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	<title>lavoro Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 28 Apr 2026 17:26:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>A che punto sono le misure del Pnrr per le politiche del lavoro</title>
		<link>https://www.openpolis.it/a-che-punto-sono-le-misure-del-pnrr-per-le-politiche-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308202</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni i dati sull’occupazione sono stati in costante miglioramento, soprattutto per cause legate alla demografia. In alcuni settori il Pnrr ha influito, anche se l’impatto probabilmente è stato inferiore alle attese. Un’analisi della situazione, regione per regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/a-che-punto-sono-le-misure-del-pnrr-per-le-politiche-del-lavoro/">A che punto sono le misure del Pnrr per le politiche del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni il mercato del lavoro in Italia ha fatto registrare un importante trend di crescita. Il <strong>tasso di occupazione</strong> infatti è risultato in costante aumento mentre quello di <strong>disoccupazione</strong> ha fatto registrare il percorso inverso. Dinamiche positive che sembrerebbero essere confermate anche per quanto riguarda il 2025, come mostrano i dati <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/il-mercato-del-lavoro-iv-trimestre-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>.</p>



<p>Si tratta di dati che riflettono anche le <strong>tendenze demografiche</strong>. Gli incrementi più consistenti riguardano infatti gli over 55. Testimoniando da un lato il loro maggior peso demografico (che trascina l&#8217;intero dato della popolazione), dall&#8217;altro l&#8217;innalzamento dei requisiti pensionistici, come ricostruito dagli <a href="https://www.bollettinoadapt.it/laumento-delloccupazione-in-italia-tra-nuovi-occupati-dinamiche-demografiche-e-effetto-stock/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatori</a>. Trend significativi a cui si aggiungono altre <strong>criticità che ancora affliggono il mondo del lavoro</strong>: dal lavoro povero a quello precario a quello sommerso, dal tema della sicurezza a quello degli inattivi.</p>



<p>Per quanto riguarda l&#8217;occupazione ha certamente contribuito, in maniera diretta o indiretta, anche il <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr). Il piano infatti ha certamente sostenuto la crescita del Pil e il miglioramento degli indicatori occupazionali, come evidenziato anche nel <a href="https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/previsione/contabilita_e_finanza_pubblica/piano_strutturale_di_bilancio_di_medio_termine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano strutturale di bilancio di medio termine</a>. Tuttavia il suo impatto è risultato forse inferiore alle <a href="https://www.openpolis.it/le-ambizioni-del-pnrr-sulloccupazione-di-giovani-e-donne/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stime iniziali</a>. Ciò anche a causa di <strong>previsioni che non potevano tenere conto del repentino peggioramento del contesto</strong> internazionale.</p>



<p>Il contributo del Pnrr all&#8217;occupazione tuttavia non è solo legato alla realizzazione dei progetti, in particolare le grandi opere che richiedono molta mano d&#8217;opera. Si tratta anche di andare a intervenire su alcune delle criticità strutturali menzionate. In occasione della festa dei lavoratori, abbiamo passato in rassegna alcune delle misure che intervengono in questo ambito. Abbiamo selezionato alcuni investimenti e riforme particolarmente significativi: le <strong>politiche attive del lavoro</strong>, il <strong>potenziamento dei centri per l’impiego</strong>, il <strong>sistema duale</strong>, la lotta al <strong>lavoro sommerso</strong> e il superamento degli <strong>insediamenti abusivi</strong> in agricoltura.</p>


<div id="abbiamo-analizzato-5-misure-del-pnrr-riguardanti-le-politiche-del-lavoro-parliamo-di-investimenti-per-57-miliardi-di-euro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5,7 mld € </span>gli investimenti del Pnrr per il potenziamento delle politiche del lavoro.</p>
			        </section>
		


<p>Le misure analizzate hanno risentito di <strong>criticità organizzative</strong>, in particolare a livello territoriale. Ciò ha reso necessarie <strong>diverse revisioni</strong> degli interventi. Resta inoltre un rischio già evidenziato più volte: che <strong>l’attenzione si concentri più sul raggiungimento formale di milestone e target</strong> – indispensabile per ottenere le risorse europee – che sulla qualità effettiva dei servizi offerti.</p>


<div id="la-riforma-delle-politiche-attive-del-lavoro-ha-avuto-varie-difficolta-attuative-la-dotazione-finanziaria-e-stata-prima-aumentata-poi-diminuita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Politiche attive del lavoro e formazione</h3>



<p>La riforma delle <a href="https://openpnrr.it/misure/206/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">politiche attive del lavoro</a> rappresenta l’intervento più rilevante del Pnrr in questo ambito, sia per risorse impiegate – circa 4,6 miliardi di euro – sia per centralità nel disegno complessivo del piano. Con questa misura si punta infatti a <strong>superare la storica frammentazione territoriale dei servizi e costruire un sistema nazionale fondato su livelli essenziali delle prestazioni</strong>, integrando politiche attive e formazione. Il modello prevede una <strong>presa in carico personalizzata degli utenti</strong> e la loro collocazione in diversi percorsi, calibrati sulla distanza dal lavoro e sulle caratteristiche individuali.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Per approfondire
<br><strong>vedi il report Assonime-Openpolis</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Architrave di questa riforma è il <a href="https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/occupazione/focus/pagine/programma-gol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">programma Gol</a> (Garanzia occupabilità dei lavoratori) che punta a <strong>rafforzare i servizi per l’impiego e favorire il reinserimento lavorativo</strong>, soprattutto per le persone più distanti dal mercato del lavoro.</p>



<p>Dal punto di vista degli obiettivi europei, la misura prevedeva inizialmente due milestone, raggiunte tra il 2021 e il 2022, relative all’adozione del quadro normativo e dei <a href="https://www.lavoro.gov.it/strumenti-e-servizi/Attuazione-Interventi-PNRR/Pagine/M5C1-rif-1-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piani regionali</a>. A queste si aggiungevano tre target principali da conseguire entro il 2025. Il più rilevante era quello di raggiungere <strong>almeno 3 milioni di beneficiari</strong>, <strong>di cui almeno il 75% fragili</strong>. Rientrano in questa categoria Neet, donne svantaggiate, disabili, lavoratori over 55, disoccupati di lunga durata e lavoratori poveri. A questo si accompagnava anche un obiettivo sulla <strong>formazione (800mila persone)</strong> e uno sulla capacità dei centri per l’impiego di <strong>garantire i livelli essenziali delle prestazioni</strong> (Lep).</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		I milestone e i target sono gli obiettivi e i traguardi da conseguire ogni trimestre fino al 2026, per completare tutte le misure del Pnrr.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-milestone-e-i-target-del-pnrr/">
                &#8220;Che cosa si intende per scadenze del Pnrr&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Nel tempo tuttavia, questi target sono stati oggetto di modifiche significative. In particolare, con la <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/documents/public-register/public-register-search/?WordsInSubject=assessment+of+the+recovery+and+resilience+plan+for+Italy&amp;WordsInText=&amp;DocumentNumber=&amp;InterinstitutionalFiles=&amp;DocumentTypes=&amp;DateFrom=2026%2F03%2F19&amp;DateTo=2026%2F03%2F31&amp;MeetingDateFrom=&amp;MeetingDateTo=&amp;DocumentLanguage=EN&amp;OrderBy=DOCUMENT_DATE+DESC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">revisione del Pnrr del 2025</a>, è stato <strong>eliminato il vincolo del 75% di beneficiari appartenenti a categorie vulnerabili</strong>, mentre l’obiettivo relativo ai centri per l’impiego è stato reso più flessibile. Non è più riferito a ciascuna regione ma all’insieme del <strong>territorio nazionale</strong>. Anche il target sulla formazione ha visto una rimodulazione, con una parte degli obiettivi (200mila beneficiari) posticipata al 2026.</p>



<p>Anche per quanto riguarda la <strong>dotazione finanziaria</strong> ci sono stati dei cambiamenti rilevanti. Inizialmente infatti l&#8217;importo assegnato era stato incrementato di un miliardo rispetto all&#8217;ammontare inizialmente stabilito. Ciò per fare fronte all&#8217;aumento dei costi. La riforma era quindi arrivata ad avere un valore di circa <strong>5,4 miliardi</strong>. Successivamente, date le difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi, è stata nuovamente ridimensionata.</p>



<p>In seguito a queste rimodulazioni, in base alle informazioni messe a disposizione dal <a href="https://www.lavoro.gov.it/strumenti-e-servizi/m5c1r1-1-report-settembre-2025" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ministero del lavoro</a>, gli <strong>obiettivi risultano conseguiti</strong>. A settembre 2025 infatti i beneficiari avevano superato i 3 milioni. Anche l’obiettivo intermedio sulla formazione è stato sostanzialmente conseguito, pur con una ridefinizione dei criteri di conteggio.</p>


<div id="strillo-testo-block_abb8e58f75a6b5b4edc41731d423740a" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Gli obiettivi delle politiche attive sono finalizzati al rispetto delle scadenze. Meno alla qualità del servizio erogato.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Se da un lato la revisione della misura ha consentito di rispettare le scadenze europee, dall&#8217;altro ha comportato anche alcune criticità. Nel tempo, infatti, <strong>la definizione di “beneficiario” è stata ampliata</strong>, includendo anche soggetti che hanno svolto attività minime. Come la semplice sottoscrizione del patto di servizio (uno dei primi step nell&#8217;iter di presa in carico di un soggetto), oppure l&#8217;avvio di attività formative senza portarle a conclusione. Questo ha consentito di rispettare le scadenze europee ma <strong>ha spostato l’attenzione dalla qualità degli esiti occupazionali alla quantità delle prestazioni erogate</strong> ai fini di rendicontazione.</p>



<p>Un ulteriore elemento riguarda la capacità del programma di incidere sui soggetti più fragili. <strong>I dati mostrano come i risultati migliori si concentrino tra gli utenti più vicini al mercato del lavoro, mentre per le categorie più vulnerabili i percorsi risultano più complessi e meno efficaci</strong>. Anche la componente formativa, pur centrale nella logica della riforma, appare quindi spesso indebolita da un’offerta poco mirata e da incentivi che privilegiano il raggiungimento dei target quantitativi rispetto alla qualità degli interventi.</p>


<div id="anche-per-il-potenziamento-dei-centri-per-limpiego-ci-sono-state-difficolta-attuative-e-una-riduzione-dellinvestimento-di-118-milioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Potenziamento dei centri per l&#8217;impiego</h3>



<p>Strettamente collegato alla riforma delle politiche attive del lavoro troviamo anche l&#8217;investimento riguardante il <a href="https://openpnrr.it/misure/201/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">potenziamento dei centri per l&#8217;impiego</a>. Con una dotazione di circa <strong>482 milioni di euro</strong>, l’obiettivo di questo investimento è quello di rafforzare l’infrastruttura, migliorandone la capacità operativa e l’efficacia.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Per approfondire
<br><strong>vedi il report Assonime-Openpolis</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>La misura prevedeva una milestone iniziale, raggiunta nel 2022, relativa al completamento di una quota significativa delle attività previste nei <a href="https://www.lavoro.gov.it/strumenti-e-servizi/Attuazione-Interventi-PNRR/Pagine/M5C1-inv-1-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piani regionali</a>. A questa si affiancano due target principali: il completamento degli interventi di potenziamento in almeno 326 centri entro la fine del 2025 e la ristrutturazione o il rinnovo di almeno 270 sedi entro il 2026.</p>



<p>In base alle <a href="https://www.camera.it/temiap/allegati/2026/01/16/OCD177-8749.pdf?timeStamp=1776774548854" target="_blank" rel="noreferrer noopener">informazioni disponibili</a>, il primo target risulta raggiunto, con un numero di centri coinvolti superiore a quello previsto (347 Cpi rendicontati). Anche sul fronte infrastrutturale l’attuazione è in corso, con centinaia di sedi interessate dagli interventi.</p>



<p>Anche in questo caso tuttavia si sono registrate delle difficoltà attuative che hanno portato a una revisione significativa. In particolare <strong>la misura ha subito un parziale definanziamento</strong> dovuto alla reale capacità di realizzazione e rispetto dei tempi necessari per completare gli interventi. Questa rimodulazione ha portato all’esclusione di alcune attività non compatibili con le scadenze del Pnrr. Tali interventi dovranno essere eventualmente completati con altre fonti di finanziamento.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-118 mln € </span>le risorse Pnrr tagliate per il potenziamento dei centri per l&#8217;impiego.</p>
			        </section>
		


<p>Permangono inoltre <strong>criticità legate al coordinamento tra livelli amministrativi</strong> e allo sviluppo dei sistemi informativi, con ritardi nell’allineamento delle piattaforme e nella piena interoperabilità dei dati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La formazione nel sistema duale</h3>



<p>La formazione è certamente un aspetto centrale per quanto riguarda le politiche del lavoro. È in questo senso che opera il <a href="https://openpnrr.it/misure/204/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistema duale</a>, iniziativa che il Pnrr finanzia con circa 600 milioni di euro. Questa misura punta a <strong>rafforzare l’integrazione tra istruzione e lavoro attraverso percorsi formativi che combinano apprendimento teorico ed esperienza pratica</strong>, anche tramite l’apprendistato.</p>


<div id="strillo-testo-block_388be3ea55be1371d3113a5aa7cfa5e1" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Visto il buon andamento della misura il target finale è stato anticipato di 6 mesi.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Dal punto di vista degli obiettivi Pnrr, la misura prevedeva il raggiungimento di almeno 90mila certificazioni di partecipazione a percorsi che integrano formazione e lavoro entro il 2025. Si tratta di un target che, alla luce dell’andamento positivo della misura, è stato <strong>anticipato già al secondo trimestre del 2025</strong> in seguito alla revisione del Pnrr approvata lo scorso novembre.</p>



