Gli afghani in Italia e la necessità di un sistema di accoglienza ordinario Migranti

Dopo la crisi in agosto, si è tornati a parlare di profughi afghani e della capacità del sistema di gestirne l’accoglienza. In Italia sono ospitati nel sistema di accoglienza ordinario, tuttavia oggi ancora minoritario.

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Dallo scorso agosto, quando i talebani si sono reinsediati a Kabul, si è tornati a parlare di profughi afghani e di come l’Italia possa gestirne l’accoglienza. Il leader della Lega Matteo Salvini, ad esempio, ha dichiarato che i centri di accoglienza italiani “stanno esplodendo” e che quindi l’Italia non potrebbe accogliere che qualche decina di nuovi profughi.

In realtà, nonostante un calo degli arrivi in Italia, negli anni non ci sono stati mai posti disponibili a sufficienza nel sistema ordinario dell’accoglienza, tanto che la maggior parte dei migranti vengono ospitati nei centri di accoglienza straordinaria (Cas).

L’accoglienza dei migranti in Italia

In Italia esistono due sistemi di accoglienza, quella ordinaria e quella straordinaria.

Inizialmente, dopo una fase di prima assistenza e identificazione, i migranti che fanno ingresso nel nostro paese vengono condotti in Centri di prima accoglienza (Cpa).

Segue una fase di seconda accoglienza, chiamata negli anni prima Sprar, poi Siproimi e, a partire dal decreto 173/2020Sai (Sistema di accoglienza e integrazione). Si tratta dell’accoglienza ordinaria, organizzata in progetti di cui sono titolari i comuni, più orientata all’inclusione degli ospiti nei centri e articolata in una progettualità gestita a livello locale.

Si possono poi istituire dei centri di accoglienza straordinaria per ampliare la disponibilità di posti, qualora quelli nei centri ordinari non fossero sufficienti.

Dal 2018 al 2020, quando è stato in vigore il decreto sicurezza, i Cas hanno perso la loro dimensione di straordinarietà e sono diventati centri per richiedenti asilo, mentre solo i titolari di permesso di soggiorno potevano accedere al Siproimi.

Con le modifiche introdotte nell’ottobre 2020 dalla ministra dell’interno Luciana Lamorgese, il sistema è poi tornato in buona parte alla sua configurazione precedente.

La possibilità di accedere alla seconda accoglienza anche per i richiedenti asilo, e non solo per i titolari di protezione, è uno dei principali elementi di discontinuità rispetto al decreto sicurezza. Vai a "Come funziona l’accoglienza dei migranti in Italia"

Quanto sono pieni i centri di accoglienza

La legge vorrebbe che si ricorresse all’uso di questi centri straordinari solo in situazioni di emergenza. In Italia, però, l’ospitalità di richiedenti asilo e titolari di protezione nei Cas è divenuta prassi anche quando sono scesi i numeri degli arrivi nel nostro paese, mentre negli anni non è stata potenziata l’accoglienza ordinaria, a danno di un’organicità dell’intero sistema.

2 su 3 posti per migranti sono occupati nei centri di accoglienza straordinaria.

Dal 2014, infatti, il sistema ordinario non ha mai smesso di essere nettamente minoritario rispetto a quello straordinario.

Nel 2018, il sistema Sprar è diventato Siproimi e nel 2020 il Siproimi è stato sostituito dal Sai. Per “altri centri governativi” si intendono tutti i centri governativi della prima accoglienza, compresi quelli con approccio hotspot, nelle varie forme susseguitesi negli anni (Cara, Cda, Cpsa, Cpa, etc.). Le presenze sono da intendersi al 31 dicembre di ogni anno, eccetto per il 2021, aggiornato al 30 settembre.

FONTE: Def 2018, ministero dell'interno, Commissione affari costituzionali della camera
(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Ottobre 2021)

Soprattutto negli anni tra il 2016 e il 2018, nei Cas sono aumentate le presenze, mentre lo stesso non è avvenuto nei centri ordinari Sprar/Siproimi (attualmente Sai), in cui dal 2014 a settembre del 2021 il numero di posti è rimasto sostanzialmente invariato. Anche quando, dal 2019, i numeri nei Cas sono diminuiti, non c'è comunque stato un corrispettivo aumento dei posti nell'accoglienza ordinaria.

A cambiare è stata solo la proporzione tra i posti nei due tipi di centri. Mentre nel 2017 il 13,5% degli ospiti si trovavano nei centri di accoglienza ordinaria, a settembre del 2021 questa quota è salita al 33,4%.

Dove vengono accolti i profughi afghani

In Italia almeno una parte dei richiedenti asilo di nazionalità afghana ha un accesso diretto ai centri di accoglienza ordinaria.

Come sancito nell'articolo 5ter del decreto legge 109/2014 (poi convertito in legge), a partire dal 2015 i cittadini afghani che avessero collaborato con il contingente militare italiano nella missione Onu Isaf (International security assistance force) e che inoltre corressero rischi di gravi danni alla persona nel loro paese, dovevano essere accolti nello Sprar.

Insieme a queste persone, venivano accolte nello Sprar anche le loro famiglie, per un periodo di accoglienza pari a 36 mesi e diviso in tre fasi. Una prima fase di orientamento sociale e acquisizione delle competenze linguistiche, seguita da una successiva di formazione professionale e infine dall'uscita dal progetto, con situazioni di accoglienza in semi o piena autonomia.

I dati si riferiscono agli ospiti nelle strutture di accoglienza ordinaria, ovvero lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) fino al 2018 e il Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) dal 2018 al 2020. Non sono disponibili i dati del 2018, anno in cui gli afghani non rientravano tra le 10 principali nazionalità degli ospiti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati rete Sai
(ultimo aggiornamento: martedì 5 Ottobre 2021)

Tra il 2014 e il 2020, fatta eccezione per il 2018, gli afghani rientravano tra le prime 10 nazionalità degli ospiti nei centri Sprar/Siproimi. Questa quota è stata più elevata negli anni tra il 2014 e il 2017, quando in Italia è arrivato un numero maggiore di rifugiati e richiedenti asilo di nazionalità afghana, in coincidenza con la cosiddetta “crisi dei rifugiati”. Dal 2018, invece, è stata più contenuta. Nel 2020, infatti, i cittadini afghani accolti in Italia erano poco più di mille.

1.113 il numero di afghani ospitati nei centri di accoglienza ordinaria nel 2020.

La scorsa estate, dopo la presa di Kabul da parte dei talebani, l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) ha annunciato un ampliamento della rete Sai proprio per accogliere i nuovi arrivi di afghani in Italia, personale civile che ha collaborato con l'esercito italiano nell'operazione Aquila omnia e che quindi deve essere accolto nel sistema ordinario.

 


Il sostegno della Commissione europea alla produzione di questa pubblicazione non costituisce un'approvazione del contenuto, che riflette esclusivamente il punto di vista degli autori, e la Commissione non può essere ritenuta responsabile per l'uso che può essere fatto delle informazioni ivi contenute.

 

Foto credit: Levi Meir Clancy - licenza

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