A che punto sono gli investimenti del Pnrr per la cultura #OpenPNRR

Le misure del piano in ambito culturale valgono oltre 4 miliardi. Negli anni sono emerse difficoltà attuative che hanno reso necessarie varie revisioni degli obiettivi. Nonostante le scadenze finora rispettate, lo stato di avanzamento finanziario mostra criticità.

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Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rappresenta un’occasione senza precedenti per il rilancio del sistema culturale italiano. Con gli investimenti in questo settore infatti si punta ad intervenire su vari ambiti come l’accessibilità, la digitalizzazione e l’efficienza energetica. Ciò non solo con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio, ma anche di renderlo fruibile a tutti e sfruttarlo come volano sia di coesione sociale che di sviluppo economico.

4,2 mld € gli investimenti del Pnrr di competenza del ministero della cultura.

Gli interventi finanziati sono molteplici e di varia natura. Non è sempre semplice capire di che tipo di progetti si parla e a che punto sono. Per valutare lo stato dell’arte di queste misure, il riferimento più aggiornato è la settima relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr. Nonostante l’esecutivo evidenzi i risultati già conseguiti mantenendo un tono positivo, è opportuno evidenziare che anche queste misure hanno incontrato ostacoli durante il percorso.

Quasi tutti gli investimenti infatti sono stati oggetto di revisioni più o meno incisive. Inoltre i dati disponibili sullo stato di avanzamento finanziario – indicatore utile per valutare lo stato dell’arte – segna ancora una distanza significativa tra quanto è già stato speso e il totale delle risorse stanziate.

27% la percentuale di spesa dichiarata dal ministero della cultura al 30 novembre 2025 rispetto al totale delle risorse stanziate.

In questo articolo passeremo in rassegna gli investimenti previsti in ambito culturale, approfondendo come stanno procedendo e quali modifiche sono state fatte in corso d’opera nell’attuazione del piano. Successivamente, verificheremo il loro stato di avanzamento e la distribuzione sul territorio.

Gli investimenti di competenza del ministero della cultura

Sono 9 in totale gli investimenti del Pnrr di competenza del ministero della cultura per un valore complessivo pari a circa 4,2 miliardi di euro. Nei prossimi paragrafi li approfondiremo più nel dettaglio. A livello di risorse stanziate, la misura più significativa è quella relativa all’attrattività dei borghi che da sola cuba oltre 1 miliardo. Seguono gli interventi rivolti ai luoghi di culto (800 milioni), alla tutela dell’architettura e del paesaggio rurale (600 milioni) e alla digitalizzazione del patrimonio culturale (500 milioni).

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Ottobre 2025)

In base ai più recenti dati disponibili, risalenti al 14 ottobre 2024, i progetti che ricevono finanziamenti Pnrr sono in totale 14.938 per un valore complessivo di circa 4 miliardi di euro. Non tutte le risorse stanziate quindi risultano effettivamente attribuite.

La misura più “critica” da questo punto di vista è proprio il già citato intervento a favore del paesaggio rurale, dove i progetti finanziati assorbono risorse Pnrr per circa 460 milioni (il 77% dell’importo stanziato). In tutti gli altri casi le risorse assegnate oscillano tra il 92% e il 100% dei fondi disponibili.

La digitalizzazione del patrimonio culturale

Il primo investimento che passiamo in rassegna è denominato Strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale. Questo intervento, del valore complessivo di circa 500 milioni, mira a colmare il divario digitale di musei, archivi e biblioteche, trasformando il modo in cui i cittadini fruiscono della cultura. L’idea centrale è la creazione di un’infrastruttura software nazionale chiamata I.PaC (Infrastruttura e servizi digitali per il patrimonio culturale), gestita da Cineca, che permetta di raccogliere e conservare le risorse digitali in modo integrato.

