Ragioni e obiettivi della campagna 070, intervista a Ivana Borsotto Cooperazione

La legge di bilancio prevede nuovi fondi per gli aiuti allo sviluppo. Si tratta di un passo importante ma non sufficiente a raggiungere il traguardo dello 0,70. Per questo è importante che il nostro paese stabilisca un calendario e dei precisi obiettivi intermedi.

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borsottoIvana Borsotto è Presidente di Focsiv – la federazione di 87 Ong di ispirazione cristiana impegnate in progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo in 80 paesi del mondo –  e portavoce della Campagna 070, un’iniziativa promossa da Aoi, Cini, Link 2007 oltre che dalla stessa Focsiv.

Abbiamo chiesto a Ivana di spiegarci le ragioni e gli obiettivi della campagna, e di come questa si colloca nell’attuale contesto italiano e internazionale.

Ivana ci spieghi che cos’è l’obiettivo 070 e perché è così importante?

Per rispondere a questa domanda conviene partire da una data, quella del 24 ottobre del 1970, quando l’Italia firmò la risoluzione del consiglio economico e sociale dell’assemblea delle Nazioni unite che impegnava i “paesi sviluppati” a dedicare lo 0,70% del loro reddito nazionale all’aiuto pubblico allo sviluppo a favore dei paesi a basso reddito. Da allora quell’obiettivo è stato ribadito più volte, da ultimo nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni unite.

L’impegno più noto assunto dai paesi donatori è quello di destinare lo 0,70% del reddito nazionale lordo (Rnl) all’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps). Vai a "Quante risorse per la cooperazione allo sviluppo"

Purtroppo in Italia, dopo una qualche crescita pur con un profilo altalenante e con un massimo dello 0,30% nel 2017, negli ultimi anni le risorse dedicate a questo impegno si sono progressivamente ridotte, fino ad un minimo dello 0,22% dell’Rnl nel 2020.

Crediamo che sia importante che l’Italia raggiunga quell’obiettivo al più presto. Intanto perché un paese dovrebbe rispettare la parola data per dimostrare la sua credibilità e affidabilità nelle relazioni e nelle istituzioni internazionali e così rivestire un ruolo di protagonista nella costruzione di un mondo più sostenibile e in pace. Ma soprattutto perché in questo momento il mondo ce lo sta chiedendo con una intensità che non può lasciarci indifferenti, e a ragione.

Sappiamo che le crisi economiche, le crisi sociali sono molto contagiose, almeno quanto le crisi sanitarie. Anche senza contare gli effetti più diretti del contagio, la pandemia ha colpito duramente le economie più fragili, annullando i risultati raggiunti negli ultimi 5 anni nella lotta alla povertà e alle diseguaglianze. In molti dei paesi in cui opera la cooperazione le persone vivono di un’economia sostanzialmente informale, e quando si ferma questa migliaia di famiglie rischiano di trovarsi in una condizione di povertà e insicurezza alimentare, oltre che sanitaria. E cooperare allo sviluppo di quei paesi è una efficace, oltre che doverosa, misura di prevenzione e salvaguardia economica e sociale anche per noi.

In questo senso, a nostro parere, anche l’Italia ha bisogno di questa campagna. L’aiuto pubblico allo sviluppo non può e non deve essere visto come un lusso, ma piuttosto come un aspetto determinante della nostra politica estera. Parlare di cooperazione internazionale significa parlare del nostro modo di stare al mondo e di vedere il mondo. La cooperazione ci propone una narrazione diversa rispetto a quella purtroppo ancora troppo diffusa, che interpreta il mondo come un luogo che fa paura, da cui difendersi rispondendo con muri e filo spinato.

Bisogna prendere atto che il mondo è diventato più piccolo, più interconnesso, dove le difficoltà e le criticità di ciascuno sono difficoltà e criticità di tutti – lo vediamo nel rischio concreto di ulteriore diffusione del Covid qualora le vaccinazioni non mettano in sicurezza tutto il mondo. E allora servono risposte e soluzioni globali a problemi globali, come la pandemia, la povertà, i cambiamenti climatici e i flussi migratori.

In questa prospettiva, la cooperazione rappresenta uno strumento essenziale per partecipare alla costruzione di queste risposte. Nella consapevolezza che il nostro futuro si gioca non solo sul nostro territorio, ma anche, e in misura non secondaria, nel resto del mondo.

Visti i modesti risultati ottenuti dall’Italia ma anche le nuove risorse destinate al settore della cooperazione quanto ritenete realistico l’obiettivo?

Prendiamo atto con piacere della recente inversione di tendenza espressa dal governo e dal parlamento in sede di legge di bilancio. Contro i 3,6 miliardi di euro investiti dall’Italia nel 2020, le risorse aggiuntive previste tra il 2022 e il 2026 dovrebbero ammontare a circa 1,2 miliardi. Un passo avanti.

Il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl) serve a misurare il contributo di ciascun paese in ambito di cooperazione rispetto alla propria ricchezza nazionale. Il dato sul 2020 si riferisce ai dati preliminari forniti da Ocse ad aprile 2021. Un successivo aggiornamento fornirà poi i dati definitivi, che in ogni caso non dovrebbero distanziarsi significativamente da quelli presentati in questa sede.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: mercoledì 28 Luglio 2021)

Ma il nostro obiettivo, che deve essere l’obiettivo dell’Italia, rimane ambizioso, ce lo dicono i numeri. Lo 0,70% infatti dovrebbe corrispondere a circa 11 o 12 miliardi di euro, una cifra che dimostra quanto siamo ancora lontani dall’impegno siglato 50 anni fa e distanti da paesi che questo obiettivo lo hanno già raggiunto, come la Germania e i paesi del nord Europa, o gli sono molto vicini, come la Francia. Oggi come oggi, la media dell’Unione europea è pari allo 0,50%.

