Istruzione in Italia: una situazione critica rispetto a quella degli altri paesi Ue Focus Europa

Il nostro paese ha raggiunto gli obiettivi di Europa 2020 sull’istruzione ma, rispetto agli altri stati Ue, presenta uno dei più alti tassi di abbandono scolastico e una delle più basse percentuali di laureati.

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Continuano insieme ad Agi gli speciali di Focus Europa, una serie di approfondimenti con cui nel corso di quest’anno racconteremo l’attività delle istituzioni Ue e la posizione dell’Italia in Europa. Dalle infrazioni europee al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2020.

Per accedere a un mercato del lavoro sempre più competitivo sono necessarie maggiori competenze, che solo un percorso di studi adeguato può offrire.

Il livello di istruzione è determinante nel mondo del lavoro.

In questo senso, è importante per un paese favorire il raggiungimento di un elevato livello di istruzione per i propri cittadini. Da un lato, per consentire agli individui l’accesso a una buona qualità della vita, a prescindere dal contesto socio-economico di provenienza. Dall’altro, perché garantire l’ingresso nel mondo del lavoro di persone con maggiori competenze ha effetti positivi per la crescita economica e sociale complessiva di un paese.

Con queste premesse, la Commissione europea ha inserito, all’interno della strategia Europa 2020, due obiettivi riguardanti la promozione dell’istruzione in Ue, da conseguire nel corso del decennio:

  • un tasso di abbandono scolastico inferiore al 10% tra i cittadini con 18-24 anni di età;
  • almeno il 40% di laureati tra i cittadini con 30-34 anni di età.

Abbandono scolastico

Il fenomeno dell’abbandono scolastico precoce colpisce quei giovani che lasciano gli studi con la sola licenza media, senza conseguire ulteriori titoli di studio o qualifiche professionali. Vai a "Che cos’è l’abbandono scolastico"

Nei paesi Ue

Per contrastare l’abbandono, è necessario innanzitutto monitorarne la portata, calcolata come la percentuale di cittadini senza diploma, sul totale dei residenti tra i 18 e i 24 anni di età.

10,6% i cittadini Ue tra i 18-24 anni con la sola licenza media, nel 2018.

Tale dato, che corrisponde alla media europea, varia da un paese membro all’altro evidenziando situazioni più critiche di altre.

Per misurare gli abbandoni scolastici, la scelta metodologica adottata a livello europeo è utilizzare come indicatore indiretto la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno solo la licenza media. Tra questi viene incluso anche chi ha conseguito una qualifica professionale regionale di primo livello con durata inferiore ai due anni.

FONTE: dati Eurostat elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Luglio 2019)

I paesi al di sopra della media per abbandoni sono del sud e dell'est Ue.

Con il 14,5% dei residenti 18-24 che non hanno conseguito il diploma, l'Italia è al quarto posto per livello di abbandono in Ue, superata solo da Romania, Malta e Spagna, al primo posto a quota 17,9%.

L'obiettivo da raggiungere come Unione Europea è un tasso di abbandono che non superi il 10%. Sono dunque 0,6 i punti percentuali ancora da ridurre per non superare questa soglia. Considerando la diversa entità che il fenomeno assume nei vari paesi, il target generale del 10% è stato tradotto da ogni stato in target nazionali, individuati in base alle rispettive situazioni di partenza. Allo stesso modo, tale passaggio è stato messo in atto per ognuno degli obiettivi di Europa 2020.

16% soglia entro la quale ridurre l’abbandono scolastico in Italia, entro il 2020.

Considerando il dato 2018 sul tasso di abbandono (14,5%), il nostro paese ha già raggiunto e superato il proprio target, con una riduzione di 1,5 punti percentuali in più rispetto a quanto previsto. Un dato positivo, anche se va sottolineato che la soglia per il nostro paese (16%) era la più alta tra tutti i target nazionali. Inoltre, nonostante abbia conseguito il proprio obiettivo 2020, l'Italia presenta una percentuale di abbandoni che è comunque superiore alla media Ue.

In Italia

Il nostro paese risulta quindi tra i più colpiti in Europa dal fenomeno dell'uscita precoce dagli studi, nonostante i progressi compiuti nel corso degli anni e in relazione all'agenda 2020.

4,1 la riduzione in punti percentuali del tasso di abbandono in Italia, dal 2010 al 2018.

Al fine di avere una visione più chiara dell'effettiva evoluzione di questo fenomeno è utile osservare, anno per anno, la variazione della percentuale di abbandoni in Italia.

Per misurare gli abbandoni scolastici, si utilizza come indicatore la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno solo la licenza media. All’interno dell’agenda Europa 2020, il target nazionale per l’Italia fissa al 16% la percentuale di abbandoni.

FONTE: dati Istat elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Luglio 2019)

La percentuale di abbandoni in Italia è diminuita in modo costante dal 2010, anno in cui è stata introdotta l'Agenda 2020, al 2016. Un buon risultato che ha portato il paese a raggiungere, già nel 2014, una soglia inferiore a quella prefissata dall'obiettivo 2020. Tuttavia, nel 2017 il fenomeno ha ricominciato a crescere, interrompendo questo trend positivo.