<p>In base ai <a href="https://www.lavoro.gov.it/strumenti-e-servizi/m5c1i1.4-report-avanzamento-stato-attuazione-feb-26" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> riportati dal ministero del lavoro sono <strong>oltre 106mila le certificazioni rendicontate</strong>. Le criticità in questo caso riguardano soprattutto la governance multilivello e la necessità di consolidare nel tempo il legame tra sistema formativo e fabbisogni del mercato del lavoro. Evitando che i risultati raggiunti restino circoscritti alla fase straordinaria del Pnrr.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lotta al lavoro sommerso</h3>



<p>Un altra riforma prevista del Pnrr che riguarda l&#8217;ambito d&#8217;analisi è quella relativa al <a href="https://openpnrr.it/misure/207/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro sommerso</a>. Tale misura si inserisce in una strategia più ampia volta a migliorare la qualità del lavoro e a contrastare fenomeni di irregolarità e sfruttamento. Il <a href="https://www.lavoro.gov.it/strumenti-e-servizi/modulistica/decreto-ministeriale-n.-221-del-19-dicembre-2022-5.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso</a>, adottato alla fine del 2022, rappresenta la principale milestone della misura.</p>



<p>A questo si associa anche un obiettivo quantitativo. Vale a dire il <strong>rafforzamento dell’attività ispettiva</strong>, con una media di almeno 102.895 ispezioni annue nel triennio 2023-2025. Si prevede inoltre anche l’incremento del numero di imprese iscritte alla <a href="https://www.inps.it/it/it/dettaglio-scheda.it.schede-servizio-strumento.schede-servizi.la-rete-del-lavoro-agricolo-di-qualit--50213.la-rete-del-lavoro-agricolo-di-qualit-.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rete del lavoro agricolo di qualità</a>.</p>



<p>Le <a href="https://www.camera.it/temiap/allegati/2026/03/10/OCD177-8867.pdf?timeStamp=1776782124105" target="_blank" rel="noreferrer noopener">informazioni</a> disponibili indicano che questi obiettivi sono stati raggiunti. Il numero medio di ispezioni ha infatti <strong>superato le 110mila unità annue</strong>, andando oltre quanto previsto. Anche il target relativo alla rete agricola è stato conseguito in anticipo rispetto alle scadenze. Da notare che nell&#8217;ambito della riforma è stato creato anche il <a href="https://www.lavoro.gov.it/notizie/pagine/istituzione-del-portale-nazionale-del-lavoro-sommerso-e-misure-per-il-contrasto-del-fenomeno-infortunistico" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>portale nazionale sommerso</strong></a>. Una banca dati condivisa tra Inl, Inps, Inail e forze dell&#8217;ordine per mappare e coordinare efficacemente la vigilanza sul territorio.</p>



<p>La misura prevede ulteriori traguardi. Tra questi l’introduzione degli <strong>indici sintetici di affidabilità contributiva</strong> (Isac) e la realizzazione di <strong>studi e strumenti per favorire l’emersione del lavoro irregolare</strong>. Questi interventi sono in parte ancora in corso.</p>


<div id="linvestimento-per-il-contrasto-al-caporalato-in-agricoltura-ha-subito-un-taglio-di-circa-170-milioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Lotta al caporalato</h3>



<p>Un&#8217;altra misura del Pnrr di competenza del ministero del lavoro in parte connessa con la precedente è quella riguardante il <a href="https://openpnrr.it/misure/213/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura</a>. L&#8217;obiettivo dell&#8217;investimento era quello di <strong>contrastare il caporalato attraverso la realizzazione di soluzioni abitative dignitose per i lavoratori</strong>.</p>



<p>Pur avendo una dotazione finanziaria tutto sommato contenuta, <strong>tale investimento si è rivelato particolarmente complesso nella sua realizzazione</strong>. L’intervento prevedeva come obiettivo finale il completamento delle attività nelle aree individuate entro il secondo trimestre del 2026. Tuttavia, già nelle fasi iniziali sono emerse difficoltà significative, che hanno portato a una revisione sostanziale della misura.</p>


<div id="strillo-testo-block_efe24de96ac727a2949ba10fb609b089" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Molti comuni non sono stati in grado di presentare progetti adeguati o hanno rinunciato per l&#8217;incapacità di rispettare le scadenze.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Le criticità hanno riguardato diversi aspetti: dall&#8217;incapacità di individuare immobili adeguati, ai problemi di sicurezza nei territori interessati (caratterizzati dalla presenza della criminalità organizzata), fino alla limitata capacità amministrativa di alcuni enti locali. A ciò si sono aggiunte discrepanze tra il numero di beneficiari inizialmente stimati e quelli effettivamente presenti che hanno reso necessario un aggiornamento della mappatura.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-la-governance-del-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>Come funziona la governance del Pnrr</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Queste difficoltà hanno portato alla nomina di un <strong>commissario straordinario</strong> nel 2024 e a una revisione degli obiettivi concordata con la Commissione europea. In particolare, il target è stato modificato, passando dalla realizzazione di specifici progetti alla più generica <strong>creazione di posti letto</strong>, considerato un indicatore più realistico e misurabile. C&#8217;è stato anche un rafforzamento della governance, con una maggiore centralizzazione e il coinvolgimento diretto delle regioni.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/rassegnastampa/lo-stato-dellarte-del-pnrr-a-presa-diretta-su-rai-3/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>Lo stato dell’arte del Pnrr a Presa Diretta su Rai 3</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Nonostante questi correttivi, l&#8217;attuazione della misura rimane critica. <strong>Ben 13 comuni hanno rinunciato ai finanziamenti mentre altri 6 non sono riusciti a rispettare le condizioni imposte dal Pnrr.</strong> Anche per questo motivo, la già scarsa dotazione finanziaria della misura è stata ulteriormente ridimensionata potendo contare su circa 30 milioni di euro, ripartiti su 13 progetti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-169,74 mln € </span>le risorse Pnrr tagliate per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura.</p>
			        </section>
		

<div id="i-progetti-attualmente-in-corso-sono-oltre-12mila-e-valgono-circa-45-miliardi-lombardia-e-campania-le-regioni-con-piu-fondi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I progetti attivi e lo stato di avanzamento finanziario</h3>



<p>Finora ci siamo concentrati sull&#8217;analisi delle misure in senso generale, sulla capacità di rispettare le scadenze e sulle difficoltà attuative incontrate. Ma quanti sono i progetti per le politiche del lavoro attualmente in corso? Quanto valgono? A che punto sono? In quest&#8217;ultimo paragrafo proveremo a rispondere a queste domande sfruttando i recenti <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/catalogo-open-data.html?orderby=%40jcr%3Acontent%2FobservationDateInEvidence&amp;sort=desc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> pubblicati sul portale italia domani e aggiornati al 26 febbraio.</p>



<p>Complessivamente, i progetti finanziati sono 12.814. La maggior parte si concentra in regioni del mezzogiorno, in particolare in <strong>Sicilia</strong> (4.380), <strong>Calabria</strong> (1.917), <strong>Basilicata</strong> (1.1157) e <strong>Puglia</strong> (1.073). La diversa distribuzione dei progetti tuttavia non comporta un ammontare direttamente proporzionale delle risorse assegnate. Da questo punto di vista infatti la regione con la maggiore dotazione è la <strong>Lombardia</strong> con circa 853 milioni di euro. Seguono <strong>Campania</strong> (721 milioni) e <strong>Puglia</strong> (365 milioni).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-e-lavoro-lombardia-e-campania-le-regioni-con-piu-risorse/">Pnrr e lavoro, Lombardia e Campania le regioni con più risorse</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-e-lavoro-lombardia-e-campania-le-regioni-con-piu-risorse/">Gli investimenti del Pnrr per le politiche del lavoro, suddivisi per regione</a></h3>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/pnrr-e-lavoro-lombardia-e-campania-le-regioni-con-piu-risorse/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/pnrr-e-lavoro-lombardia-e-campania-le-regioni-con-piu-risorse.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-e-lavoro-lombardia-e-campania-le-regioni-con-piu-risorse/">Pnrr e lavoro, Lombardia e Campania le regioni con più risorse &#8211; Gli investimenti del Pnrr per le politiche del lavoro, suddivisi per regione</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308195_tab3"><p>Sono stati esclusi dall&#8217;analisi tutti quei progetti che non era possibile attribuire al territorio di una singola regione perché di rilievo nazionale o interregionale. Si tratta in totale di 21 interventi per un finanziamento Pnrr complessivo di circa 257 milioni di euro. Le misure del Pnrr per cui è atteso un impatto sul mercato del lavoro sono moltissime. In questo caso l&#8217;analisi si concentra su riforme e investimenti che mirano alla riorganizzazione e al potenziamento del sistema di formazione e collocamento. La selezione è ad opera della redazione di Openpolis.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Italia domani                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/pnrr-e-lavoro-lombardia-e-campania-le-regioni-con-piu-risorse.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-308195"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Tale differenza è attribuibile anche alla <strong>diversa organizzazione di cui ogni regione si è dotata internamente per la gestione delle risorse del Pnrr</strong>. Per quanto riguarda le politiche attive del lavoro ad esempio in Sicilia sono attivi 3.324 progetti per circa 197 milioni (una media di circa 59mila euro a progetto). Viceversa in Lombardia per questa misura sono attivi solamente 3 progetti che però cubano complessivamente 550 milioni (circa 183 milioni ciascuno).</p>



<p>Per quanto riguarda lo stato di avanzamento degli interventi, un indicatore utile da valutare è il rapporto tra pagamenti già effettuati e il valore totale dei diversi progetti finanziati. Complessivamente possiamo osservare che <strong>i pagamenti che risultano già effettuati ammontano a circa 1,7 miliardi, pari al 37% dei finanziamenti Pnrr </strong>per i progetti attivi.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-veneto-ha-gia-erogato-oltre-il-70-dei-fondi-pnrr-per-il-lavoro/">Il Veneto ha già erogato oltre il 70% dei fondi Pnrr per il lavoro</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-veneto-ha-gia-erogato-oltre-il-70-dei-fondi-pnrr-per-il-lavoro/">Lo stato di avanzamento finanziario degli investimenti Pnrr per il lavoro, regione per regione</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Italia domani                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/il-veneto-ha-gia-erogato-oltre-il-70-dei-fondi-pnrr-per-il-lavoro.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-308200"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>A livello regionale, il territorio più avanti da questo punto di vista è il <strong>Veneto</strong>, regione che ha già erogato circa 237 milioni di euro a fronte dei circa 335,4 milioni assegnati (70,6%). Solamente altre due regioni hanno già superato la soglia psicologica del 50%. Si tratta di <strong>Liguria</strong> (64,6%) e <strong>Marche</strong> (63,5%). Le aree più indietro da questo punto di vista invece sono <strong>Basilicata</strong> (7,85), <strong>Lazio</strong> (14,3%) e <strong>Sardegna</strong> (24,3%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>



<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>



<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
      <amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2025/03/cofinanziato_eu.png" alt="Logo 1" class="fixed" width="250" height="67" layout="fixed"></amp-img>
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</div></div>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p></p>



