In calo le procedure di infrazione a carico dell’Italia Unione europea

Dall’inizio dell’anno la Commissione europea ha avviato 31 nuove procedure di infrazione a carico dell’Italia. Nonostante questo le procedure attualmente in corso sono diminuite rispetto a giugno, passando dal dato record di 92 a 85.

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Uno degli aspetti più controversi delle politiche comunitarie è il rispetto delle normative europee. Ogni anno infatti l’alto numero di direttive e regolamenti che vengono approvati deve trovare implementazione nella legislazione nazionale degli stati membri. Se questi non si adeguano scattano le cosiddette procedure di infrazione che possono portare a delle sanzioni di gravità crescente.

L’Italia si colloca tra i primi dieci paesi membri per numero di nuove procedure aperte dall’inizio dell’anno con 31, mentre è quarta per numero di procedure attualmente pendenti (85). La situazione è però migliorata rispetto ai dati di giugno, quando il nostro paese aveva raggiunto il dato record di 92. Un segnale di come il governo italiano stia cercando di cambiare rotta nei suoi rapporti con l’Europa.

Come funzionano le procedure di infrazione

Tra gli organismi comunitari, spetta alla Commissione la responsabilità di verificare il rispetto del diritto Ue. Essa può intervenire in due casi: quando non viene recepita integralmente una determinata direttiva entro il termine stabilito, oppure quando le norme non vengono applicate correttamente. Quando si verifica uno di questi due casi, la Commissione può avviare una procedura formale di infrazione.

Gli stati hanno il compito di recepire nel loro ordinamento le direttive europee. Se non lo fanno o se non le rispettano possono incorrere in una procedura formale di infrazione. Vai a "Cosa sono le procedure d’infrazione"

I due articoli del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) che regolano tutto il processo sono il 258 e il 260. Le procedure di infrazione possono avere inizio in diversi modi. Oltre alle indagini interne portate avanti dalla Commissione, cittadini, aziende e organizzazioni non governative possono denunciare, inoltrando un reclamo, il non rispetto del diritto europeo da parte di una nazione.

Una procedura d’infrazione può essere avviata per tre diversi motivi:

  • mancata comunicazione: quando lo stato membro non comunica in tempo le misure scelte per implementare la direttiva;
  • mancata applicazione: quando la commissione europea valuta la legislazione dello stato membro non in linea con il diritto Ue;
  • sbagliata applicazione: quando la legge europea non viene applicata o è applicata incorrettamente dallo stato membro.

Le procedure di infrazione possono comportare anche sanzioni pecuniarie a carico dei paesi membri.

Viene così avviato un percorso, che può portare persino ad una sentenza della corte di giustizia europea e, nel caso in cui lo stato membro non si adegui alle direttive, a una sanzione pecuniaria. Non si tratta di una questione di poco conto dato che ad esempio, in base alla relazione annuale 2019 della Corte dei conti, l’Italia ha dovuto pagare oltre 655 milioni di euro di sanzioni dal 2012 ad oggi.

Le procedure di infrazione aperte dall’inizio dell’anno

Da inizio anno sono state avviate 785 nuove procedure d’infrazione, portando così il totale delle pendenti a 1.799 (dati al 6 novembre 2020). Tra gli stati che fanno peggio troviamo il Portogallo con 51, il Regno unito con 48 e il Belgio con 47.

L’Italia si colloca all’ottavo posto (insieme a Spagna e Grecia) con 31 nuove procedure di infrazione aperte. Rispetto al precedente report di InfringEye la posizione del nostro paese è migliorata anche se rimane la peformance peggiore (fatta eccezione per il Regno unito), tra i principali paesi europei.

785 le procedure d’infrazione avviate da inizio 2020 dalla commissione europea.

Una procedura d’infrazione può essere avviata per tre diversi motivi: i) mancata comunicazione: quando lo stato membro non comunica in tempo alla commissione le misure scelte per implementare la direttiva; ii) mancata applicazione: quando la commissione europea valuta la legislazione dello stato membro non in linea con le indicazioni della legislazione europea; iii) sbagliata applicazione: quando la legge europea non viene applicata, o è applicata incorrettamente, dallo stato membro. Leggi che cosa son le infrazioni europee.

