Le infrazioni europee all’Italia sull’ambiente Ambiente

Dal 2003 ad oggi sono 25 le infrazioni europee subite dall’Italia per questioni ambientali. Alcune sono state chiuse ma per la maggior parte sono ancora aperte. Tra queste quella sull’Ilva di Taranto, che richiama lo stato per le mancate condizioni di sicurezza dello stabilimento.

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L’Italia sancisce nella propria potestà legislativa il rispetto sia della costituzione che dei vincoli dell’ordinamento comunitario, quindi anche dell’Unione europea (art. 117 costituzione).

Tuttavia negli anni il nostro paese non è riuscito in diverse occasioni ad adeguarsi alle direttive europee. Una dinamica che nel 2020 lo ha portato a essere tra i primi 20 stati membri con il numero più elevato di infrazioni, pari a 85.

Vengono avviate quando gli stati membri dell’Unione europea non rispettano il diritto Ue. Vai a "Cosa sono le procedure d’infrazione"

In particolar modo, l’Italia è il terzo stato con più procedure di infrazione in tema ambientale, 6 solo nel 2020. Tuttavia, è da sottolineare che le questioni ambientali costituiscono anche per gli altri paesi l’ambito più soggetto a inadempienze. Basti pensare dal 1998 al 2020 sono stati in totale 454 i procedimenti aperti sul tema.

29,68% le infrazioni ambientali a carico dei paesi Ue, sul totale delle procedure aperte nel 2020.

Le infrazioni italiane sull’ambiente negli anni

La commissione europea, tra le varie funzioni, si occupa di verificare che i paesi membri adeguino i propri ordinamenti nazionali alle normative europee. Se una direttiva, una regolamentazione o una decisione Ue non viene recepita, viene applicata in modo sbagliato o il paese non comunica in tempo le misure scelte per implementarla, la commissione può avviare una procedura formale di infrazione verso il paese interessato.

25 le infrazioni a tema ambiente ricevute dall’Italia dal 2003 al 2020.

Tra queste, ci sono procedure dovute al mancato adeguamento dell’ordinamento italiano in tema di inquinamento, energia, cambiamento climatico.

I dati fanno riferimento al periodo che va dal 2003 ai primi mesi del 2021. Il numero di infrazioni include sia quelle strettamente annesse all’ambiente, come per esempio la gestione dell’inquinamento, ma anche quelle relative a questioni energetiche.

FONTE: elaborazione openpolis dati commissione europea
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Gennaio 2021)

Le infrazioni a carico dell'Italia nel settore ambientale sono cresciute notevolmente. Se nel 2003 si riscontra un solo richiamo europeo in merito alla non conformità delle discariche sul suolo nazionale, nel 2020 salgono a 6 e a due mesi dall'inizio del 2021 siamo già a quota 1. Un aumento che inizia dal 2013, mentre tra il 2003 e il 2012 la media di infrazioni annuali si aggira attorno a 1.

Nel 2013 la Ue apre la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per l'inquinamento e per i problemi di sicurezza dell'Ilva di Taranto

Negli anni successivi fino al 2021, la media aumenta fino a superare le 2 infrazioni all’anno, con picchi nel 2014 (3 infrazioni europee), nel 2018 (4) e nel 2020 (6).

Le infrazioni all'Italia a tema ambiente hanno prevalentemente riguardato il mancato recepimento di politiche europee di contrasto all'inquinamento di aria e acqua, dovuto alla contaminazione di agenti chimici. Oltre alla mancata ricezione della normativa Euratom sullo smaltimento di rifiuti nucleari.

28,3% le infrazioni ambientali a carico dell'Italia sul totale di quelle ricevute dal 2003 al 2020.

 Le conseguenze delle procedure di infrazione

Nel momento in cui un paese membro non rispetta le direttive europee si incombe in un'infrazione. In particolare, una procedura d’infrazione segue un iter composto prevalentemente da due fasi. La prima è l'avvio della procedura formale: la commissione invia una lettera di costituzione in mora attraverso la quale chiede ulteriori informazioni al paese, che dovrà inviare una risposta dettagliata entro un termine preciso, in genere due mesi.

Successivamente, nel caso in cui non ci fosse una risposta entro il periodo prestabilito, la commissione può inviare un parere motivato, vale a dire una richiesta formale di conformarsi al diritto dell’Unione in cui spiega perché ritiene che il paese violi il diritto europeo. Segue il deferimento della comissione verso il paese. Se anche questo non si traduce in alcuna azione da parte del paese in stato di accusa, la commissione può avviare la seconda fase, ossia una sanzione pecuniaria.