<p>Foto: <a href="https://www.freepik.com/free-photo/call-center-worker-creating-support-ticket-customer-calling-solve-issue_416754344.htm#fromView=sea%5B%E2%80%A6%5D=call+center" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> (<a href="https://www.freepik.com/ai/faq/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/a-che-punto-sono-le-misure-del-pnrr-per-le-politiche-del-lavoro/">A che punto sono le misure del Pnrr per le politiche del lavoro</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli investimenti del Pnrr per il lavoro e l&#8217;occupazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 08:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306649</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da oggi è online e liberamente accessibile la terza uscita di Pnrr Watch, un'indagine di Assonime e Fondazione Openpolis su aspetti strategici del piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel dossier spazio all'analisi sulle politiche per il lavoro e la formazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/">Gli investimenti del Pnrr per il lavoro e l&#8217;occupazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il lavoro, l&#8217;occupazione e la formazione in Italia sono i temi al centro della terza uscita di <strong>Pnrr Watch</strong>, il report realizzato da <strong>Assonime</strong> e <strong>Fondazione Openpolis</strong>.</p>
</p>
<p>La partnership, lanciata a marzo dello scorso anno, ha già visto la pubblicazione di approfondimenti dedicati alla transizione digitale e a quella ecologica.</p>
</p>
<p>Anche nella terza uscita di Pnrr Watch parliamo di alcune tra le misure più strategiche del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).</p>
</p>
<p>Lo sguardo sul mondo del lavoro è duplice: da un lato l’analisi di alcune <strong>riforme e investimenti volti a rafforzare le politiche attive</strong> in favore dell&#8217;occupazione, come il programma Gol (acronimo di &#8220;Garanzia occupabilità lavoratori&#8221;) o il potenziamento del sistema degli Its (Istituti tecnologici superiori), dall’altro invece l’approfondimento di alcuni interventi che potrebbero <strong>agevolare la partecipazione al mercato del lavoro</strong>, in particolare delle donne.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">10,3 mld € </span>il valore complessivo delle quattro misure su lavoro, occupazione e formazione analizzate in Pnrr Watch 3.</p>
</section>
</p>
<p>Le misure analizzate nel dettaglio attraverso l&#8217;indagine di Assonime e Openpolis sono quattro. La più rilevante dal punto di vista economico è &#8220;<strong>Politiche attive del mercato, del lavoro e della formazione</strong>&#8220;, che conta progetti per 4,6 miliardi di euro, quasi la metà di tutti quelli analizzati nel rapporto.</p>
</p>
<p>C&#8217;è poi la riforma e lo sviluppo del sistema Its, che può contribuire a fare da <strong>ponte tra la formazione e il mondo del lavoro</strong>. Gli istituti tecnologici superiori possono contare un finanziamento di 1,5 miliardi di euro.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-193851"><div class="d-none d-lg-flex justify-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 bb-3-grey2 pt-15 pb-50">
<div class="mt-20 mr-20"><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
<p>Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato<br />
al Piano nazionale di ripresa e resilienza</p>
</div>
<p><a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a></p>
</div>
<div class="mt-30"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
<div class="d-lg-none justify-center flex-align-center text-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
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</div>
</div>
</p>
</p>
<p>Infine, altre due misure analizzate riguardano due piani nelle scuole, in particolare negli istituti dedicati ai più piccoli. Una è &#8220;<strong>Piano asili nido e scuole dell&#8217;infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia</strong>&#8221; (3,24 miliardi), l&#8217;altra è focalizzata sul <strong>piano per l&#8217;estensione del tempo pieno e delle mense scolastiche</strong>. In quest&#8217;ultimo caso lo stanziamento complessivo vale 960 milioni di euro. Si tratta di due misure importanti sia per i minori che per i genitori &#8211; in particolare le donne, su cui nella maggior parte dei casi ricadono gli oneri di cura dei figli &#8211; che grazie al supporto delle istituzioni scolastiche possono partecipare attivamente al mondo del lavoro.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_aa08ebbf5dd6471d01f4cc468275fd40" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Attraverso Pnrr Watch cerchiamo di indagare aspetti strategici del piano, dati alla mano.</p>
</section></div>
</p>
<p>Di ognuna di queste misure viene analizzato il dettaglio dello stato di avanzamento procedurale e di spesa, oltre che dei progetti rendicontati.</p>
</p>
<p><strong>Sono diversi i dati rilevanti che emergono dall&#8217;indagine.</strong> Uno dei più evidenti è rappresentato dal fatto che <strong>il 64% dei bandi del Pnrr non abbia rispettato la quota del 30% di assunzioni in favore di giovani e donne.</strong> Parliamo di oltre 6 bandi su 10, una dinamica resa possibile grazie a nove diverse motivazioni di deroga previste dalle norme.</p>
</p>
<p>Un altro elemento di interesse riguarda lo stato di avanzamento della spesa delle politiche attive per il lavoro, che come detto assorbono circa 4,6 miliardi di euro. Di questi, infatti, all&#8217;ottobre 2025 <strong>ne erano stati spesi poco più di 550 milioni, pari al 13% del totale. </strong> Dai dati emerge come la componente formativa rimanga uno dei punti più critici dell’intera riforma.</p>
</p>
<p>Poi c&#8217;è l&#8217;analisi sulla riduzione dei posti negli asili nido del paese, le performance e la distribuzione territoriale degli Its e molti altri aspetti, attraverso i quali proviamo a ricostruire <strong>i punti di forza e le criticità </strong>delle politiche per l&#8217;occupazione e la formazione nel Pnrr.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306709"><div class="d-none d-lg-flex justify-center flex-align-center py-20  mt-40 mb-40   bt-3-grey2 bb-3-grey2">
<div class="mt-30 mr-20"><a href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank"><amp-img src="/wp-content/uploads/2026/03/Pnrr-Watch-report.png" alt="" width="170" height="170" /></a></div>
<div class="mb-15">
<h3 class="fw-700">GLI INVESTIMENTI DEL PNRR PER L’OCCUPAZIONE</h3>
<p>LAVORO, ISTRUZIONE E FORMAZIONE</p>
<div><a class="btn" href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank">Scarica il report (Pdf 13,5 MB)</a></div>
</div>
</div>
<div class="d-lg-none flex-grid-col justify-center flex-align-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div class="mb-10 text-center">
<h3 class="fw-700">GLI INVESTIMENTI DEL PNRR PER L’OCCUPAZIONE</h3>
<p>LAVORO, ISTRUZIONE E FORMAZIONE</p>
<div><a class="btn" href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank">Scarica il report (Pdf 13,5 MB)</a></div>
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<div class="mt-20"><a href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank"><amp-img src="/wp-content/uploads/2026/03/Pnrr-Watch-report.png" alt="" width="235" height="235" /></a></div>
</div>
</div></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I movimenti dei pendolari abruzzesi verso le città capoluogo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-movimenti-dei-pendolari-abruzzesi-verso-le-citta-capoluogo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=304813</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno in Abruzzo ci sono oltre 400mila spostamenti di lavoratori e lavoratrici pendolari. È un fenomeno rilevante che pone diverse questioni per le politiche pubbliche: dalla pianificazione urbanistica alla viabilità, dal diritto all’abitare alla gestione del territorio.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Ogni giorno in Abruzzo si registrano <strong>più di 400mila spostamenti di persone che si muovono per motivi di lavoro</strong>, di cui quasi un terzo verso le città capoluogo.</p>
</p>
<p>Come nel resto del paese, il pendolarismo dei lavoratori e delle lavoratrici abruzzesi rappresenta un fenomeno rilevante. I flussi generati da questi spostamenti, infatti, aprono <strong>diverse questioni per le politiche pubbliche</strong>: dalla pianificazione urbanistica alla viabilità, dal diritto all’abitare alla gestione complessiva del territorio.</p>
</p>
<p>In regione ci sono poco più di 144mila imprese di cui circa 123mila attive. Sono <a href="https://agenziasviluppoaq.eu/cresa-informa-n-1-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">distribuite</a> su tutto il territorio territorio della regione, con maggiore concentrazione a Chieti (30% del totale) e Pescara (25,2%). <strong>Ogni giorno confluiscono verso questi luoghi di lavoro migliaia di lavoratori abruzzesi</strong>.</p>
</p>
<p><strong>L’analisi dei movimenti indica che nella regione gli spostamenti verso i capoluoghi spiegano solo una parte residuale del pendolarismo di lavoratori e lavoratrici. </strong></p>
</p>
<p>Questo quadro porta a riflettere sulla pianificazione e sull’organizzazione dei servizi indispensabili per rispondere alle esigenze di chi ogni giorno affronta spostamenti più o meno lunghi per raggiungere il luogo di lavoro.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il pendolarismo per lavoro in Abruzzo</h3>
</p>
<p>Per analizzare i flussi di spostamento per lavoro, <strong>Istat ha sviluppato una metodologia che permette di individuare i comuni di origine e di destinazione del pendolarismo. </strong>Grazie a questi dati è possibile capire quanti e quali spostamenti sono diretti verso una città capoluogo, in qualsiasi parte del paese.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_943c844df039078b59a8f4507d299e64" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Gli spostamenti per lavoro spiegano solo una parte di quelli complessivi.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>È comunque importante ricordare che questi spostamenti non comprendono tutti i movimenti che le persone compiono quotidianamente</strong>: oltre al lavoro ci possono essere altri motivi che portano le persone a spostarsi dal proprio comune di residenza come per esempio dover fare la spesa, dover andare dal medico o ancora spostarsi per motivi di studio. Per questi ultimi, Istat ha elaborato una metodologia specifica che è attualmente <a href="https://www.youtube.com/live/qS5QSV4rres?si=3QuRA1TxNYGO62tx&amp;t=5589" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in corso di aggiornamento</a>.</p>
</p>
<p>Nel 2021 si stima che siano stati circa <strong>19,6 milioni i movimenti effettuati dai pendolari in Italia.</strong> Di questi, circa 7,6 milioni<strong> </strong>avviene verso un capoluogo di provincia del paese, comprendendo qualsiasi comune di partenza (quindi anche i capoluoghi stessi). In termini percentuali, <strong>lo spostamento verso i capoluoghi rappresenta il 39,1% del totale.</strong> L&#8217;analisi a livello regionale evidenzia comunque delle differenze tra i territori italiani.</p>
</p>
<p><div id="labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-le-citta-capoluogo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-i-capoluoghi/">L&#8217;Abruzzo è una delle regioni con meno pendolarismo verso i capoluoghi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-i-capoluoghi/">Incidenza di spostamenti per lavoro verso i capoluoghi nelle regioni italiane (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_304816_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_304816_tab3"></p>
<p>I dati sono stati elaborati dalle matrici del pendolarismo per lavoro elaborate da Istat. I capoluoghi considerati negli spostamenti sono tutti quelli di provincia presenti sul territorio nazionale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 8 Ottobre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304816"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304816" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>La regione italiana dove si registra più pendolarismo lavorativo verso il capoluogo è il <strong>Lazio</strong>, dove questo fenomeno riguarda il 65,2% dei movimenti (circa 1,2 milioni). Seguono Liguria (58,2%), Emilia-Romagna (43,1%) e Sicilia (42,7%). Sono 7 le regioni che superano la media nazionale. I valori più bassi si registrano invece in Calabria (31,4%), Veneto (28,4%) e Marche (27,2%). </p>
</p>
<p>L&#8217;Abruzzo registra poco più di 410mila spostamenti giornalieri per motivi di lavoro. Di questi, il <strong>32,1% </strong>(quasi 132 mila in termini assoluti) <strong>avviene verso un capoluogo.</strong> Si tratta di un valore di circa 7 punti percentuali inferiore rispetto alla media nazionale.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_1ccc7ac623e152cf43ea3f6f7bf65f58" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il movimento verso i capoluoghi non spiega tutti gli spostamenti per lavoro.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>Pur essendo importanti per il lavoro, i capoluoghi di provincia non sono gli unici poli che attraggono i pendolari.</strong> Questo è un elemento cruciale quando si parla di pianificazione efficiente dei servizi: i flussi diretti verso determinate aree rivelano infatti i bisogni della popolazione che le raggiunge ogni giorno. Si tratta di esigenze che possono riguardare la mobilità, ma anche la presenza di servizi come asili nido o altri presìdi utili per le famiglie dei lavoratori. Per questo è fondamentale analizzare gli spostamenti guardando oltre i confini provinciali, in ottica di gestione delle risorse e di sostegno dello sviluppo locale del territorio. </p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="Nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio<br />
<br /><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Per comprendere meglio quanto incidono gli spostamenti verso i capoluoghi nel territorio abruzzese, è stata utilizzata la <strong>classificazione Gssi.</strong> Questa particolare metodologia definisce delle polarità comunali sulla base di servizi considerati come essenziali. Ciascun comune può appartenere a 4 classi differenti ottenute attraverso la combinazione dei servizi presenti. Seguendo una metodologia per step, sono state individuate 48 polarità.</p>
</p>
<p><div id="piu-ci-si-avvicina-verso-le-citta-e-piu-aumenta-il-pendolarismo-verso-di-esse" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
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</section>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta/">Il pendolarismo verso i capoluoghi aumenta avvicinandosi alle città</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta/">Incidenza di spostamenti per lavoro verso i capoluoghi nei comuni abruzzesi (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta/">Il pendolarismo verso i capoluoghi aumenta avvicinandosi alle città &#8211; Incidenza di spostamenti per lavoro verso i capoluoghi nei comuni abruzzesi (2021)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_304818_tab3"></p>
<p>I dati sono stati elaborati dalle matrici del pendolarismo per lavoro elaborate da Istat. I capoluoghi considerati negli spostamenti sono tutti quelli di provincia presenti sul territorio nazionale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 8 Ottobre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-304818"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304818" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>Il primo elemento che risulta evidente dall&#8217;analisi è che più i comuni sono vicini ai capoluogo più riportano dei movimenti di pendolarismo verso le città.</strong> Questo è un dato interessante anche alla luce dell&#8217;incidenza degli spostamenti verso un capoluogo da parte dei comuni della montagna interna: questi movimenti compongono il 34,2% di tutti gli spostamenti per lavoro, non discostandosi particolarmente dalla media della regione. Il dato può essere spiegato con la vicinanza di alcuni capoluoghi, in primis quello dell&#8217;Aquila, ai grandi gruppi montuosi presenti in regione. </p>
</p>
<p>È possibile vedere l&#8217;effetto dei capoluoghi considerando la divisione comunale effettuata con la metodologia Gssi. <strong>Sono i comuni di rank 1 (quelli con più servizi essenziali) a registrare più spostamenti verso i capoluoghi (70,9%).</strong> Fanno parte di questa categoria i quattro comuni capoluogo stessi e Avezzano. Questo elemento ci permette di capire che tendenzialmente chi vive in un capoluogo rimane lì anche per lavoro.</p>
</p>
<p><div id="la-metodologia-del-gssi-ci-permette-di-capire-che-molti-spostamenti-gravitano-intorno-ai-quattro-capoluoghi-piu-avezzano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_f95adc6d7c11660c05f7a3ee59248ffa" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Tra i comuni di rank 1 c&#8217;è una differenza tra i capoluoghi e Avezzano.</p>
</section></div>
</p>
<p>Andando però ad analizzare i dati specifici sulle aree delineate dalla metodologia Gssi, quindi ampliando il raggio dei comuni interessati, <strong>si definiscono due dinamiche principali: quella dei capoluoghi e quella di Avezzano.</strong> Attorno ai capoluoghi stessi molti spostamenti gravitano attorno alla città principale, nello specifico: la polarità dell&#8217;Aquila registra una percentuale dell&#8217;85,5%, Chieti del 62,4%, Teramo del 59,7% e Pescara del 50,4%.</p>
</p>
<p><strong>Nel comune di Avezzano, il pendolarismo verso capoluoghi spiega solo il 10,5% degli spostamenti per lavoro</strong>; nell&#8217;area limitrofa a questo comune l&#8217;11,4%. Se però si considerano i movimenti verso lo stesso comune di Avezzano nei comuni adiacenti, il dato aumenta all&#8217;64%.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_4a55bed0f18a505d3fb3c697f14f3fec" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;esempio di Vasto mostra più polarità tra i comuni vicini.</p>
</section></div>
</p>
<p>Un esempio particolare che si può analizzare è quello di <strong>Vasto</strong>. Il comune risulta secondo la classificazione delle aree interne come intermedio, quindi distante almeno 28 minuti dal polo più vicino. Secondo invece la classificazione Gssi, è un comune di rank 2, ovvero un territorio in cui sono presenti dei servizi che possono essere importanti per la popolazione, seppur non nella stessa misura delle aree che rientrano nel rank 1. In questo contesto, il pendolarismo verso i capoluoghi dello stesso comune di Vasto si assesta al 3,7%, se si comprende l&#8217;area limitrofa si scende al 3,1%. Analizzando quali sono i comuni verso i quali ci sono più spostamenti nell&#8217;area in questione, si nota che i primi tre sono <strong>Vasto (37,6%), San Salvo (29,6%) e Atessa (8,8%).</strong> Nel dettaglio, San Salvo rientra all&#8217;interno della polarità di Vasto secondo la classificazione Gssi mentre Atessa è a sua volta una polarità di rank 3.</p>
</p>
<p>Questi esempi mostrano come le zone più attrattive a livello lavorativo non sono soltanto i capoluoghi e che superare la concezione dei confini provinciali è necessario per un&#8217;efficiente gestione dei servizi per i lavoratori sul territorio.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2021_pendolarismoperlavoro.xls" target="_blank" rel="noopener">I movimenti pendolari in Abruzzo per motivi di lavoro</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione Openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stazione_di_Pescara_03.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikimedia Commons</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-movimenti-dei-pendolari-abruzzesi-verso-le-citta-capoluogo/">I movimenti dei pendolari abruzzesi verso le città capoluogo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa lega l’accesso all’istruzione e le condizioni lavorative</title>
		<link>https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=300337</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le opportunità di occupazione e la condizione lavorativa di chi ha avuto la possibilità di studiare sono sistematicamente migliori. Tuttavia, oggi purtroppo sono soprattutto i figli dei laureati ad andare avanti negli studi, rendendo lo svantaggio sociale di fatto ereditario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/">Cosa lega l’accesso all’istruzione e le condizioni lavorative</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La questione dell&#8217;<strong>accesso al lavoro</strong> è particolarmente sentita dai giovani e dalle loro famiglie. Specialmente in Italia dove, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nonostante-il-calo-dei-neet-dopo-la-pandemia-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-maggiore-incidenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>, il raggiungimento dell&#8217;indipendenza dal nucleo familiare è spesso <strong>più lento rispetto alla media europea</strong>.</p>
<p>Un aspetto però spesso sottovalutato nel dibattito pubblico è quanto la futura condizione lavorativa sia legata all&#8217;accesso all&#8217;istruzione. I dati indicano che<strong> le opportunità di chi ha completato gli studi sono sistematicamente migliori</strong>. </p>
<p>Generalmente sono i figli di laureati a proseguire il percorso verso i gradi di istruzione superiore. Viceversa, purtroppo, è spesso proprio chi nasce in una famiglia già svantaggiata ad avere meno probabilità di andare avanti con gli studi. Questa dinamica rischia di rendere lo <strong>svantaggio sociale di fatto ereditario</strong>.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p><form class="newsletter-subscribe bg-grey3 sm-row-full justify-center" action="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/subscribe.aspx" target="_blank">

