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Perché quella dei minori è un’età a rischio

Molti comportamenti a rischio, in particolare quelli che emergono nel corso della preadolescenza e dell’adolescenza, sono stati spesso collegati con il passaggio del minore dall’infanzia all’età adulta. La letteratura ha individuato nell’assunzione di responsabilità (e nei rischi connessi) una delle fasi cruciali che determinano la crescita di bambini e ragazzi. Un passaggio che deve essere accompagnato dalla società per evitare che abbia conseguenze negative, per il minore stesso e per gli altri.

Adolescents experience intense physical, psychological, emotional and economic changes as they make the transition from childhood to adulthood. Risk-taking is part of adolescence, and it is the duty of society both to prevent risk and to mitigate any dangerous consequences such risk-taking is bound to have

Il processo di crescita non è infatti esente da aspetti critici: aspettative, ansie, preoccupazioni. Il ruolo della comunità educante, che non comprende solo la scuola ma anche le famiglie, le istituzioni, i presidi sociali ed educativi presenti sul territorio, è proprio quello di supportare bambini e ragazzi nel proprio percorso di crescita.

Il report completo in pdf

La mancanza di questi punti di riferimento può agevolare l’insorgenza di comportamenti a rischio, che possono essere di tanti tipi. Tra quelli che più di frequente sorgono nell’adolescenza e nella pre-adolescenza possiamo citare l’uso di alcol, tabacco e droghe, ma anche i disturbi dell’alimentazione o i comportamenti sessuali a rischio. Fenomeni di cui negli ultimi decenni è stato spesso testimoniato un progressivo abbassamento dell’età di insorgenza.

Sono sempre più numerosi i giovanissimi che fanno uso di sostanze stupefacenti e alcoliche. Come testimoniato dalla comunità scientifica, l’inizio è precoce ed è in forte aumento l’utilizzo in fasce di età sempre più giovani.

Tali comportamenti possono essere classificati come dannosi, perché conducono a gravi rischi per la salute. Ma quanti giovani riguardano? In molti casi è spesso difficile fornire una stima. Per alcuni di questi temi, in particolare sull’uso di droga e alcol, negli anni sono state fatte delle indagini ad hoc.

L’uso di droghe tra i giovani

Sulle tossicodipendenze la relazione annuale al parlamento del dipartimento della presidenza del consiglio preposto indica come circa uno studente su 4 tra 15 e 19 anni abbia assunto sostanze psicoattive illegali nel 2019. In base a questi dati, elaborati annualmente dal Cnr, si stima che circa 35.000 studenti (circa l’1,4% del totale) abbia assunto sostanze senza conoscerne il contenuto o gli effetti. In prevalenza pasticche (41,5%), liquidi (30,2%) e polveri (22,3%).

1,4% degli studenti ha assunto sostanze senza conoscerne gli effetti.

Tra le sostanze maggiormente utilizzate almeno una volta nella vita prevalgono cannabis, nuove sostanze psicoattive e cannabinoidi sintetici. Non è irrilevante la quota di chi ha consumato cocaina (2,9%), stimolanti come amfetamine, ecstasy, Mdma (2,5%), allucinogeni (2%) ed eroina (1,1%, ovvero oltre 27mila ragazzi). Si stima che lo 0,5% degli studenti (circa 12mila persone) abbia consumato almeno una volta nella vita droghe tramite iniezione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ifc-Cnr
(ultimo aggiornamento: lunedì 9 Novembre 2020)

Negli ultimi anni il trend ha visto sostanzialmente stabili i consumi di molte droghe. I cali più vistosi si registrano sui cannabinoidi e gli oppiodi sintetici (in diminuzione, dal 2015, rispettivamente di 5,2 e di 1,7 punti percentuali). Calano sensibilmente anche i consumi, almeno una volta nella vita, di stimolanti e allucinogeni (-1,3 punti) e di cocaina (-0,9 punti).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Ifc-Cnr
(ultimo aggiornamento: lunedì 9 Novembre 2020)

Tra i consumatori prevale la percezione di una facile reperibilità delle sostanze.

Per molte sostanze, i dati appaiono più stabili se dal consumo almeno una volta si passa a rilevare l'uso nell'ultimo anno oppure il consumo frequente (almeno 10 volte nell'ultimo mese). Quest'ultimo riguarda lo 0,4% degli studenti per la cocaina (era lo 0,6% nel 2015). Nel 2019 sono consumatori abituali di eroina lo 0,3% degli studenti (nel 2015 era lo 0,4%, nel 2016 lo 0,7%, tra 2017 e 2018 lo 0,2%).

