Gli incendi che hanno colpito l’Italia nel 2021 Ambiente

Il 2021 è stato un anno critico per l’ambiente. Uno degli effetti più evidenti è stato l’elevato numero di incendi, che hanno bruciato quasi il triplo degli ettari rispetto al 2020 – confermando la tendenza al progressivo aumento. L’Italia detiene in questo senso il triste record europeo.

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Nelle ultime settimane si è tornati a parlare di incendi che, a causa dell’assenza di piogge e delle forti ondate di calore, divampano in molte grandi città del paese. Si conferma una tendenza preoccupante, che rende evidente l’urgenza della lotta ai cambiamenti climatici.

Come dichiara l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il 2021 è stato un anno terribile per gli incendi. Nel nostro paese è bruciato quasi il triplo degli ettari rispetto all’anno precedente. A risultare particolarmente colpite sono state le regioni meridionali.

Gli incendi e il cambiamento climatico

Gli incendi sono fenomeni naturali, che in una certa misura sono importanti per la rigenerazione dell’ambiente e per il contenimento della diffusione di agenti patogeni.

Essi sono classificati a seconda del tipo di terreno che colpiscono (naturale o urbanizzato) e a seconda della causa scatenante. A quelli naturali naturali, causati da fulmini o eruzioni vulcaniche, si aggiungono quelli causati dall’uomo, divisi in colposi, o involontari, e dolosi, ovvero indotti con la precisa volontà di nuocere.

Gli incendi [dolosi] vengono appiccati volontariamente, con la volontà di arrecare danno al bosco e all’ambiente.

In Italia come in molti altri paesi europei, entrambi i tipi di incendio rappresentano un problema di entità notevole. Quelli dolosi sono veri e propri atti di criminalità, spesso orientati al profitto, attraverso varie modalità tra cui la speculazione edilizia. Ma anche gli incendi naturali, quando sono troppo numerosi o troppo grandi, possono costituire una minaccia per l’ambiente e la nostra salute.

In larga parte, la loro crescente frequenza è dovuta ai cambiamenti climatici e in particolare alla siccità – un fenomeno estremamente pericoloso che si sta progressivamente aggravando in molte aree della Terra – e al generale innalzamento delle temperature.

Oltre a siccità e calore, a causare gli incendi è, indirettamente, l’indebolimento delle foreste.

Tuttavia, il legame tra cambiamenti climatici e incendi è complesso. Come evidenzia Ispra, oltre alle cause dirette come appunto siccità e calore, c’è anche il generale indebolimento degli ecosistemi forestali. Ne sono causa l’inquinamento, la perdita di biodiversità e l’erosione del suolo, che rendono le foreste più suscettibili a prendere fuoco.

Le conseguenze sono molteplici. In primis sugli ecosistemi stessi, che vengono alterati nei loro equilibri fondamentali in una sorta di circolo vizioso, e conseguentemente anche sugli esseri viventi che li abitano. Tra cui anche gli uomini, che a volte perdono la vita in questi episodi, oppure subiscono conseguenze gravi per la propria salute.

Il 2021, un anno difficile per l’ambiente

Come riporta Ispra, i dati indicano che il 2021 è stato caratterizzato da una situazione meteorologica altamente critica. Le temperature massime sono state particolarmente elevate, quelle medie sono state superiori rispetto agli anni passati, e i periodi di siccità si sono prolungati notevolmente, mettendo molti ecosistemi in condizioni di forte stress.

La situazione è stata drammatica in molte zone del continente europeo, come illustrato dal report dello European forest fire information system (Effis). Nei paesi dell’Ue sono bruciati nel 2021 più di mezzo milione di ettari di terreno. Di questi, circa il 20% ha riguardato aree protette all’interno della rete Natura 2000. L’Italia è stata, tra tutti, il paese più duramente colpito.

159.537 ettari di terreno bruciati in Italia nel corso del 2021, secondo l’Effis.

Non sono disponibili i dati di Estonia, Malta, Polonia, Paesi Bassi, Lussemburgo e Repubblica Ceca.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Effis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Luglio 2022)

Cifre elevate le ha registrate anche la Grecia: circa 131mila ettari bruciati per un totale di 222 incendi. Segue la Spagna con più di 91mila ettari. A risultare maggiormente colpita è stata quindi l'area mediterranea, mentre i dati più bassi sono riportati dai paesi dell'Europa centrale e orientale, in particolare da Lituania, Slovenia e Austria, con meno di 100 ettari bruciati.

Nel nostro paese sono bruciati quasi 160mila ettari di terreno, per un totale di 1.422 episodi, dei quali il 90% ha avuto luogo nei mesi di luglio e agosto. Circa il 37% del terreno colpito era agricolo e sono state danneggiate soprattutto le regioni del meridione.

Gli incendi sono in aumento.

Si tratta di cifre significativamente più elevate rispetto a quelle del 2020, quando erano bruciati meno di 56mila ettari, e anche rispetto alla media relativa agli anni 2010-2019, che si è attestata intorno ai 64mila ettari.

È dal 2018 che nel nostro paese vanno gradualmente aumentando - in modo più o meno lineare - gli interventi dei vigili del fuoco per episodi di questo tipo.

Sono indicati gli interventi dei vigili del fuoco per la voce “incendi ed esplosioni”.

FONTE: elaborazione openpolis su dati vigili del fuoco
(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Luglio 2022)

L'andamento degli interventi è stato piuttosto variabile negli anni, registrando un picco nel 2017 che, come esplicitato nel report annuale dell'attività dei vigili del fuoco, è stato un anno particolarmente gravoso per i boschi in Italia. Nel passaggio al 2018 si è invece registrato un sostanziale calo - ma gli anni successivi sono stati caratterizzati da una graduale ripresa nel numero degli interventi, passati a circa 252mila nel 2019, con un lieve calo nel 2020 (242mila). Per poi attestarsi, nel 2021, a quasi 265mila.

Come evidenzia il report, la maggior parte degli interventi ha riguardato strade e piazze cittadine (16%), appartamenti e locali di abitazione (15%) e campi agricoli (14%). Nel 61,8% dei casi, non è chiaro quale sia la causa scatenante dell'evento. Tra quelle accertate invece, a essere menzionati più frequentemente sono canne fumarie e camini (4,7% dei casi), cause elettriche (4,2%), e mozziconi di sigaretta e fiammiferi (1,5%). Nettamente superiore il probabile dolo (3,9%) rispetto alla probabile colpa (1,2%), con un'incidenza più che tripla.

10.297 gli episodi di incendi ed esplosioni contrassegnati dai vigili del fuoco come "probabile dolo", nel 2021.

Per quanto riguarda la sostanza interessata dall'incendio, nel 28% dei casi sono stati colpiti terreni caratterizzati dalla presenza di sterpaglie, nel 7,7% da rifiuti. Seguono le autovetture (5,4%) e gli arbusti (4,6%). Altre sostanze ricorrenti sono fuliggine (3,6%) e legno e sughero (3,2%). Mentre nel 4,5% gli interventi riguardano elementi da costruzioni.

Gli azioni di questo tipo costituiscono una quota significativa del totale degli interventi condotti dai vigili del fuoco, che comprendono tra le altre cose anche l'apertura di porte e finestre, il soccorso alle persone, gli incidenti stradali e le bonifiche da insetti. Di anno in anno, dal 2012 ad oggi, tale quota si è più o meno costantemente aggirata tra il 26% e il 33%. Rispetto al valore del 2019 e del 2020 (27%), nel 2021 si è registrato un aumento pari a 2 punti percentuali (29%).

 

Foto: Fabian Jones - licenza

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