Il tasso di abbandono varia ampiamente da regione a regione.

Considerando le storiche disparità che caratterizzano il nostro paese in ambito sociale ed economico, è interessante andare oltre il solo dato nazionale sull'abbandono scolastico e osservare il fenomeno a livello regionale. Il quadro che ne risulta è quello di una spaccatura, con alcune aree d'Italia che presentano percentuali di abbandono critiche, nettamente superiori alla media nazionale del 14,5%.

Per misurare gli abbandoni scolastici, la scelta metodologica adottata a livello europeo è utilizzare come indicatore indiretto la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno solo la licenza media. Tra questi viene incluso anche chi ha conseguito una qualifica professionale regionale di primo livello con durata inferiore ai due anni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat Sdg 2019
(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Aprile 2019)

Le grandi regioni del sud Italia registrano le percentuali più elevate di abbandono. Al primo posto la Sardegna, con il 23% dei giovani tra i 18 e 24 anni che hanno solo la licenza media, seguita da Sicilia, Calabria e Campania. Tra la regioni del nord invece, è la Valle d'Aosta l'unica a superare la media nazionale.

Nel mercato del lavoro

Chi lascia gli studi spesso fatica a trovare un impiego.

L'uscita precoce dal percorso d'istruzione colpisce, in particolare, giovani provenienti da contesti di disagio economico e sociale. In questo senso, spesso chi abbandona gli studi lo fa con l'intento di cercare un lavoro, per contribuire economicamente al sostentamento della propria famiglia. Tuttavia, lasciare la scuola prima del tempo significa avere difficoltà nel trovare un'occupazione.

Nel tentativo di verificare le dinamiche descritte, può essere utile osservare il tasso di occupazione dei giovani compresi tra i 15 e i 24 anni di età. La scelta di tale indicatore deriva anche dalla mancanza di dati specifici sul tasso di occupazione della popolazione colpita dall'abbandono scolastico: giovani tra i 18-24 anni con la sola licenza media.

35,4% il tasso di occupazione dei giovani tra i 15-24 anni in Ue.

Percentuale di occupati sul totale della popolazione tra i 15 e 24 anni. Sono considerate occupate tutte le persone che durante la settimana di osservazione hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito o erano assenti solo temporaneamente dal lavoro.

FONTE: dati Eurostat elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 8 Agosto 2019)

Con soli 17,7 giovani occupati su 100 residenti tra i 15-24 anni, il nostro paese è penultimo per tasso di occupazione giovanile, seguito solo dalla Grecia a quota 14%. Al lato opposto della classifica, paesi dove invece più della metà dei giovani hanno un lavoro: l'Olanda a quota 63,9%, seguita da Danimarca, Austria, Regno Unito e Malta.

Nei paesi dove l'abbandono è più alto, i giovani sono meno occupati.

Da notare che, rispetto a quanto visto prima, Romania, Spagna, Bulgaria e Italia sono sia tra i paesi con le più basse percentuali di giovani occupati, sia tra quelli con i livelli più alti di abbandono scolastico. Tendenze che suggeriscono una correlazione tra uscita precoce dalla scuola e difficoltà nell'accedere al mondo del lavoro.

Tuttavia, è importante sottolineare che tale risultato in termini di occupazione è legato anche alle condizioni complessive del mercato del lavoro nei vari paesi. Romania, Spagna, Bulgaria e Italia registrano infatti tassi di occupazione al di sotto della media Ue, anche se si considera la totalità della popolazione attiva, cioè quella compresa tra i 15-64 anni.

La condizione dei giovani italiani risulta comunque critica e questo emerge anche dalle ampie disparità regionali, in termini di occupazione giovanile.

Percentuale di occupati sul totale della popolazione tra i 15 e 24 anni. Sono considerate occupate tutte le persone che durante la settimana di osservazione hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito o erano assenti solo temporaneamente dal lavoro.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: giovedì 8 Agosto 2019)

Le regioni del centro e del nord superano il dato nazionale pari a 17,7%, guidate da Trentino Alto Adige (31,1%) e Emilia Romagna (23,7%). Al di sotto della media invece tutte le regioni del sud, con Campania e Sicilia che chiudono la classifica con solo il 10% di giovani occupati.

20 i punti percentuali di differenza tra il tasso di occupazione giovanile del Trentino e quello della Sicilia.

Da notare che anche nel caso delle regioni emerge una correlazione tra alti livelli di abbandono e basso tasso di occupazione giovanile. Sicilia, Calabria e Campania sono infatti tra le regioni dove l'abbandono è più frequente e la quota di giovani occupati è più bassa.

Istruzione terziaria

Abbiamo visto che l'abbandono scolastico ostacola i giovani nell'accesso al mondo del lavoro, aumentando il rischio di esclusione sociale. In questo senso, un maggiore livello di istruzione dovrebbe invece migliorare le prospettive lavorative dei cittadini. E il secondo obiettivo di Europa 2020 sull'istruzione segue proprio questa logica.

