Emergenza Covid19 e parità di genere: troppo poco, troppo tardi Coronavirus

Dopo una forte mobilitazione della società civile, è intervenuto il presidente del consiglio Conte. Il problema però rimane, evidenziando quanto la rappresentanza di genere vada affrontata a livello di sistema.

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In seguito al nostro lavoro sulla mappa del potere Covid19 erano emerse in maniera abbastanza evidente le forti disparità tra uomini e donne. Sia nelle strutture preesistenti, che in quelle create ad hoc per l’emergenza, le donne erano meno del 20%.

Il 12 maggio il presidente del consiglio Conte ha annunciato l’inserimento di 11 donne nella squadra che sta gestendo la crisi sanitaria. Cinque entreranno nella task force fase 2 guidata da Colao, mentre 6 faranno parte del comitato tecnico-scientifico della protezione civile.

21,17% la percentuale di donne nelle principali strutture dell’emergenza dopo le nuove nomine.

La percentuale di donne coinvolte nella gestione dell’emergenza sale cosi al 21,17%. Ancora troppo poco, ennesima prova di quanto le politiche per la parità di genere nel nostro paese siano fallimentari, se non completamente assenti.

La gestione dell’emergenza al maschile

Una crisi senza precedenti come l’attuale ha richiesto uno sforzo non indifferente da parte delle istituzioni. Governo centrale, protezione civile, strutture sanitarie: sono molte le strutture che sono state coinvolte in maniera diretta o indiretta nella gestione dell’emergenza.

Una catena del comando molto complessa, che openpolis ha avuto il modo di fotografare nelle mappe del potere Covid19. Tra le tante tematiche emerse anche quella della disparità di genere. Analizzando le principali strutture a livello nazionale era infatti emersa la predominanza degli uomini. A partire dai ruoli guida: governo (Conte), ministero della salute (Speranza), protezione civile (Borrelli), commissario straordinario (Arcuri), Istituto superiore di sanità (Brusaferro), Task force fase 2 (Colao), Consiglio superiore di sanità (Locatelli). Considerando tutti gli incarichi presenti in queste strutture, la percentuale di donne prima dell’intervento del presidente del consiglio era inferiore al 20%.

L’importanza dei dati e la mobilitazione

In seguito al nostro articolo che ha analizzato la questione, c’è stata una forte mobilitazione. I dati in questo senso possono aiutare a far emergere in maniera chiara e diretta alcune grandi questioni del nostro paese. Al di là della bassa percentuale di donne negli incarichi censiti infatti, la mancanza di alternanza ai vertici di tutte le strutture analizzate evidenzia problemi sistemici. Il discorso infatti è qualitativo più che quantitativo. Nell’analisi sul potere Covid19 non abbiamo preso in considerazione strutture in cui la presenza di donne era maggiore, ma il cui ruolo decisionale nell’emergenza era limitato. Un esempio su tutti è il comitato “Donne per un nuovo rinascimento“, voluto dalla ministra per le pari opportunità Bonetti.

Tra le diverse iniziative di queste settimane, la campagna #Datecivoce è stata quella che ha visto il maggior coinvolgimento dell’opinione pubblica. La petizione ha raccolto l’adesione di numerose organizzazioni, con la firma di oltre 4.000 cittadini.  Un’operazione che ha visto nel flash mob del 2 maggio, con il coinvolgimento di alcuni politici di livello nazionale, uno dei momenti di massima mobilitazione.

In parlamento poi, una mozione a prima firma Valente (Pd), presentata con il sostegno di numerosi schieramenti parlamentari (M5s, Italia Viva, +Europa, Svp), chiedeva al governo di integrare la composizione dei principali organi in modo da assicurare una presenza adeguata tra uomini e donne. Altra proposta giunta è quella dell’ex ministro Pinotti (Pd), per l’inserimento di quote rosa per tutte le nomine fatte dalla presidenza del consiglio:

[…] essendo quelle delle task force nomine della politica […] ci sia un’attenzione all’equilibrio di genere. Visto che così non è, io penso che sia importante normarlo per legge. E quindi far si che anche nelle nomine che vengono fatte dalla presidenza del consiglio e dai ministeri ci sia una presenza delle donne di almeno il 40%. Nessuno è innamorato delle quote ma è evidente che sono necessarie

La risposta del governo

Come risposta alla mobilitazione, il 12 maggio il presidente del consiglio Conte è intervenuto. Con un comunicato Palazzo Chigi ha presentato le integrazioni alla task force fase 2 e al comitato tecnico scientifico per favore la rappresentanza di genere. Palazzo Chigi ha deciso quindi di intervenire positivamente, per rimediare agli evidenti errori fatti, soprattutto nel comitato tecnico-scientifico della protezione civile composto inizialmente da soli uomini.

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Nello specifico sono state nominate 11 donne: 5 nell’organo guidato da Vittorio Colao e 6 in quello che fa riferimento al capo della protezione civile Borrelli. Ma nonostante il piccolo passo in avanti, la tematica continua ad essere presente.

40% le donne nella task force fase 2 guidata da Colao, buon segnale per la parità di genere.

Prendendo in considerazione le principali strutture attive a livello nazionale la percentuale di donne è passata dal 17% al 21,17%. L’unica entità in cui la rappresentanza di genere raggiunge livelli significativi è la task force fase 2. Qui, con l’integrazione del 12 maggio, le donne sono ora il 40%.

Per maggiori dettagli sugli incarichi censiti, leggere il lavoro sulle mappe del potere Covid19.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

Troppo poco, troppo tardi

È evidente che le nuove nomine fatte da Conte e Borrelli non risolvono il problema. Per quanto rappresentino comunque un gesto di apertura, non cambiano una dura realtà. Ad oggi l'Italia è un paese in cui la parità di genere è molto lontana, e in cui sono necessarie azioni per sostenere l’occupazione femminile e combattere le disuguaglianze.

Il fatto stesso che il comitato tecnico scientifico della protezione civile nasca con solo uomini è prova del fatto che qualcosa a livello strutturale non funzioni. Non è un caso se proprio in questi giorni lo stesso gruppo di senatrici, con il sostegno delle società civile, abbia presentato una mozione proprio per incentivare l'occupazione femminile.

 

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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