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Le sfide poste dal Covid: sport all’aperto e bambini

La pandemia ha inciso fortemente sulla possibilità di fare sport, per tutti. L’elevato rischio di contagio ha infatti imposto la necessità di intervenire, anche dal punto di vista normativo, per trovare un equilibrio tra le limitazioni agli spostamenti e lo svolgimento dell’attività fisica.

Anche per questo, fin dai primi provvedimenti nel periodo pandemico, è stata introdotta la possibilità di svolgere esercizio fisico all’aperto in forma individuale, mantenendo le distanze di sicurezza. È stata poi operata, con un decreto del ministro dello sport, la distinzione tra sport di contatto e non, in modo da perimetrare con più efficacia le limitazioni. Scelte pensate per conciliare due esigenze: contenere i contagi e allo stesso tempo non rendere obbligata una condizione di sedentarietà.

Il report completo in formato pdf

Si tratta di un aspetto ancora più cruciale per bambini e ragazzi. Sia perché i minori attraversano una fase di sviluppo in cui l’attività sportiva è fondamentale. Sia perché le rilevazioni dell’istituto nazionale di statistica indicano come i minori, più delle altre fasce d’età, già prima della pandemia facessero sport soprattutto in spazi al chiuso come palestre e impianti sportivi. Molto meno frequente invece la pratica sportiva in luoghi all’aperto.

15,2% dei ragazzi tra 11 e 14 anni fa sport in spazi all’aperto attrezzati (contro una media del 24,8% sull’intera popolazione).

Infatti, è comune tra chi pratica sport indicare tra i luoghi di attività soprattutto gli impianti al chiuso (58,7%). Ma tale quota è molto più elevata nelle fasce d’età più giovani: oltre il 70% dei praticanti adolescenti (11-17 anni), il 78,5% nella fascia 6-10 anni e oltre l’84% tra i giovanissimi (3-5 anni) fa sport in impianti al chiuso. Per avere un termine di paragone, la percentuale tra gli over 55 scende attorno al 40%. Ciò comporta che, rispetto al resto della popolazione, le restrizioni abbiano probabilmente avuto un impatto maggiore sulle abitudini di bambini e ragazzi.

I totali superano 100 perché erano possibili più risposte.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Ottobre 2017)

L'altra tendenza che emerge è che la pratica sportiva dei minori si svolge più spesso della media in contesti strutturati, all'interno di impianti sportivi. Mentre è molto meno frequente la pratica sportiva "libera": meno di un giovane su 4 fa sport in spazi all'aperto non attrezzati, contro il 41,9% dell'intera popolazione. E anche l'attività in spazi all'aperto attrezzati coinvolge solo il 14-18% dei minori, contro una media del 24,8%.

È ancora presto per poter disporre di dati aggiornati sulla pratica sportiva dei più giovani, dopo il Covid. Un dato già acquisito però è che le aree dove fare sport all'aperto sono divenute essenziali in quest'emergenza, anche per la pericolosità di farlo in ambienti chiusi. Cioè proprio i luoghi che ragazze e ragazzi, prima della pandemia, frequentavano più spesso.

Tali ragioni spingono ad interrogarsi sulla possibilità dei territori di rispondere a questa nuova esigenza, valutando quanta offerta di aree sportive all'aperto sia presente sul territorio nazionale. In particolare nelle città e nelle aree urbane più dense, dove la presenza di questi spazi, e in generale di verde pubblico, è spesso l'unica alternativa possibile per fare sport all'aperto in modo sicuro.

La presenza sul territorio di aree sportive all'aperto

Quanto sono diffuse le aree sportive all'aperto nel nostro paese? I dati della rilevazione annuale di Istat sull'ambiente urbano delle città consentono alcune analisi rispetto al verde urbano nei comuni capoluogo.

L'offerta di verde pubblico varia sul territorio nazionale.

Questo può essere distinto in diverse categorie. A partire dalle aree a verde storico, che mediamente rappresentano un quinto del verde urbano dei capoluoghi italiani (in quelli del sud quasi la metà del totale). Si tratta di ville, giardini e parchi di interesse artistico o storico, e per questo vincolate dal codice dei beni culturali. Queste si distinguono dai grandi parchi urbani, non tutelati da questa normativa, ma comunque riconosciuti dagli strumenti urbanistici locali (mediamente si tratta del 15% del verde delle città). Ci sono poi le aree a verde attrezzato, spazi adibiti a giardini di quartiere, con giochi per bambini, panchine (10% in media del verde pubblico) e le aree di arredo urbano, che rappresentano il verde a fine estetico presente in strade, rotonde, piste ciclabili. E poi ancora altre categorie come aree boschive, verde incolto, giardini scolastici e altri spazi verdi.

Le aree sportive all’aperto, distinte dalle classificazioni precedenti, includono tutte le superfici adibite a campi sportivi, piscine, campi polivalenti, aule verdi e altri spazi con funzioni ludiche e ricreative. Parliamo di circa il 4% del verde urbano nei capoluoghi italiani, con una rilevante variabilità territoriale. Nelle città del nord-est e del centro Italia queste rappresentano circa il 5% del verde urbano. Le città del nord-ovest e delle isole si collocano sulla media nazionale, mentre nei capoluoghi del sud si tratta di circa il 2% del verde esistente.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Ma in termini assoluti, di quanta parte del territorio delle città parliamo? Nei capoluoghi di provincia italiani oltre 24 milioni di metri quadri sono occupati da aree sportive all'aperto. Rispetto ai 2,7 milioni di bambini e ragazzi con meno di 18 anni che vivono nelle città capoluogo, parliamo di circa 9 metri quadri a minore. Anche in questo caso, è forte la variabilità tra le aree del paese. Nei capoluoghi del nord-est si raggiunge il dato più elevato (19,9 metri quadri per minore). Quelli del centro Italia si trovano poco sotto la media nazionale, con 8,2 mq. Più lontane le città del nord-ovest (6,8 mq), quelle delle isole (5,3) e quelle del sud continentale (4,8).

