In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza #Conibambini
Le ferie estive tutelano il diritto al riposo ma possono anche contribuire alla crescita personale e alla socialità dei minori. Tuttavia più di un terzo delle famiglie italiane con un figlio non può permettersele.
martedì 21 Luglio 2026 | Povertà educativa

- Le vacanze sono un’occasione di crescita personale per i minori.
- Nel 2025 il 33,2% delle famiglie con un minore non può permettersi di andare in vacanza. Il 53,3% quando ci sono 3 o più figli.
- Le famiglie più fragili sono quelle con un solo stipendio e figli a carico.
- Tra 2015 e 2022 in un terzo dei capoluoghi italiani le famiglie in difficoltà sono aumentate.
Con l’arrivo delle vacanze, non tutte le famiglie possono permettersi alcuni giorni lontano da casa. Questa situazione non risparmia i genitori con minori a carico, altrettanto obbligati a fare i conti con le proprie disponibilità economiche. Sebbene in calo, nel 2025 più del 30% delle famiglie, sia con un figlio unico che con due figli, non potevano permettersi una settimana di vacanze lontano da casa. Questa quota superava il 50% per le famiglie con tre o più figli.
Questa situazione genera una disparità nelle occasioni di apprendimento rispetto ai coetanei che possono fare questo tipo di esperienze. Ciò comporta l’attivazione di un meccanismo intimamente connesso con quello della povertà educativa, da più punti di vista: un bambino che durante l’estate non ha la possibilità di viaggiare con la propria famiglia, visitare luoghi o anche solo trascorrere del tempo fuori casa ha maggiori probabilità di vedere limitati diritti fondamentali come quelli al gioco, al tempo libero e all’apprendimento. Una prerogativa, quest’ultima, che non si realizza solo tra i banchi di scuola.
Abbiamo approfondito la situazione attraverso i dati disponibili, per comprendere meglio quanto incide la rinuncia alle vacanze e i fattori di fragilità socio-economica che ne possono essere alla base.
Le vacanze sono anche un’occasione di sviluppo personale
Il periodo estivo non ha soltanto finalità di riposo. Si tratta anche un periodo in cui si fanno esperienze di socialità e apprendimento slegate dal contesto scolastico, che possono portare a una maggiore maturità emotiva e cognitiva dei minori. La mancanza di tali stimoli rischia di aumentare la distanza tra i bambini che beneficiano di certe esperienze durante il periodo estivo e coloro che rimangono a casa a causa di difficoltà economiche. Questa barriera presente per alcuni minori è a tutti gli effetti una sfaccettatura della “trappola della povertà educativa”.
Lo sviluppo di una persona non avviene esclusivamente tra i banchi di scuola: si nutre anche di vissuti quotidiani ordinari o straordinari come le vacanze che, purtroppo, non risultano sempre accessibili in contesti socio-economici più fragili.
Quante famiglie non possono permettersi le vacanze
È possibile farsi un’idea del fenomeno considerando i dati Istat elaborati nell’ambito dell’indagine sulle condizioni di vita, che mira a ricostruire il quadro sui redditi e le situazioni di povertà, esclusione sociale e deprivazione presenti nel nostro paese.
Nel 2025 il 33,2% delle famiglie con un figlio minore dichiara di non aver potuto permettersi di fare almeno una settimana di vacanze lontano da casa. Un’incidenza simile a quella delle famiglie con due figli a carico (31,5%). Il dato aumenta a 53,3% quando invece sono tre o più.
Le famiglie con oltre 3 figli hanno più difficoltà a fare una settimana di vacanza
Incidenza di famiglie con figli che non possono permettersi una settimana di vacanza (2004-2025)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat
(consultati: lunedì 23 Marzo 2026)
È importante notare che si tratta di valori in crescita rispetto all’anno precedente. Tra le famiglie con 2 figli minori, l’aumento è di circa 1,5 punti percentuali. Un valore che cresce a 5,1 nel caso di 1 figlio e a 8,9 quando sono 3 o più. Storicamente, le famiglie più numerose presentano più frequentemente difficoltà a permettersi almeno una settimana di ferie. La percentuale di nuclei familiari numerosi più alta si rileva nel 2012 (61%). Per quanto riguarda invece le famiglie più piccole, gli andamenti sono più o meno simili tra di loro. Anche in questi casi, il picco maggiore si registra nel 2012 (50,2% un figlio minore, 49% invece con due).
Un fenomeno complesso da tracciare
Per determinare con precisione la percentuale di nuclei familiari che rinuncia alle vacanze bisogna fare i conti con un rischio concreto di sottostima del fenomeno.
