Infrazioni europee, il costo della cattiva politica Focus Europa

Dal 2012 sono costate al nostro paese quasi 550 milioni di euro. Con l’arrivo del governo Conte sono tornate a crescere le procedure d’infrazione contro l’Italia.

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Continuano insieme ad Agi gli speciali di Focus Europa, una serie di approfondimenti con cui nel corso di quest’anno racconteremo l’attività delle istituzioni Ue e la posizione dell’Italia in Europa. Dalle infrazioni europee al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2020.

Le infrazioni europee

Nel raccontare il rapporto tra il nostro paese e le istituzioni Ue, non si può ignorare il tema delle infrazioni europee.

Infrazioni europee

Parliamo del meccanismo messo in piedi dalla commissione europea per intervenire in situazioni in cui gli stati membri non rispettano il diritto Ue. Viene così avviato un percorso, che può portare persino ad una sentenza della corte di giustizia europea in cui viene inflitta al paese in questione una sanzione pecuniaria. Il tema è quindi centrale, considerando anche che dal 2012 l’Italia ha dovuto versare circa 550 milioni di euro a causa di contenziosi che non è riuscita a risolvere positivamente.

Non solo, come vedremo nell’ultimo periodo, per la prima volta dal 2013, i numeri delle infrazioni a carico dell’Italia sono tornato a salire. All’inizio del suo governo l’esecutivo Conte ereditava 59 procedure dagli esecutivi precedenti, dato basso considerando gli standard del nostro paese. Da quando si è insediato però i numeri sono tornati a salire, giungendo ai 73 casi di fine febbraio. Con le dimissioni di Savona la delega per le politiche europee è passata ad interim al primo ministro Giuseppe Conte, elemento certamente non positivo. Vista l’importanza della materia, e il peso che ha sulle casse dello stato, sarebbe importante designare a breve un nuovo ministro per le politiche europee.

Cosa sono e come funzionano

L’articolo 117 della costituzione italiana sancisce che la potestà legislativa esercitata dallo stato e dalle regioni non solo deve rispettare la costituzione stessa, ma anche i vincoli dell’ordinamento comunitario.

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Questo di fatto viene fatto recependo le norme del diritto europeo all’interno dell’assetto normativo del nostro paese. La commissione ha la responsabilità di garantire che tutti gli stati membri applichino correttamente il diritto dell’Ue. In tal senso la commissione è definita “custode dei trattati”.

La commissione può quindi intervenire in due casi: o quando non viene recepita integralmente una determinata direttiva entro il termine stabilito, o quando viene applicato incorrettamente il diritto dell’Ue. Quando si verifica uno dei due casi, la commissione può avviare una procedura formale di infrazione. Vai a "Cosa sono le procedure d’infrazione"

Una procedura d’infrazione può essere avviata per tre diversi motivi:

  • mancata comunicazione: quando lo stato membro non comunica in tempo alla commissione le misure scelte per implementare la direttiva;
  • mancata applicazione: quando la commissione europea valuta la legislazione dello stato membro non in linea con le indicazioni della legislazione europea;
  • sbagliata applicazione: quando la legge europea non viene applicata, o è applicata incorrettamente, dallo stato membro;

Il processo che porta all’apertura di una procedura di infrazione può iniziare in diversi modi. Oltre alle indagini interne portate avanti dalla commissione, cittadini, aziende, e organizzazioni non governative possono denunciare, inoltrando un reclamo, il non rispetto del diritto europeo da parte di una nazione.

I due articoli del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) che regolano tutto il processo sono il 258 e il 260.

Eu Pilot, quando si risolvono le infrazioni sul nascere

Ogni anno sono più di 3.000 le denunce che arrivano alla commissione europea per possibili violazioni, di vario genere, del diritto Ue. C’è da dire che molte poche di queste denunce poi si concretizzano in vere e proprie investigazioni ufficiali. Nel 2017 delle 3.785 denunce, 2.312 sono state archiviate in quanto non consistevano in violazioni del diritto comunitario, e solo 39, l’1%, hanno portato all’apertura di indagini da parte della commissione. Proprio nel 2017 l’Italia è stato il paese verso cui sono state depositate più denunce, ben 533, circa il 14% del totale. Dietro al nostro paese troviamo la Spagna (437 denunce) e poi la Francia (383).

