Gli incendi naturali e dolosi Ambiente

Gli incendi possono essere causati dal cambiamento climatico e contribuiscono ad aggravarne gli effetti sull’ambiente. Il problema maggiore in Italia sono però quelli dolosi, che sono in aumento dal 2018 e nella quasi totalità dei casi rimangono impuniti.

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Gli incendi nel contesto del cambiamento climatico

Secondo la European environmental agency (Eea), gli incendi sono eventi fondamentali per l’ambiente. Servono infatti per la rigenerazione delle foreste, per controllare la diffusione di parassiti e malattie, ma anche per ridurre l’accumulo di carburante e quindi prevenire incendi futuri.

Molti incendi sono causati dal cambiamento climatico e ne acuiscono gli effetti negativi.

Nonostante ciò, quando sono di grandi dimensioni e troppo frequenti, sono estremamente dannosi e hanno un impatto sulla biodiversità, sulla qualità dell’acqua e dell’aria e sul terreno. Inoltre, rilasciano grandi quantitativi di gas serra e in questo senso contribuiscono agli effetti negativi del cambiamento climatico, di cui essi stessi sono anche un prodotto – siccità e ondate di calore sono infatti tra le principali cause di incendi naturali. Da sottolineare inoltre il danno economico e sulla qualità della vita per le persone che vivono in prossimità delle foreste colpite dal fenomeno.

Dal 1990 ad oggi, l’estensione dei territori bruciati nel continente europeo e in particolare alcune zone dell’Europa meridionale e orientale è andato aumentando. Nel caso dei paesi mediterranei è invece leggermente diminuita (fatta eccezione per il Portogallo). In parte la ragione è che è migliorata la capacità di gestione di questi fenomeni straordinari.

I dati si riferiscono ai paesi del gruppo Eumed5 (Europa mediterranea, ovvero Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia) e sono calcolati in ettari.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Effis
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Novembre 2021)

Nel 2019 sono bruciati in Italia più di 36mila ettari di terreno. È una cifra relativamente contenuta rispetto al 2017, quando sono stati colpiti 137mila ettari. Ma rispetto al 2018 (meno di 20mila ettari) si è registrato un aumento. Anche la Francia ha visto una tendenza simile, come anche altri paesi Eumed.

896mila ettari di terreno bruciati, nei paesi dell'Europa mediterranea, nel 2017, il dato più alto degli ultimi 30 anni.

Il fattore umano, spesso intenzionale

Non tutti gli incendi sono però causati da eventi climatici, anzi solo una piccola parte può essere considerata fenomeno naturale.

Gli incendi causati dall'essere umano possono essere accidentali, colposi, dolosi o dubbi.

La protezione civile individua 5 possibili cause scatenanti: naturali, accidentali, colpose, dolose e dubbie. Mentre le cause naturali sono dovute a eventi atmosferici come fulmini o eruzioni vulcaniche, le altre categorie vedono il coinvolgimento dell'essere umano. Attività agricole, mozziconi di sigaretta abbandonati nella natura, ma anche attività turistiche o particolari apparecchi sono tutte possibili cause, riconducibili alla presenza umana sulla Terra ma involontarie. Diverso però è il caso dei fenomeni dolosi, il cui scopo è la ricerca di un profitto secondo varie modalità come il recupero di terreno agricolo o la speculazione edilizia nella terra liberata dalla vegetazione. Si parla infine di casi dubbi quando non risulta chiara la motivazione che ha portato al reato.

Secondo la protezione civile, in Italia il fattore doloso è la causa preponderante. Ogni anno nel nostro paese si verificano migliaia di reati di questo tipo. Secondo il recente report Noecomafia realizzato da Legambiente, il 2020 è stato sotto questo aspetto un anno particolarmente nefasto.

I danni cagionati da chi ha bruciato i boschi (e non solo), negli ultimi anni sono infatti incalcolabili, in termini di perdita di biodiversità, in valore economico e in sacrificio di vite umane.

La legge prevede, per gli autori di incendi dolosi, una pena fino ai 5 anni di reclusione, estendibile a seconda della gravità e della persistenza degli effetti sull'ambiente.

Come riportato da Legambiente, la gravità del fenomeno si rispecchia però non soltanto nel numero di eventi, ma anche nel grado di impunità dei responsabili. Negli anni infatti le denunce sono sempre state poche rispetto al numero di reati commessi e ancora meno sono stati gli arresti.

0,4% i reati relativi agli incendi boschivi che sono risultati in arresti in Italia nel 2020, secondo Legambiente.

Questo dato è rimasto pressoché invariato negli ultimi anni, oscillando tra lo 0,2% e lo 0,5%. Solo nel 2019 non c'è stato nessun arresto a fronte di 3.916 reati.

I dati sono elaborati da Legambiente e sono presi dal Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari carabinieri (Cufa), dai Corpi forestali delle regioni a statuto speciale e dalla European commission emergency management service Copernicus Ems (2020).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Legambiente
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Novembre 2021)

Per quanto riguarda le denunce invece, nel 2020 sono state sporte per il 13% dei reati, con un leggero miglioramento rispetto all'anno precedente, quando la quota si attestava all'11,3%.

Gli incendi dolosi nelle regioni italiane

I reati per incendio boschivo non sono distribuiti in maniera omogenea nella penisola italiana.

Secondo i dati Legambiente, sono concentrati soprattutto nelle regioni meridionali e in particolare in Campania, che da sola ha registrato 705 reati di questo tipo nel 2020. Il 7,5% sono risultati in denunce e lo 0,7% in arresti. Sono invece le regioni del nord-est a riportare il numero minore di infrazioni.

I dati sono elaborati da Legambiente e sono presi dal Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari carabinieri (Cufa), dai Corpi forestali delle regioni a statuto speciale e dalla European commission emergency management service Copernicus Ems (2020).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Legambiente
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Novembre 2021)

Seguono la Campania, come numero di infrazioni, la Sicilia (582), la Calabria (567) e la Puglia (460). Rispetto alla Campania, queste regioni hanno però registrato numeri inferiori di arresti. Sia in Sicilia che in Puglia non ce n'è stato nemmeno uno nel 2020, mentre in Calabria ce ne sono stati 2, ovvero lo 0,35% di tutti i reati accertati.

A livello provinciale invece è stata Cosenza a riportare il numero più elevato di reati (366), seguita da Salerno (335).

Foto credit: Neil Mark Thomas - licenza

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