Gli sbarchi dei migranti nei primi mesi dell’anno Hate speech

Da gennaio a maggio si è registrato un aumento degli arrivi sulle coste italiane rispetto al 2021. Parliamo, tuttavia, di un terzo degli sbarchi rispetto agli anni passati. La questione migratoria va approcciata come un fenomeno ordinario, emarginando i discorsi d’odio.

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Oxfam Italia

Come negli anni scorsi, all’avvicinarsi dell’estate il dibattito torna a infiammarsi sulla questione migratoria, stimolato principalmente da chi continua a parlare di “invasione” dei migranti in Italia. Ma le cifre degli sbarchi sulle nostre coste, seppur più alte rispetto al 2021, sono di gran lunga inferiore agli anni passati.

A innestarsi nella discussione pubblica quest’anno è la guerra in Ucraina, scoppiata in seguito all’invasione russa di fine febbraio. Il blocco del commercio di grano nell’paese ex sovietico – uno dei maggiori esportatori mondiali di questa importante materia prima – sta causando non pochi problemi all’approvvigionamento di cereali da parte di molti paesi, soprattutto nel continente africano.

Attraverso i discorsi d’odio si vuole sovradimensionare un fenomeno ordinario, connotandolo con un’accezione negativa.

Nonostante la questione sia molto complessa, in queste settimane non si fanno attendere i discorsi d’odio sui social (e non solo) da parte di alcuni esponenti politici italiani. Un hate speech nostrano, che punta tutto sulla divisione tra “profughi veri e profughi finti” (come abbiamo già avuto modo di approfondire) e soprattutto sul teorema dell’invasione.

Parliamo di una “narrazione straordinaria” della migrazione in Italia, che mira a sovradimensionare esponenzialmente un fenomeno, al contrario, dai numeri tutto sommato ordinari.

Gli sbarchi nei primi mesi dell’anno

Quasi 20mila persone sono sbarcate sulle coste italiane nei primi cinque mesi di quest’anno. Da queste cifre sono escluse le persone che entrano nel territorio italiano via terra, come per esempio i migranti della cosiddetta “rotta balcanica”, perché il ministero dell’interno non ha mai diffuso questo tipo di dati.

Ad ogni modo, si tratta di numeri di gran lunga inferiori a quelli di rifugiati e rifugiate in fuga dall’Ucraina e approdate nel nostro Paese, che al 7 giugno scorso erano 129mila.

19.416 persone sbarcate sulle coste italiane dal 1 gennaio al 31 maggio 2022.

20mila persone sono tante o poche? Non si può compiere una valutazione oggettiva se non si paragona questo numero a quello degli anni precedenti, quelli della “crisi dei rifugiati” in Europa (2015-2017) ma anche quelli più recenti, caratterizzati dalla pandemia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

Il dato relativo ai primi cinque mesi di quest'anno è in aumento rispetto allo stesso periodo del 2021 (quando arrivarono circa 14mila persone), e soprattutto rispetto alle cifre registrate nel 2020, anno della pandemia, quando da gennaio a maggio arrivarono poco più di 5mila richiedenti asilo.

Alcuni esponenti politici approcciano alla questione migratoria come facevano 5 anni fa.

Tuttavia, parliamo di cifre nettamente più basse rispetto a quelle registrate negli anni in cui la questione migratoria iniziò a dominare il dibattito pubblico, diventando presto oggetto di consenso (e campagne elettorali). Nella prima parte del 2017, infatti, i migranti entrati in territorio italiano furono più di 60mila - tre volte quelli registrati quest'anno - mentre l'anno precedente si verificarono più di 40mila ingressi.

È interessante analizzare le differenze nei flussi tra quel periodo e oggi, perché alcuni esponenti politici tendono ad approcciare alla questione migratoria con gli stessi paradigmi di allora.

Basti pensare che appena qualche giorno fa Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia è tornata a chiedere il blocco navale a largo del mar Mediterraneo, come aveva già fatto lo scorso anno, nel 2020 e anche nel 2017.

A fronte di una invasione pianificata, il blocco navale rientra come atto di legittima difesa e quindi consentito anche dal diritto internazionale.

È bene evidenziare che anche allora, di fronte a numeri molto più alti rispetto a quelli di oggi, era esagerato e strumentale parlare di "emergenza". Gli arrivi via mare, d'altro canto, erano molti di meno rispetto a chi si dirigeva dai paesi del Medio Oriente verso l'Europa centrale.