533 le segnalazioni nei confronti dell’Italia nel 2017 per possibili violazioni, dato più alto tra i paesi Ue.

Come detto la stragrande maggioranza di queste segnalazioni finisce in un nulla di fatto. Ad ulteriore prova di questo, delle 533 denunce nei confronti del nostro paese, solo in 4 casi si è poi arrivati all’apertura di Eu Pilot. L’Eu Pilot è un sistema lanciato dalla commissione nel 2008 che anticipa l’avvio di una procedura d’infrazione. È pensato proprio nell’ottica di evitare di giungere ad un contenzioso con uno stato membro.

Il tentativo dell’iniziativa è quindi cercare di risolvere situazioni ambigue anticipatamente, senza dover avviare una vera e propria procedura d’infrazione. Si tratta di un meccanismo, l’Eu Pilot, istituito tra commissione europea e stati membri per lo scambio di informazioni e per la risoluzione di problemi in tema di applicazione del diritto dell’unione europea o di conformità della legislazione nazionale alla normativa Ue, concepito per la fase antecedente all’apertura formale della procedura d’infrazione (art. 258 Tfue).

L’Eu Pilot è lo strumento introdotto per tentare di risolvere contenziosi prima di dover aprire una procedura d’infrazione.

Dei 512 Eu Pilot trattati nel 2017, 393 sono stati chiusi dalla commissione, che ha quindi ritenuto la risposta fornita dagli stati membri soddisfacente. Il tasso di risoluzione, al 77% nel 2017, dal 2013 non è mai stato così alto. Il tasso di risoluzione è la percentuale di Eu Pilot trattati dalla commissione europea per cui sono state accettate le risposte date dagli stati membri. Casi in cui non si è proceduto con l’avvio ufficiale di una procedura d’infrazione, e in cui quindi una preventiva comunicazione ha evitato contenziosi ufficiali.

Il tasso di risoluzione è la percentuale di Eu Pilot trattati dalla Commissione europea per cui sono state accettate le risposte date dagli Stati membri.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione europea

Come sono evoluti i numeri per l'Italia

Storicamente il tema della infrazioni europee è molto caldo nel nostro paese. Come abbiamo già raccontato l’Italia recentemente è stato uno degli paesi con più denunce e segnalazioni per possibili violazioni del diritto Ue. Ciò nonostante spesso le possibili procedure d'infrazione, specialmente nell’ultimo periodo, sono state bloccate sul nascere dai vari governi che si sono succeduti. Dinamica particolarmente consolidata tra il 2016 e il 2017, durante i governi Renzi e Gentiloni.

89% è il tasso di risoluzione registrato dall’Italia nel 2017. Di gran lunga superiore alla media europea, ferma al 77%

In questo senso il tasso di risoluzione dei casi Eu Pilot dell’Italia tende ad essere superiore alla media europea. Se generalmente si attesta tra il 72% e il 77%, per il nostro paese il dato era dell'88% nel 2017 e persino dell’89% nel 2016.

Il tasso di risoluzione è la percentuale di Eu Pilot trattati dalla Commissione europea per cui sono state accettate le risposte date dagli Stati membri

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione europea

Negli ultimi anni quindi l’Italia, più degli altri stati membri dell’unione europea, ha registrato un tasso di risoluzione particolarmente elevato. Un cambio di passo considerevole, evidente analizzando anche il numero di nuove infrazioni aperte all’anno nei confronti dell’Italia. In media più di 40 tra il 2013 e il 2015, mentre tra il 2016 e il 2017 il dato è sceso a 15. Un’altra maniera per analizzare questo tipo di dato è vedere sul totale delle nuove infrazioni, a quanto ammonta la percentuale che riguardano l’Italia.

Da questo punto di vista la recente variazione appena raccontata emerge ancora di più. Nel 2013 l’8,10% delle nuove infrazioni aperte della commissione riguardavano l’Italia, percentuale scesa al 4,18% nel 2015, e che nel 2017 si è attestava all’1,68%.