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					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
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</div></p>
<div id="444-il-tasso-di-occupazione-tra-i-18-24enni-che-hanno-abbandonato-la-scuola-605-tra-i-coetanei-diplomati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto dell&#8217;istruzione sull&#8217;accesso al lavoro</h3>
<p>Il motivo di questa tendenza può essere ricollegato all&#8217;impatto delle innovazioni, tecnologiche e non solo, nell&#8217;attuale mondo del lavoro. In un contesto dove metodi, strumenti e tecnologie cambiano velocemente, le competenze con cui si esce dalla scuola e dall&#8217;università rivestono un ruolo cruciale. Così come la capacità di mantenersi aggiornati, in una logica di apprendimento permanente.</p>
<p>Anche per questi motivi, <strong>il tasso di occupazione tra chi ha abbandonato la scuola precocemente risulta così basso</strong>. Tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni che hanno concluso il proprio percorso di istruzione con il conseguimento del diploma, il 60,5% risulta occupato. La quota scende al <strong>44,4% tra chi ha abbandonato la scuola prima del tempo</strong>.</p>
<div id="chi-va-avanti-negli-studi-ha-piu-possibilita-di-occupazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Al crescere del titolo di studio, aumenta anche la possibilità per i giovani adulti di essere occupati</strong>. Nella generazione successiva, tra i 25 e i 34 anni, chi ha al massimo la licenza media è occupato nel 57,3% dei casi. Quota che sale di oltre 10 punti tra i diplomati (68,9%). <strong>Mentre tra i laureati il tasso di occupazione raggiunge il 74%</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/chi-va-avanti-negli-studi-ha-piu-possibilita-di-occupazione/">Chi va avanti negli studi ha più possibilità di occupazione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/chi-va-avanti-negli-studi-ha-piu-possibilita-di-occupazione/">Tasso di occupazione dei giovani adulti di 25-34 anni per titolo di studio in Italia e in Ue (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_300366_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat ed Eurostat</span>                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 17 Luglio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/04/chi-va-avanti-negli-studi-ha-piu-possibilita-di-occupazione.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-300366"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-300366" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>In questo senso, è interessante evidenziare due osservazioni. La prima è che si tratta di un <strong>dato piuttosto basso nel contesto europeo</strong>. In media, nell&#8217;Ue a 27, sono occupati quasi l&#8217;87% dei laureati e il 79,4% dei diplomati.</p>
<p>La seconda è che la <strong>quota di giovani laureati occupati varia tra le diverse aree del paese</strong>. A fronte di un tasso di occupazione medio del 74% nella fascia d&#8217;età 25-34 anni, la quota supera l&#8217;80% nel nord (82,8%), raggiunge il 75,6% nel centro e <strong>si ferma al 58% nel mezzogiorno</strong>. Questo nonostante una crescita dell&#8217;intero paese e del meridione in particolare negli ultimi anni. Al sud infatti si è passati dal 46,6% del 2018 al 58% del 2023.</p>
<p><strong>Sono comunque soprattutto le lauree Stem ad assicurare le maggiori possibilità </strong>di occupazione. Come approfondito nel rapporto di Istat sui <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-anno-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Livelli di istruzione e i ritorni occupazionali</a>, <strong>il tasso di occupazione si avvicina al 90% tra gli adulti (non solo giovani) con lauree in ambito scientifico e tecnologico</strong>.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L’indirizzo di studio universitario determina importanti differenze nei tassi di occupazione dei laureati. Nel 2023, il tasso di occupazione tra i 25-64enni laureati nell’area Umanistica e dei servizi è pari al 79,5%, sale all’84,2% per i laureati nell’area Socio economica e giuridica, si attesta all’86,6% per le STEM e raggiunge il massimo valore (88,6%) tra i laureati nell’area Medico-sanitaria e farmaceutica.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/07/REPORT-livelli-istruzione.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Livelli di istruzione e ritorni occupazionali (2024)</a>
									            </div>
</section>
<h3 class="wp-block-heading">Accesso all&#8217;istruzione e qualità della condizione lavorativa</h3>
<p><strong>La possibilità di proseguire gli studi </strong>non incide solo in termini quantitativi sull&#8217;accesso al lavoro. <strong>Può impattare profondamente anche sulla qualità dell&#8217;occupazione che si riesce a ottenere</strong>. </p>
<div id="tra-i-giovani-lavoratori-a-tempo-parziale-con-la-licenza-media-quasi-3-su-4-sono-in-part-time-involontario" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Tra i giovani adulti, nella fascia tra 25 e 34 anni, gli occupati a tempo parziale erano il 17,5% nel 2023, di cui quasi due terzi (63,9%) soggetti a un part-time involontario. La <strong>quota dei part-time sale al 19% tra chi ha al massimo la licenza media </strong>e tra questi quasi 3 su 4 (73,5%) si trovano in tale situazione per volontà del datore di lavoro e non per loro richiesta.</p>
<p>Tra i diplomati la quota di occupati part-time è simile (18,8%), mentre scende al 64,1% quella degli involontari. <strong>Con un titolo terziario come la laurea il divario è ancora più netto</strong>: 14,7% di lavoratori part-time, di cui il 57,5% involontari. Sedici punti in meno rispetto ai coetanei senza il diploma.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Disparità educative che riproducono i divari sociali</h3>
<p>Questi dati evidenziano una tendenza piuttosto nitida per cui<strong> l&#8217;accesso ai più alti livelli di istruzione</strong> <strong>migliora la posizione lavorativa</strong>, sia nella possibilità di accesso che nella qualità dell&#8217;occupazione stessa.</p>
<p>Si tratta di una tendenza fisiologica. Anzi, <strong>un&#8217;anomalia del caso italiano è che anche per i giovani laureati l&#8217;accesso al lavoro è meno scontato rispetto al contesto europeo</strong>. L&#8217;elemento patologico però è anche un altro, direttamente connesso con quella che viene definita &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;. <strong>La possibilità di proseguire gli studi, con il diploma e a maggior ragione con la laurea, in Italia è ancora strettamente legata alla condizione sociale ed economica della famiglia di origine</strong>.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		La povertà educativa è la condizione in cui un bambino o un adolescente è privato del diritto all&#039;apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali e educative al diritto al gioco. Povertà economica e educativa si alimentano a vicenda.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/"><br />
                &#8220;Quali sono le cause della povertà educativa&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<div id="in-italia-sono-soprattutto-i-figli-di-laureati-a-proseguire-gli-studi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-soprattutto-i-figli-dei-laureati-a-proseguire-gli-studi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono infatti soprattutto i figli dei laureati a proseguire gli studi</a>. Quando i genitori non hanno il diploma, quasi un giovane su 4 (23,9%) abbandona precocemente gli studi e solo il 12% raggiunge la laurea o un altro titolo terziario. Al contrario, se almeno un genitore è laureato, la percentuale di abbandoni precoci della scuola scende all&#8217;1,6%, mentre quasi il 70% si laurea.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">12% </span>i giovani laureati se i genitori hanno al massimo la licenza media (68,7% tra i figli dei laureati).</p>
</section>
<p>Ciò implica che chi nasce in una famiglia svantaggiata, oltre ad affrontare fin dall&#8217;infanzia le privazioni legate ai problemi economici, più difficilmente riuscirà ad affrancarsi da tale condizione con lo studio. <strong>Rendendo ereditaria, di generazione in generazione, questa condizione di svantaggio</strong>.</p>
<p>Per questo motivo è utile ricostruire &#8211; dati alla mano &#8211; la situazione sul territorio. In particolare nella <strong>relazione tra livelli di istruzione e tasso di occupazione degli adulti</strong>. Anche alla luce dell&#8217;impatto della condizione dei genitori sulle possibilità dei figli.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Quanti sono gli occupati, i diplomati e i laureati nei comuni italiani</h3>
<p>Nella fascia 25-49 anni, in media il tasso di occupazione si attestava al 71,7% alla fine del 2021. In questo segmento demografico, la quota di persone con almeno il diploma era pari al 73,6%; il 27% aveva la laurea o un altro titolo di livello terziario.</p>
<p>Rispetto all&#8217;occupazione, <strong>tra i capoluoghi le prime 57 città per tasso di occupazione sono tutte del centro-nord.</strong> Ai primi posti in particolare Belluno (84,7%), Bolzano (81,9%), Monza (81,8%), Lodi (81,5%), Trento (81,4%), Lecco (81,4%), Milano e Cuneo (entrambe all&#8217;81,2%).</p>
<div id="tra-i-20-capoluoghi-con-piu-occupazione-19-superano-la-media-nazionale-di-laureati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Da notare che tra i <strong>20 capoluoghi con maggiore occupazione</strong> tutti &#8211; con la sola eccezione di Prato &#8211; superano la media nazionale di laureati.<strong> In 7 casi su 20, le prime città in termini di occupazione coincidono con quelle con più laureati</strong>.  </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-citta-con-piu-occupati-sono-spesso-quelle-con-i-livelli-di-istruzione-piu-elevati/">Le città con più occupati sono spesso quelle con i livelli di istruzione più elevati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-citta-con-piu-occupati-sono-spesso-quelle-con-i-livelli-di-istruzione-piu-elevati/">Tasso di occupazione, percentuale di diplomati e di laureati nella fascia 25-49 anni </a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_300372_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (censimento permanente)</span>                                                                <br />(pubblicati: sabato 1 Gennaio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-300372"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-300372" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Analogamente, <strong>delle 20 città capoluogo con minore occupazione</strong>,<strong> ben 15 sono anche ai vertici in Italia per incidenza di residenti con al massimo la licenza media</strong>. I comuni capoluogo di provincia con il tasso di occupazione più basso sono Catania (52,5%), Napoli (53,5%), Palermo (53,9%) e Trapani (54,4%). In questi comuni l&#8217;incidenza di laureati è pari rispettivamente al 22,9%, 23,3%, 24,7% e 20,5%, al di sotto della media nazionale (27%).</p>
<p>Un tasso di occupazione inferiore al 60% si registra anche in <strong>altri 12 capoluoghi, tutti del mezzogiorno</strong>: Messina, Crotone, Siracusa, Agrigento, Caltanissetta, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Foggia, Taranto, Trani, Cosenza e Andria.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/valle_d_aosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi all’incidenza di diplomati (o titolo superiore) e di occupati nel comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Istat (demo.istat e censimento permanente).</p>
<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-seduto-scuola-tavolo-9572338/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tima Miroshnichenko</a> (<a href="https://www.pexels.com/it-IT/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/">Cosa lega l’accesso all’istruzione e le condizioni lavorative</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295854</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Europa la differenza media oraria di pagamento tra uomini e donne è di quasi il 13%. Tuttavia, non vengono considerati molti fattori, come le differenze dei livelli occupazionali e il lavoro di cura non pagato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/">Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>La disparità di genere è un problema strutturale di tutte le società ed è rappresentata in molte sfaccettature. Una di queste è la disuguaglianza tra uomini e donne nel mondo del lavoro, che si tratti dell’accesso all’impiego o delle sue condizioni. <strong>Uno degli aspetti più emblematici è il divario retributivo di genere</strong>, una misura spesso complessa da contestualizzare e interpretare.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il divario retributivo di genere</h3>
</p>
<p><strong>L&#8217;obiettivo dell&#8217;indicatore è quello di individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici.</strong> Sono considerati sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi è impiegato nell&#8217;economia informale. Inoltre non sono compresi tutti i settori lavorativi, escludendo i comparti dell’agricoltura, della difesa, oltre che degli enti sovranazionali e dell’impiego pubblico. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Questo valore è attualmente uno dei più utilizzati per delineare le politiche di appianamento delle differenze salariali. La commissione europea afferma che la riduzione del divario reddituale e pensionistico tra uomini e donne è una priorità, per la quale è stata formulata una strategia specifica.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-divario-retributivo-di-genere/"><br />
                &#8220;Che cos&#8217;è il divario retributivo di genere&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>È un indicatore particolarmente complesso da contestualizzare, dal momento che si tratta di una fotografia complessiva della situazione che <strong>riflette non solo le possibili disparità di trattamento per una medesima posizione ma anche numerose caratteristiche del mercato del lavoro.</strong> Ci sono infatti dei settori in cui tendenzialmente ci sono più donne o uomini occupati in cui si rilevano alcune dinamiche particolari e fasce salariali differenti, oltre alla diversità di posizioni che vengono ricoperte all&#8217;interno di un determinato contesto.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=SDG_5_-_Gender_equality&#038;oldid=531396#Positions_held_by_women_in_senior_management" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci<br />
<br /><strong>l&#8217;incidenza delle donne con posizioni manageriali in Europa</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Nel 2022 si contavano in Unione europea circa 194 milioni di persone con un&#8217;occupazione, di cui poco meno di 104 sono uomini mentre circa 90 sono donne.</p>
</p>
<p><div id="in-europa-il-salario-orario-medio-femminile-e-inferiore-del-127-rispetto-a-quello-maschile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">12,7% </span>quanto le donne guadagnano di meno rispetto agli uomini nell’economia europea nel suo complesso (Eurostat, 2022).</p>
</section>
</p>
<p>Questa percentuale aumenta al 13,1% se si considerano solo i paesi dell&#8217;area euro. Si tratta però di un dato che varia molto tra gli stati continentali.</p>
</p>
<p><div id="il-valore-piu-alto-si-registra-in-estonia-213-quello-piu-basso-in-lussemburgo-07" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/">In Estonia il divario retributivo di genere si assesta al 21%</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/">Divario retributivo di genere nei paesi dell’Unione europea (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_296746_tab1" role="tab" aria-controls="chart_296746_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_296746_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_05_20__custom_13535068/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: mercoledì 30 Ottobre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-296746"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-296746" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Il paese che registra la percentuale più alta è <strong>l&#8217;Estonia</strong>, paese dove il divario retributivo di genere si assesta al 21,3%. Seguono Austria (18,4%), Repubblica Ceca (17,9%) e Germania (17,7%). A registrare i valori minori sono invece Belgio (5,0%), Romania (4,5%)<br />e Italia (4,3%). La percentuale più bassa si registra in <strong>Lussemburgo</strong>: -0,7%. Significa che in quel paese, le donne guadagnano in media leggermente di più rispetto agli uomini.</p>