FONTE: Dati commissione europea, elaborazione Edjnet/openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Novembre 2020)

Relativamente al totale delle procedure attive invece, la Spagna si conferma al primo posto con 100 procedure di infrazione pendenti. Seguono poi Regno unito (97) e Grecia (90). L'Italia infine si trova al quarto posto con 85. Anche in questo caso la posizione del nostro paese è migliorata rispeto al precedente report.

FONTE: dati commissione europea, elaborazione Edjnet/openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Novembre 2020)

I dati ci dicono inoltre che ogni paese europeo ha in media 64,2 procedure di infrazione a proprio carico. Ma tra i vari stati c'è una notevole differenza. In particolare, 11 stati hanno più di 70 procedure pendenti a testa, che rappresentano in totale più della metà delle infrazioni complessive. Oltre ai paesi già citati fa parte di questo gruppo anche la Germania.

Le procedure a carico dell'Italia

Il numero di casi pendenti a carico dell'Italia può essere considerato un buon "termometro" del rapporto che il nostro paese ha con le istituzioni europee. I governi della scorsa legislatura, soprattutto quelli guidati da Renzi e Gentiloni, avevano portato avanti delle chiare politiche per cercare di ridurli.

Infrazioni, termometro della relazione tra Italia e commissione europea.

Se a inizio 2014 il dato superava le 100 unità, nel marzo 2018 (fine del governo Gentiloni) i casi erano solamente 59. Al contrario, con l'avvento del governo giallo-verde, le procedure di infrazione sono tornate a salire. In base ai dati del dipartimento per le politiche europee infatti al 18 settembre 2019 (pochi giorni dopo la fine del Conte I) le infrazioni a carico del nostro paese erano 81, 22 in più. A giugno di quest'anno è stato poi raggiunto il numero record di 92 procedure di infrazione. Un dato che, come abbiamo visto, negli ultimi mesi è diminuito a 85.

FONTE: dati ministero affari europei e commissione europea, elaborazione Edjnet/openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Novembre 2020)

Un elemento significativo da considerare è proprio quello del rapporto tra le nuove procedure di infrazione avviate e quelle che invece sono state chiuse nello stesso periodo. Questo è forse il dato che più ci aiuta a comprendere come l'attuale esecutivo abbia cercato di migliorare la propria posizione nei confronti dell'Ue.

Durante il primo esecutivo Conte sono state infatti aperte 36 procedure di infrazione e ne sono state chiuse 20. Il governo Conte II ha invece un valore simile di nuove procedure di infrazione avviate (37) ma anche un numero molto più alto di pratiche concluse (31). Evidenza di quanto l'anima politica del governo italiano sia una variabile non indifferente nell'analisi delle infrazioni europee.

61,4% procedure di infrazione chiuse nella XVIII legislatura durante il Conte II.

Inoltre sebbene l'Italia continui ad essere uno dei paesi con il maggior numero di procedure aperte a proprio carico, la situazione è sensibilmente migliorata rispetto al giugno di quest'anno. Il nostro paese infatti è passato dall'avere 92 procedure pendenti a 85 (-8,24%). Si tratta della performance migliore a livello europeo. Significativo invece il +10,6% registrato nello stesso periodo dalla Francia.

FONTE: dati commissione europea, elaborazione Edjnet/openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Novembre 2020)

-8,24% le procedure attive a carico dell'Italia rispetto a giugno 2020.

A che punto sono le infrazioni italiane e di cosa trattano

Dall’invio della lettera di costituzione in mora da parte della commissione, all’imposizione di una sanzione pecuniaria da parte della corte europea di giustizia può passare molto tempo. L’iter delle procedure d’infrazione può infatti essere lungo e complesso da monitorare. È per questo motivo che nell’entrare meglio nel dettaglio della situazione, è necessario differenziare tra i diversi step della procedura.

