L’immenso patrimonio culturale dell’Abruzzo Osservatorio Abruzzo

Edifici storici e complessi monumentali, ma anche musei e biblioteche. L’Abruzzo è colmo di beni culturali, che oltre a rappresentare un fattore di crescita culturale, possono essere messi a sistema per attrarre persone e investimenti nei territori. Con il Pnrr si può cogliere un’opportunità.

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Chiese, edifici storici, complessi monumentali, ma anche musei, biblioteche, oggetti e tradizioni antiche, portali secolari e rituali arcaici. Sono i beni culturali dell’Abruzzo, un patrimonio immenso da tutelare e anche da riqualificare, attraverso il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

La crescita socio-economica della regione, infatti, può e deve passare anche dall’offerta di cultura, intesa anche come messa a rete delle infrastrutture di un sistema dinamico e multiforme.

Le potenzialità sono enormi in Abruzzo, come nel resto del paese. Basti pensare che l’Italia detenga ancora oggi il primato nel mondo per numero di siti patrimonio dell’umanità iscritti nella lista dell’Unesco: 58. Più della Cina (56) e della Germania, ferma a 51 siti.

 

Prima della pandemia in Italia erano attive 291mila imprese legate alla cultura, che impiegavano circa 1,5 milioni di occupati, per un valore aggiunto del sistema culturale nel paese che, secondo Cassa depositi e prestiti, nel 2018 ammontava a circa 96 miliardi di euro.

Con un fatturato complessivo di 85 miliardi (pari al 5,7% sul totale dell’economia), la filiera, nonostante le criticità riscontrate durante la pandemia, ha impattato su soggetti e servizi i cui output appartengono ad altre attività economiche, generando indirettamente 240 miliardi di euro.

Già da prima dell’emergenza pandemica si assisteva a una discesa degli investimenti pubblici sul settore della cultura. Questa tendenza può però essere invertita a partire dalle risorse previste nel piano di ripresa e resilienza.

Cosa prevede il Pnrr sul fronte della cultura

Gli investimenti per la cultura nel piano ammontano a circa 5,7 miliardi di euro, pari al 2,4% del totale.

Le principali linee di azione dedicate a questo settore sono contenute nella terza componente della prima missione: “Turismo e cultura 4.0“.

Gli obiettivi sono incrementare il livello di attrattività modernizzando le infrastrutture, migliorare la fruibilità e l’accessibilità dei luoghi di cultura, rigenerare i piccoli paesi (chiamati nel Pnrr “borghi”) attraverso la promozione di attività culturali, migliorare la sicurezza sismica e la conservazione dei luoghi di culto. In ultimo, ovviamente, si vuole anche sostenere la ripresa dell’industria culturale e artistica.

Com’è prevedibile, la maggior parte degli investimenti vede la regia del ministero della cultura. Questi possono essere ricondotti a 10 distinte voci di spesa. La più significativa è contenuta nel “Piano strategico dei grandi attrattori culturali” (1,46 miliardi).

25,6% dei fondi per la cultura nel Pnrr sono dedicati al “Piano strategico dei grandi attrattori culturali”.

Seguono gli investimenti volti a valorizzare i borghi (oltre 1 miliardo) e quelli per la messa in sicurezza in chiave antisismica dei luoghi di culto.

Alla valorizzazione e al finanziamento di borghi e paesi abruzzesi dedicheremo un approfondimento specifico nelle prossime settimane.

Il patrimonio culturale abruzzese

Nel parlare comune, il concetto di “patrimonio culturale” di un territorio evoca una molteplicità di aspetti, attinenti alla sua storia, architettura, paesaggio, tradizioni e tipicità locali, usi e costumi. Fenomeni diversi, variabili nel tempo e perciò sfuggenti a una classificazione rigida.

Allo stesso tempo, la legge deve definire chiaramente cosa costituisce il patrimonio culturale, proprio con la necessità di tutelarlo e valorizzarlo. Il codice dei beni culturali in vigore identifica una divisione principale tra beni culturali e beni paesaggistici.

Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. Sono beni culturali le cose immobili e mobili che (…) presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le
altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati all’articolo 134, costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge (…)

È ancora il codice dei beni culturali a stabilire che quelli di appartenenza pubblica sono destinati alla fruizione della collettività, salvo che non vi siano ragioni di tutela ad impedirlo.

