Il fenomeno delle amministrazioni commissariate per infiltrazioni della criminalità organizzata merita un’attenzione specifica. L’analisi di questa categoria di commissariamenti va tenuta separata rispetto agli altri scioglimenti.

I commissariamenti per mafia seguono un iter diverso dagli altri.

Le infiltrazioni mafiose o criminali configurano la massima situazione patologica dell’amministrazione, cui si pone rimedio con commissariamenti più lunghi (possono durare fino a 24 mesi) e con il ricorso a tre commissari straordinari anziché uno. Vi si arriva attraverso un iter complesso, normato dall’articolo 143 del testo unico degli enti locali (Tuel).

Si tratta di una misura di prevenzione straordinaria, che si applica quando esiste il reale pericolo che l’attività di un comune o di un’altra amministrazione locale sia piegata agli interessi della criminalità organizzata. Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

 

Dal 1991 al 25 novembre 2019 sono state concluse 464 procedure di accesso. Si tratta del procedimento con cui una apposita commissione nominata dal ministro è chiamata a valutare se vi sia un condizionamento mafioso dell’ente. Se emergono “elementi certi, univoci e rilevanti”, il comune viene commissariato per mafia, altrimenti il caso viene archiviato.

72% degli accertamenti si è concluso con lo scioglimento per mafia.

In 335 casi l’esito è stato un decreto di scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata (23 dei quali annullati dai giudici amministrativi). Sono stati 129 i casi di archiviazione per insussistenza dei presupposti per deliberare lo scioglimento.

Tenendo conto delle amministrazioni oggetto di diverse procedure di accesso (concluse con l’archiviazione o con lo scioglimento), gli enti coinvolti nella procedura di verifica per infiltrazioni della criminalità organizzata sono stati fino ad oggi 328 e di essi 253 sciolti per mafia (tra questi ultimi 2 capoluoghi di provincia – Trani e Reggio Calabria – e 7 tra aziende sanitarie e ospedaliere).

Le tendenze dal 1991 ad oggi

Nell’ultimo triennio sono aumentati gli scioglimenti per mafia. 21 quelli decisi nel 2017, 23 nel 2018 e 16 nei primi 11 mesi del 2019 (tra cui l’ultimo censito, Orta di Atella, approvato in consiglio dei ministri il 6 novembre scorso). Al contrario sono diminuiti gli annullamenti (definitivi) da parte dei tribunali amministrativi: l’ultimo risale al 2014.

Tra il 1991 e il 2009 ci sono state 83 archiviazioni in totale (non è disponibile il dato annuo).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Novembre 2019)

Più stabili le archiviazioni. Sono state 83 tra 1991 e 2009 (non è purtroppo disponibile il dato per anno). La media nel periodo è attorno ai 4,5 all'anno. Nel 2019 sono state 6, e per la prima volta hanno riguardato la Sardegna. In particolare i comuni di Baratili e Santu Lussurgiu, entrambi in provincia di Oristano.

Crescono i commissariamenti per mafia all'anno.

Ponendo a confronto gli anni dal 1991 al 31 maggio 2009 (quando è stato approvata la legge n. 94 del 2009, che ha anche reso più stringenti i requisiti giustificativi di uno scioglimento per infiltrazioni mafiose) con il successivo periodo (dal 1° giugno 2009 ad oggi), si nota una significativa crescita nel tempo della media annua dei commissariamenti (da 10,3 scioglimenti all'anno a quasi 14).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Novembre 2019)

Diminuisce sensibilmente la percentuale dei decreti annullati dai giudici amministrativi mentre rimane stabile la media annua delle archiviazioni.

Dove sono i commissariamenti per infiltrazioni mafiose

Storicamente il fenomeno ha principalmente riguardato le regioni del sud Italia, e in particolare Calabria, Campania, Sicilia e Puglia.

La Calabria è la regione più colpita da casi di infiltrazioni mafiose nelle istituzioni locali: 117 commissariamenti nell’intero periodo 1991-2019 (9 dei quali annullati dai giudici amministrativi), mentre in 51 casi la procedura di accesso si è conclusa con un’archiviazione.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Novembre 2019)

Subito dopo spiccano le altre maggiori regioni del mezzogiorno. In particolare la Campania, con 109 commissariamenti per infiltrazioni criminali (di cui 10 successivamente annullati) e la Sicilia, con 81 (di cui 3 annullati). La Puglia, regione che ha visto un incremento negli ultimi anni, ha totalizzato 17 commissariamenti.

10 le regioni italiane dove non è ancora mai avvenuto un commissariamento per mafia.

Seguono, molto staccate, due regioni dell'Italia nord-occidentale: Piemonte (3 commissariamenti dal 1991) e Liguria (sempre 3, di cui 2 però successivamente annullati). Numeri che segnalano una tendenza da monitorare con attenzione, anche se ancora limitati rispetto alle regioni più coinvolte.

L'incidenza del fenomeno in Calabria

Data la forte ricorrenza dei commissariamenti per infiltrazioni criminali in Calabria, è interessante ricostruire con maggiore dettaglio la diffusione territoriale del fenomeno.

La provincia dove è più frequente è Reggio Calabria. Dal 1991 si sono registrati 67 commissariamenti per mafia (che in 64 casi hanno coinvolto comuni, mentre negli altri 3 aziende sanitarie del territorio).