Delle 85 infrazioni attualmente in essere, 47 (il 55,3%) sono ancora all’inizio dell’iter. Per esse infatti l’ultimo aggiornamento risale all’invio da parte della commissione della lettera di costituzione in mora, come previsto dall’articolo 258 del Tfue. Quattordici (il 16,47%) sono al secondo passaggio, il parere motivato da parte della commissione, mentre per altre 17 (20%) la commissione ha già fatto ricorso alla corte europea di giustizia. Circa il 91,8% delle procedure è quindi ancora sotto la normativa dell’articolo 258. Sono 7 invece quelle che ad oggi si trovano nell’ambito dell’articolo 260 per cui sono già state quindi richieste sanzioni economiche.

55,3% delle infrazioni a carico dell'Italia sono ancora al primo step dell'iter.

Per quanto riguarda i settori maggiormente interessati da procedure di infrazione nel nostro paese abbiamo: l'ambiente (24), trasporti e mobilità (12), industria e mercato (10) e tassazione e dazi (9).

FONTE: Dati commissione europea, elaborazione Edjnet/openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Novembre 2020)

Le infrazioni aperte da più tempo

Quando si affronta la materia però non si parla solamente di numeri. Questo perché la cattiva gestione delle procedure d’infrazione da parte del nostro paese ha un costo. Proprio per questo motivo alcune delle procedure d’infrazione ancora aperte meritano un’attenzione particolare. Un tipo di analisi che si può fare quindi è valutare da quanto tempo le infrazioni sono avviate.

10,6% delle infrazioni a carico dell’Italia sono aperte da oltre 10 anni.

Alcune delle procedure attualmente in essere hanno accompagnato la vita politica del nostro paese per anni. Il modo migliore per tenere traccia di questo aspetto quindi è contare il numero di giorni trascorsi dall’invio della lettera per la messa in mora (art. 258), primo atto formale che certifica l’avvio di una procedura d’infrazione, ad oggi.

Più di un terzo delle procedure di infrazione è stato aperto nel corso del 2020.

Circa il 64% delle infrazioni a carico dell'Italia è stato avviato negli ultimi 5 anni. Da notare anche come il 37,65% siano state aperte tra il 2019 e il 2020. Ma ci sono anche procedure molto più vecchie ancora attive. Queste vanno monitorate particolarmente perché, in genere, nel loro iter sono già arrivate alla comminazione di sanzioni pecuniarie a carico del nostro paese.

FONTE: elaborazione Edjnet-openpolis su dati Commissione europea
(ultimo aggiornamento: venerdì 6 Novembre 2020)

Tra queste possiamo citare un contenzioso ancora aperto sulla messa a norma delle discariche. L'ultimo atto di questa vicenda attualmente pubblicato è la sentenza della Corte Ue ex articolo 260 Tfue. Con questa sentenza la corte ha infine condannato l'Italia al pagamento forfettario di 40 milioni di euro a cui si aggiungono altre penalità per un ammontare complessivo di oltre 42 milioni di euro. Una cifra tuttavia che avrebbe potuto essere ridotta man mano che il nostro paese avesse adeguato i vari siti alle normative europee.

Riutilizzo di dati per investigazioni

InfringEye vuole essere uno strumento a disposizione di giornalisti, cittadini e accademici per portare avanti ricerche e investigazioni. Per questo motivo lo European data journalism network mette a disposizione, per un libero riutilizzo, tutto il materiale impiegato per la creazione dello strumento.

Uno strumento sviluppato per rendere più semplice per i giornalisti, gli attivisti e i cittadini monitorare le procedure europee di infrazione contro gli stati membri, filtrandole per paese, stato della procedura e argomento. InfringEye presenta quindi il contesto in cui si inserisce una procedura di infrazione, fornendo dati utilizzabili come base per inchieste e lavori giornalistici.

Foto credit: palazzo Chigi - Licenza

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