</p>
<p>Eurostat pubblica anche <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Gender_pay_gap_statistics#Gender_pay_gap_much_lower_for_young_employees" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati di maggiore dettaglio</a> sul tema, rispetto alle caratteristiche del mercato del lavoro, dei lavoratori o delle lavoratrici. Per esempio, <strong>risulta più basso per lavoratrici e lavoratori più giovani</strong> mentre il settore in cui si registrano i valori più alti tra i paesi europei è quello <strong>finanziario e assicurativo.</strong> Si tratta però di dati parziali che non sono disponibili per tutti gli stati continentali.</p>
</p>
<p><div id="il-dato-europeo-e-in-leggero-calo-pero-non-e-considerato-sufficiente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo/">In Unione europea il divario retributivo di genere è in lieve calo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo/">Andamento del divario retributivo di genere in Unione europea e alcuni paesi europei (2010-2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_296748_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_296748_tab3"></p>
<p>Il divario retributivo di genere mira a individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici. Si considerano sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi è impiegato nell&#8217;economia informale. Inoltre, non sono compresi tutti i settori lavorativi. Si escludono infatti le occupate e gli occupati del contesto agricolo, degli enti sovranazionali e chi è impiegato nel settore della difesa e nel pubblico impiego. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_05_20__custom_13535068/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: mercoledì 30 Ottobre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-296748"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-296748" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Tra il 2010 al 2022 assistiamo a un calo del divario retributivo di genere nei paesi dell’Ue. <strong>La percentuale raggiunge il suo massimo nel 2012 (16,4%) per poi scendere costantemente fino al 2021 e mantenere lo stesso valore nel 2022. </strong></p>
</p>
<p><strong>Si tratta però di una diminuzione che <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/gender-equality/equal-pay/gender-pay-gap-situation-eu_en">non viene considerata sufficiente</a> dalla Commissione europea. </strong>Il paese europeo tra quelli considerati che riporta sistematicamente il divario retributivo di genere più alto è la Germania mentre quello in cui è più basso è l&#8217;Italia. Ma, come viene spiegato in una nota del parlamento europeo, una percentuale minore non è per forza una rappresentazione dell&#8217;equità in senso più ampio del mercato del lavoro.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Interpretare i numeri non è così semplice come sembra. Difatti, un minore divario retributivo di genere in un paese specifico non corrisponde necessariamente a una maggiore uguaglianza di genere. In alcuni stati membri, divari retributivi più bassi tendono ad essere collegati ad una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. A loro volta, divari più alti tendono a essere collegati ad un&#8217;elevata percentuale di donne che svolgono un lavoro part-time o alla loro concentrazione in un numero ristretto di professioni.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20200109STO69925/divario-retributivo-di-genere-le-donne-guadagnano-meno-degli-uomini-nell-ue#:~:text=Altri%20paesi%20con%20divari%20retributivi,Belgio%20(5%2C0%25)." target="_blank">&#8211; Divario retributivo di genere: le donne guadagnano meno degli uomini nell’UE? &#8211; parlamento europeo</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="ci-sono-ulteriori-aspetti-da-considerare-per-valutare-lequita-nel-mercato-del-lavoro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Ci sono quindi degli aspetti che non rientrano direttamente all&#8217;interno dell&#8217;indice che potrebbero fornire ulteriori dettagli sulla situazione. Parliamo per esempio dei <strong>diversi tassi di occupazione</strong>, che risultano tendenzialmente maggiori tra gli uomini rispetto alle donne, ma anche la <strong>differente quantità di lavoratrici e lavoratori con contratti part-time e full-time.</strong> Aspetti che si legano al tema della disparità del <a href="https://www.openpolis.it/i-servizi-per-linfanzia-a-supporto-delloccupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di cura</a> tra uomini e donne e cosa comporta per la carriera della madre, costretta talvolta a un&#8217;interruzione del lavoro o a un part-time lavorativo.</p>
</p>
<p>Con l&#8217;obiettivo di considerare tutti questi elementi, Eurostat ha provato a sviluppare un indice composito chiamato <em>gender overall earning gap</em>. Ma è stato calcolato esclusivamente per il 2018, a causa di alcune dibattute complessità metodologiche.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-che-mette-le-note-adesive-sul-muro-Oalh2MojUuk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jason Goodman</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/">Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le competenze negli enti locali per lo sviluppo dell&#8217;Abruzzo interno</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-competenze-negli-enti-locali-per-lo-sviluppo-dellabruzzo-interno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=292218</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le competenze interne agli enti locali sono cruciali per il funzionamento delle amministrazioni e per poter accedere a investimenti nazionali ed europei, come nel caso del Pnrr. Opportunità ancora più importanti per i comuni delle aree interne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-competenze-negli-enti-locali-per-lo-sviluppo-dellabruzzo-interno/">Le competenze negli enti locali per lo sviluppo dell&#8217;Abruzzo interno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei fattori determinanti per lo sviluppo delle aree interne è quello delle competenze. Come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a> in passato, si tratta di un aspetto cruciale per stabilire la capacità di adattamento di un territorio ai processi di cambiamento in corso. Rispetto allo spopolamento, ad esempio, la letteratura ha individuato nel livello di istruzione uno dei fattori più importanti per distinguere tra territori in declino e altri più resilienti. Il possesso di almeno un diploma di maturità ha un impatto positivo, al contrario una scolarizzazione bassa o assente ha un’influenza negativa.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>As for human capital, our results show its crucial role in explaining the good performance of Inner areas in terms of population trends. Illiteracy indeed negatively impacts vibrancy, while the share of people holding (at least) a secondary school diploma greatly contributes to it.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/tesg.12535" target="_blank">&#8211; A. Renzis, A. Faggian, G. Urso, Distant but Vibrant Places. Local Determinants of Adaptability to Peripherality</a>
									            </div>
</section>
<p>L&#8217;adattabilità di un territorio passa anche dai servizi che è in grado di offrire e in questo un ruolo centrale è quello dei comuni. <strong>Oltre alle funzioni ordinarie, i comuni possono anche intercettare determinati fondi utili per i servizi per le proprie comunità. </strong>Un esempio è rappresentato dalle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) riservate alle amministrazioni che sono chiamate a proporre dei progetti e effettuare attività di controllo e monitoraggio durante la costruzione delle opere pubbliche.</p>
<p><strong>In questo scenario,</strong> <strong>i comuni &#8211; specialmente se interni e di piccole dimensioni &#8211; sono tra gli enti che presentano maggiori fragilità</strong>, <strong>soprattutto sotto l&#8217;aspetto del reperimento e della gestione delle competenze al loro interno necessarie per accedere ai fondi.</strong> Spesso si trovano in condizione di non avere al loro interno il personale qualificato per poter presentare le domande e questo va a discapito soprattutto dei comuni che più avrebbero bisogno di queste risorse. Tra questi, gli enti più piccoli e quelli che si trovano nelle aree più svantaggiate e lontane da servizi essenziali.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-governo-deve-intervenire-sulla-capacita-amministrativa-dei-comuni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il governo deve intervenire sulla capacità amministrativa dei comuni<br />
<br /><strong>Leggi l&#8217;approfondimento</strong></a>.</p>
</section>
<p>Le competenze dei dipendenti sono quindi uno tra i fattori più importanti anche se non è il solo che contribuisce a queste dinamiche. Un altro esempio è rappresentato dall&#8217;infrastruttura tecnologica, aspetto di cui ci occuperemo in una prossima uscita.<strong> La ricostruzione di questo aspetto non è semplice</strong>, anche perché non sono disponibili dati sulle qualifiche specifiche dei lavoratori ma solo per i titoli di studio, che presi singolarmente forniscono un&#8217;informazione molto limitata riguardo alle professionalità presenti nell&#8217;ente. <strong>Tuttavia, il livello di istruzione è la prima indicazione che si può utilizzare per mettere a fuoco le competenze</strong> a disposizione nelle amministrazioni in Abruzzo.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I titoli di studio nei comuni abruzzesi</h3>
<div id="il-livello-di-istruzione-e-uno-dei-parametri-su-cui-misurare-le-competenze-presenti-in-un-ente-locale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Come abbiamo già <a href="https://www.openpolis.it/in-abruzzo-gli-enti-locali-hanno-perso-un-terzo-del-personale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondito</a> in passato, gli enti locali abruzzesi hanno riportato un progressivo calo dei loro dipendenti, con un passaggio da 9.370 a 6.440 unità di personale. Si parla di un calo del 31% degli occupati, circa 7 punti percentuali in più rispetto alla media degli enti locali nazionali. Sono inoltre pochi i giovani che decidono di lavorare per la macchina dello stato: nella regione il 67% degli occupati supera i 50 anni mentre gli under 40 compongono il 10%. In particolare, è molto bassa la fascia chi non ha compiuto 30 anni (1%).</p>
<div id="strillo-testo-block_c706fe4322bb2a71efa8042b1409235f" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il titolo di studio permette di capire quali competenze ha il lavoratore.</p>
</section></div>
<p><strong>Alla luce di uno scenario di riduzione del personale e di età media sempre maggiore dell&#8217;organico, la questione delle competenze è ancora più centrale.</strong> Uno degli elementi che permette di inquadrarle è il titolo di studio. Per quanto sia importante investire costantemente nella formazione degli occupati, <strong>determinati titoli permettono di accedere a particolari opportunità e specializzazioni in alcune aree importanti per l&#8217;amministrazione.</strong> È quindi strategico avere un&#8217;idea di questo aspetto tra occupati e occupate degli enti di prossimità della regione.</p>
<p>È però importante fare una precisazione. <strong>Con i dati a disposizione, non è possibile fare una media a livello regionale di quanti lavoratori negli enti locali possiedono o meno una laurea o un diploma di maturità. </strong>L&#8217;incidenza percentuale di determinati titoli di studio tra i lavoratori dei singoli comuni sono già elaborati direttamente da Istat e l&#8217;ultimo anno per cui sono disponibili è il 2020. È comunque possibile definire in parte lo scenario per 296 enti abruzzesi sulle 306 presenti in regione.</p>
<div id="in-269-comuni-abruzzesi-la-meta-o-piu-del-personale-e-almeno-diplomato-in-57-ha-la-laurea" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In 269 comuni della regione almeno la metà dei lavoratori risulta in possesso quantomeno del diploma. Si tratta dell&#8217;<strong>88,2%</strong> delle amministrazioni abruzzesi. Questione differente rispetto a chi ha lauree o titoli superiori: sono 57 gli enti in cui metà o più degli occupati risulta in possesso di laurea, pari al <strong>18,7%</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tutti-i-comuni-polo-hanno-meta-dei-lavoratori-con-almeno-il-diploma-nessuno-invece-con-la-laurea/">Tutti i comuni polo hanno metà dei lavoratori con almeno il diploma, nessuno invece con la laurea</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tutti-i-comuni-polo-hanno-meta-dei-lavoratori-con-almeno-il-diploma-nessuno-invece-con-la-laurea/">Comuni abruzzesi con almeno la metà di personale diplomato e laureato (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_292386_tab1" role="tab" aria-controls="chart_292386_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_292386_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/tutti-i-comuni-polo-hanno-meta-dei-lavoratori-con-almeno-il-diploma-nessuno-invece-con-la-laurea/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/06/tutti-i-comuni-polo-hanno-meta-dei-lavoratori-con-almeno-il-diploma-nessuno-invece-con-la-laurea.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tutti-i-comuni-polo-hanno-meta-dei-lavoratori-con-almeno-il-diploma-nessuno-invece-con-la-laurea/">Tutti i comuni polo hanno metà dei lavoratori con almeno il diploma, nessuno invece con la laurea &#8211; Comuni abruzzesi con almeno la metà di personale diplomato e laureato (2020)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_292386_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_292386_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_292386_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_292386_tab3"></p>
