Che cos’è e che cosa fa la commissione europea

La commissione europea è l’organo esecutivo dell’Ue (assimilabile ad un governo). Gestisce i bilanci e le politiche dell’Ue, oltre a proporre le norme europee. Viene nominata dal consiglio e riceve l’approvazione dell’europarlamento.

Definizione

La commissione è il “governo” dell’Unione europea. Come i governi nazionali, ha un capo, il presidente della commissione europea, e dei “ministri”, i commissari europei. Ciascun commissario è responsabile delle diverse tematiche, dall’economia alla giustizia, dall’agricoltura al commercio.

Molti poteri della commissione sono quelli tipici di un organo esecutivo. Prepara il bilancio che sarà sottoposto all’approvazione di consiglio e parlamento. Sulla base di quel bilancio, gestisce le politiche di competenza dell’Ue e assegna i finanziamenti europei. Rappresenta l’Ue nelle relazioni con i paesi terzi, soprattutto nella politica commerciale e negli aiuti umanitari. Su mandato del consiglio, negozia gli accordi internazionali per conto dell’Unione. Per assicurare la convergenza delle politiche economiche degli stati invia raccomandazioni e valutazioni sullo scostamento dai parametri europei.

Accanto a questi compiti esecutivi, ha anche un importante ruolo nel processo legislativo e decisionale europeo. È infatti l’unica istituzione Ue dotata di iniziativa legislativa. Può proporre nuovi regolamenti e direttive, che poi passeranno dal vaglio di parlamento e consiglio.

Dati

È composta da 28 commissari, uno per paese membro. La procedura per la nomina della commissione è molto articolata. Poche settimane dopo l’elezione del parlamento europeo (maggio-giugno) inizia la procedura per la nomina della commissione, che diventerà operativa da novembre. Tenendo conto dei risultati delle europee, i capi di stato e di governo scelgono un candidato alla carica di presidente della commissione. Quest’ultimo risulterà eletto solo se il parlamento approva la scelta a maggioranza assoluta dei membri, una sorta di voto di fiducia.

353 su 705 i voti in parlamento per diventare presidente della commissione, dopo la brexit.

Una volta eletto, il presidente sceglie i commissari sulla base dei suggerimenti dei capi di stato e di governo. L’elenco dovrà essere approvato dal consiglio europeo. Solo un membro su 28 viene nominato direttamente dal consiglio: l’alto rappresentante per gli affari esteri e sicurezza dell’Ue. Poi l’approvazione spetta al parlamento europeo, che dopo aver fatto delle audizioni a ciascun commissario, si esprime sull’intera commissione.

La composizione della commissione Juncker rispecchia la maggioranza politica che lo ha sostenuto al momento della nomina, formata principalmente da Ppe (popolari), Pse (socialisti) e Alde (liberali).

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione europea
(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Febbraio 2019)

La metà dei membri è del Ppe, il gruppo di maggioranza relativa nell'assemblea. Appartengono al partito popolare il presidente della commissione e 13 commissari, di cui 2 vicepresidenti. 8 membri su 28 (29%) sono del Pse, il secondo gruppo in parlamento. I liberali hanno meno commissari dei due partiti maggiori (5 su 28), ma si tratta spesso di deleghe molto strategiche per l'Ue, soprattutto dal punto di vista dello
sviluppo del mercato interno e delle esportazioni.

Una volta in carica, uno dei compiti più sensibili della commissione è la gestione dell'amministrazione e del bilancio dell'Ue. In termini assoluti amministra una cifra consistente, anche se rappresenta circa l'1% del pil europeo. La capacità di spesa è una delle principali differenze con i governi nazionali, dato che la spesa pubblica dei paesi membri rispetto al pil spesso supera il 40%.

165,8 miliardi il bilancio dell'Unione europea previsto per il 2019.

Analisi

La commissione è probabilmente l'istituzione che più risente della natura ibrida dell'Unione, stretta tra due tendenze opposte. Da un lato, c'è chi - nella prospettiva di una federazione europea - spinge per trasformarla in un vero governo politico dell'Ue. Dall'altro, chi è contrario a questa prospettiva vorrebbe che fosse unicamente l’organo esecutivo degli accordi già raggiunti tra gli stati membri. Le ultime riforme dei trattati, in particolare Lisbona (2009), hanno stabilito un equilibrio di compromesso tra le due concezioni. Un equilibrio raggiunto dettagliando le modalità della nomina e dell'approvazione della commissione, che infatti è condivisa tra il parlamento e gli stati. Nella pratica molto dipende dall'attitudine e dal peso politico del suo presidente, che deve saper mediare tra la volontà degli stati e il consenso del parlamento.

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