La misura si articola in dodici sub-investimenti:

  • definizione del Piano nazionale di digitalizzazione;
  • sistema di certificazione dell’identità digitale per i beni culturali;
  • migrazione dei servizi del Mic verso infrastrutture cloud sicure;
  • sviluppo dell’infrastruttura software I.PaC;
  • digitalizzazione massiva delle collezioni di musei, archivi e biblioteche;
  • formazione digitale per il personale tramite il programma Dicolab;
  • supporto operativo per l’attuazione dei progetti;
  • creazione di un polo di conservazione digitale per gli archivi dello stato;
  • sviluppo del portale dei procedimenti e dei servizi online per i cittadini;
  • piattaforma di accesso integrato “Digital Library”;
  • piattaforma di co-creazione e crowdsourcing per coinvolgere il pubblico;
  • servizi digitali per sviluppatori e imprese creative.

In seguito alla revisione del Pnrr approvata a novembre 2025, il target finale dell’investimento ha visto una modifica: l’obiettivo è ora la digitalizzazione e pubblicazione di almeno 65 milioni di risorse multimediali. Da notare che il traguardo finale della misura doveva essere raggiunto a fine 2025.

Secondo la già citata relazione governativa, al 30 settembre dello scorso anno, risultavano avviati procedimenti per il 92% del finanziamento totale e le risorse digitalizzate superavano già i 60 milioni.

L’esecutivo ha già inviato la richiesta di pagamento legata al completamento delle scadenze previste per il secondo semestre del 2025, presupponendo il conseguimento anche di tale impegno. Da notare però che sul sito del ministero della cultura tale scadenza risulta ancora “da raggiungere“. È possibile però che questa discrepanza sia dovuta a un mancato aggiornamento della pagina web ministeriale. Questo vale per tutti gli adempimenti previsti per la fine dello scorso anno.

Accessibilità della cultura

Con uno stanziamento di 300 milioni, la misura denominata Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi ha l’obiettivo di eliminare tutti quegli ostacoli che limitano l’accesso ai luoghi della cultura per le persone con disabilità. Gli interventi si basano sulle linee guida contenute nel Piano strategico per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba), approvato a maggio 2022. Oltre a lavori strutturali e forniture, gli interventi prevedono il potenziamento di piattaforme tecnologiche e un massiccio piano di formazione per gli operatori culturali.

L’investimento è stato suddiviso in diverse linee d’azione per coprire l’intera gamma della proprietà culturale italiana. Parliamo del finanziamento di interventi in musei, archivi e biblioteche statali, a cui si aggiungono interventi presso musei e biblioteche comunali o regionali e luoghi della cultura di proprietà privata.

In base a quanto pubblicato dall’esecutivo, al 30 settembre 2025, la quasi totalità degli istituti statali e numerosi siti pubblici e privati avevano avviato i cantieri. Per quanto riguarda gli istituti statali, risultano attivi 557 progetti. Quelli conclusi sono 215 mentre 342 interventi sono in corso (oltre il 60%). Con riferimento ai luoghi della cultura pubblici non statali i progetti sono in totale 265, di cui 115 con cantieri completati a fronte di 150 in corso (57%). Per quanto riguarda i 45 siti privati, sono 31 le opere già ultimate. Parallelamente, è stata lanciata la piattaforma Musei Italiani, che integra ticketing e servizi di accessibilità in più lingue.

L’intero investimento dovrà concludersi entro il 30 giugno 2026, termine entro il quale si prevede la stabilizzazione definitiva delle piattaforme e la conclusione degli interventi strutturali.

Efficienza energetica

Anche per il settore della cultura è previsto un contributo alla transizione ecologica. Per questo l’investimento denominato Migliorare l’efficienza energetica di cinema, teatri e musei stanzia 300 milioni di euro per ridurre i consumi energetici di questi luoghi. Gli interventi spaziano dal rinnovo degli impianti meccanici alla sostituzione di proiettori con tecnologie a basso consumo.

Quasi tutte le misure del Pnrr per la cultura sono state oggetto di modifica.