Tra gli studenti consumatori di eroina nell'anno, circa 2/3 indicano anche i luoghi dove la reperirebbero. Tra le risposte più frequenti (erano possibili più opizioni) compaiono il mercato della strada (47,9%) oppure la casa di amici o uno spacciatore (circa un terzo delle risposte ciascuno). Quasi il 30% indica situazioni come concerti, rave o la discoteca e circa uno su 4 la scuola. Meno frequenti il mercato illegale su internet e a casa propria (meno del 15% delle risposte).

68,3% degli studenti che hanno fatto uso di eroina durante l’anno dichiara che potrebbe procurarsela con facilità.

Quando parliamo di atti perseguiti penalmente, come le violazioni della normativa sugli stupefacenti, un ulteriore dato disponibile è quello sulle denunce, anch'esso approfondito nella relazione sulle tossicodipendenze. Ma, come già approfondito nel capitolo sulla criminalità minorile, si tratta di una informazione molto parziale, che ci consente di ricostruire solo la parte emersa del fenomeno.

71,3 denunciati per reati penali droga-correlati ogni 100.000 residenti nella popolazione 15-17 anni.

Utili in questo senso sono gli indicatori sui ricoveri ospedalieri droga-correlati. In base ai dati rilasciati da Istat nel corso dell'indagine conoscitiva sulle dipendenze patologiche diffuse tra i giovani, presentata a maggio alla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, appare in aumento la quota di ospedalizzazioni tra i più giovani per questo motivo.

L’aumento dei ricoveri dei giovani droga-correlati negli ultimi cinque anni è stato significativo: i tassi hanno fatto registrare un aumento del 44% nel complesso e del 49% nei giovani di 15-24 anni considerando tutte le diagnosi (39,7 nel 2014, 59,3 nel 2019). L’incremento è stato più forte nelle aree settentrionali del paese e più contenuto in quelle centrali.

Isolando i ricoveri con diagnosi principale droga-correlata, il dato dei 15-24enni passa da 13,8 ogni 100mila abitanti nel 2014 a 18,7 nel 2019. Un aumento ancora più marcato se considerato rispetto a tutte le diagnosi: da 39,7 a 59,3. Rispetto alle regioni, spicca come i territori con la maggiore incidenza tra gli under 34 di ricoveri ospedalieri droga-correlati si trovino nella parte centro-settentrionale del paese. In particolare - considerando tutte le diagnosi - i tassi più alti si rilevano la Liguria, la Valle d’Aosta, la provincia autonoma di Bolzano e le Marche. Mentre, all'opposto della classifica, presentano i tassi inferiori soprattutto le regioni del mezzogiorno.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat e ministero della salute (schede di dimissione ospedaliera)
(ultimo aggiornamento: giovedì 27 Maggio 2021)

A variare tra le regioni, sempre considerando tutte le diagnosi droga-correlate, è anche l'incidenza dei generi sul totale dei ricoveri. In media, circa il 72% dei ricoveri tra i giovani riguarda persone di sesso maschile. Superano ampiamente questa quota provincia autonoma di Trento (84%), Campania (77,5%), Lazio (77,4%), Sicilia (77,3%), Marche (76,9%), Molise (76,9%), Sardegna (76,7%), provincia autonoma Bolzano e Puglia (entrambe a quota 76,5%).

Il consumo di alcol tra i giovani

I comportamenti a rischio possono tradursi anche nell'uso di sostanze non illegali. Basti pensare a tutti i rischi connessi all'abuso di alcol tra i più giovani. Un aspetto spesso sottovalutato, anche se, come emerge dai dati

(...) si tratta di un fenomeno fortemente correlato in termini di fattori di rischio e di nessi causa-effetto sia al profilo della vittima che a quello dell’autore di comportamenti violenti.

Quindi l'uso di alcol tra i minori ha un impatto anche sugli altri fenomeni analizzati nel corso del report, in particolare la criminalità minorile e gli atti violenti. Per questo motivo di recente (maggio 2021) l'istituto di statistica ha rilasciato, come supporto al lavoro della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, una serie di dati che ci aiutano meglio a comprendere il fenomeno.

Le linee guida nazionali in materia di salute, recependo le indicazioni dell'organizzazione mondiale della sanità, raccomandano un consumo di alcol pari a 0 fino a 18 anni. Come conseguenza, da alcuni anni la legge vieta la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche ai minori (vedi oltre per le modifiche normative in materia).

Qualunque livello di consumo interferisce sul regolare e sano sviluppo cerebrale nel giovane e per la relativa immaturità del sistema di metabolizzazione dell’alcol che raggiunge piena efficienza intorno ai 18-21 anni.

