Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante #conibambini

Nelle aree periferiche urbane le scuole aperte di pomeriggio contrastano il disagio giovanile e rafforzano il supporto ai giovani. Un’analisi, quartiere per quartiere, di alcune delle principali città italiane.

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Il prossimo 24 giugno si celebrerà la Giornata nazionale delle periferie urbane, istituita con legge dello stato alla fine del 2024. L’obiettivo della ricorrenza è riportare l’attenzione sulle condizioni di inclusione sociale, vivibilità e sicurezza delle aree periferiche attraverso iniziative di rigenerazione urbana, riqualificazione e partecipazione facendo leva su stato, enti locali, soggetti della comunità educante e scuole.

Nella Giornata nazionale, lo Stato, le regioni, le province, le citta’ metropolitane e i comuni possono promuovere e sostenere (…) anche in coordinamento con le associazioni degli enti locali, con gli enti previsti dall’articolo 4 del codice del Terzo settore, (…) e con le istituzioni scolastiche (…) iniziative specifiche, manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri e momenti di studio e analisi, volti alla sensibilizzazione delle istituzioni e dei cittadini sulle specificita’ delle periferie urbane e sugli interventi necessari a contrastare le situazioni di degrado economico, sociale, culturale e abitativo.

In questo contesto, la scuola rappresenta uno dei principali presìdi educativi e sociali delle aree periferiche. L’accesso a servizi scolastici di qualità, come il tempo pieno nella scuola primaria, può infatti contribuire a ridurre le disuguaglianze educative e a offrire maggiori opportunità a bambini e ragazzi che vivono in contesti più fragili.

Abbiamo analizzato il tema della questione educativa nelle periferie urbane attraverso i dati sull’accessibilità alle scuole con tempo pieno, per capire quanto questo servizio sia effettivamente diffuso e raggiungibile nelle diverse zone delle città metropolitane.

Scuole aperte nelle periferie, perché sono importanti

Nell’ultimo rapporto Giovani e periferie, abbiamo avuto modo di approfondire come la presenza di scuole, e anche la loro apertura pomeridiana, sia uno strumento potente per migliorare la condizione nelle aree urbane.

Può offrire un contributo decisivo nella riduzione dei divari educativi e nel contrasto della dispersione, perché consente lo svolgimento di attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell’orario scolastico.

Ma una scuola che resta aperta anche di pomeriggio è anche un presidio sociale sul territorio insostituibile. L’estensione dell’orario di apertura può avere un impatto che non è esclusivamente educativo: rappresenta un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero. Una funzione essenziale, soprattutto nelle periferie urbane, dove la carenza di spazi di aggregazione alternativi si fa sentire maggiormente.

Nel rapporto avevamo avuto modo di riscontrare come l’incidenza di studenti frequentano il tempo pieno variasse fortemente tra le città. In alcune, come Milano, Firenze, Torino e Roma, oltre l’85% degli alunni delle primarie statali frequenta scuole con il tempo pieno; mentre la quota scende al di sotto del 10% a Reggio Calabria e Palermo. Con differenze interne nelle città: a Palermo, ad esempio, a fronte di una media cittadina pari a circa il 5%, la quota supera il 30% in quartieri come Tribunali-Castellammare (47,4%) e Palazzo Reale – Monte Di Pietà (34%).

La raggiungibilità delle scuole primarie con il tempo pieno

In questo approfondimento, analizziamo un altro indicatore altrettanto rilevante, elaborato nell’ambito delle attività di Istat per la commissione periferie di questa legislatura. Si tratta della quota di popolazione che risiede in sezioni di censimento che distano al massimo 1,5 chilometri dalla scuola primaria a tempo pieno più vicina. Un indicatore che consente di valutare la questione da un punto di vista diverso: l’accessibilità territoriale di servizi scolastici che offrono il tempo pieno.

FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie
(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)

La classifica sull’accessibilità alle scuole primarie a tempo pieno conferma un divario marcato tra i capoluoghi di città metropolitana italiani, lungo la faglia nord-sud. Milano e Torino si collocano in testa con percentuali vicine al 100%, seguite da vicino da Cagliari, Firenze e Bologna. In tutti questi comuni, la quota di popolazione cge vive in una sezione di censimento distante al massimo 1,5 km dalla scuola primaria a tempo più vicina supera il 95%.