A seguito delle modifiche introdotte con l’ultima revisione del Pnrr il target finale dell’investimento è stato semplificato, riducendo le tipologie di interventi da realizzare. Secondo la già citata relazione dell’esecutivo, risultano già completati oltre 450 interventi in sale cinematografiche e teatrali. Il target finale, fissato al 31 dicembre 2025, anche in questo caso risulterebbe conseguito nei tempi.

I risultati preliminari su 80 interventi conclusi in cinema e teatri mostrano una riduzione del consumo energetico del 15%. Il risparmio è più marcato nei teatri (27%) rispetto ai cinema (11%), data la scarsa efficienza di partenza degli edifici teatrali storici.

Attrattività dei borghi

L’investimento sui borghi, forte di 1,02 miliardi di euro, punta a valorizzare luoghi storici anche al fine di contrastare lo spopolamento delle aree interne. Inizialmente la misura si divideva in due linee principali: la Linea A dedicata a 21 progetti pilota regionali (per un importo di 20 milioni l’uno), e la Linea B che finanzia la rigenerazione di 293 borghi storici sotto i 5mila abitanti.

A seguito di confronto e condivisione con le regioni e l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), alla misura si sono aggiunte altre 2 linee di azione. Un regime d’aiuto per Pmi, profit e non profit, operanti nei borghi beneficiari della Linea B a cui si affianca il progetto Turismo delle Radici. Gestito in collaborazione con il ministero degli esteri, questo progetto punta ad attirare i discendenti di italiani emigrati alla scoperta dei luoghi d’origine.

La Commissione Ue ha contestato il conseguimento della scadenza prevista per giugno 2025.

Una prima scadenza era prevista per giugno 2025 e richiedeva il sostegno ad almeno 1.800 imprese. Nonostante risultasse già conclusa, la Commissione ha richiesto un decreto che ne certificasse l’attuazione. A questa richiesta il ministero ha provveduto con il decreto capo dipartimento 2099 del 19 novembre 2025 che ha attestato l’assegnazione di risorse a 2.654 imprese. La conclusione di tutti i progetti è prevista entro i termini del Pnrr, avendo questi una durata massima di 18 mesi.

A questo si è aggiunto un ulteriore target da raggiungere entro giugno 2026 che prevede la realizzazione di 3.250 interventi (lavori, servizi o forniture) nell’ambito dei progetti di rigenerazione borghi. Di queste opere, 400 dovranno essere comprese nei progetti pilota della linea A. Al 30 settembre 2025 risultavano ultimati circa 1.350 progetti.

Architettura e paesaggio rurale

L’investimento denominato Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale, del valore di 600 milioni di euro, mira al recupero e alla valorizzazione di beni come mulini, frantoi, fienili, chiese campestri. Ciò con il duplice obiettivo di preservare il paesaggio storico e promuovere un turismo sostenibile legato alle tradizioni agricole.

La procedura di attuazione si è basata su avvisi pubblici regionali che hanno generato una risposta massiccia. Ad oggi, risultano attivi interventi su oltre 5.400 beni. Gli interventi, localizzati fuori dai centri abitati, hanno riguardato beni estremamente eterogenei per tipologia e funzione: non solo abitazioni rurali, ma anche manufatti agricoli ed edifici religiosi. I soggetti selezionati per gli interventi sono vari. Tra gli altri, persone fisiche, società, aziende agricole, imprese individuali, parrocchie e diocesi.

La scadenza finale dell’investimento sull’architettura rurale è stata posticipata di 6 mesi.

Anche in questo caso si registra una modifica della misura, con il rinvio di 6 mesi del target finale, dalla fine del 2025 al giugno del 2026. Questa proroga si è resa necessaria per permettere il completamento di interventi spesso complessi dal punto di vista tecnico e burocratico, garantendo che i lavori rispettino gli standard di qualità richiesti. Al 30 settembre 2025, risultavano già completati circa 1.400 interventi.

Parallelamente, è stato completato un censimento nazionale dell’architettura rurale, con la produzione di oltre 45mila schede consultabili online.