<p>Il dato rappresenta i comuni con almeno la metà del personale che possiede almeno il diploma di scuola media superiore e la laurea. Si considerano assunzioni a tempo indeterminato (compresi i dirigenti) e anche alcune particolari figure professionali che hanno rapporti di lavoro non a tempo indeterminato, come i supplenti della scuola e degli istituti di alta formazione artistica e musicale, che non rientrano nelle categorie contrattuali del pubblico impiego (ad esempio, direttori generali e contrattisti).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 11 Settembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/06/tutti-i-comuni-polo-hanno-meta-dei-lavoratori-con-almeno-il-diploma-nessuno-invece-con-la-laurea.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-292386"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-292386" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Considerando la situazione a livello di aree interne, <strong>l&#8217;incidenza di comuni con metà o più di lavoratori che possiede almeno il diploma scende mano a mano che ci si allontana dai poli.</strong> Se nei comuni polo tutti i comuni rientrano in questa casistica, non si può dire lo stesso per le altre aree. <strong>La quota di lavoratori nei comuni in cui almeno il 50% ha diploma o laurea  scende nelle zone cintura a 91,8%. Una dinamica che si accentua sempre di più </strong>con un&#8217;incidenza dell&#8217;88,8% nei territori intermedi, dell&#8217;88,3% in quelli periferici e 75,0% in quelli ultraperiferici. <strong>Rispetto all&#8217;incidenza di comuni con almeno metà del personale laureato, le aree intermedie riportano il valore maggiore (24,7%)</strong>, seguite dai periferici (18,2%), le zone cintura (17,3%) e quelle ultraperiferiche (11,1%). <strong>Nei comuni polo invece nessuno riporta un&#8217;incidenza di laureati superiore al 50%.</strong></p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Le aree interne sono i comuni italiani più periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità).</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<div id="in-nessun-comune-capoluogo-si-raggiunge-il-50-dei-laureati-tra-i-lavoratori-il-dato-piu-alto-nelle-aree-intermedie-247" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Concentrandosi invece sulle incidenze riportate nei singoli comuni, <strong>la maggior parte dei lavoratori ha almeno il diploma in tutti e 4 i capoluoghi della regione.</strong> Nel dettaglio, i valori maggiori sono riportati da Pescara (95%) a cui seguono Teramo (90%), L&#8217;Aquila (85%) e Chieti (72%). <strong>Discorso differente per le lauree, dove in nessun comune si raggiunge la metà del personale che possiede questo titolo di studio.</strong> La quota maggiore si registra anche in questo caso a Pescara (49%) seguita da L&#8217;Aquila (35%), Chieti (30%) e Teramo (29%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-i-titoli-di-studio-dei-lavoratori-nel-tuo-comune/">Scopri i titoli di studio dei lavoratori nel tuo comune</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-i-titoli-di-studio-dei-lavoratori-nel-tuo-comune/">Incidenza del personale comunale con almeno il diploma o la laurea negli enti locali abruzzesi (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_292228_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/scopri-i-titoli-di-studio-dei-lavoratori-nel-tuo-comune/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/06/scopri-i-titoli-di-studio-dei-lavoratori-nel-tuo-comune.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-i-titoli-di-studio-dei-lavoratori-nel-tuo-comune/">Scopri i titoli di studio dei lavoratori nel tuo comune &#8211; Incidenza del personale comunale con almeno il diploma o la laurea negli enti locali abruzzesi (2020)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_292228_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_292228_tab3"></p>
<p>Il dato rappresenta la quota di personale dipendente con almeno il diploma di scuola media superiore e con almeno la laurea. Si considerano assunzioni a tempo indeterminato (compresi i dirigenti) e anche alcune particolari figure professionali che hanno rapporti di lavoro non a tempo indeterminato, come i supplenti della scuola e degli istituti di alta formazione artistica e musicale, che non rientrano nelle categorie contrattuali del pubblico impiego (ad esempio, direttori generali e contrattisti).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 11 Settembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/06/scopri-i-titoli-di-studio-dei-lavoratori-nel-tuo-comune.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-292228"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-292228" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="in-9-comuni-gli-occupati-sono-tutti-laureati-in-56-nessuno-e-almeno-diplomato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Nella regione, sono 9 i comuni in cui tutto il personale assunto risulta almeno laureato. </strong>Si tratta di 6 comuni in provincia dell&#8217;Aquila (Calascio, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Collepietro, Goriano Sicoli e Villavallelonga) e 3 in provincia di Chieti (Lama dei Peligni, Quadri e Torino di Sangro). <strong>Sono invece 58 quelli in cui non risulta presente nessun lavoratore o lavoratrice con un titolo superiore al diploma.</strong></p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/personalecomuni_titolostudio_2020.xls" target="_blank" rel="noopener">I titoli di studio del personale dei comuni abruzzesi.</a></p>
</div></div>
</section>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis, <a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a> e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>Foto: Martina Lovat (Municipio di Gagliano Aterno)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-competenze-negli-enti-locali-per-lo-sviluppo-dellabruzzo-interno/">Le competenze negli enti locali per lo sviluppo dell&#8217;Abruzzo interno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dove vengono inviate le rimesse dei migranti</title>
		<link>https://www.openpolis.it/dove-vengono-inviate-le-rimesse-dei-migranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=288621</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per la prima volta dal 2016 le rimesse in uscita dall'Italia non sono aumentate, registrando anzi un lieve calo (-0,4%). I flussi più consistenti sono stati diretti verso i paesi dell'Asia meridionale, in particolare verso il Bangladesh.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/dove-vengono-inviate-le-rimesse-dei-migranti/">Dove vengono inviate le rimesse dei migranti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di rimesse si fa riferimento ai soldi che i lavoratori stranieri residenti all&#8217;estero inviano nel proprio paese di provenienza. Spesso le rimesse in uscita sono considerate delle &#8220;perdite&#8221; che lo stato subisce, nei paesi come l&#8217;Italia in cui ormai da vari decenni il numero dei lavoratori immigrati ha superato quello degli emigrati. Al contempo, bisogna sottolineare che si tratta di <strong>risorse fondamentali per i paesi in via di sviluppo</strong>, in primis per le famiglie che li ricevono ma conseguentemente anche per le economie nel loro complesso.</p>
<p>In Italia le rimesse sono aumentate piuttosto costantemente negli ultimi anni, in particolare per via dell&#8217;incremento del numero di lavoratori stranieri, e <a href="https://www.openpolis.it/le-rimesse-dei-lavoratori-stranieri-dopo-la-pandemia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non hanno subito l&#8217;impatto della pandemia da Covid-19</a>. <strong>Nel 2023 però si è verificato un calo, seppur di lieve entità (-0,4%)</strong>. Gli importi maggiori vengono inviati dalle nazionalità di immigrazione più recente e in particolare dai paesi dell&#8217;Asia meridionale, primo tra tutti il Bangladesh (una tendenza ormai consolidata da diversi anni).</p>
<div id="nel-2023-le-rimesse-sono-state-pari-a-82-miliardi-di-euro-in-lieve-calo-rispetto-al-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le rimesse in Italia nel 2023</h3>
<p>Negli ultimi anni i flussi di denaro dai paesi a più elevato tasso di sviluppo verso gli stati di provenienza dei lavoratori immigrati sono cresciuti, per via dell&#8217;aumento della mobilità internazionale. Continuano invece a essere basse le rimesse in entrata: in Italia è dagli anni &#8217;90 che queste <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/metodi-e-fonti-approfondimenti/metodi-fonti-2020/approfondimenti_STATEST_rimesse_20200402.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono inferiori a quelle in uscita</a> (circa 10 volte inferiori, anche se il dato costituisce verosimilmente una sottostima). <strong>Negli ultimi anni il saldo tra le rimesse in uscita dal nostro paese e quelle in entrata è stato sempre negativo aggirandosi in media attorno ai 5 miliardi di euro</strong>.</p>
<p>All&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20231213-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ultimo aggiornamento Eurostat</a> del 2022, risultava che <strong>una quota pari allo 0,4% del Pil italiano usciva dal paese in questo modo</strong>. Una percentuale inferiore a quella registrata da diversi altri stati membri come Cipro (con -0,9%), Spagna e Malta (-0,6%) e Francia e Grecia (-0,5%).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">8,18 miliardi di euro </span>le rimesse in uscita dall&#8217;Italia nel 2023.</p>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-le-rimesse-sono-in-calo/">Nel 2023 le rimesse sono in calo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-le-rimesse-sono-in-calo/">I soldi che i lavoratori stranieri in Italia hanno inviato a casa, tra 2016 e 2023</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-le-rimesse-sono-in-calo/">Nel 2023 le rimesse sono in calo &#8211; I soldi che i lavoratori stranieri in Italia hanno inviato a casa, tra 2016 e 2023</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_290581_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alle rimesse in uscita dei lavoratori stranieri (di tutte le nazionalità) in Italia. Essi comprendono esclusivamente le transazioni transfrontaliere tra due persone fisiche effettuate tramite un istituto di pagamento o altro intermediario autorizzato, senza transitare su conti di pagamento intestati all’ordinante o al beneficiario (regolamento in denaro contante).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/rapporti-estero/rimesse-immigrati/" target="_blank" rel="noopener">banca d&#8217;Italia</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 2 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/nel-2023-le-rimesse-sono-in-calo.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-290581"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-290581" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Dal 2016 le rimesse verso l’estero sono andate progressivamente aumentando (anche se avevano raggiunto precedentemente un <a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-rimesse-in-uscita-dallitalia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">picco</a>, che le aveva portate sopra i 7 miliardi nel 2011), passando da circa 5 miliardi di euro prima del 2016 a oltre 8 miliardi a partire dal 2022. Nel 2023 per la prima volta in quasi un decennio si è verificato un <strong>calo rispetto all’anno precedente, seppur lieve: -0,4%</strong>.</p>
<div id="la-principale-destinazione-delle-rimesse-in-uscita-dallitalia-e-lasia-meridionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">I flussi maggiori sono diretti verso l&#8217;Asia meridionale</h3>
<p>Le rimesse sono delle risorse di importanza inestimabile. Da oltre un decennio infatti <a href="https://www.oecd.org/dac/financing-sustainable-development/development-finance-standards/beyond-oda-remittances.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno superato l&#8217;importo dell&#8217;aiuto pubblico allo sviluppo</a> (oramai sono <a href="https://blogs.worldbank.org/en/opendata/money-sent-home-workers-now-largest-source-external-financing-low-and-middle-income" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tre volte tanto</a>). </p>
<p>Non è un caso che abbiano <strong>un&#8217;entità maggiore tra le popolazioni provenienti dagli stati più poveri e non necessariamente tra i gruppi di stranieri più numerosi</strong>. In Italia sono in particolare i paesi dell&#8217;Asia meridionale a registrare i flussi più consistenti, primo tra tutti il <strong>Bangladesh</strong>. In termini di persone regolarmente residenti, quest&#8217;ultimo è soltanto il <a href="http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_POPSTRCIT1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sesto paese</a> più rappresentato in Italia e uno dei principali per immigrazione recente.</p>
<div id="il-143-vanno-in-bangladesh-piu-di-un-miliardo-di-euro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">14,3% </span>delle rimesse in uscita dall&#8217;Italia vanno in Bangladesh (2023).</p>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-lavoratori-del-bangladesh-hanno-inviato-piu-di-un-miliardo-di-euro-in-rimesse/">I lavoratori del Bangladesh hanno inviato più di un miliardo di euro in rimesse</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-lavoratori-del-bangladesh-hanno-inviato-piu-di-un-miliardo-di-euro-in-rimesse/">Le prime 10 nazionalità per importo delle rimesse dall&#8217;Italia, nel 2023</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_290588_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_290588_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alle prime dieci nazionalità per importo delle rimesse verso l&#8217;estero in Italia nel 2023. Le rimesse dei lavoratori verso l&#8217;estero comprendono esclusivamente le transazioni transfrontaliere tra due persone fisiche effettuate tramite un istituto di pagamento o altro intermediario autorizzato, senza transitare su conti di pagamento intestati all’ordinante o al beneficiario (regolamento in denaro contante).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/rapporti-estero/rimesse-immigrati/" target="_blank" rel="noopener">banca d&#8217;Italia</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 2 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/i-lavoratori-del-bangladesh-hanno-inviato-piu-di-un-miliardo-di-euro-in-rimesse.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-290588"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-290588" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>I lavoratori bangladesi in Italia hanno inviato oltre un miliardo di euro nel proprio paese, comunque con un calo rispetto al dato del 2022 (-2,6%). Seguono per importo il Pakistan, le Filippine e il Marocco con valori oltre il mezzo miliardo.</p>
<p>Tuttavia, tra queste 10 nazionalità, <strong>è la Georgia ad aver registrato il maggior aumento rispetto al periodo pre-Covid (2019)</strong>, passando da meno di 200 a 458 milioni di euro. Negativo invece l&#8217;andamento della <strong>Romania</strong> (-26,8%, nello stesso periodo) e del Senegal (-10,6%). Per quanto riguarda le nazionalità che non rientrano tra le prime 10, è notevole il caso della <strong>Lituania</strong>, passata da meno di un milione in rimesse nel 2019 a quasi 13 milioni nel 2023 (un incremento superiore al 1000%).</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/persona-in-piedi-davanti-al-negozio-8wMflrTLm2g" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alistair MacRobert</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/dove-vengono-inviate-le-rimesse-dei-migranti/">Dove vengono inviate le rimesse dei migranti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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		<title>Il lavoro informale in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-lavoro-informale-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=291604</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi In Italia 4 lavoratori su 100 rientrano nell’economia informale Ascolta il nostro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">In Italia 4 lavoratori su 100 rientrano nell’economia informale</a></p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br /><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">15,9%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>l&#8217;incidenza del lavoro informale nei paesi più ricchi del mondo nel 2019.</strong> Sono compresi tutti quei lavori remunerati non formalizzati che si svolgono all&#8217;interno di un contesto familiare o non strutturato. Si tratta di una dinamica che vede maggiormente coinvolte le aree più povere (89% dei lavoratori nei paesi a reddito basso e 81,6% dove è medio-basso).</span> <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/#:~:text=Sono%20dinamiche%20che,di%20tipo%20informale." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">9,8%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>la quota di lavoratori informali in Polonia nel 2022</strong>. È il primo paese europeo, a cui seguono il Portogallo (4,6%) e la Grecia (4,5%). L&#8217;Italia si assesta non distante al 3,8%. Incidenza minore invece in Belgio (1,3%) e Slovenia (1%). </span> <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-polonia-lincidenza-del-lavoro-informale-e-quasi-del-10/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">2</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>l&#8217;aumento, in punti percentuali, dei contratti di lavoro informale in Slovacchia tra 2019 e 2022</strong>. Si tratta del paese in cui si è registrato l&#8217;incremento maggiore rispetto al periodo precedente all&#8217;emergenza sanitaria, un evento che ha colpito in modo particolare questo tipo di lavoratori. La diminuzione più ampia si registra in Francia (2 punti percentuali).</span> <a style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif" href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/#:~:text=%C3%88%20interessante%20anche,1%2C1%20punti%20percentuali." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">0,7</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>la differenza in termini di punti percentuali tra quota di occupati e quota di occupate in Italia nel lavoro informale nel 2022</strong>. Dal 2007, l&#8217;incidenza femminile è sempre stata maggiore ma ora il divario con gli uomini si sta riducendo. Nel 2020 era di 2,7 punti percentuali.</span> </span><a style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif" href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/#:~:text=0%2C7%20la%20differenza%20percentuale%20tra%20uomini%20e%20donne%20impiegati%20nel%20lavoro%20informale%20nel%202022.%20Nel%202020%20era%20di%202%2C7%20punti%20percentuali." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">13,7%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>l&#8217;incidenza nel settore agricolo in Italia.</strong> Si tratta dell&#8217;ambito che riporta la percentuale maggiore. Quello agricolo è un settore particolare in cui non sempre vi è una formalizzazione dei contratti e spesso le imprese sono a conduzione familiare.</span> <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-settore-agricolo-e-maggiore-lincidenza-del-lavoro-informale/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