Censire i beni culturali significa mettere insieme diverse banche dati.

Ma di cosa parliamo, nello specifico, nel caso dell’Abruzzo? Per cominciare, la premessa obbligata è che sul tema esistono tante fonti informative diverse, in continua evoluzione. Una loro ricongiunzione è effettuata dal ministero della cultura incrociando una serie di banche dati differenti. In primo luogo, tutti i decreti di vincolo su beni immobili emessi dal 1909 al 2003, contenuti nel sistema informativo “carta del rischio“. Poi due banche dati curate dalla direzione generale belle arti e paesaggio. In particolare, il sistema informativo dei beni tutelati e le perimetrazioni dei vincoli paesaggistici contenute nel Sitap (sistema informativo territoriale ambientale e paesaggistico). Infine il sistema informativo generale del catalogo, contenente le singole opere e beni culturali catalogati per autore, tipologia e localizzazione (qui ad esempio quelli presenti nel forte spagnolo dell’Aquila).

4 le banche dati da ricongiungere per ricostruire il patrimonio culturale italiano e abruzzese.

Consultato il 10 maggio scorso, il sistema informativo vincoli in rete ha restituito diverse migliaia di beni censiti per l’Abruzzo, di tutti i tipi, mobili e immobili. Tra questi oltre 100mila tra opere, oggetti d’arte e reperti, ma anche beni architettonici, tra cui circa 900 chiese, oltre 1.500 tra case e palazzi storici, 156 cimiteri, nonché fontane, mura, ville.

I dati sono tratti dal portale Vincoli in Rete del ministero della cultura, nella sezione statistiche, consultata in data 10 maggio 2022.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (Mic)
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Maggio 2022)

Senza contare il patrimonio archeologico, in cui figurano tra gli altri 8 anfiteatri e 14 insediamenti rupestri, oppure delle opere d'arte e dei singoli reperti archeologici. Tanti tipi di beni diversi, censiti da una pluralità di soggetti differenti. Trattandosi di un censimento di tante fonti diverse, in costante evoluzione, è lo stesso portale ad avvertire sull'affidabilità dei dati in tempo reale.

Per ricostruire in modo più omogeneo il patrimonio culturale abruzzese, anche nel confronto tra le diverse regioni e comuni, utilizziamo i dati provenienti dal portale mappa rischi di Istat. Questi, ricostruiti al 2018, comprendono le informazioni di 3 delle fonti appena viste (Iccd, Iscr e beni tutelati) e mostrano come a quella data fossero censiti 3.909 beni culturali in Abruzzo, di cui 3.705 categorizzati come "architettonici".

Complessivamente, parliamo di 3 beni culturali censiti ogni 1.000 residenti nella regione, un dato piuttosto in linea con la media nazionale (3,4). Un rapporto superiore rispetto ad altre 9 regioni, anche se distante da quello rilevato nelle Marche, in Molise e in Liguria.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat (mappa rischi)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Tra le province spicca il dato dell'Aquila. In questo territorio sono 6,7 i beni culturali censiti ogni 1.000 residenti, oltre il doppio della media regionale. Nel contesto abruzzese, quella del capoluogo è anche l'unica provincia che supera la media nazionale. Si attestano infatti su valori inferiori le province di Chieti (2,1), Teramo (1,9) e Pescara (1,6).

6,7 i beni culturali censiti ogni 1.000 residenti in provincia dell'Aquila. Molto più della media nazionale (3,4).

Osservando i dati comune per comune, emerge come i capoluoghi rispecchino l'ordine delle rispettive province. L'Aquila è di gran lunga la città con più beni culturali censiti: 690 di cui 679 architettonici e 11 archeologici. In rapporto a una popolazione di circa 70mila residenti, parliamo di poco meno di 10 beni culturali ogni mille abitanti. Tra i capoluoghi, Chieti si colloca al secondo posto con 176 beni culturali, di cui 131 architettonici e 45 archeologici a fronte dei circa 50mila abitanti (3,5). Seguono Teramo (3,2) e Pescara (1).

