 2026)

Ovviamente si deve sempre tenere presente che i piani hanno importi e livelli di complessità diversi. Senza contare che per quanto riguarda l’Italia, come vedremo anche nel prossimo paragrafo, molte scadenze sono state rinviate all’ultimo momento utile. Vale a dire il 30 giugno prossimo.

La settima modifica del Pnrr italiano nel dettaglio

Dopo aver delineato il contesto, andiamo a vedere più nello specifico cosa prevede l’ultima revisione del piano italiano. Complessivamente, le misure interessate dall’ultima modifica del Pnrr sono 40. In 36 casi la revisione ha riguardato o i target finali o la descrizione dei contenuti della misura o entrambe le cose. Nei restanti 4 a cambiare è solo la descrizione.

Per 13 misure la modifica è motivata da circostanze oggettive che rendevano il target non più realizzabile. Per altre 20 i cambiamenti sono finalizzati a semplificare e ridurre gli oneri amministrativi legati alla rendicontazione del raggiungimento degli obiettivi. Infine, per 9 casi la modifica è giustificata con alternative migliori per conseguire il livello di ambizione originario.

Molte scadenze sono state spostate dal Q1 al Q2 2026.

Per quanto riguarda il primo aspetto, la modifica più impattante è la revisione temporale delle scadenze. In 13 casi infatti gli obiettivi finali sono stati posticipati all’ultimo momento utile, vale a dire il 30 giugno 2026.

Per la maggior parte le scadenze posticipate erano inizialmente previste per il primo trimestre di quest’anno ma 3 erano originariamente previste per la fine del 2025. Rientrano quindi nella nona richiesta di pagamento che l’Italia ha già inviato alle istituzioni europee ma su cui queste ultime non si erano pronunciate. Nello specifico tali scadenze riguardano interventi sulle linee dell’alta velocità Napoli-Bari e Palermo-Catania, l’implementazione di assistenza medica mediante la telemedicina e la creazione dello sportello unico digitale per le autorizzazioni relative alle energie rinnovabili. 

3 le scadenze inizialmente previste per fine 2025 e posticipate al giugno 2026 (altrettante hanno fatto il percorso inverso).

D’altra parte, 3 scadenze che inizialmente erano previste per il 30 giugno 2026 sono state anticipate alla fine del 2025. Evidentemente perché valutate già completate dal governo italiano. Si tratta nello specifico della riduzione dell’arretrato giudiziario dei Tar e del Consiglio di stato e l’aggiudicazione dei contratti per la formazione medica specialistica.

Oltre alla modifica delle tempistiche, in alcuni casi ci sono anche delle revisioni nei contenuti. Tra i più significativi quelli riguardanti le misure sul servizio civile digitale, il miglioramento dell’accessibilità dei servizi pubblici digitali per i cittadini e la riduzione dei tempi di pagamento delle Pa.

Le informazioni contenute nella tabella sono tratte dalla decisione di esecuzione (Cid) del Consiglio dell’Unione europea del 25 marzo 2026. Il confronto su cosa cambia è riferito alla precedente versione del Pnrr italiano approvata il 25 novembre 2025.

FONTE: Elaborazione Openpolis su dati Commissione europea
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Marzo 2026)

Nel primo caso il target numerico è rimasto lo stesso ma nella versione precedente si faceva riferimento alla formazione di volontari. Adesso invece si parla di partecipazione di persone al servizio civile. Nel secondo caso è stato eliminato il riferimento al fatto l’intervento doveva riguardare anche le Pa locali. Così come non è più presente la riduzione del 50% degli errori individuati su almeno due servizi e l’assistenza al 50% dei lavoratori della Pa disabili. Per quanto riguarda i tempi di pagamento, non si fa più riferimento alla presidenza del consiglio dei ministri e al fatto che tali informazioni debbano essere pubblicate da “ciascuna” regione, provincia autonoma e comune.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli articoli di approfondimento sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma openpnrr.it che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

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Foto: Commissione europea

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