Gli sbarchi e la guerra in Ucraina

Rispetto al passato, la novità legata al dibattito sul fenomeno migratorio è rappresentata dalla guerra in Ucraina che non solo ha portato migliaia di rifugiati in Italia, ma è anche strettamente legata all'approvvigionamento di materie prime alimentari.

Sia l'Ucraina che la Russia, infatti, sono tra i maggiori esportatori di grano al mondo, e molti analisti parlano di una forte crisi alimentare globale alle porte.

Naturalmente la questione si riflette anche sulla discussione pubblica intorno al fenomeno migratorio. Anche se a oggi non ci sono collegamenti empirici diretti tra i flussi di persone che attraversano il Mediterraneo e la crisi del grano, generata da un aumento indiscriminato dei prezzi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

Sebbene nei primi cinque mesi dell'anno si sia registrato un aumento del 32,1% degli sbarchi rispetto allo stesso periodo del 2021, a marzo e aprile i numeri degli sbarchi sono stati persino inferiori.

È il mese di maggio quello dove c'è stata un'impennata di arrivi: 8.655 persone, il 52,4% in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno, quando erano sbarcati 5.679 richiedenti asilo. Si tratta di un flusso di arrivi favorito, probabilmente, anche dal clima mite e quindi dalla calma delle acque.

Detto ciò, occorre sottolineare che non sempre il trend di cifre che si susseguono nei primi mesi dell'anno portano poi a un maggior numero di arrivi al termine dello stesso. Per esempio, al 31 maggio 2016 gli sbarchi erano minori rispetto allo stesso periodo del 2017. Ma a fine anno la situazione era ribaltata.

Non ci sono elementi sufficienti per collegare la crisi alimentare all'aumento degli sbarchi.

È ancora presto, lo ripetiamo, per collegare l'aumento degli arrivi alla crisi del grano. Nonostante ciò, si può rilevare come tra le persone che sbarcano sulle nostre coste la maggioranza arrivi da Egitto e Tunisia, tra i paesi più penalizzati dalla crisi alimentare.

Le due nazioni, infatti, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di grano dall'Ucraina e dalla stessa Russia. Perciò, nelle ultime settimane, il prezzo del pane e di altre materie prime alimentari è salito vistosamente nei due paesi.

Siamo preoccupati perché la situazione è grave per i Paesi dell'Africa, come la Tunisia e l'Egitto che prendono il 50% di cereali e grano dall'Ucraina e dalla Russia e ora sono in difficoltà. Il presidente Draghi ha telefonato ieri al presidente Putin proprio per cercare di sbloccare la situazione che rischia di determinare una grave crisi umanitaria. E ovviamente ci saranno, e lo stiamo vedendo anche ora, ripercussioni sui flussi migratori che stanno aumentando.

 

Nel dettaglio, tra le quasi 20mila persone sbarcate sulle coste del nostro paese nei primi 5 mesi dell'anno, 3.388 provengono dall'Egitto, 3.084 dal Bangladesh e 2.206 dalla Tunisia.

Se sommiamo gli arrivi da Egitto (17%) e Tunisia (11%) si arriva al 28% del totale degli sbarchi nel periodo considerato. Una cifra più alta degli anni scorsi, ma non tale da giustificare un collegamento diretto tra l'aumento dei prezzi e le migrazioni.

Nello stesso periodo ma nel 2021, infatti, erano egiziani e tunisini rispettivamente il 6% e il 14% del totale, mentre nel 2019 i soli tunisini rappresentavano il 20% degli arrivi totali.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

Oltre ai già citati bengalesi, tra le nazionalità più frequenti nei primi mesi di quest'anno ci sono anche afghani (2.031 arrivi) e siriani (1.315). Anche in questo caso paesi in guerra.

La prima nazione dell'Africa sub-sahariana presente è la Costa D'Avorio, che ha visto arrivare 887 persone.

Vedremo nel corso dell'estate se e quanto aumenteranno gli sbarchi sulle coste italiane, e quale sarà la composizione di chi arriva nel nostro paese in cerca di asilo e di una vita migliore.

Rimane, tuttavia, l'urgenza di affrontare un tema complesso come quello sulle migrazioni con un approccio nuovo, analitico e laico, che escluda dal dibattito i discorsi d'odio, strumentali solo a un facile consenso elettorale.


Il sostegno della Commissione europea alla produzione di questa pubblicazione non costituisce un'approvazione del contenuto, che riflette esclusivamente il punto di vista degli autori, e la Commissione non può essere ritenuta responsabile per l'uso che può essere fatto delle informazioni ivi contenute.

Foto: Mediterranea 

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