Il dato è stato sistematizzato da Istat all’interno del progetto mappa rischi. Le informazioni sono raccolte dal sistema informativo Vir a cui afferiscono le schede di Iccd, dell’Iscr o dei Beni tutelati. Nei comuni in cui è presente ‘–‘ il dato potrebbe essere presente ma non recepito nel sistema informativo Vir.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat (mappa rischi)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Tra le altre città maggiori, Avezzano (2,2) e Vasto (2) superano ampiamente il rapporto di Montesilvano (0,2). Nel comune del pescarese infatti vivono circa 54mila abitanti e risultano censiti 13 beni culturali.

I musei come strumento di valorizzazione del patrimonio culturale

L'Abruzzo perciò dispone di un patrimonio culturale vasto e diffuso sul territorio, rappresentato sia da edifici storici, monumenti, opere d'arte, reperti archeologici.

È la legge a indicare come obiettivo, accanto alla tutela di questi beni, quello della valorizzazione per consentire la fruibilità da parte del pubblico.

I beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica sono destinati alla fruizione della collettività, compatibilmente con le esigenze di uso istituzionale e sempre che non vi ostino ragioni di tutela.

In questo senso, è cruciale il ruolo dei musei e delle istituzioni assimilabili, perché consentono proprio quella accessibilità ai beni culturali che altrimenti non sarebbe possibile, o sarebbe comunque più difficile. Ad esempio attraverso l'organizzazione di percorsi divulgativi e di visite guidate.

In Abruzzo le strutture presenti sono orientate soprattutto alla valorizzazione del patrimonio archeologico. In totale il 29,4% delle strutture museali abruzzesi sono destinate a questa finalità, una quota superiore di quasi 10 punti rispetto alla media nazionale (19,9%).

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Febbraio 2022)

In Abruzzo più musei di archeologia, ma meno di storia rispetto alla media nazionale.

Nello specifico oltre un quinto delle strutture abruzzesi sono musei di archeologia (21,2% del totale, contro una media italiana del 13%) e un ulteriore 8,2% sono aree e parchi archeologici (media Italia 6,9%). Seguono i musei d'arte (17,6% delle strutture museali abruzzesi, in linea con la media nazionale) e quelli di etnografia e antropologia (16,5%, quasi 6 punti in più del dato italiano).

Strutture rivolte alla valorizzazione del patrimonio abruzzese e dei beni culturali presenti nella regione. Un ruolo fondamentale che però è stato messo in crisi durante l'emergenza.

85 i musei abruzzesi aperti, almeno parzialmente, nel 2020.

La pandemia ha posto una sfida enorme al sistema culturale.

In Abruzzo sono oltre 100 i musei e le istituzioni presenti (108 nel 2018). Di questi, sono 85 quelli che sono rimasti aperti (almeno parzialmente) nel 2020, primo anno della pandemia. Anno che, non casualmente, ha visto un crollo nel numero di visitatori, a livello nazionale e regionale. In Italia si è passati dai circa 130 milioni annui registrati nel biennio 2018-19 ai 36 milioni del 2020.

In Abruzzo nello stesso periodo si è passati da una media di 360mila visitatori annui nel biennio 2018-19 (313mila nel 2018, 407mila nel 2019) ai 163mila del 2020.

-54,7% il calo di visitatori dei musei abruzzesi tra 2018-19 e 2020 (media nazionale: -72%)

Nella regione perciò il crollo è stato più contenuto della media nazionale, dove si registra un calo superiore al 70% (addirittura -76% per i soli musei statali). Tuttavia ha interrotto un trend di crescita visibile nei mesi precedenti l'emergenza, evidente per quasi tutte le province abruzzesi (con l'eccezione di Teramo, per cui i dati tra 2018 e 2019 mostrano un calo).

I dati presentati derivano dall’indagine sui musei e gli istituti similari effettuata da Istat.

In base alla classificazione di Istat, “per visitatore si intende la persona che ha accesso a un museo o a un istituto museale per la fruizione dei beni e delle collezioni in esso esposte nonché di eventuali mostre e esposizioni temporanee in esso organizzate. Il numero di visitatori di un museo o istituto similare corrisponde al numero di ingressi effettuati per la visita di quel museo o istituto similare, e non al numero di persone fisiche che vi hanno avuto accesso (le quali vengono conteggiate per ogni visita effettuata), né al numero di biglietti emessi.”