Il dato riguarda le nuove infrazioni aperte nell’anno in questione, e non il totale di quelle pendenti.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione europea

Un crollo nei numeri che è emerso anche nel numero di infrazioni aperte alla fine di ogni anno che riguardavano il nostro paese: 104 a fine 2014, 89 a fine 2015 e 62 a fine 2017. Particolarmente significativo da questo punto di vista il numero di infrazioni pendenti per tarda implementazione: 24 nel 2013, e solamente 9 nel 2017.

-62% infrazioni per tarda trasposizione tra la fine del 2013 e la fine del 2017.

I numeri ad oggi

Se fino al 31 dicembre 2017 i dati erano in miglioramento, con il 2018 i numeri sono tornati ad essere negativi. Ad oggi ci sono 73 infrazioni aperte nei confronti del nostro paese, dato più alto da 2 anni a questa parte. Soprattutto è da segnalare che è la prima volta dalla XVII legislatura ad oggi in cui si è registrato un vero e proprio peggioramento della situazione.

73 le infrazioni aperte nei confronti dell’Italia, dato più alto da 2 anni a questa parte.

Dei 3 governi della scorsa legislatura, solo quello guidato da Enrico Letta aveva visto aumentare il numero di procedure durante la sua durata, passando dalle 98 dell’insediamento alle 119 di fine febbraio 2014. Con l’arrivo del governo Renzi poi i numeri sono iniziati a scendere notevolmente, arrivando a dicembre del 2016 a quota 70. L’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni ha continuato il lavoro di contenimento dei numeri, portando il totale a inizio giugno 2018, insediamento del governo Conte, a quota 59. Alla sua nascita la squadra di governo giallo-verde riceveva quindi in eredità il numero più basso di infrazioni pendenti tra gli anni presi in considerazione.

I dati sono stati presi dagli aggiornamenti mensili o bimensili del dipartimento per le politiche europee. Le lettere corrispondono all’iniziale del mese in questione, più aggiornamenti possono essere stati pubblicati nello stesso mese.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati Dipartimento per le politiche europee

Mese dopo mese, le nuove infrazioni avviate durante il governo Conte sono aumentate, arrivando alle attuali 73 procedure. Una crescita nei numeri che può avere varie spiegazioni. In primis dall’arrivo di una nuova maggioranza di governo, elemento che implica comunque un cambio di gestione nei ministeri competenti.

L’attuale dato delle infrazioni è il più alto da 2 anni a questa parte

In secondo luogo dal fatto che la nuova squadra di governo, all’opposizione fino a pochi mesi prima, è composta da due forze politiche storicamente avversarie e quindi non abituate a governare insieme. Questo nuovo balzo non deve quindi far pensare ad eccessive responsabilità politiche dell’attuale esecutivo, ma è certamente un dato che va sottolineato. Più in generale ad oggi l’Italia è il sesto paese con più infrazioni pendenti. Davanti a noi abbiamo la Spagna (101), la Germania (83), il Belgio (80), la Grecia (78) e la Polonia (77).

A che punto sono le infrazioni italiane, e di cosa trattano

Dall’invio della lettera di costituzione in mora da parte della commissione, all’imposizione di una sanzione pecuniaria da parte della corte europea di giustizia può passare molto tempo. L’iter delle procedure d’infrazione può infatti essere lungo, tortuoso e soprattutto complesso da monitorare. È per questo motivo che nell’entrare meglio nel dettaglio della situazione, è necessario differenziare tra i diversi step della procedura.

1/2 delle infrazioni a carico dell'Italia sono ancora al primo step dell'iter.

Delle 73 procedure attualmente in essere, 37 (il 50,68%) sono ancora all’inizio dell’iter. Per esse infatti l’ultimo aggiornamento risale all’invio da parte della commissione della lettera in costituzione in mora, come previsto dall’articolo 258 del Tfue. Sedici (il 21,92%) sono al secondo passaggio, il parere motivato da parte della commissione, mentre per altre 11 (15,07%) la commissione europea ha già fatto ricorso alla corte europea di giustizia. Circa l’87% delle procedure è quindi ancora sotto la normativa dell’articolo 258 del Tfue, e per cui quindi la commissione non ha ancora chiesto l’imposizione di sanzioni economiche. Sono 9 invece quelle ad oggi che si trovano nell’ambito dell’articolo 260.

