Le problematiche ambientali e la qualità della vita Ambiente

Istat misura l’aspetto qualitativo dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla quotidianità. Dal 2019 al 2021, è diminuita lievemente la preoccupazione a riguardo, ma è aumentata la soddisfazione per la situazione ambientale della propria zona di residenza.

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I cambiamenti climatici hanno un forte impatto sulla qualità della vita. La mancanza di verde e il consumo di suolo, l’inquinamento atmosferico e le temperature medie elevate sono solo alcuni degli effetti nocivi, significativi soprattutto per chi vive nei grandi centri urbani. Sono variabili che possono essere misurate quantitativamente, rilevando la presenza di agenti tossici nell’aria, il rapporto tra spazi verdi e superficie totale e così via. Tuttavia conta anche come l’ambiente viene percepito da chi ci vive.

Istat, che realizza una serie di misurazioni relative all’ambiente e alla qualità della vita, fa delle rilevazioni anche su questo aspetto più qualitativo. Ne emerge che quella per i cambiamenti climatici è una preoccupazione fortemente sentita nel nostro paese, pur con lievi differenze regionali, ma che nel complesso sta progressivamente aumentando la soddisfazione per la situazione ambientale del proprio luogo di residenza.

La percezione della situazione ambientale secondo gli indicatori Bes

Ogni anno Istat misura il benessere equo e sostenibile (Bes), attraverso una serie di indicatori relativi alla qualità della vita e all’ambiente, che servono a integrare i tradizionali indicatori economici, al fine di fornire una rappresentazione più profonda e dettagliata del progresso della nostra società. Dal 2016 infatti il rapporto Bes viene utilizzato anche nel processo di programmazione economica.

Alcuni degli indicatori analizzati si occupano di misurare la sensibilità dei cittadini alle problematiche ambientali e la loro percezione di come esse impattano la qualità della propria vita. Nel complesso, è elevata tra i rispondenti la consapevolezza degli effetti nocivi dei cambiamenti climatici. Due persone su 3 esprimono preoccupazione a riguardo.

66,5% dei rispondenti si dichiara preoccupato per i cambiamenti climatici (2021).

Si tratta di una cifra in calo di 4,5 punti percentuali rispetto al 2019, quando si attestava al 71%. Come ipotizza Istat stessa, questo potrebbe essere dovuto al temporaneo cambiamento nell’ordine di priorità che ha caratterizzato il periodo post-pandemico, con la conseguente crisi economica.

Nel 2021 il livello di interesse per queste tematiche torna a quello registrato nel 2018 (66,6%), evidenziando un aumento di attenzione in concomitanza con i movimenti di protesta a livello globale del 2019-2020. Inoltre, è ragionevole ipotizzare che le preoccupazioni per la pandemia e di conseguenza per la crisi economica siano state preponderanti.

La quota di persone che si dichiarano preoccupate risulta leggermente più elevata tra le donne (66,7%) che tra gli uomini (66,2%) e varia lievemente a seconda dell’area geografica.

I dati vengono dal sondaggio Bes e sono riferiti alle persone di 14 anni e più.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 6 Settembre 2022)

È in particolare al nord e al centro del paese che le persone che hanno partecipato al sondaggio riportano la maggiore preoccupazione. Mentre le quote più basse si registrano nel meridione. In tutte le macroregioni si osserva però lo stesso andamento negli anni, con due picchi in corrispondenza del 2013 e del 2016 e un calo piuttosto consistente tra il 2019 e il 2021. Soprattutto nelle isole, dove è diminuito di quasi 9 punti percentuali.

A registrare il dato più elevato è il Molise con il 70,3% - una cifra molto più alta rispetto a quella registrata dalle altre regioni del mezzogiorno. Seguono la Toscana (70,1%) e la provincia autonoma di Trento (69,5%). Mentre le cifre più basse le riportano la Calabria (60,4%) e la Campania (61,6%).

Le persone con un livello di istruzione elevato sono più preoccupate per il clima.

Ma come rileva Istat nel report, più dell'appartenenza geografica è il titolo di studio a determinare una maggiore o minore preoccupazione per le problematiche ambientali. Nel caso delle persone con un livello di istruzione alto, oltre il 72% degli intervistati si dichiara preoccupato, mentre per chi ne ha uno basso la percentuale scende di circa 10 punti percentuali.

Ciononostante, in tutta la penisola va aumentando il grado di soddisfazione che i cittadini esprimono per la situazione ambientale della propria zona di residenza.

I dati vengono dal sondaggio Bes e sono riferiti alle persone di 14 anni e più. Sono comprese le persone che si ritengono soddisfatte o molto soddisfatte.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 5 Settembre 2022)

La soddisfazione per la situazione ambientale ha avuto un andamento irregolare negli anni, toccando il punto più basso nel 2008 (64,7%), per poi risalire gradualmente. In particolare dal 2019 al 2021 si è registrato un aumento di 2,4 punti percentuali, passando dal 69% al 72,4%. Questo miglioramento è stato particolarmente evidente in alcune regioni, soprattutto del mezzogiorno. Prima tra tutte la Calabria, dove si è passati da una quota del 64,8% a una del 75,7%.

+10,9 punti percentuali, l'aumento della quota di rispondenti calabresi che si ritengono soddisfatti della situazione ambientale della zona in cui vivono, tra il 2019 e il 2021.

Aumenti significativi si sono verificati anche in Molise (+7,3 punti percentuali) e Basilicata (+6,5) e, al nord della penisola, in Veneto (+6,1). Mentre un peggioramento, per quanto contenuto, si è registrato soltanto nel caso della provincia autonoma di Bolzano (-2,3 punti percentuali) e della Puglia (-0,3).

I dati vengono dal sondaggio Bes e sono riferiti alle persone di 14 anni e più. Sono comprese le persone che si ritengono soddisfatte o molto soddisfatte.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 6 Settembre 2022)

Il dato più elevato, nel 2021, si registra nella provincia autonoma di Trento, dove oltre il 90% dei rispondenti si considera soddisfatto per la situazione ambientale. Cifre superiori all'80% sono riportate anche in Friuli-Venezia Giulia (86,5%), in Valle d'Aosta (86,2%), nella provincia autonoma di Bolzano (85,6%) e in Molise, Marche e Abruzzo. Mentre la quota più bassa si registra in Campania (60,2%), Sicilia (60,4%) e Puglia (63,9%).

 

Foto: Walter Martin - licenza

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