Parchi e giardini storici

L’intervento sui parchi e sui giardini storici non è inteso unicamente come investimento sui beni culturali ma anche come valorizzazione di questi luoghi come polmoni verdi, in particolare per le grandi città. Con 300 milioni di euro, la misura prevede 3 diverse linee di intervento:

  • linea A (circa 98 milioni) dedicata al restauro e alla valorizzazione di 5 grandi siti monumentali scelti direttamente dal ministero: la Reggia di Caserta, il Real Bosco di Capodimonte, Villa Favorita, Villa Lante e Villa Pisani;
  • linea B (190 milioni) rivolta a una platea più ampia di parchi e giardini storici vincolati, selezionati tramite avviso pubblico;
  • linea C (circa 12 milioni) focalizzata su attività immateriali, quali la catalogazione del patrimonio e la formazione specialistica dei “Giardinieri d’arte”.

Anche in questo caso ci sono state importanti modifiche per rispondere alle esigenze di rispetto del cronoprogramma. La scadenza finale per il completamento degli interventi è stata posticipata da fine 2024 al 31 dicembre 2025. Al contempo, il numero di interventi di riqualificazione da completare è passato da 40 a 100. Al 30 novembre, risultano attivi 130 interventi, di cui 110 già terminati. Il target finale è quindi raggiunto.

+60 i parchi e giardini storici su cui si prevede di intervenire rispetto all’obiettivo iniziale del Pnrr.

L’obiettivo riguardante i giardinieri (che inizialmente prevedeva la formazione di 1.260 persone) è stato rimosso dalle scadenze di rilevanza europea. Tuttavia la relazione dell’esecutivo evidenzia che sono stati realizzati circa 90 corsi in 13 regioni e i certificati rilasciati sono stati 1.230.

Infine, la misura ha colmato un vuoto conoscitivo attraverso un’attività di catalogazione sistematica. Al 30 settembre 2025, sono state elaborate 4.587 schede di catalogazione che confluiranno in un portale dedicato, rendendo accessibili informazioni precedentemente frammentate sul patrimonio dei giardini italiani.

Luoghi di culto

La misura denominata Recovery Art dedicata ai luoghi di culto e ai siti di ricovero per le opere d’arte ha una dotazione finanziaria complessiva di 800 milioni di euro. Cuore pulsante dell’investimento è la creazione di una rete nazionale di depositi di sicurezza e rifugi speciali. Centri tecnologicamente all’avanguardia dove le opere d’arte rimosse dalle zone colpite possono essere ricoverate in ambienti ad atmosfera controllata e, se necessario, sottoposte a interventi di restauro immediati grazie a laboratori interni.

Oltre a questo, l’investimento finanzia anche interventi di adeguamento antisismico su luoghi di culto, torri e campanili, esposti al rischio crolli. A questi si aggiungono progetti di restauro dedicati esclusivamente alle chiese del Fondo edifici di culto (Fec), per un valore di circa 500 milioni di euro.

Il target finale della misura è stato posticipato al giugno 2026.

Anche questo investimento è stato oggetto di revisione nel corso del 2025. Il target finale è stato posticipato di sei mesi, fissando la nuova scadenza a giugno 2026. Il nuovo obiettivo prevede la realizzazione di almeno 700 interventi complessivi e la piena operatività di almeno 3 depositi di ricovero (Camerino, Roma e Palmanova). Al 30 settembre 2025, risultavano 761 interventi già finanziati e la maggior parte dei cantieri regolarmente avviati.

Per quanto riguarda i luoghi di culto, era prevista l’ultimazione di 270 interventi entro il 31 dicembre, con l’obiettivo di chiudere tutti i restanti lavori entro la scadenza finale di giugno 2026. Per quanto riguarda i depositi, i lavori sono in corso ed è stata avviata la progettazione anche per Matera e Venaria Reale.

Progetto Cinecittà

L’investimento denominato Sviluppo industria cinematografica del valore di 230 milioni di euro, punta a potenziare la competitività internazionale dell’industria cinematografica italiana, con l’obiettivo di trasformare gli storici studi di Cinecittà in un polo tecnologico d’avanguardia.