Nello specifico:

  • se una persona ha avuto accesso a più parti espositive di uno stesso istituto museale, conta come un unico visitatore;
  • se una persona, con un unico biglietto, ha avuto accesso a più musei appartenenti allo stesso circuito, conta come visitatore singolo in ciascuno dei musei che ha visitato.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 2 Maggio 2022)

Tra il biennio 2018-19 e il 2020, i visitatori annuali sono calati dell'82,6% nei musei della provincia di Pescara, una contrazione superiore alla media nazionale (-72%) e regionale (-54,7%). Il calo è stato del 68,8% nella provincia di Chieti, mentre in quelle dell'Aquila e di Teramo la contrazione tra la media del biennio 2018-19 e il 2020 è inferiore alla media regionale.

-39,3% il calo di visitatori dei musei della provincia dell'Aquila tra 2018-19 e 2020.

Ma quali erano le performance in termini di visitatori dei musei abruzzesi prima che l'emergenza obbligasse alla chiusura delle strutture o al loro funzionamento limitato? Attraverso i dati 2018, possiamo ricostruire un quadro della situazione pre-pandemica.

Sono 66 su 305 i comuni che a quella data avevano un museo attivo sul proprio territorio, per un totale di 108 strutture complessive. I comuni con più musei censiti prima della pandemia sono Sulmona (6) e Chieti (5). Tra i capoluoghi, si segnalano Pescara (4 strutture), Teramo (2) e L'Aquila (4 strutture censite nel 2018, 5 nell'anno successivo).

 

I dati presentati derivano dall’indagine sui musei e gli istituti similari effettuata da Istat.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Dicembre 2019)

Nel 2018 il comune che ha totalizzato più visite nei suoi musei è stato Chieti (42.866 nelle 5 strutture presenti), seguito da Civitella del Tronto (36.061 visitatori), Pescara (35.029) e Celano (24.626).

In termini di rapporto tra visitatori e musei presenti, quelli abruzzesi hanno totalizzato una media di circa 2.900 visitatori per struttura nel 2018, dato salito a 3.700 l'anno successivo e sceso sotto quota 2.000 nel 2020.

2.898 i visitatori medi di un museo abruzzese nel 2018 (media Italia: 26.210)

I 3 comuni con più visitatori medi per museo hanno tutti meno di 5.000 abitanti.

In quell'anno il comune con più visitatori per museo è stato Civitella del Tronto, con 36.061 accessi all'unica struttura presente sul territorio. Si tratta del museo delle armi e mappe antiche ospitato nella fortezza di Civitella, punto militare strategico almeno dal XII secolo. Il secondo comune per numero di visitatori medi per museo è stato Massa d'Albe. Anche qui è presente un'unica struttura che nel 2018 ha totalizzato da sola 20mila visitatori. Si tratta dell'area archeologica di Alba Fucens, una importante colonia romana nell'Italia centrale. Al terzo posto il comune di Castiglione a Casauria. Piccolo comune di 748 abitanti, qui si trova l'abbazia di San Clemente a Casauria, complesso monumentale che ha registrato 19.690 visite nel 2018.

36.061 i visitatori nel 2018 del museo abruzzese con più accessi: la fortezza e museo delle armi e delle mappe antiche di Civitella.

Tra i singoli musei, quello con più visitatori è la già citata fortezza e museo delle armi e mappe antiche a Civitella del Tronto. Al secondo posto, il Castello Piccolomini di Celano, con 23.523 visitatori. Il terzo museo abruzzese più visitato nel 2018 si trova a Pescara ed è il museo casa natale di Gabriele D'Annunzio (21.052 accessi che ne fanno il terzo museo). Seguono, con circa 20mila visite ciascuno, le già citate area archeologica di Alba Fucens e l'abbazia di San Clemente a Casauria.

I dati presentati derivano dall’indagine sui musei e gli istituti similari effettuata da Istat.

In base alla classificazione di Istat, “per visitatore si intende la persona che ha accesso a un museo o a un istituto museale per la fruizione dei beni e delle collezioni in esso esposte nonché di eventuali mostre e esposizioni temporanee in esso organizzate. Il numero di visitatori di un museo o istituto similare corrisponde al numero di ingressi effettuati per la visita di quel museo o istituto similare, e non al numero di persone fisiche che vi hanno avuto accesso (le quali vengono conteggiate per ogni visita effettuata), né al numero di biglietti emessi.”