Le deprivazioni economiche in famiglie con minori possono essere sottostimate.
La letteratura scientifica di riferimento (si veda Unicef, 2012) richiama spesso l’importanza di non perdere di vista la dimensione umana dietro ogni rilevazione: il dato è infatti il risultato di testimonianze reali e dirette di genitori chiamati a descrivere la condizione socio-economica del proprio nucleo familiare. Ammettere di non riuscire sempre a soddisfare i bisogni dei propri figli può attivare dinamiche psicologiche che incidono anche sulla piena sincerità delle risposte.
Per tali ragioni, risulta complesso definire con certezza l’incidenza di queste situazioni a livello nazionale e, a maggior ragione, a quello locale. Per avere un’idea di quanto la deprivazione possa incidere sulle famiglie con minori è possibile avvalersi di ricostruzioni Istat avvenute nel contesto delle statistiche sperimentali.
La condizione delle famiglie monoreddito
Le situazioni di maggiore fragilità economica possono dipendere da numerosi fattori. Uno di quelli che potenzialmente espone di più alle fragilità è quello delle famiglie con figli piccoli a carico che si mantengono su un’unica fonte reddituale.
È possibile analizzare la situazione attraverso un indicatore elaborato da Istat che misura la quota di famiglie che dichiarano un unico percettore di reddito in cui risulta presente almeno un figlio a carico con meno di 6 anni. Dati di questo tipo vanno ovviamente sempre considerati con attenzione, sia per le dinamiche legate all’impatto del lavoro sommerso, sia perché non necessariamente una famiglia monoreddito si trova in una situazione critica. Allo stesso tempo, l’indicatore consente di monitorare una condizione che in molti casi, verosimilmente, testimonia una potenziale difficoltà economica, per la contemporanea presenza di un solo reddito familiare e di bambini piccoli nel nucleo. Quest’informazione, essendo molto di dettaglio, è disponibile solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti. Per avere un’idea della dinamica, l’abbiamo analizzata in andamento nel tempo, calcolando la differenza percentuale tra 2015 e 2022 e ricavando un dato per 2.340 comuni italiani.
Le famiglie monoreddito con figli piccoli a carico sono aumentate in 39 capoluoghi
Variazione nella percentuale di famiglie monoreddito con almeno un minore di 6 anni a carico (2015, 2022)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat
(consultati: lunedì 23 Marzo 2026)
Le famiglie monoreddito con almeno un figlio piccolo a carico sono in calo su 1.098 comuni italiani mentre sono in aumento in 1.242. Per quanto riguarda i capoluoghi, 39 sono in aumento mentre 73 sono in calo. La diminuzione più ampia si registra a Andria , passata dall’incidenza del 45,5% al 42,8% (-2,76 punti percentuali). Seguono Bologna (-2,23, da 45,2% a 43%) e Pescara (-1,94, tra 49,7% e 47,8%). Al contrario, sono maggiori gli aumenti registrati a Nuoro (2,08 punti percentuali, da 46,8% a 48,9%), Oristano (1,95, tra 47,0% e 48,9%) e Potenza (1,64, tra 43,9% e 45,5%).
Dati che, pur nella tendenza alla diminuzione, si prestano a una lettura su diversi livelli. In primo luogo, i miglioramenti più consistenti si registrano in città dove la quota era superiore al 30%, e oggi si attesta comunque quasi a un quarto del totale delle famiglie monoreddito. Secondo, il calo della natalità registrato negli ultimi anni fa sì che anche la quota di famiglie con figli tra quelle monoreddito possa diminuire di conseguenza. È quindi verosimilmente anche l’effetto di una tendenza opposta, che abbiamo avuto modo di puntualizzare in passato: la scelta crescente dei nuclei, soprattutto giovani, in condizione economica non stabile di non fare figli. In terzo luogo, questi dati non comprendono le famiglie che – pur disponendo di due redditi – potrebbero trovarsi comunque in difficoltà economica, a maggior ragione perché le informazioni disponibili si riferiscono ad anni precedenti l’aumento dell’inflazione.
La condizione di monoreddito non è l’unica associata a una possibile deprivazione economica ma è sicuramente una di quelle potenzialmente più critiche. Il lavoro è infatti un elemento di protezione contro la povertà che, come abbiamo analizzato in passato, ha dei legami anche con l’istruzione. Tutte dinamiche che si rafforzano nel contesto più ampio della povertà educativa.
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Scarica i dati, regione per regione
I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di mense scolastiche rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim e Istat.
Foto: Stas Ostrikov (licenza)