Al contrario, molte città del mezzogiorno occupano le posizioni inferiori. La coda della classifica è interamente composta da città meridionali, in particolare Messina, Reggio Calabria e Palermo (quest’ultima a quota 44,7%). Indicando una forte disparità territoriale nella capillarità del servizio, con il nord e il centro che garantiscono un accesso quasi universale, molto meno frequente nel sud.

Spesso le aree delle città più lontane dalle scuole con tempo pieno sono anche quelle più fragili.

Parallelamente, anche nella stessa città possono convivere situazioni di accessibilità radicalmente diverse. Spesso queste si correlano con altri fattori di disagio. Ad esempio, le aree subcomunali delle città metropolitane dove è più bassa la quota di residenti vicini a scuole con il tempo pieno, sono spesso anche quelle con i valori immobiliari più bassi e quelle con più famiglie in potenziale disagio economico.

Altro aspetto rilevante è comein pochi chilometri quadrati possano registrarsi divari anche molto ampi in termini di accessibilità delle scuole a tempo pieno. Lo abbiamo approfondito per le due città emerse dall’analisi precedente.

Dentro le città: un focus su Milano e Palermo

A Palermo, in 3 aree subcomunali (Tribunali-Castellammare, Palazzo Reale – Monte Di Pieta’ e Cuba-Calatafimi) l’accessibilità della popolazione residente alle scuole primarie a tempo pieno raggiunge il 100%. Non casualmente, le prime due sono anche le zone con maggiore incidenza degli alunni delle scuole primarie a tempo pieno della città.

L’indicatore mostra la percentuale di popolazione che risiede in sezioni di censimento che distano al massimo 1,5 km dalla scuola primaria a tempo pieno più vicina.

FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie
(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)

Al contrario, 7 zone si caratterizzano per una quota di popolazione a meno di 1,5 km dalla scuola a tempo pieno più vicina inferiore all’1%. Si tratta di Boccadifalco, Partanna Mondello, Montepellegrino, Villagrazia-Falsomiele, Borgo Nuovo, Tommaso Natale – Sferracavallo e Arenella – Vergine Maria. In queste zone, come in 14 quartieri su 25, la quota di alunni che frequentano scuole con il tempo pieno risulta pari a 0.

A Milano, l’offerta è complessivamente omogenea sul territorio, con una media comunale molto elevata (98,7%) di accessibilità della popolazione residente alle scuole primarie a tempo pieno. In gran parte dei nuclei di identità locale la quota raggiunge il 100%, segnalando una capillarità estesa del servizio sul territorio comunale.

FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie
(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)

Livelli inferiori al 95%, sebbene superiori al 66%, si registrano in zone come Parco Monluè – Ponte Lambro, Lambrate, Quarto Cagnino, Lorenteggio, Quarto Oggiaro, Quinto Romano, Adriano, Maggiore – Musocco.

Cosa comporta per le politiche pubbliche

La presenza e l’accessibilità delle scuole – in particolare quelle con tempo pieno – possono rappresentare una leva cruciale per migliorare le condizioni sociali ed educative delle periferie urbane.

I margini di azione in questo senso sono ampi. Oggi l’offerta di scuole accessibili e diffuse sul territorio non è uniforme: nelle città del nord e del centro l’accesso è quasi universale (pur con differenze interne anche significative), mentre in molte città del mezzogiorno permangono forti carenze. Anche all’interno delle singole città si osservano divari importanti tra quartieri centrali e aree periferiche. In alcune zone, la popolazione residente non dispone di una scuola primaria a tempo pieno raggiungibile nel raggio di 1,5 chilometri, con conseguenze dirette sulle opportunità educative dei bambini che vivono in questi contesti.

In questa prospettiva, investire nell’apertura e nella capillarità delle scuole nelle aree periferiche significa intervenire contemporaneamente su più fronti: riduzione delle disuguaglianze educative, contrasto alla dispersione scolastica, contrasto del disagio giovanile, rafforzamento della comunità educante, e miglioramento della qualità della vita nei quartieri. Le politiche di rigenerazione urbana e di sviluppo delle periferie dovrebbero quindi considerare la scuola come una vera infrastruttura sociale strategica, da rendere accessibile e pienamente funzionante in tutti i territori.

Rafforzare la presenza delle scuole e garantire la possibilità di frequentare il tempo pieno anche nelle aree più marginali non è soltanto una misura educativa, ma un investimento strutturale per rendere le periferie più inclusive, vivibili e sicure.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Wikimedia (licenza)

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