Ogni punto sulla mappa rappresenta un comune. Il colore identifica il numero di scioglimenti per infiltrazioni criminali dal 1991. In verde quelli sciolti 1 volta, in giallo quelli sciolti 2 volte, in rosso quelli sciolti 3 volte. Si può cliccare sul punto per conoscere alcuni dati identificativi di quel comune.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Novembre 2019)

 

Il territorio reggino è anche quello più sottoposto a "ricadute"Sono 9 i comuni calabresi commissariati 3 volte per infiltrazioni criminali. Di questi, ben 6 fanno parte della città metropolitana di Reggio Calabria. Nello specifico si tratta di Taurianova, San Ferdinando, Roccaforte del Greco, Platì, Melito di Porto Salvo, Gioia Tauro.

Gli altri comuni commissariati 3 volte per infiltrazioni appartengono alle province di Vibo Valentia (Briatico e Nicotera) e Catanzaro (Lamezia Terme). E infatti proprio queste due province sono quelle con più commissariamenti dopo Reggio Calabria: Vibo Valentia (con 23 commissariamenti) e Catanzaro (con 14 commissariamenti)

Il caso della Calabria è interessante anche per la sua tendenza alla crescita negli ultimi anni. Nel periodo 2000-2009 i commissariamenti per infiltrazioni in questa regione erano stati 29. Nell’ultimo decennio (2010-2019) questo dato è cresciuto in modo significativo: 69 i decreti di commissariamento (di cui solo 2 annullati).

Un fenomeno radicato al sud, ormai presente al nord

Una tendenza alla crescita che però in parte ha riguardato anche altre regioni, oltre a quelle storicamente più colpite.

I commissariamenti per infiltrazioni criminali sono aumentati anche al nord.

Basti pensare che tra il 1991 e il 2009 si è registrato un solo caso di comune commissariato per mafia al nord (in Piemonte) e tre casi di archiviazione. Mentre negli ultimi anni il fenomeno è cresciuto anche nell'Italia settentrionale. Dal 2010 al 2019 ci sono stati 7 commissariamenti nell'Italia settentrionale (di cui 2 peraltro annullati): 3 in Liguria, 2 in Piemonte, 1 in Lombardia e 1 in Emilia Romagna. In questo periodo nel nord si registrano 6 procedimenti conclusi con un’archiviazione.

Segno di una maggiore attenzione, probabilmente ancora insufficiente, al fenomeno del radicamento della criminalità organizzata anche in aree diverse da quelle tradizionali, come d’altronde più volte denunciato nelle relazioni della commissione antimafia e della direzione nazionale antimafia.

Del resto, se è vero che la stragrande maggioranza dei commissariamenti si concentra in 3 regioni, negli ultimi anni si rileva una tendenza in parte diversa.

91,6% dei commissariamenti per mafia si concentra in Calabria, Campania e Sicilia.

A partire dal 2011 la quota di commissariamenti per mafia riguardanti regioni diverse dalle 3 appena citate è aumentata in modo significativo.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Novembre 2019)

Da qualche anno la quota di commissariamenti per mafia al di fuori di Calabria, Sicilia e Campania ha raggiunto stabilmente la doppia cifra. Oltre a una forte crescita del fenomeno in Puglia (10 commissariamenti e un’archiviazione dal 2013 ad oggi), possiamo notare come i provvedimenti nel resto del paese stiano diventando gradualmente una variabile presente.

Scendendo a livello provinciale, si nota la forte ricorrenza di due città metropolitane: Reggio Calabria (67 commissariamenti per mafia dal 1991 a oggi) e Napoli (59). Questi due territori presi insieme totalizzano il 38% dei commissariamenti per mafia dal 1991 a oggi.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Novembre 2019)

Seguono le province di Caserta (37 commissariamenti) e la città metropolitana di Palermo (34). Tutte le 10 province più coinvolte si concentrano nelle 3 regioni già citate: Calabria, Campania e Sicilia.

I comuni pluricommissariati per mafia

I comuni colpiti da 2 o più scioglimenti per infiltrazioni della criminalità organizzata rendono evidente quanto sia complicato per alcuni territori uscire da situazioni di mala gestione e mala politica.

Ne troviamo conferma anche dal frequentissimo prolungamento della gestione straordinaria fino al termine massimo previsto dalla legge (24 mesi). Nell’intero periodo 1991-2019, i decreti di proroga sono complessivamente 212; e negli anni dal 2010 ad oggi al commissariamento di un ente ha fatto seguito un decreto di proroga nel 52% dei casi.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Novembre 2019)

In particolare, destano preoccupazione i casi dei comuni che sono stati commissariati negli anni più recenti per tre volte, sempre per infiltrazione mafiosa, in un breve arco temporale: a partire dall’anno 2000 ad oggi, oltre ad Arzano e Platì, cui si è già accennato, ciò è accaduto per Briatico, Nicotera, San Gennaro Vesuviano (uno dei decreti di commissariamento di quest’ultimo comune è stato annullato).

A conferma di quanto sia difficile, in alcune aree del paese, estirpare i clan locali e ripristinare una corretta dialettica democratica. Lo sforzo delle commissioni straordinarie non basta, se non è accompagnato da un forte impegno, a tutti i livelli istituzionali, per contrastare il radicamento delle organizzazioni criminali sul territorio.

Lo scioglimento per altri motivi sempre più spesso precede quello per mafia.

È importante notare che spesso, soprattutto a partire dal 2012, lo scioglimento per infiltrazioni mafiose riguarda comuni che si erano già “auto dissolti” per dimissioni del sindaco o della maggioranza dei consiglieri. Se a livello nazionale la media dei comuni già sciolti ex art. 141 è del 37%, in Sicilia è del 43% mentre in Campania è attorno all'80%: l’intervento del Governo avviene cioè in una situazione di profonda crisi dell’istituzione locale.

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