È per queste ragioni che il nuovo indicatore considera a rischio tutti i giovani al di sotto dei 18 anni che consumano una qualsiasi quantità di bevande alcoliche. Ciononostante, non è irrilevante il numero di ragazzi che consuma, o addirittura abusa, di alcol. Un qualche tipo di consumo, considerato a rischio in questa fascia d'età, riguarda in media il 18,5% dei giovani tra 11 e 17 anni. Un dato da non sottovalutare, perché dovrebbe tendere allo zero in base alle raccomandazioni appena viste e che vede una differenza minima tra ragazzi (18,2%) e ragazze (18,8%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Giugno 2020)

Negli ultimi anni il consumo di alcol tra i minori ha segnato una contrazione. Nella fascia 11-17, il consumo di bevande alcoliche almeno una volta all'anno è passato da riguardare il 28,1% dei ragazzi nel 2009 al 18,5% attuale. Nel confronto sui dieci anni, tra 2009 e 2019, appariva dimezzata la quota dei minori che bevono alcol tutti i giorni: dall'1,8% allo 0,9%. Nonostante il calo, è rimasta comunque più elevata tra i ragazzi (1,4%).

Accanto a questo tipo di consumo, comunque non trascurabile dato che stiamo parlando di una fascia d'età per cui sono raccomandate 0 unità, è importante monitorare il fenomeno del binge drinking. Un'espressione generalmente tradotta come "abbuffate alcoliche" (Crea 2018) che consiste nell'ingestione di forti quantitativi di alcol in poco tempo, fino alla totale perdita di controllo.

6,5% dei giovani tra 16 e 17 anni ha fatto binge drinking, un dato non dissimile da quello medio della popolazione.

Tale modalità di consumo, in particolare, oltre a comportare un grande rischio per la salute, può essere associata, in alcuni casi, alla commissione di reati e atti violenti. Anche in conseguenza di ciò, nel corso degli anni la normativa sulla somministrazione dell'alcol ai minori è stata inasprita.

Come è cambiata la normativa nel tempo

Il primo aspetto da cui partire è la disciplina prevista dalla legge su questa materia. Per i minori di 16 anni è direttamente il codice penale a sanzionare chi somministra loro bevande alcoliche:

L'esercente un'osteria o un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un'altra infermità, è punito con l'arresto fino a un anno.

Tali disposizioni sono quindi relative solo ai minori di 16 anni. È a partire dal 2012 che la disciplina sul tema è stata modificata, con il decreto legge 158/2012 ("disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del paese mediante un più alto livello di tutela della salute"), poi convertito con la legge 189/2012. Questo provvedimento ha in primo luogo esteso le disposizioni del codice penale alla vendita con distributori automatici.

La stessa pena di cui al primo comma si applica a chi pone in essere una delle condotte di cui al medesimo comma, attraverso distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati anagrafici dell'utilizzatore mediante sistemi di lettura ottica dei documenti.

Inoltre la nuova normativa ha introdotto il divieto di vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, non attraverso il codice penale, ma emendando la legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati (legge 125/2001).

Chiunque vende bevande alcoliche ha l'obbligo di chiedere all'acquirente, all'atto dell'acquisto, l'esibizione di un documento di identità, tranne che nei casi in cui la maggiore età dell'acquirente sia manifesta.

Per gli anni successivi però è rimasto un gap interpretativo per la fascia 16-18 anni. In questa fascia d'età era vietata la vendita (in base a quanto previsto dalla legge quadro riformata nel 2012), mentre erano stati sollevati dei dubbi rispetto alla somministrazione delle bevande (dato che solo il codice penale, relativo agli under-16, parlava di somministrazione). Questa difficoltà di interpretazione è stata risolta nel 2017, quando il dl 14/2017 ha esteso il divieto della legge quadro non solo alla vendita, ma anche alla somministrazione di bevande alcoliche.

Il fenomeno del binge drinking

Nelle linee guida del Crea per una sana alimentazione (2018) il binge drinking (o "abbuffata alcolica") viene definito come la pratica di ingerire forti quantitativi di alcol in breve tempo, seguita da giorni di astinenza. Si tratta di una pratica diffusa soprattutto tra i giovani maschi e che non di rado si associa a disturbi alimentari. Nello specifico le indicazioni dell'Istituto superiore di sanità lo classificano come un consumo di oltre 6 unità alcoliche (dove ciascuna unità corrisponde a 12 grammi di alcol puro) in breve tempo (un'unica occasione di consumo).