24,4 milioni di mq di aree sportive all'aperto nei capoluoghi italiani.

In altri termini, nelle città del nord-est si trova il 18% dei minori e quasi il 40% delle aree sportive all'aperto presenti nei capoluoghi italiani. In quelle del sud il 19% dei minori e solo il 10% delle aree sportive all'aperto. Rapporto sfavorevole anche per le città del nord-ovest (24% dei minori, 18% delle aree sportive) e per quelle delle isole (11%, 7%), mentre maggiormente equilibrato al centro (28% dei minori, 26% delle aree sportive).

Prendendo i singoli comuni, spiccano infatti soprattutto 3 città, di cui 2 nell'Italia nord-orientale: Ferrara (65,3 mq di aree sportive all'aperto per residenti sotto i 18 anni), Oristano (61,8) e Pordenone (59,6). Seguono, sempre con oltre 40 mq per minore, Rovigo (49,6), Piacenza (46,0) e Ravenna (45,2).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Tra le 10 città con più aree sportive all'aperto per minore, 8 si trovano in regioni della macroarea nord-est. L'altra, oltre alla sarda Oristano, è la laziale Rieti, primo capoluogo del centro Italia con 39,4 mq per minore.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Per il centro, ai primi posti, con oltre 30 mq pro capite, si trovano anche Grosseto, Firenze e Fermo. Mentre sono ultime, con meno di 1 mq per minore, Roma e Livorno. Nel nord-ovest, all'offerta di Vercelli, Lodi e Mantova (tra 35 e 40 mq) si contrappongono quelle di Milano e Genova (meno di 1 mq).

96% i capoluoghi del sud continentale dove le aree sportive all'aperto non raggiungono i 15 mq per minore.

L'unica città del sud a superare i 15 mq per minore è Benevento (38,1). Superano comunque la media nazionale (9 mq) anche altri 4 comuni: Catanzaro, Andria, Teramo e Potenza. Nelle isole l'offerta media più elevata rispetto al mezzogiorno cela comunque uno squilibrio interno. Dopo Oristano, solo Cagliari (17,1) ed Enna (16,7) superano i 15 mq per minore. Mentre quasi il 60% dei capoluoghi non raggiunge la media nazionale di 9 metri quadri per abitante con meno di 18 anni.

Come si compone l'offerta di verde pubblico nelle maggiori città italiane

Questi dati indicano piuttosto chiaramente una minore offerta di aree sportive all'aperto nelle città del mezzogiorno. Allo stesso tempo però è importante anche mettere in relazione queste informazioni con l'offerta complessiva di verde pubblico nelle città. Quanto è ampia, se si prendono in esame le 10 città maggiori?

Complessivamente, i metri quadri di verde per minore sono oltre 150 a Torino (161,6 mq per residente 0-17 anni), Firenze (157,2), Genova (156,4) e Bologna (155,6). Seguono i due comuni italiani più popolosi, Milano (117,6 mq per minore) e Roma (109,4), con Catania poco distante (108,6). Le 3 città che non raggiungono i 100 mq di verde complessivo per minore sono i maggiori capoluoghi regionali del mezzogiorno: Napoli (69,3), Palermo (68,3) e Bari (62,8).

3 su 4 grandi città del mezzogiorno con meno di 100 metri quadri di verde urbano per residente con meno di 18 anni.

A cambiare molto tra le grandi città è però anche la composizione del verde urbano disponibile. Tale aspetto, inevitabilmente, incide sulla reale fruibilità del verde urbano da parte di bambini e ragazzi. Tra le aree sportive all'aperto, l'offerta per minore è di gran lunga più ampia a Firenze (31,8 mq per residente con meno di 18 anni), seguita da Torino e Napoli (entrambe a 5,9 mq). In termini di verde storico vincolato, ovvero le aree sottoposte a tutela ai sensi del codice dei beni culturali, prevalgono Torino (68,1 mq per minore) e Firenze (54,6). Terza Roma, distanziata, con circa 19 metri quadri per residente sotto i 18 anni, seguita da Palermo (15,8).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

L'offerta di grandi parchi urbani è maggiore, rispetto ai bambini e ragazzi residenti, a Bologna (71,8 mq per minore). Seguono Milano (48,7), Roma (44,6), Torino (20,7), Napoli e Bari (entrambe a circa 17 mq per ogni residente sotto i 18 anni). Nel verde attrezzato di quartiere prevalgono Milano (33,7 mq per minore), Roma (29,1), Bari (19,8) e Torino (16,8). Tra le maggiori città italiane, la presenza di verde incolto caratterizza soprattutto due grandi capoluoghi del sud come Catania (39,9 mq per minore) e Napoli (12,9), seguite da Torino (3) e Genova (2,6).

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sul verde urbano e sulle aree sportive all'aperto sono di fonte Istat.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Foto credit: MChe Lee (unsplash) - Licenza

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