Per quanto riguarda le tematiche, i valori dell’Italia seguono in linea generale quelli del resto dell’unione. L’ambito maggiormente sollecitato è l’ambiente, al centro del 26% delle infrazioni (19 casi su 73), seguito a distanza dalle questioni collegate al mercato interno (16,44% - 12 casi) e quelle che riguardano tassazione e dogane (13,70% - 10 casi).

Le infrazioni aperte da più tempo

Quando si affronta la materia però non si parla solamente di numeri. In un modo o nell’altro la cattiva gestione delle procedure d’infrazione da parte del nostro paese ha un costo, d’immagine, ma soprattutto economico. Proprio per questo motivo alcune delle procedure d’infrazione attualmente ancora aperte meritano un’attenzione particolare.

10% delle infrazioni a carico dell’Italia sono aperte da oltre 10 anni

Un tipo di analisi che si può quindi fare è valutare da quanto tempo le 73 infrazioni sono avviate. E ancora, si può cercare di capire quale costo abbiano avuto sulle case del nostro paese quei contenziosi aperti da anni, e che sono persino arrivati all’ultimo step possibile dell’iter, cioè ad una sentenza della corte europea di giustizia sotto l’articolo 260 del Tfue. Alcune delle infrazioni attualmente in essere hanno accompagnato la vita politica del nostro paese per anni. Il modo migliore per tenere traccia di questo aspetto, è contare il numero di giorni trascorsi dall’invio della lettera per la messa in mora (art. 258), primo atto formale che certifica l’avvio di una procedura d’infrazione, ad oggi.

Quasi 2/3 delle infrazioni sono state aperte nell'ultimo anno.

Per 1/3 dei casi l’invio risale a più di 5 anni fa, elemento non da poco se si considera persino che alcune infrazioni (poco meno del 10%) sono state aperte addirittura più di 10 anni fa. Da notare anche come il 32,39% delle infrazioni siano state avviate nell’ultimo anno. Questo dato conferma quanto analizzato nei capitoli precedenti, e cioè che il nostro paese nell’ultimo anno e mezzo ha visto tornare a crescere il numero di contenziosi, raggiungendo numeri che non si vedevano da 2 anni a questa parte. In maniera particolare per 7 contenziosi, l’invio è avvenuto nel 2019.

È stato contato il numero di giorni trascorsi dall’invio della lettera per la messa in mora per le 73 infrazioni a carico dell’Italia.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione europea

Per ovvi motivi meritano particolare attenzione le 10 infrazioni aperte da più tempo. Le storie di queste infrazioni variano, come varia soprattutto il livello di gravità dei contenziosi. Tra queste 10 infrazioni troviamo anche 4 delle 5 per cui la commissione europea ha fatto ricorso alla corte europea di giustizia, e per cui quest’ultima ha imposto delle sanzioni economiche nei confronti del nostro paese. Infrazioni di cui parleremo in maniera più dettagliata successivamente.

Sul gradino più basso del podio tra le infrazioni aperte da più tempo abbiamo quella collegata all’accordo bilaterale con gli Stati Uniti in materia di servizi aerei, il cosiddetto Open Sky. Si precisa comunque che la presente procedura è in via di archiviazione, a seguito della stipula tra l’Ue e gli Usa di convenzioni internazionali che, rinegoziando la materia, sostituiranno interamente l’accordo contestato.

L'infrazione per la legge Gasparri approvata nel 2004 è aperta da ormai 4.600 giorni.

È invece aperta da oltre 4.600 giorni la procedura riguardante la legge Gasparri, approvata nel 2004. La norma è contestata nelle parti in cui stabilisce che sono legittimate a transitare dalla radiodiffusione per via analogica alla trasmissione per via digitale terreste, unicamente le aziende che, all’entrata in vigore della legge Gasparri, erano già operanti (in via analogica) ed avevano raggiunto una copertura non inferiore al 50% della popolazione. Nel 2008 sono state introdotte disposizioni tese al superamento dell’obiezione comunitarie, ma ad oggi il contenzioso risulta essere ancora aperto.