</p>
<p><div>
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            </div></p>
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		<item>
		<title>In Italia 4 lavoratori su 100 rientrano nell&#8217;economia informale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=290990</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo tipo di lavoro è caratterizzato da rapporti non regolamentati di lavoro in ambito familiare o in contesti meno strutturati. Per quanto caratterizzi principalmente le economie dei paesi più poveri, è una realtà anche nel continente europeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/">In Italia 4 lavoratori su 100 rientrano nell&#8217;economia informale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Prima dell&#8217;epidemia da Covid-19 circa 2 miliardi di persone nel mondo erano impiegate nell&#8217;economia informale</strong>, secondo l&#8217;organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo (<a href="https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/c945c24f-en.pdf?expires=1716194807&amp;id=id&amp;accname=guest&amp;checksum=6B25DA4F60533C451B1A9AD86F9B7EF4#page=23" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>). Questo contesto comprende tutte quelle attività economiche remunerate ma non regolamentate che si svolgono a livello di nucleo familiare o in una dimensione di poco più grande.</p>
<div id="strillo-testo-block_fcc5dc72a754f672c787460f9f3ceac2" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La pandemia ha colpito in modo particolare i lavoratori informali.</p>
</section></div>
<p><strong>L&#8217;emergenza pandemica ha avuto un impatto importante su questi lavoratori</strong>, che si sono trovati spesso senza occupazione e senza la possibilità di rivalersi su contratti e tutele che permettessero loro di sostenersi nell&#8217;immediato. L&#8217;inattività lavorativa ha inoltre reso queste persone anche meno competitive sul mercato, rendendo ancora più complesso il loro reinserimento lavorativo. <strong>Queste dinamiche hanno evidenziato la necessità di ampliare il sistema di protezione sociale anche ai lavoratori informali</strong>, dando loro la possibilità di accedere anche in situazioni come questa a una rete di tutele che permettono di arginare la vulnerabilità economica delle famiglie.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La complessità della misurazione dell&#8217;economia informale</h3>
<div id="il-lavoro-informale-non-viene-dichiarato-e-viene-svolto-in-contesti-piccoli-familiari-e-non" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Innanzitutto, è importante chiarire che cosa si intende con questa espressione. Si tratta, come definito dalle <a href="https://unstats.un.org/sdgs/metadata/files/Metadata-08-03-01.pdf#page=2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nazioni Unite</a>, di <strong>un settore che comprende attività in contesti di tipo familiare o poco più ampi.</strong></p>
<p>Sono inclusi i lavoratori impiegati nell&#8217;autoproduzione (come nel caso dell&#8217;agricoltura di sussistenza) o che contribuiscono con alcune occupazioni al lavoro familiare senza un contratto esplicito (per esempio il lavoro di cura). Le imprese non hanno un&#8217;entità legale separata dai proprietari e non sono registrate ed è questa la differenza principale rispetto al settore dell&#8217;economia sommersa: in quest&#8217;ultimo, l&#8217;impresa risulta una realtà strutturata e registrata in cui non vengono dichiarate tutte le transazioni. L&#8217;economia informale è comunque un settore in cui avvengono degli scambi di beni e servizi sia in termini di vendita che di baratto, <strong>fa quindi parte dell&#8217;ambito più ampio dell&#8217;economia non osservata.</strong></p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Per economia non osservata si intendono tutte quelle attività economiche che per diverse ragioni non risultano direttamente rilevabili.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-leconomia-non-osservata/"><br />
                &#8220;Cos’è l’economia non osservata&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p><strong>Si tratta per sua natura di un fenomeno particolarmente difficile da rilevare.</strong> L&#8217;<a href="https://unstats.un.org/sdgs/metadata/files/Metadata-08-03-01.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indicatore</a> dell&#8217;incidenza viene curato dall&#8217;organizzazione internazionale del lavoro (Oil) principalmente sulla base delle rilevazioni sulla forza lavoro che attraverso specifiche domande permettono di stabilire se la persona lavora o no all&#8217;interno di un settore informale dell&#8217;economia.</p>
<p><strong>Sono dinamiche che vedono coinvolti principalmente i paesi poveri del mondo.</strong> Prima della pandemia da Covid-19, il lavoro informale rappresentava l&#8217;89% dei lavoratori nei paesi a basso reddito e l&#8217;81,6% in quelli a reddito medio-basso. Per quelli invece dove si registra il reddito maggiore, l&#8217;incidenza era pari al 15,9%. <strong>Anche all&#8217;interno dei paesi europei si possono rilevare dei lavoratori di tipo informale.</strong></p>
<div id="nel-2022-il-paese-europeo-con-lincidenza-maggiore-di-lavoratori-informali-e-la-polonia-98" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-polonia-lincidenza-del-lavoro-informale-e-quasi-del-10/">In Polonia l&#8217;incidenza del lavoro informale è quasi del 10%</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-polonia-lincidenza-del-lavoro-informale-e-quasi-del-10/">L&#8217;incidenza del lavoro informale nei paesi membri dell&#8217;Ue (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_291142_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-polonia-lincidenza-del-lavoro-informale-e-quasi-del-10/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/in-polonia-lincidenza-del-lavoro-informale-e-quasi-del-10.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_291142_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono all&#8217;incidenza del lavoro informale sull&#8217;occupazione totale delle persone di età superiore ai 16 anni. Sono considerati sia i lavoratori dipendenti che gli autonomi. Non sono disponibili per il 2022 i dati di Danimarca, Romania, Malta, Ungheria e Cipro.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://rshiny.ilo.org/dataexplorer53/?lang=en&amp;id=SDG_0852_SEX_DSB_RT_A" target="_blank" rel="noopener">Oil</a>                                                                <br />(consultati: lunedì 20 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/in-polonia-lincidenza-del-lavoro-informale-e-quasi-del-10.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-291142"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Il paese con l&#8217;incidenza maggiore di lavoratori nell&#8217;economia informale è la Polonia (9,8%)</strong>, seguito da Portogallo (4,6%), Grecia (4,5%), Slovacchia (3,9) e Italia (3,8). I valori minori si registrano invece in Bulgaria (1,3%), Belgio (1,3%) e Slovenia (1%).</p>
<p>È interessante anche confrontare i dati rispetto al 2019, prima delle restrizioni legate all&#8217;emergenza pandemica. Il paese in cui la quota è aumentata di più è la Slovacchia (2 punti percentuali), la diminuzione più ampia si registra invece in Francia (2 punti percentuali). In Italia si registra un calo di 1,1 punti percentuali.</p>
<div id="questo-valore-in-italia-e-del-38-ma-incide-di-piu-tra-le-donne-che-tra-gli-uomini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-lavoro-informale-tra-le-donne-che-tra-gli-uomini/">Più lavoro informale tra le donne che tra gli uomini</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-lavoro-informale-tra-le-donne-che-tra-gli-uomini/">L&#8217;incidenza del lavoro informale in Italia per genere (2007-2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_291460_tab1" role="tab" aria-controls="chart_291460_tabpanel1"
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                         aria-labelledby="chart_291460_tab1"><br />
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<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-lavoro-informale-tra-le-donne-che-tra-gli-uomini/">Più lavoro informale tra le donne che tra gli uomini &#8211; L&#8217;incidenza del lavoro informale in Italia per genere (2007-2022)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_291460_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_291460_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_291460_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_291460_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono all’incidenza del lavoro informale, divisa per genere, in relazione al totale degli occupati e delle occupate. Si considerano le persone di età superiore ai 16 anni.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://rshiny.ilo.org/dataexplorer53/?lang=en&amp;id=SDG_0852_SEX_DSB_RT_A" target="_blank" rel="noopener">Oil</a>                                                                <br />(consultati: lunedì 20 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/piu-lavoro-informale-tra-le-donne-che-tra-gli-uomini.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-291460"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-291460" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Approfondendo ulteriormente il caso italiano, tra il 2007 e il 2022 i valori hanno oscillato tra il 4,0% (registrato nel 2012, nel 2016, nel 2018 e nel 2019) e il 3,1% (dato del 2009). In questo arco di tempo,<strong> l&#8217;incidenza tra le donne è sempre risultata maggiore rispetto a quella tra gli uomini.</strong> Il divario tra i due generi si è però ridotto rispetto al periodo dell&#8217;emergenza pandemica.</p>
<section class="numeri-alla-mano">
			        </section>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">0,7 </span>la differenza percentuale tra uomini e donne impiegati nel lavoro informale nel 2022. Nel 2020 era di 2,7 punti percentuali.</p>
</section>
<p>L&#8217;incidenza maggiore di lavoro informale femminile si registra nel 2012, quando questo componeva il 6% di tutte le occupate. Per quel che riguarda gli uomini, invece, la percentuale maggiore si registra nel 2016 (4,3%).</p>
<div id="il-settore-agricolo-e-quello-in-cui-il-lavoro-informale-pesa-di-piu" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-settore-agricolo-e-maggiore-lincidenza-del-lavoro-informale/">Nel settore agricolo è maggiore l&#8217;incidenza del lavoro informale</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-settore-agricolo-e-maggiore-lincidenza-del-lavoro-informale/">L&#8217;incidenza del lavoro informale in Italia per settore (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-settore-agricolo-e-maggiore-lincidenza-del-lavoro-informale/">Nel settore agricolo è maggiore l&#8217;incidenza del lavoro informale &#8211; L&#8217;incidenza del lavoro informale in Italia per settore (2022)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_291152_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_291152_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono all&#8217;incidenza del lavoro informale, divisa per settore, rispetto all&#8217;occupazione nell&#8217;ambito in questione. Si considerano le persone di età superiore ai 16 anni.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://rshiny.ilo.org/dataexplorer53/?lang=en&amp;id=SDG_0852_SEX_DSB_RT_A" target="_blank" rel="noopener">Oil</a>                                                                <br />(consultati: lunedì 20 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/nel-settore-agricolo-e-maggiore-lincidenza-del-lavoro-informale-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-291152"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-291152" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>A livello di settore, <strong>quello in cui il lavoro informale ha un peso maggiore è quello agricolo.</strong> Si parla del 13,7% della manodopera nel settore. Come abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/lagricoltura-in-breve-un-settore-in-trasformazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondito</a>, si tratta di un ambito particolare in cui non è sempre presente una formalizzazione dei contratti di lavoro che spesso hanno un carattere di tipo stagionale oppure non dichiarato. Inoltre, le imprese del settore sono molto spesso a conduzione familiare, un ulteriore motivo per cui il lavoro informale ha una sua rilevanza.</p>
<div id="strillo-testo-block_2330aa70d085cfdd375f12a8dfee732a" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Formalizzare il lavoro permette al lavoratore di usufruire di aiuti e tutele.</p>
</section></div>
<p><strong>L&#8217;informalità lavorativa è un fenomeno multifattoriale e complesso. </strong>Come spiegato da <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/c945c24f-en.pdf?expires=1716216725&amp;id=id&amp;accname=guest&amp;checksum=9E19EB1E160E14EF80AFBE75A0BF57C4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>, i fattori possono riguardare più ambiti: la struttura di un&#8217;economia, lo sviluppo socio-economico, la capacità di regolamentazione e il ruolo delle istituzioni, le attitudini e i comportamenti a livello sociale, le caratteristiche individuali di lavoratore e azienda. <strong>Per quanto sia complicato agire su questi contesti, è importante l&#8217;inserimento del rapporto di lavoro all&#8217;interno di dinamiche formali</strong>: le tutele legali ed economiche che il lavoratore ha diritto di avere garantiscono una minore marginalizzazione economica e sociale del nucleo familiare e una maggiore stabilità. <strong>È cruciale agire su quei settori in cui tradizionalmente si ricorre a rapporti di questo tipo (come nel caso dell&#8217;agricoltura) ma anche su quelli più nuovi</strong>, come le professioni digitali portate avanti sulle piattaforme online necessitano di continua attenzione. <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/c945c24f-en.pdf?expires=1716216725&amp;id=id&amp;accname=guest&amp;checksum=9E19EB1E160E14EF80AFBE75A0BF57C4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a> afferma infatti che è necessario comprendere anche le nuove dinamiche e i nuovi spazi del mondo del lavoro per evitare di creare nuovi bacini di informalità.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/persona-in-camicia-arancione-a-maniche-lunghe-che-scrive-su-carta-bianca-doplSDELX7E" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Romain Dancre</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/">In Italia 4 lavoratori su 100 rientrano nell&#8217;economia informale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come le opportunità educative incidono sull&#8217;accesso al lavoro</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-le-opportunita-educative-incidono-sullaccesso-al-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=286327</guid>