L’attuazione della misura sull’industria cinematografica è stata tra le più complesse.

Il percorso di questa misura è stato uno dei più accidentati tra gli investimenti presi in esame. A causa della mancata disponibilità di un’area limitrofa a Cinecittà per i nuovi teatri di posa e dell’aumento dei costi (materie prime, energia) si è reso necessario rivedere al ribasso l’obiettivo finale: si realizzeranno solo 5 nuovi studi (rispetto ai 13 previsti), oltre al rinnovo di 4 esistenti.

Al 30 settembre 2025, i quattro teatri storici (T7, T19, T20 e T21) sono stati già collaudati e restituiti alla produzione, mentre i nuovi studi risultano in fase di ultimazione.

L’investimento cammina di pari passo con l’innovazione didattica: la Fondazione centro sperimentale di cinematografia ha già realizzato un set di produzione virtuale e sta digitalizzando gli archivi storici dell’Istituto Luce.

Competenze per la transizione digitale e verde

L’investimento Capacity building per gli operatori della cultura punta a fornire agli operatori del settore gli strumenti necessari per affrontare la doppia sfida della transizione digitale e di quella ecologica.

155 mln € destinati alla “capacity building” per la cultura.

Si punta quindi a promuove l’innovazione digitale in tutti gli ambiti della cultura — dalla musica alla moda, dalle arti visive al design — incoraggiando la creazione di prodotti nativi digitali e l’integrazione di linguaggi narrativi innovativi. Si mira inoltre a finanziare progetti finalizzati a ridurre drasticamente l’impronta ecologica di mostre, festival, concerti ed eventi culturali, minimizzando i consumi e le emissioni.

Per quanto riguarda il rispetto delle scadenze di rilevanza europea, questa misura ne prevedeva solamente una. Vale a dire l’aggiudicazione degli appalti pubblici, completata alla fine del 2023.

In ogni caso, secondo i dati governativi, al 31 ottobre 2025 risultavano conclusi 1.368 progetti. Questi riguardano per il 30% il patrimonio culturale materiale e immateriale, ma vedono una partecipazione significativa anche dello spettacolo dal vivo, dell’audiovisivo e dell’editoria.

Lo stato di avanzamento finanziario

Anche se, come più volte ribadito dal governo, lo stato di avanzamento finanziario non rappresenta un indicatore preso in considerazione dalle istituzioni europee per valutare la bontà dell’operato italiano, rappresenta sicuramente un utile punto di riferimento per capire a che punto sono le opere finanziate dal Pnrr.

In base ai dati contenuti nella più volte citata relazione dell’esecutivo sullo stato di attuazione del piano, il ministero della cultura ha già erogato circa 1,1 miliardi di euro, pari a circa il 27,4% delle risorse di competenza. Si tratta di un dato aggiornato al 30 novembre 2025 che resta comunque basso, se si considera la scadenza ravvicinata del piano.

I dati disaggregati sugli interventi finanziati risalgono al 14 ottobre 2025.

Purtroppo, nel documento dell’esecutivo è presente solo il dato aggregato. Per avere informazioni più puntuali sullo stato di avanzamento delle singole misure e dei relativi progetti finanziati non si può far altro che basarsi sugli open data pubblicati sul portale Italia domani che però, purtroppo, sono meno recenti. Informazioni quindi utili per farsi un’idea dello stato dell’arte ma che sono probabilmente sottostimate rispetto al reale avanzamento dei lavori.

Per quanto riguarda la spesa già sostenuta dal ministero possiamo osservare che un investimento supera la quota del 50% di risorse già spese. Si tratta della misura riguardante l’efficientamento energetico di cinema, teatri e musei (56,1%). Altri investimenti con percentuali di spesa significative sono il Progetto Cinecittà (49%) e la valorizzazione di parchi e giardini storici (47,8%). In tutti gli altri casi la spesa già sostenuta risultava inferiore al 28%. Con il livello più basso fatto registrare dall’investimento su luoghi di culto e depositi (5,5%).