È un fenomeno più frequente nei paesi ad alto reddito, rispetto agli altri (Oms, 2018). Negli stati europei, negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali la frequenza di episodi di binge drinking tra le popolazione 15-19 anni tende a raggiungere o superare il 20%. Con una prevalenza soprattutto maschile: in Italia ad esempio raggiunge il 37,1% tra i ragazzi e l'8,2% tra le ragazze.

Tuttavia nel nostro paese gli episodi di binge drinking sono meno frequenti, se paragonati agli altri paesi Ue. Il dato medio italiano è 23%, mentre è il 40% in Germania, il 36% in Francia, il 33% nel Regno Unito. Ai primi posti invece il Lussemburgo, i paesi baltici, la Repubblica Ceca e l'Irlanda, dove la quota media supera il 40%.

Il dato sulla prevalenza mette in relazione il numero di episodi (Heavy episodic drinking, Hed) riscontrati rispetto alla fascia di popolazione 15-19 anni.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Oms
(ultimo aggiornamento: giovedì 6 Settembre 2018)

I dati appena osservati mettono in relazione il numero di episodi riscontrati tra i giovani con la popolazione giovanile (15-19 anni). Un ulteriore punto di vista sul fenomeno è capire quanti minori riguardi. In base ai dati rilasciati da Istat, nel 2019 in Italia aveva praticato il binge drinking il 7,4% dei giovani tra 16 e 17 anni e lo 0,8% nella fascia 11-15 anni. In media si tratta del 2,7% dei minori tra 11 e 17 anni. Un dato più elevato tra i maschi (3,2%) rispetto alle femmine (2,3%).

Nel 2020, i dati più recenti mostrano che la quota di chi ha fatto binge drinking si attesta al 6,5% dei giovani tra 16 e 17 anni e l'1,4% in quella 11-15 anni. In media si tratta del 2,9% dei minori tra 11 e 17 anni. Con quote analoghe tra maschi (2,7%) e femmine (3%).

6,8% dei ragazzi maschi tra 16 e 17 anni ha fatto binge drinking nel 2020.

Un altro aspetto significativo è legato ai luoghi dove avvengono più spesso gli episodi di abuso di sostanze alcoliche, in questo caso relativi all'ultimo anno precedente la pandemia (2019). Tra i minori, il posto più citato è la casa di amici o di parenti, seguito dalla discoteca e da altri locali (bar, pub, birreria). Rispetto alla media della popolazione, emerge quindi un consumo più legato a contesti di socialità (ad esempio in media il 26% dei binge drinkers lo ha fatto a casa propria, contro il 4,7% dei minori e l'11,4% dei giovani tra 18 e 24 anni).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Giugno 2020)

Altra differenza rilevante è quella di genere. Per le ragazze tra 11 e 17 anni questi episodi avvengono molto più frequentemente in discoteca (46,8% contro 22,5% dei maschi), a casa di amici o parenti (41,9% contro 31,5%), in bar o pub (19,8% rispetto a 14,4%) e al ristorante (13% contro 6%). Mentre è molto meno frequente l'abuso di alcol in strada (5,6%, per i maschi è il 10,8%) e in casa propria (2% a fronte del 6,5% dei ragazzi).

Conclusioni

Sulla "gioventù a rischio", tema di questo report, il dibattito pubblico assume di frequente toni e intenti paternalistici. Si tratta di un approccio fuorviante perché finisce con l'accomunare tante situazioni diverse senza riuscire a comprenderle davvero. Porta a biasimare genericamente le generazioni più giovani per problemi come la criminalità minorile, il bullismo o altri comportamenti a rischio, senza però provare ad analizzarli né tanto meno offrire soluzioni.

Tale approccio, a nostro avviso, può essere evitato solo partendo dai dati di fatto e dalla loro analisi. I problemi che abbiamo passato in rassegna nel corso di questo report, senza pretesa di esaustività, esistono e non vanno nascosti, ma approfonditi. Solo un'analisi basata sui dati può fornire gli strumenti operativi per intervenire su situazioni tanto diverse.

Molti dati indicano come dietro le cosiddette "devianze" vi sia spesso una radice comune molto chiara, che può essere ricondotta alle deboli reti sociali e familiari in cui è inserito il minore. Per tutte le ragazze e i ragazzi la crescita comporta cambiamenti, anche traumatici. Ma quanto più questi avvengono senza punti di riferimento, quanto più è probabile che abbiano un esito pericoloso.

Per questa ragione, compito della società deve essere accompagnare il processo di crescita di bambini e ragazzi. In questo la comunità educante può rivestire un ruolo chiave, soprattutto dove il tessuto sociale e familiare è più compromesso.

Foto credit: rebcenter-moscow (Pixabay) - Licenza

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