40% la percentuale di laureati tra 30-34 anni da raggiungere in Ue entro il 2020.

Nei paesi Ue

Considerando i dati 2018, l'Unione Europea ha raggiunto il proprio obiettivo sull'istruzione universitaria (superiore).

40,6% la percentuale di laureati tra i 30-34 anni in Ue nel 2018.

Un risultato positivo, ma che non coinvolge allo stesso modo tutti i paesi membri. Emergono infatti ampie disparità tra le quote di laureati dei diversi stati, con i livelli più bassi al di sotto del 30% e quelli più alti quasi al 60%.

L’indicatore Eurostat per l’istruzione terziaria considera la percentuale di popolazione tra i 30-34 anni che ha completato percorsi di laurea o presso istituti tecnici superiori.

FONTE: dati Eurostat elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Luglio 2019)

Nel nostro paese solo il 27,8% dei residenti tra i 30-34 anni ha una laurea. Un dato ampiamente inferiore rispetto alla media Ue del 40,7% e che colloca l'Italia al penultimo posto, seguita solo dalla Romania (24,6%). Al lato opposto della classifica invece, la Lituania (57,6%) seguita da Cipro (57,1%) e Irlanda (56,3%).

16 i paesi Ue che hanno raggiunto il proprio obiettivo 2020 sull'istruzione superiore.

Distanza in punti percentuali tra la percentuale di laureati tra 30-34 anni nei paesi Ue nel 2018 e gli obiettivi nazionali da raggiungere entro il 2020.

FONTE: dati Eurostat elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Luglio 2019)

Con circa 2 punti percentuali in più, l'Italia supera il suo target nazionale: raggiungere entro il 2020, una quota di laureati tra i 30-34 anni pari al 26%. Tuttavia, è da sottolineare che l'Italia aveva l'obiettivo più basso tra tutti i paesi Ue, perché già nel 2010 era tra i peggiori per percentuale di laureati.

Anche in questo caso, così come per l'abbandono scolastico, il nostro paese ha raggiunto il target ma risulta ancora in una situazione arretrata rispetto agli altri membri, riguardo la quota di laureati.

In Italia

Osservando il dato a livello regionale, la situazione risulta ancora più critica nelle 10 regioni italiane che presentano una quota di laureati inferiore alla media. Tra queste, tutte quelle del Mezzogiorno.

L’indicatore Eurostat per l’istruzione terziaria considera la percentuale di popolazione tra i 30-34 anni che ha completato percorsi di laurea o presso istituti tecnici superiori.

FONTE: dati Istat Sdg 2019 elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Aprile 2019)

Le regioni del nord presentano le percentuali più alte di laureati, guidate da Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, entrambe a quota 34,4%. Quelle del sud invece chiudono la classifica, con Campania (20,4%) e Calabria (20,3%) rispettivamente al penultimo e ultimo posto.

Nel mercato del lavoro

Secondo le intenzioni della Commissione europea, l'obiettivo 2020 sull'istruzione superiore dovrebbe promuovere l'accesso al mercato del lavoro di un maggior numero di persone con elevato livello di competenze. Un processo che porterebbe effetti positivi sulla produttività e competitività delle economie degli stati membri.

In questo senso, è interessante verificare quanti laureati hanno effettivamente un'occupazione.

87,4% il tasso di occupazione dei laureati Ue tra i 30-34 anni.

Percentuale di occupati sul totale dei laureati tra i 30 e 34 anni. Sono considerate occupate tutte le persone che durante la settimana di osservazione hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito o erano assenti solo temporaneamente dal lavoro.

FONTE: dati Eurostat elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Maggio 2019)

Italia e Grecia, agli ultimi posti in classifica, registrano il 78,4% e il 74,7% di laureati che lavorano. Dati che possono sembrare positivi ma che risultano inferiori a quelli di altri paesi come Lituania, Olanda e Malta, dove i laureati occupati sono oltre il 90%.

Bassi tassi di occupazione dei laureati sono dovuti all'insufficiente corrispondenza dell'istruzione superiore con le esigenze del mercato.

L'Italia risulta quindi indietro rispetto agli altri paesi Ue nella capacità di favorire l'accesso al mondo del lavoro per i laureati. E anche in questo caso, è necessario analizzare il dato a livello regionale per individuare le disparità interne al paese.

Percentuale di occupati sul totale dei laureati tra i 15 e 64 anni. Sono considerate occupate tutte le persone che durante la settimana di osservazione hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito o erano assenti solo temporaneamente dal lavoro.

FONTE: dati Istat elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)

Ancora una volta, è il Mezzogiorno a chiudere la classifica, con quote che superano di poco il 60%. Al lato opposto, invece, le regioni del nord Italia, guidate da Trentino Alto Adige (85,8%) e Lombardia (85%).

 

 

Foto credit: Pixabay StockSnap - Licenza

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