Nello specifico:

  • se una persona ha avuto accesso a più parti espositive di uno stesso istituto museale, conta come un unico visitatore;
  • se una persona, con un unico biglietto, ha avuto accesso a più musei appartenenti allo stesso circuito, conta come visitatore singolo in ciascuno dei musei che ha visitato.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Marzo 2021)

Tra i 10 musei abruzzesi più visitati solo uno si trova nel capoluogo regionale.

Nel 2018 hanno totalizzato oltre 10mila visite anche due strutture di Chieti: il museo archeologico nazionale d'Abruzzo - Villa Frigerj (15.140 visitatori) e il museo La Civitella (13.240). Sopra quota 10mila anche il museo del Lupo Appenninico a Civitella Alfedena (12.538) e il museo nazionale d'Abruzzo, che si trova all'Aquila (11.378). Nella top 10 abruzzese anche il museo delle genti d'Abruzzo a Pescara (9.829 visitatori nel 2018).

52,9% dei musei abruzzesi sono gestiti da un ente locale (più della media nazionale: 46,9%).

Musei che in non pochi casi sono gestiti da comuni. Nel 2020 quasi il 53% delle strutture aperte sul territorio abruzzese erano gestite da enti locali, contro una media nazionale del 47%. Ma quanto spendono i comuni nel settore culturale?

La spesa dei comuni abruzzesi in cultura

Per valutare le politiche pubbliche intraprese da un'amministrazione locale può essere utile l'analisi dei bilanci comunali, i principali documenti che regolano i flussi economici di entrata e uscita degli enti di prossimità.

In questo senso i comuni possono allocare i fondi previsti per la cultura tra le spese, alla missione "Tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali".

Per la cultura i comuni abruzzesi spendono in media circa 32 euro pro capite in un anno.

Se guardiamo agli ultimi dati disponibili, relativi al 2020, possiamo affermare che le amministrazioni abruzzesi spendono mediamente 32,16 euro pro capite per questo ambito, un valore appena maggiore della media nazionale (27,87).

I comuni della provincia dell'Aquila sono quelli che riportano in media le somme maggiori, con 49,37 euro pro capite. Seguono quelli della provincia di Chieti (31,53), di Pescara (11,97) e di Teramo (14,85).

A leggere i bilanci è il comune di Santo Stefano di Sessanio (L'Aquila) a far registrare le uscite maggiori: 3.014,03 euro pro capite. Seguono tre località del chietino: Rosello (927,79), Montelapiano (804,95) e Colledimacine (343,65).

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nella missione “tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali”. Si includono le somme spese dal comune per la conservazione dei beni di interesse storico, le biblioteche e i musei presenti sul territorio, oltre alle uscite relative ad attività culturali e difesa delle minoranze linguistiche. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Maggio 2022)

Il Pnrr e il futuro della cultura in regione

Entro il prossimo giugno il ministero della cultura dovrà pubblicare gli esiti di 5 diversi bandi che finanzieranno gli investimenti del Pnrr a cui abbiamo cennato in apertura.

Questi bandi riguardano rispettivamente l'attrattività dei borghi; la tutela e la valorizzazione dell'architettura e del paesaggio rurale; l'efficientamento energetico di cinema, teatri e musei; la valorizzazione di parchi e giardini storici, e gli interventi per la sicurezza sismica.

A oggi, però, è stato pubblicato il decreto di riparto delle risorse solo per i primi due ambiti di investimento, sui borghi e sul paesaggio rurale.

Complessivamente, per queste due misure, all'Abruzzo andranno oltre 30 milioni sui circa 1,6 miliardi previsti per borghi e valorizzazione di architettura e paesaggio rurale.

32 milioni di euro dovrebbero essere assegnati all'Abruzzo per i due ambiti di investimento sull'attrattività dei borghi e sulla tutela e valorizzazione dell'architettura e paesaggio rurale.

In questo senso l'Abruzzo figura agli ultimi posti, se confrontata con le altre regioni italiane. Solo il Molise, la Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano, infatti, risultano beneficiarie di una quota inferiore di risorse.

Si tratta però di dati da prendere con le dovute cautele. Non si tratta infatti di risorse già effettivamente assegnate. Molto dipenderà dalla qualità delle proposte presentate da ogni singolo territorio. Se non sarà giudicato ammissibile a finanziamento un numero adeguato di proposte, la ripartizione territoriale delle risorse potrebbe anche variare.

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Foto: castello Piccolomini di Celano (Pietro Battistoni - licenza)

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