Se invece analizziamo i dati riguardanti i pagamenti già effettuati dai soggetti attuatori, vale a dire i soggetti responsabili della realizzazione dei singoli progetti, possiamo osservare che risultava erogato circa 1 miliardo a fronte di risorse Pnrr assegnate per circa 4 miliardi (25,4%).

La percentuale di spesa dichiarata dalle amministrazioni titolari fa riferimento al valore totale della misura e risale al 31 agosto 2025. La percentuale dei pagamenti invece si riferisce alle erogazioni dei soggetti attuatori rispetto alla quota di risorse Pnrr assegnate a ciascun progetto finanziato e risale al 14 ottobre 2025. Sia il governo che la corte dei conti hanno più volte segnalato errori e ritardi nel conferimento dei dati da parte dei soggetti attuatori, motivo per cui le percentuali sono verosimilmente sottostimate rispetto al reale stato di avanzamento finanziario.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Ottobre 2025)

A livello di singole misure, l’investimento sull’efficienza energetica si conferma quello in fase più avanzata (58,4%). Seguono la misura su parchi e giardini (50,1%) e il Progetto Cinecittà (49,8%). Anche in questo caso troviamo ben 4 misure con una percentuale di pagamenti già sostenuti inferiore al 25% e una di poco superiore.

Gli investimenti del Pnrr per la cultura nei territori

È sempre molto interessante cercare di capire quale sia il reale impatto del Pnrr sui territori. Suddividendo i vari progetti in ambito culturale a livello regionale, possiamo osservare che il territorio che ne ospita di più è la Campania con 1.952. Seguono Sicilia (1.565), Lazio (1.351) e Puglia (1.209). Se però prendiamo in considerazione il valore economico dei progetti finanziati notiamo che la regione che riceve più risorse è il Lazio con oltre 620 milioni. Seguono Campania (466 milioni), Sicilia (318 milioni) e Veneto (223,5 milioni).

37,2% la quota di risorse del Pnrr per interventi culturali assegnate al mezzogiorno (meno del minimo previsto: 40%)

Per quanto riguarda lo stato di avanzamento finanziario, nessuna regione supera il 40%. Le quote più alte si registrano in Lombardia (39,9%), Liguria (35,8%) ed Emilia-Romagna (33,7%). La Sardegna è l’unica regione meridionale a riportare una percentuale superiore alla media italiana (29,8%). Tutte le altre regioni del sud, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, si collocano invece in fondo alla classifica. I dati più contenuti sono fatti registrare da Campania (11,4%), Basilicata (14%) e Molise (15%).

Per “Nazionale” all’interno del grafico si intendono tutti quei progetti che vengono considerati rilevanti per tutto il territorio e che per questo non possono essere attribuiti a una specifica regione.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Ottobre 2025)

Per spingersi a un livello di analisi ancora più locale e individuare gli interventi territorializzabili su scala comunale, è necessario escludere le opere di competenza provinciale, delle città metropolitane, nonché quelle a titolarità regionale o nazionale. Le opere che ricadono sul territorio di uno o più comuni sono in totale 12.466 per un importo complessivo di circa 3,2 miliardi. Oltre l’80% del valore dei progetti finanziati è quindi localizzabile a livello comunale. I centri interessati direttamente da investimenti Pnrr sono in totale 2.597. 

Nella mappa sono rappresentati esclusivamente i progetti che possono essere localizzati all’interno di uno o più comuni. Progetti di livello provinciale, regionale o nazionale non sono inclusi nell’elaborazione.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Ottobre 2025)

A livello di importi, le città che attraggono più risorse sono Roma (circa 410 milioni), Napoli (92,5 milioni), Matera (42,8 milioni) e Firenze (36 milioni). Investimenti superiori ai 30 milioni anche a Caserta, Ercolano e Palmanova. Tra gli altri comuni capoluogo, ricevono quote significative Venezia, Bologna e Palermo.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli articoli di approfondimento sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma openpnrr.it che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

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Foto: Vinicius “amnx” Amano (licenza)

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