Nel 2008 invece la commissione europea ha aperto una procedura contro la regione Friuli- Venezia Giulia per la violazione della direttiva 2003/96/Ce sulla tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità. L’infrazione è in corso da oltre 3.700 giorni, e ad oggi vede le autorità italiane ferme nella volontà di difendere la norma regionale davanti alla corte europea di giustizia. Ad oggi ha la commissione ha già fatto ricorso alla corte sotto l’articolo 258 del Tfue.

Procedure d’infrazione aperte da più tempo

settoretitologiorni dall'aperturaattuale statussanzione pecuniaria
AmbienteObblighi previsti dalla direttiva 75/442/CEE sui rifiuti5.713Ricorso alla Corte art. 260
AmbienteTrattamento acque reflue urbane.5.349Ricorso alla Corte art. 260
Mobilità e trasportiAccordo bilaterale con gli Stati Uniti in materia di servizi aerei (Open Sky).5.336Parere motivato art. 258No
ConcorrenzaAltroconsumo contro Repubblica Italiana ("legge Gasparri")4.607Parere motivato art. 258No
ConcorrenzaRecupero degli aiuti in favore delle aziende municipalizzate4.461Ricorso alla Corte art. 260No
AmbienteDiscariche in Campania.4.264Ricorso alla Corte art. 260
ConcorrenzaAiuti concessi per interventi a favore dell’occupazione.4.243Ricorso alla Corte art. 260
Fiscalità e Unione doganaleApplicazione di un'aliquota di accisa ridotta da parte del Friuli Venezia Giulia.3.745Ricorso alla Corte art. 258No
AmbienteTrattamento delle acque reflue urbane3.535Lettera di costituzione in mora art. 260No
Fiscalità e Unione doganaleNon corretto recepimento della direttiva Iva3.430Lettera complementare di costituzione in mora art. 258No

Quanto ci costano le infrazioni

Fino ad oggi l’Italia ha dovuto pagare sanzioni per 5 diverse infrazioni, tutte quindi giunte ad una sentenza della corte europea di giustizia sotto l’art. 260 del Tfue.
Come certificato dalla “Relazione annuale 2018 - I rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei fondi comunitari” pubblicato dalla Corte dei conti a inizio 2019, l’Italia ha dovuto pagare dal 2012 ad oggi oltre 547 milioni di euro.

€547 milioni pagati dall’Italia in sanzioni pecuniarie per procedure d’infrazione dal 2012 ad oggi.

Come detto, in particolare sono 5 le infrazioni che hanno causato questo esborso. La prima in ordine di tempo riguarda gli aiuti concessi per interventi a favore dell’occupazione e risale al 2007. Gli aiuti contestati erano stati erogati dallo stato italiano per incentivare l’occupazione, ed erano stati corrisposti in forma di sgravi contributivi a favore delle imprese che avessero assunto disoccupati con contratti di formazione e lavoro, da convertirsi in seguito in contratti a tempo indeterminato. Dopo oltre 4 anni di contrattazione con la commissione, il 17 novembre 2011 è arrivata la condannata della corte di giustizia, al pagamento di sanzioni pecuniarie per il mancato recupero integrale degli aiuti contestati. Alla prima rata del 2012 di €30 milioni, ne sono seguite altre nel 2013 e nel 2018, che hanno portato il costo totale della procedura per il nostro paese ad oltre €76 milioni.

Sono 5 le infrazioni che hanno gravato sulle casse dello stato: 3 riguardano l’ambiente e 2 aiuti di stato a imprese

La seconda sentenza in ordine di tempo contro l’Italia è arrivata nel 2014, e riguarda la nota questione delle 200 discariche abusive sul territorio nazionale. L’infrazione in questione è stata aperta contro il nostro paese ben 15 anni fa, per la precisione il 9 luglio del 2003. Dal 2015 in poi l’Italia ha iniziato a pagare in media circa €50 milioni all’anno, per un totale che ad oggi ammonta a €204 milioni. L’infrazione è di gran lunga quella che più è costata alle casse dello stato.

