I prossimi passi della cooperazione raccomandazioni

Le risorse destinate all’aiuto pubblico allo sviluppo aumentano, senza che ciò corrisponda un incremento della cooperazione nei paesi meno sviluppati.

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C’è una tendenza in corso da diversi anni, che riguarda i principali paesi sviluppati, e l’Italia tra questi. Le risorse destinate all’aiuto pubblico allo sviluppo aumentano in maniera costante, senza che ciò corrisponda un incremento della cooperazione dove ce n’è più bisogno. Nei paesi e nelle aree cioè dove gli standard economici e sociali non sono ancora accettabili. I dati del 2016 confermano l’esplosione della voce rifugiati nell’aps italiano, aumentando del 63,4% in un solo anno e passando dai 960 milioni di euro del 2015 a 1 miliardo e 570 milioni del 2016. Nel 2015 costituiva il 24,3% dell’aps totale, per arrivare al 35% nel 2016. In maniera speculare i fondi per i paesi più poveri (i cosiddetti least developed countries) risultano in calo, comprese le risorse italiane, che in cinque anni, dal 2011 al 2016, sono diminuite del 71%. 

È dunque sempre più urgente correggere il tiro quanto prima, intervenire con azioni concrete per cercare di invertire questa rotta. È necessario riposizionarsi su un percorso che operi in maniera diretta e univoca alla lotta alla povertà e allo sviluppo sostenibile, che costituisce a livello globale ed europeo uno degli obiettivi essenziali dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ed è recepito anche nel piano di attuazione nazionale dell’agenda.

Un percorso certo di aumento delle risorse di aps

Stabilire nella nuova legislatura una programmazione in grado di rispettare gli impegni a breve e lungo termine, recuperando il ritardo in vista del raggiungimento dello 0,7% del rapporto aps/rnl entro il 2030. Lo 0,7% costituisce a livello globale ed europeo uno degli obiettivi essenziali dell’agenda per lo sviluppo sostenibile, ed è recepito anche nel piano di attuazione nazionale dell’agenda.

Maggiore qualità degli aiuti

Perseguire un graduale azzeramento delle risorse etichettabili come aiuto gonfiato che minano i criteri di efficacia degli interventi e limitano i possibili successi nella lotta alla povertà.  È necessario che l’aps italiano, non solo cresca quantitativamente, ma sia progressivamente composto esclusivamente di aiuto autentico.

Continuità, coerenza e trasparenza dell’aps italiano

Definire di una strategia coordinata e coerente, di cui sia possibile la verifica attraverso la pubblicazione di dati ufficiali corretti e aggiornati. Realizzare le attività previste derivanti dall’adesione dell’Italia, attraverso l’agenzia, allo iati (International Aid Trasparency index), la principale piattaforma per la trasparenza degli aiuti. Si spera che entro il 2018 l’aics (agenzia Italiana per la cooperazione) sperimenti l’applicazione dello iati, con la messa on line dei dati in continuo aggiornamento di tutti i paesi prioritari della cooperazione italiana. In prospettiva i dati dovrebbero coprire non solo la parte della cooperazione di competenza dell’agenzia ma dell’intero aps italiano. Queste azioni sono necessarie per raggiungere un miglioramento della classificazione IATI dal livello 2015 “molto povero” a “buono”, entro il 2019.           

Stop all’uso improprio dell’aps nella gestione di rifugiati e migranti

Limitare l’uso delle risorse della cooperazione per attività di tipo umanitario e di prima accoglienza rivolte ai richiedenti asilo e migranti sbarcati sulle coste italiane, distinguendole dalle attività di seconda accoglienza e integrazione imputabili a altri capitoli del bilancio statale, non di competenza del maeci. Consentire una lettura trasparente delle allocazioni delle risorse per i rifugiati e richiedenti asilo, in particolare per quanto riguarda attività e progetti del ministero dell’interno. Si raccomanda infine il riferimento alle nuove regole stabilite di recente dal comitato sviluppo dell’ocse.

Il fondo Africa

Garantire il rispetto delle finalità del fondo, come affermato nel decreto istitutivo e un adeguato volume di risorse per i prossimi anni vincolandone l’uso ad obiettivi propri della cooperazione allo sviluppo. Superare l’impostazione attuale, votata per la maggior parte a contenere i flussi migratori, esercitando forma di condizionalità negative verso i paesi partner. In termini di governance coerente, si raccomanda pertanto che la valutazione dei progetti sia effettuata dalla dgcs (direzione generale della cooperazione) e non dalla dgit (direzione generale italiani all’estero e migrazione) 

Organismi di governance

Consolidare gli organi consultivi previsti dalla legge e in particolare il consiglio nazionale della cooperazione finora indebolito da riunioni sporadiche e non adeguatamente preparate. Mettere in condizione tutti gli attori della cooperazione di dare un contributo propositivo agli indirizzi delle politiche di cooperazione. Potenziare le capacità operative dell’aics ampliandone l’organico e rafforzandone le sedi distaccate nei paesi in via di sviluppo.

 

Questo articolo è parte di Cooperazione Italia il canale di approfondimento in collaborazione con Oxfam Italia

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