					<description><![CDATA[<p>La scuola è uno dei fattori che determinano le maggiori o minori possibilità di occupazione. Per questo garantire un diritto equo all'istruzione di qualità è essenziale: i comuni con bassa scolarità spesso coincidono con quelli a bassa occupazione, specie nel sud.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-opportunita-educative-incidono-sullaccesso-al-lavoro/">Come le opportunità educative incidono sull&#8217;accesso al lavoro</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2022 il tasso di occupazione di neodiplomati e neolaureati è aumentato, a conferma di quanto l&#8217;istruzione sia uno dei fattori che possono maggiormente influenzare le <strong>possibilità di accesso al lavoro</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">74,6% </span>laureati da uno a tre anni occupati nel 2022 (+7,1 punti rispetto al 2021).</p>
</section>
<p>L&#8217;altro lato della medaglia è che chi ha abbandonato gli studi precocemente, lasciando la scuola prima del diploma o di una qualifica, mostra un livello di occupazione molto più basso. <strong>Tra i giovani tra 18 e 34 anni con al massimo la licenza media il tasso di occupazione scende al 39%</strong>. Una quota comunque in crescita rispetto al 2021, ma di 13 punti inferiore rispetto al 2007.</p>
<p>Il <strong>legame tra accesso all&#8217;istruzione e possibilità di accesso al mondo del lavoro</strong> nel corso degli ultimi vent&#8217;anni si è rafforzato, <a href="https://www.openpolis.it/perche-listruzione-equa-e-il-primo-strumento-di-giustizia-sociale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>.</p>
<p>Per questo <strong>garantire un diritto di accesso equo all&#8217;istruzione di qualità è essenziale</strong>. Oggi infatti ad abbandonare la scuola sono soprattutto i giovani di famiglie svantaggiate, rendendo tale condizione ereditaria. Un <strong>problema soprattutto nel mezzogiorno</strong>, dove in quasi 2 comuni su 3 bassi livelli di istruzione si accompagnano a tassi di occupazione inferiori alla media.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;abbandono scolastico ha impatto sugli esiti occupazionali</h3>
<p>La mancanza di opportunità educative rende molto più difficile per i giovani avere un&#8217;occupazione, in modo piuttosto sistematico.</p>
<div id="39-il-tasso-di-occupazione-tra-i-giovani-che-hanno-lasciato-precocemente-la-scuola-quasi-20-punti-in-meno-dei-coetanei-diplomati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nel 2022, tra i giovani di 18-24 anni diplomati, quasi 6 su 10 avevano un lavoro (57,7%). <strong>In mancanza del diploma o di una qualifica, il tasso di occupazione è invece risultato inferiore di 18,7 punti percentuali (39%).</strong></p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-chi-lascia-la-scuola-il-tasso-di-occupazione-e-sistematicamente-piu-basso/">Tra chi lascia la scuola il tasso di occupazione è sistematicamente più basso</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-chi-lascia-la-scuola-il-tasso-di-occupazione-e-sistematicamente-piu-basso/">Confronto tra il tasso di occupazione dei 18-24enni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione e di quelli diplomati (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_286387_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: venerdì 6 Ottobre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/tra-chi-lascia-la-scuola-il-tasso-di-occupazione-e-sistematicamente-piu-basso.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286387"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286387" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Il divario è particolarmente ampio per le ragazze</strong>: 53,1% il tasso di occupazione tra le giovani diplomate (a fronte del 25,5% tra quelle che hanno abbandonato) e nell&#8217;Italia settentrionale: 70,9% contro 48,9%. </p>
<p>Tuttavia <strong>è nel mezzogiorno che il tasso di occupazione tra i giovani che hanno lasciato gli studi precocemente raggiunge il livello minimo: 27,9%</strong>. L&#8217;occupazione in questa area del paese è bassa anche tra chi ha almeno il diploma (39,3%); tra chi non ce l&#8217;ha è addirittura inferiore di oltre 11 punti.</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;ereditarietà nell&#8217;abbandono degli studi</h3>
<p>Una migliore occupabilità di chi ha un livello di istruzione più elevato è un dato piuttosto prevedibile, soprattutto in un <strong>mercato del lavoro che richiede un numero di competenze, tecnologiche e non, più alto rispetto al passato</strong>.</p>
<div id="i-tassi-di-abbandono-spesso-riflettono-la-condizione-della-famiglia-di-origine-25-tra-i-figli-dei-laureati-241-se-i-genitori-hanno-al-massimo-la-licenza-media" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Tuttavia questa tendenza finisce con l&#8217;acuire i divari sociali esistenti, considerato che <strong>la probabilità di abbandonare dipende ancora oggi in modo così sistematico dalla condizione di partenza di ragazze e ragazzi</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_3f2dcd331f7dbd84f17003d7743c1148" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Senza opportunità educative eque, le disparità di accesso al lavoro rafforzano il rischio di esclusione sociale.</p>
</section></div>
<p>Tra i figli dei laureati, la percentuale di chi lascia la scuola prima del tempo è minima: 2,5% del totale. Se il titolo di studio più elevato tra i genitori è il diploma, la quota di giovani che abbandonano sale al 5,3%. <strong>Se i genitori hanno al massimo la licenza media, l&#8217;abbandono riguarda quasi un giovane su 4: 24,1%</strong>.</p>
<p>Queste tendenze all&#8217;ereditarietà del fenomeno non vanno sottovalutate. Perché comportano che ad abbandonare gli studi, e quindi anche ad avere un accesso più fragile e precario al mondo del lavoro, sia proprio chi nasce in una famiglia svantaggiata. In questo modo, <strong>senza un intervento educativo equo, per tutte e tutti, il rischio esclusione sociale si trasmette di fatto per via ereditaria</strong>. Specialmente nelle aree del paese che già sono più fragili da questo punto di vista.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il rapporto tra istruzione e lavoro, comune per comune</h3>
<p>Per comprendere meglio tale tendenza, è utile analizzare il <strong>rapporto che già oggi esiste tra livello di istruzione e accesso al lavoro</strong>. Un legame che, come già approfondito, si sta già rafforzando e potrebbe diventare sempre più stretto nei prossimi anni.</p>
<div id="2-014-i-comuni-con-tasso-di-occupazione-e-di-istruzione-sotto-la-media" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nel 2022 sono oltre 18 milioni i residenti in Italia tra 25 e 49 anni. Di questi quasi <strong>3 su 4 hanno almeno il diploma </strong>(73,6%), mentre <strong>una quota di poco inferiore è occupata</strong> (71,7%). Due caratteristiche che in diversi casi vanno di pari passo.</p>
<p>Su poco meno di ottomila comuni presenti in Italia, 2.545 (un terzo del totale, 32,2%) si caratterizzano per un <strong>livello di istruzione e di occupazione superiore alla media nazionale</strong>. Al contrario, in  2.014 comuni (il 25,5%) si verifica la situazione opposta: <strong>un livello di istruzione e un tasso di occupazione inferiore</strong> alla media nazionale. </p>
<p>Ma è soprattutto la ricorrenza territoriale a rendere tali tendenze rilevanti. </p>
<div id="8-su-10-si-trovano-nel-mezzogiorno-vai-alla-mappa" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-tassi-di-istruzione-e-occupazione-sotto-la-media/">Nel mezzogiorno tassi di istruzione e occupazione sotto la media</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-tassi-di-istruzione-e-occupazione-sotto-la-media/">Confronto tra la percentuale di occupati e di diplomati (o titoli superiori) nella fascia 25-49 anni</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_286339_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-tassi-di-istruzione-e-occupazione-sotto-la-media/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/nel-mezzogiorno-tassi-di-istruzione-e-occupazione-sotto-la-media.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (censimento permanente)                                                                <br />(ultimo aggiornamento: sabato 1 Gennaio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/nel-mezzogiorno-tassi-di-istruzione-e-occupazione-sotto-la-media.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-286339"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286339" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>A fronte dei circa duemila comuni italiani in cui il tasso di occupazione e quello di istruzione sono inferiori alla media nazionale, ben 1.648 si trovano nel sud o nelle isole. Significa che <strong>oltre 8 comuni su 10 in questa condizione si trovano nel mezzogiorno</strong>. Ovvero quasi 2 comuni su 3 presenti in quest&#8217;area del paese (in rosso nella mappa).</p>
<p><strong>Solo 70 comuni del mezzogiorno (meno del 3% del totale), si trovano invece nella situazione opposta: occupazione e istruzione superiore alla media nazionale</strong> (in verde nella mappa). Escludendo da questo computo i territori appartenenti ad Abruzzo e Molise, i comuni del mezzogiorno con istruzione e occupazione sopra la media sono appena 5: 2 sardi e uno ciascuno per Campania, Puglia e Basilicata. </p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/diplomati_occupati_2021/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi all&#8217;incidenza di diplomati (o titolo superiore) e di occupati nel comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Istat (demo.istat e censimento permanente).</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/persona-in-possesso-di-carta-bianca-per-stampante-8T-lK9FkzyI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jessica Lewis 🦋 thepaintedsquare</a> (<a href="https://unsplash.com/it/foto/persona-in-possesso-di-carta-bianca-per-stampante-8T-lK9FkzyI?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unsplash</a>) &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-opportunita-educative-incidono-sullaccesso-al-lavoro/">Come le opportunità educative incidono sull&#8217;accesso al lavoro</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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