Vista la gravità della situazione a marzo del 2017 è stato nominato dalla presidenza del consiglio dei ministri un commissario straordinario per la bonifica delle discariche abusive che ha proprio lo scopo di intervenire per la bonifica dei siti oggetto della sentenza della corte europea di giustizia del dicembre 2014. A 4 anni dalla condanna sono ancora 55 i siti da regolarizzare.

Strettamente collegata a quest’infrazione, è quella al centro della sentenza della corte europea di giustizia del 16 luglio 2015. Il contenzioso riguardava le famose ecoballe in Campania, infrazione che negli anni è costata allo stato italiano oltre €150 milioni. Nel 2018, con una rata di €43,8 milioni, è stata la procedura che ha causato il maggior esborso. Tra le altre cose, come rilevato dal ministero dell’economia nella sua relazione al parlamento, questa procedura implica anche un altro onere finanziario, quello relativo allo stanziamento di ingenti risorse per l’implementazione dei tre settori di impianti di smaltimenti dei rifiuti rappresentati dalle discariche, dai termovalorizzatori e dagli impianti di recupero dei rifiuti organici.

L’infrazione “ecoballe in Campania” è stata nel 2018 la più onerosa per le casse dello stato: 43,8 milioni.

Sempre nel 2015 l’Italia è stata protagonista di un’altra sentenza della corte. Questa volta al centro della procedura d’infrazione è stato il mancato recupero degli aiuti concessi a favore delle imprese nel territorio di Venezia e Chioggia con le leggi 30/1997 e 205/1995. Il contenzioso risale al 2012, ed ad oggi è costata al nostro paese €90 milioni. A settembre del 2016 le autorità italiane hanno stimato che gli aiuti ancora da recuperare ammontassero ad €14,63 milioni in conto capitale.

Infine l’ultima seconda condanna contro l’Italia risale al maggio dello scorso anno. La procedura in questione fu avviata nel 2004, e vedeva il nostro paese inadempiente a diversi obblighi di cui alla direttiva 91/271/Ce sul trattamento delle acque reflue. Inadempienze che sono perdurate nel tempo, e che hanno costretto la commissione a fare ricorso alle corte Ue ai sensi dell’articolo 260 del Tfue. Con la sentenza del maggio 2018, la corte ha condannato l’Italia ad un prima pena nell’anno appena trascorso di 25 milioni di euro.

Sono riportate solamente le 5 infrazioni per cui l’Italia ha già effettivamente versato del denaro.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati Corte dei conti

Mettendo insieme tutti i dati, si evince che il non rispetto del diritto europeo è costato al nostro paese circa 78 milioni di euro all’anno. Proprio l’anno appena concluso è stato quello più dispendioso per l’Italia. Le penalità in totale sono costate €148,73 milioni, 31 milioni di euro in più rispetto al 2017.

Sono stati addizionati gli esborsi pagati per 5 diverse infrazioni nei singoli anni di riferimento.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati Corte dei conti

Dopo Savona, manca ancora un ministro

Con il passaggio di Paolo Savona alla Consob, le funzioni collegate al dipartimento per le politiche europee sono tornate sotto il controllo del primo ministro Giuseppe Conte. Ad oggi quindi il dicastero per gli affari europei non ha un suo ministro dedicato, e questo chiaramente non può essere considerato un elemento positivo.

Serve nominare un nuovo ministro per gli affari europei il primo possibile.

Il dicastero è molto importante, soprattutto nel processo che guida sia la comunicazione con le istituzioni europee, sia la risoluzione positiva proprio delle procedure d'infrazione. Il non avere un ministro delegato quindi non è di buon auspicio, e soprattutto non manda un messaggio positivo agli interlocutori europei. Il rapporto tra l'attuale esecutivo e la commissione europea è stato controverso sin dall'inizio, come dimostra anche la lunga contrattazione per la legge di bilancio, e vista l'attuale situazione sarà certamente un elemento che continuerà ad accompagnare il dibattito politico nei prossimi mesi.

Foto credit: Flickr katarina_dzurekova - Licenza

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