Le sanzioni pecuniarie possono consistere in una somma forfettaria e/o in pagamenti giornalieri.

 

La procedura formale è normata dall'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), mentre all'articolo 260 Tfue vengono sancite le modalità delle le sanzioni. Attraverso l'art. 258 Tfeu, quindi, la commissione europea può avvalersi di vari strumenti, quali la notifica formale dell’inadempienza o il richiamo alla Corte costituzionale dell'Unione europea. Delle 25 procedure di infrazione avviate verso l'Italia dal 2003 a oggi, 21 sono stati richiami della commissione europea, procedure formali (art. 258 Tfue) mentre 4 sono sfociate in sanzioni pecuniarie (art. 260 Tfue).

4 su 25 le sanzioni Ue all'Italia per questioni ambientali.

Le questioni ambientali sotto procedura d'infrazione

Tra le procedure avviate vi sono sia quelle strettamente annesse all'ambiente, quali lo stato di salute dell'aria dei centri urbani, l'inquinamento delle acque e delle reti fognarie, ma anche quelle attinenti all'energia, come lo smaltimento dei rifiuti nucleari.

Il grafico raffigura le infrazioni europee aperte nei confronti dell’Italia dal 2003 al 2021 a tema ambiente e la classificazione tematica.

FONTE: elaborazione openpolis dati commissione europea
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Gennaio 2021)

Dal 2003 l’Italia ha ricevuto 25 infrazioni ambientali da parte della commissione europea. Di queste 6 riguardano le condizioni delle acque. Una fra queste, e anche la più recente, vede coinvolta l'Italia nella mancata attuazione della direttiva 91/676/CE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole. Sono coinvolte tutte le regioni italiane, fatta eccezione per la Valle d'Aosta e l'Alto Adige.

l'Italia è ritenuta inadempiente per la mancata designazione delle zone vulnerabili, per non aver monitorato le acque e non aver adottato misure supplementari in una serie di regioni interessate dall'inquinamento da nitrati.

Tra queste 6 infrazioni, 4 sono state sanzionate anche a livello economico,  la Corte si è infatti appellata all'art.260 Tfue per le sanzioni pecuniarie. In particolare questo è avvenuto per le infrazioni aperte nel 2003 (mancata conformità delle discariche), 2004, 2007 (gestione rifiuti in Campania) e nel 2009.

Entrambe le procedure di infrazioni del 2004 e 2009 riguardano una cattiva applicazione degli articoli 3 e 4 della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane. In particolar modo, i due articoli fanno riferimento alla gestione della rete fognaria nei centri urbani. Sono interessate dalla sentenza diverse regioni italiane: Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Puglia e Sicilia. Per un totale di 80 agglomerati urbani presenti nelle regioni soggetti a sanzione dalla Commissione europea.

6 infrazioni sono attinenti alle condizioni dell’aria. In questa tematica rientrano sia questioni di inquinamento, come la già menzionata Ilva, ma anche condizioni attinenti al rumore, come nel caso dell'inadempienza alla direttiva europea 2002/49/Ce relativa al rumore ambientale a cui è esposto l’essere umano in particolare nelle zone edificate o in altre zone. In particolare, con "rumore ambientale", la direttiva fa riferimento

ai suoni indesiderati o nocivi in ambiente esterno prodotti dalle attività umane, compreso il rumore emesso da mezzi di trasporto, dovuto al traffico veicolare, al traffico ferroviario, al traffico aereo e proveniente da siti di attività industriali sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento.

 

A queste due tematiche, seguono con 6 infrazioni Ue le questioni attinenti all’utilizzo e gestione dell'energia, come le procedure di smaltimento dei rifiuti radioattivi.

In aggiunta a queste, sono state aperte 4 procedure di infrazioni su questioni che non rientrano nelle tematiche evidenziate, come per esempio l'infrazione 2016/2013 relativa alla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. La commissione europea ritiene che la direttiva 2010/63/Ue, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, non sia stata correttamente trasposta nella normativa italiana.

Infine, la tematica relativa alla gestione dei rifiuti chiude la gradutoria con 3 infrazioni dal 2003, tra queste la già menzionata non conformità delle discariche sul suolo nazionale. In particolare nelle regioni Abruzzo (Vasto), Calabria (20 siti non conformi), Lazio (4), Marche (Ascoli-Piceno), Puglia (5), Sicilia (5) e Veneto (4), per un totale di 40 comuni con discariche non conformi alle normative europee.

 

 

 

Photocredits Eszter Miller - Pixabay

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