A vostro parere quali sono i settori ai quali è prioritario destinare le risorse aggiuntive?

Si tratta di una domanda complicata perché sono molti i campi di intervento basilari di cui si occupa la cooperazione internazionale. Se parliamo dei canali attraverso cui l’Italia destina risorse alla cooperazione è bene premettere che il “multilateralismo” è per noi fondamentale e siamo sempre stati in prima fila a sostenere il ruolo dell’Italia nelle agenzie delle Nazioni unite. Questo proprio perché, come abbiamo detto, le sfide sono sempre più globali e dunque le risposte devono necessariamente essere globali e coordinate. Dunque, questo tipo di impegno non deve essere messo in discussione.

I fondi dell’aiuto pubblico allo sviluppo si dividono in due grandi insiemi, che indicano in sostanza la via con cui dovrebbero arrivare ai paesi a cui sono destinati: l’aiuto bilaterale e quello multilaterale. Vai a "Cosa sono il canale bilaterale e il canale multilaterale"

Il canale bilaterale però è fondamentale per chi fa cooperazione, come per l’Italia. Si tratta infatti delle risorse attraverso cui l’Italia può effettivamente dare concretezza alla previsione della legge 125 del 2014 con la quale il legislatore, e dunque il popolo italiano, ha stabilito che la cooperazione allo sviluppo è parte integrante e qualificante della politica estera italiana. 

In una logica di politica bilaterale, la cooperazione ha il dovere di completare la politica estera italiana in ogni singolo paese. E gli attori della cooperazione, in ciascun paese, devono assumersi la responsabilità di contribuire alla costruzione della politica italiana, in quel paese come nei vari paesi. Secondo le priorità che si intendano definire.

Con la cooperazione allo sviluppo la politica estera è anche estendere la presenza italiana dalle sedi istituzionali, dai centri direzionali e dalle piattaforme produttive alle periferie, ai villaggi, alle campagne più lontane. Cooperazione che è istruzione di base e formazione professionale, è sicurezza alimentare e sanitaria, è accesso universale all’acqua e all’elettricità, è espansione delle dotazioni e delle reti tecnologiche, è tutela ambientale, è promozione dell’agricoltura familiare e delle imprese artigiane, è consolidamento dell’associazionismo, è dignità del lavoro, è diritti di cittadinanza, è aiuti umanitari nelle emergenze, è dialogo interculturale e interreligioso. Con progetti comuni, in partenariato. Con i piedi, le mani, la testa e il cuore nel terreno. Dialogando e lavorando con le comunità locali, con la società civile, con le associazioni, con le famiglie e le persone vulnerabili per esprimerne le potenzialità e il protagonismo.

Quali sono le richieste della Campagna 070?

Quello che chiediamo al governo e al parlamento italiano è l’impegno per definire un calendario che stabilisca degli obiettivi intermedi per arrivare al 2030 in modo graduale ma progressivo. Ovviamente ci rendiamo conto che non è semplice raggiungere lo 0,70% in un triennio. Sappiamo bene che la pandemia ha colpito duramente anche il nostro paese ed è importante sottolineare che i nostri organismi sono impegnati all’estero ma sono anche stati tra i primi ad attivarsi durante la pandemia per rispondere alle esigenze sociali che sono emerse in Italia.

In termini generali, la nostra richiesta è quella di definire come obiettivo intermedio il raggiungimento dello 0,50% di aiuti allo sviluppo sul reddito nazionale entro il 2027, per poi arrivare allo 0,70% nel 2030. Per questo, il prossimo anno intendiamo presentare in parlamento una proposta di legge che renda vincolante questo percorso. Nel’immediato invece abbiamo portato avanti le nostre richieste in sede di legge di bilancio e tra queste anche l’istituzione di un fondo con una dotazione di 200 milioni per rispondere nell’immediato alla sfida sanitaria, alla sicurezza alimentare e all’emergenza climatica.

Per noi è molto importante anche il come sviluppare questa campagna, che si pone anche un obiettivo culturale e non vuole essere un mero strumento di “advocacy”, come oggi si suol dire. L’ambizione è quella di mobilitare i nostri “soci”, ovvero gli organismi che fanno cooperazione internazionale, nelle comunità italiane in cui sono radicati. Il fatto che la campagna sia promossa da Aoi, Cini, Link 2007 e Focsiv ma che abbia anche il patrocinio di Asvis, Caritas, Forum terzo settore e Missio ci permette di essere presenti in tutte le realtà territoriali italiane per dialogare nelle piazze, nelle parrocchie, nelle scuole, nei consigli comunali e con tutti i cittadini, anche con quelli che hanno una visione della cooperazione internazionale diversa dalla nostra. Quelli che pensano che si tratti di un lusso che non ci possiamo permettere. Con loro vogliamo discutere e raccontare, oltre che la bontà, anche l’utilità e l’investimento che la cooperazione internazionale rappresenta per il nostro paese. E in particolare per le giovani ed i giovani che con la cooperazione possono aprire la loro mente e aprirsi al mondo e diventarne prossimo e cittadini consapevoli. 

Infine, tengo a dire che, come mi sembra di aver espresso finora, questa campagna non vuole criticare il nostro paese, ma piuttosto sostenerlo, condividendone impegni e responsabilità. Né vogliamo lamentare i problemi della cooperazione allo sviluppo ma piuttosto contribuire a rafforzarla di modo che riesca a diventare sempre più, come è suo dovere, parte integrante e qualificante della nostra politica estera. Con la Campagna 070, mettiamo alla prova il nostro paese ma soprattutto noi stessi.

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